Non solo TAV/dichiarato fallimento per la Richard-Ginori. Era inevitabile?

Da fiorentino, e da amante delle cose belle, dispiace veder chiudere e smantellare la Richard Ginori. La storica azienda sestese è stata dichiarata fallita dal tribunale di Firenze. La decisione è stata depositata dai giudici chiamati a pronunciarsi sull’ammissibilità o meno dell’azienda al concordato preventivo. Da fuori, la cosa suona strana, se risponde a verità quanto si è sentito ai TG. E cioè che c’erano due aziende disposte a rilevare l’attività, salvaguardando in modo significativo i posti di lavoro, che i creditori avevano sospeso le loro richieste in prospettiva di ripresa dell’azienda, e che c’era addirittura un discreto portafoglio di ordini. Quindi, parrebbe fosse stato meglio, nell’interesse di tutte le parti in causa, consentire al prestigioso marchio di procedere. Il condizionale è d’obbligo, perché per parlare in termini certi si dovrebbe conoscere bene i termini della questione, e questo non mi è dato.

A prescindere, quindi, dal caso in esame, vorrei però far presente che uno dei molti “danni collaterali” da mancanza di sussidiarietà e di “società partecipativa” zampettiana – il motivo, cari amici, è sempre quello, e potete star sicuri che nessuna legge, per quanto buona,  potrà surrogare questa mancanza – è quello di quel degrado del sistema giudiziario che va sotto il nome popolare di “Fallimentopoli”.

Qui a Firenze, nel 2011 abbiamo avuto un giudice condannato dal Tribunale di Genova (sede competente al giudizio sui magistrati di questo distretto) a 15 anni di reclusione, per malversazioni sistematiche nell’esercizio delle sue funzioni nell’ambito della sezione fallimentare del Tribunale di Firenze.

Ma anche, abbiamo tuttora il caso di una vicenda di amministrazione giudiziaria controllata, il cui protagonista attende una sentenza di primo grado da… ben 18 anni. Questo il sito web di riferimento, per chi volesse approfondire.

Non è cosa buona.

Nuovamente pongo l’accento sul fatto che, come nei casi recenti più o meno “politici” che ho toccato, come la violenza sulle donne, i cori razzisti negli stadi, gli junk-bond del Monte dei Paschi, il sempiterno caso Alitalia nuovamente alla ribalta come esempio eclatante e permanente di “fallimento di Stato”, insomma tutto il “pacchetto” socio-cultural-economico che ci tocca a noi cittadini – TAV compresa! – non è risolvibile se non nell’ottica dell’educazione del popolo alla sussidiarietà.

Soltanto cittadini resi liberi, consapevoli e responsabili da quel valore, potranno creare la “massa critica” indispensabile a superare questa crisi epocale, per una società davvero migliore. E questo, per esser chiari, è possibile farlo solo nei termini indicati da BXVI.

Ci sarà modo di riparlarne, da qui al  momento elettorale del 24 febbraio, ma mi permetto di rappresentarvela come cartina di tornasole sicura: solo chi vi propone una “agenda” (urgh!… detesto questo modo di bistrattare quell’utile strumento…) i cui punti siano improntati alla sussidiarietà: vita-famiglia naturale-libertà di educazione col buono scuola, e qui mi limito a questi, propone il vero interesse di noi popolo.

Problema è che, al momento, di questi pare non esserci nessuno!…

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