ZERI IN LIBERTA’/2

post su “Tempi”

trovate la parte/1 anche a: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2012/12/14/zeri-in-liberta1/

…Ricordo che gli “zeri in libertà” sono quelli di “Tempi”, dove, nell’editoriale del n. 48/2012 (cartaceo), si dava il costo della TAV TO-LY,  moltiplicato per dieci. Credo che chi gestisce i media, specie se è un professionista, dovrebbe aver cura di quello che scrive. Perchè poi la gente legge, e magari qualcuno sta anche attento.

E’ questione di onestà intellettuale.

Esempio, su “Tempi” web recentemente c’era stata una svista con gli zeri anche sul debito pubblico cinese. Un lettore web l’ha fatta osservare, il redattore ha fatto una “errata corrige” e l’errore è stato chiarito.

Quindi nessunissimo problema, per carità, tutti possiamo sbagliare. Ci mancherebbe, siamo mica la GdF. L’importante è che ci atteniamo ai dati di realtà, senno’ poi tutti i ragionamenti successivi restano viziati.

Non mi pare, però, che al mio approfondito rilievo sulla TAV, sia seguita analoga “errata corrige” da parte di “Tempi”. Se mi fosse sfuggita, faccio ammenda a mia volta. Se però la mancata rettifica del dato fosse intenzionale, voi capite che si potrebbe ingenerare in chi legge il dubbio che, da parte di “Tempi”, il fornire un dato esageratamente inattendibile su un tema di così ampia e bruciante portata, sia stato mosso da intenzione ideologica.

Tra l’altro, come osservavo in https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2012/12/14/zeri-in-liberta1/, il paradosso è che in teoria, semmai, a “Tempi” dovevano esser contenti che la To-Ly costasse MENO della cifra prevista. Invece erano soddisfatti che costasse DIECI VOLTE tanto i soldi pubblici del preventivo iniziale! Vedete, questi sono gli effetti perversi del keynesismo.

Dopo questa necessaria precisazione, che non è puntiglio formale, ma di molta sostanza, procediamo.

Dunque, circa l’editoriale di “Tempi” in parola, vi si fa riferimento anche a “migliaia” di posti di lavoro che sarebbero creati, direttamente o indirettamente, dalla TAV Torino-Lione.

Ora, non è facile quantificare, ma resta il fatto che, come si è visto in Toscana e si sta vedendo a Firenze, si tratta di lavori prevalentemente realizzati con grossi macchinari escavatori, le cosiddette “talpe”. Sono, cioè, lavori maggiormente “capital intensive” che “work intensive”. Resta poi il fatto sostanziale che, tanto o poco, si tratterebbe comunque di “lavoro drogato”.

Lavoro destinato a terminare, pur se dopo lungo tempo, come si è visto sulla tratta appenninica della TAV,  e costretto, una volta fatto il danno, a volgersi a far danno da un’altra parte. Come si vorrebbe fare ora in Valle.

Per inciso, sulla tratta appenninica  esisteva una eccellente, non impattante sull’ambiente ed economicissima alternativa di potenziamento in superficie della Direttissima storica Bologna-Prato-Firenze,  sulla quale investire sanamente. Era il progetto dell’ing. ferroviario bolognese Ivan Beltramba. Esso prevedeva, grazie a investimenti mirati sugli apparati di gestione linea elettronici e sul rinnovo-potenziamento della stazione di montagna di San Benedetto Val di Sambro,  IL RADDOPPIO DELLA CAPACITA’  della medesima DD. Vale a dire, fino a 400 treni al giorno, di ogni tipo, e anche aumentando la velocità media dei treni rapidi! Il tutto ovviamente in massima sicurezza. E senza raddoppiare i binari, come si è fatto. Questo era l’investimento da fare. Questo il lavoro da creare.

Il progetto non è passato perchè, keynesianamente, costava troppo poco.  Si parla di circa 180 miliardi di lire (no euro, lire) al 1996, quando la nuova galleria ne è costata oltre 10.000, di miliardi di lire. Più di CINQUANTA VOLTE tanto. Oltreché aver dato la galleria, intenzionalmente, un bel colpo di svuotamento alla falda acquifera dell’appennino. Credo che ora la Direttissima storica sia pressochè deserta, il traffico passeggeri dirottato nuova galleria TAV. Ma allora non era meglio potenziare la vecchia linea,  come d’altronde si è da poco fatto in Val di Susa, spendendo, vado a memoria, 700 milioni di euro?…

Credo si possa capire, ora, come il malsano “modello di sviluppo” adottato, derivato da una filosofia mortifera, sia fallimentare.

In altre parole, la TAV TO-LY è un altro esempio clamoroso di assistenzialismo statalista. Del quale a ciascuno di noi verrà in mente qualche impresa eclatante nella quale questo Paese è stato fatto imbarcare. Statalista, in quanto benchè i lavori per l”opera inutile” siano gestiti da privati, essi sono a totale carico delle casse pubbliche. Italiane o europee che siano.

“Tempi” si trova dunque a esprimere pienamente quella particolare posizione, per cui da una parte si spara a zero sullo statalismo che affossa la società civile e manda in bancarotta lo Stato, mentre dall’altra lo si promuove a spada tratta!…

E’ posizione contraddittoria, e  assai deleteria.

Anche perchè, così facendo, “Tempi” contraddice ed elide l’ottimo lavoro fatto in tema di difesa della vita umana, della famiglia, della libertà di educazione, eccetera. D’altronde, anche questo “danno collaterale” è comune a larghissima parte del mondo e della stampa cattolica.

Attendiamo fiduciosi, e anzi auspichiamo con urgenza, prossimi pronunciamenti del Magistero, in materia di Dottrina sociale, che aiutino a chiarire il pernicioso equivoco di voler tenere insieme statalismo e sussidiarietà.

L’editoriale sul 48/2012 è stato una miniera di riflessioni, spero feconde. Vedo che serve quantomeno una puntata successiva, che verterà sul tema spinoso del “NODO DELLA VIOLENZA” evocato da “Tempi” in http://www.tempi.it/i-magistrati-indagano-i-sindaci-relativizzano-la-val-susa-i-no-tav-ed-il-nodo-della-violenza#.UM5ThuQsCSp .

Vi aspetto, anche sul blog.

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Un pensiero su “ZERI IN LIBERTA’/2

  1. Pingback: TAV: IL “NODO DELLA VIOLENZA” IN VAL DI SUSA. SCIOGLIERLO E’ POSSIBILE. Nel mentre, cosa accade a Firenze?… | lafilosofiadellatav

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