LE TASSE DI MARCO E I MONTI/JUNK-BOND DEL MONTE DEI PASCHI

Post su “Tempi”

Marco è il simpaticissimo biciclettaio sardo, della cui preziosa professionalità mi servo, vicino a casa mia. Mi diceva che tempo fa è passata dalla sua piccola bottega la Guardia di Finanza, per un controllo. Giusto. Guardato i libri, tutto a posto.

Però, come è che lo Stato spende i soldi delle tasse dei tanti “Marco” di questo Paese? Impossibile non fare questo collegamento, quando si legge – come ho fatto io poco tempo fa, su “Avvenire”, la storia dei bond del Monte dei Paschi, comprati dal governo Monti.

Come tutti sanno, il Monte è in grossa difficoltà, da parecchio tempo. Ha fatto investimenti sbagliati, tra cui l’acquisto di Antonveneta dagli spagnoli, i miliardi del cui cui importo non sono chiari.  La cifra balla paurosamente. A parte questo, sarà stato amministrato bene, il Monte, nella sua attività ordinaria? Avvenire non lo dice.

Comunque, risale al 2009 un precedente “prestito di Stato” al Monte, i c.d. “Tremonti bond”, per 1,9 mld di euro. Ora si sta ragionando di una emissione di 3,9 MILIARDI di euro di titoli  da parte del Monte, cifra che include il rinnovo dei “Tremonti bond” di cui sopra, che erano in scadenza.

Ora, “Avvenire” riferiva (6 dicembre scorso) di un tentato emendamento al decreto-sviluppo Monti, sembra non recepito, col quale si sarebbe permesso al MPS di pagare le cedole di interesse sui bond… con altri Monti-bond. Non so se rendo. Gli si voleva far pagare, a credito, perfino  gli interessi! Ma, allora, come faranno mai a rimborsare il capitale?… Non se ne parla nemmeno.

Tant’è che non ci stupiamo, a leggere in un box nella stessa pagina di “Avvenire”, che Standard & Poor ha tagliato il rating del MPS, portandolo a livello “junk”, spazzatura, con “outlook negativo”. “Tempi” riferisce che “il decreto sulla spending review prevedeva che i Monti bond fossero rimborsati in azioni, un’ipotesi che consentirebbe al Tesoro di entrare con il 16 per cento in Mps, diventando così secondo azionista dopo la Fondazione (che è al 34, 9 per cento)”. Ma se è vero quello che dice la nota agenzia di rating, significa che lo Stato entrerebbe come azionista al 16% in un bidone della spazzatura.

Adesso, è notizia fresca che Bruxelles ha autorizzato l’operazione. Siccome però la valutazione di S&P Bruxelles la sapeva già, quando ha dato il su OK, questo fa ben capire quanto, in Europa, siano realmente interessati a che il nostro Paese non si faccia del male.

Ieri, a Ballarò, il ministro Clini, a domanda, ha detto che il governo non poteva lasciare andare a picco una azienda come il Monte, come ha fatto con l’Ilva. La risposta suona elusiva.

I casi sono diversi.

Primo, per l’entità delle cifre. Sul Monte, 3,9 mld di euro sono circa 7.500 miliardi delle vecchie lire!  Sono numeri da fantascienza. A Ilva, ho sentito cifre molto più basse, ho inteso poche centinaia di mln di euro. E  bene o male lì c’è lavoro vero, gente che è sotto maggior rischio di lasciarci la buccia (e succede!) per guadagnarsi il pane. Ci sarebbe da fare il discorso della quantificazione dei costi e tempi di bonifica, e di chi vadano a carico, ma è giusto procedere in questo senso, dopo tutto questo tempo. Casomai, non svegliarsi all’ultimo momento, piuttosto provvedere per tempo.  Cosa che in Italia non si fa mai.

Ma, nel Monte, è stata speculazione pura. Folle. Non si può andare avanti in questo modo. Questa vicenda, ultima di una serie interminabile, dimostra in modo esemplare quanto il nostro sistema democratico-politico-economico sia stato costituito in modo profondamente, intimamente sbagliato.

Di questo tema parlo nel blog https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/, appositamente dedicato.

Non è possibile che una banca, negli anni, possa perdere cifre di questo genere. Non è possibile che una realtà di quel genere sia lasciata, per un tempo esagerato, nelle mani di un “management” irresponsabile. E i collegi dei sindaci revisori? La banca d’Italia? A che servono, in pratica, questi altisonanti istituti?

Nessuno, a “Ballarò”,  ha chiesto a Clini una opinione su questo. Nessuno, soprattutto, ha chiesto al ministro se, e in qual modo, verranno pur tardivamente indagate, ed eventualmente sanzionate le responsabilità di coloro che hanno portato il Monte in queste condizioni. A proposito, quel “management” è ancora al suo posto? Esprime le medesime realtà che hanno portato la banca al disastro? Altra bella domanda.

Come finirà? L’epilogo è solo rimandato. La realtà è nei fatti. Per il Monte verrà dichiarato fallimento. Forse lo Stato lo “salverà” con ancora altri soldi del contribuente, come ha fatto a suo tempo con Alitalia e casi analoghi. O forse qualche banca straniera lo comprerà a prezzo di saldo. Gran parte del personale verrà esodato.

Le tasse pagate da Marco e dalle altre formichine come lui, bruciate in operazioni come questa, andranno ad accrescere il saldo negativo del mega-debito pubblico.

Concludo osservando che, per tutti, questa sembra una cosa normale. “Avvenire”, che quotidianamente ogni giorno produce minimo quattro editoriali, il 6 dicembre ha dato le notizie nelle pagine economiche interne, senza alcun commento, alcuna chiosa. Non sembrano questi, nemmeno per il “quotidiano di ispirazione cattolica”, eventi le cui conseguenze siano meritevoli di essere comprese fino in fondo.

Dopo tutto questo, è notizia freschissima che il governo Monti ha stanziato, nel DDL Stabilità, più fondi per la TAV. La fine si avvicina. Non solo per il Monte, ma anche per il Paese.

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