Riflessione elettorale/1

Ho la strana abitudine di andare a rileggere i quotidiani vecchi. Oggi, su “Avvenire” del 27 dicembre scorso, m’è caduto l’occhio su una dichiarazione di Dario Franceschini.

Dunque, in occasione delle consultazioni al Quirinale che hanno preceduto la formalizzazione dello scioglimento delle camere e la fine della legislatura, la delegazione del Pd, per bocca dell’ex segretario, ha consegnato al Paese la didascalia del suo manifesto programmatico:

«È tempo di politiche fondate sul presupposto che chi ha di più deve dare di più e chi ha di meno deve dare di meno».

Abbiamo visto che anche Vendola ha promesso che, se vincerà – cosa molto probabile – farà “piangere i ricchi”.

Niente di nuovo sotto il sole, non solo dalla Rivoluzione d’ottobre, ma anche da quella del 1789. E’ chiaro che la sinistra fa il suo gioco, ma diciamo pure che un approccio come quello di Franceschini dovrebbe ormai essere riconosciuto, da coloro che hanno conservato un po’ di lucidità, ormai irrimediabilmente obsoleto.

Mi viene in mente la sorte delle grandi potenze coloniali, come Spagna e Portogallo, al tempo della scoperta delle Americhe. Che ne è stato dell’incredibile quantità di metalli preziosi e ricchezze di vario genere affluita dal “nuovo mondo” nelle casse degli Stati colonizzatori? Vediamo bene in quali condizioni essi sono ridotti oggi.

La sinistra ci marcia, ma, in tempo di elezioni, stiamo attenti. Il punto è questo: anche secoli di storia insegnano indefettibilmente che, nelle casse dello Stato, in assenza di sussidiarietà – come in Italia – ci puoi buttare quanti quattrini vuoi, ma è un pozzo senza fondo. Più ce ne butti, più ne spariscono. E’ fisiologico, ineluttabile, strutturale.

Vi metto un paio di approfondimenti, qui e qui.

Come dicevo in post precedenti, problema è che anche gli altri attori principali, cioè Monti, come pure è sempre stato Berlusconi, sono statalisti liberali keynesiani, e perciò stesso tendenzialmente bancarottieri, oltre che avversi ai noti valori non-negoziabili.

Altro problema è che, nella nonostante tutto ancora abbastanza cattolica – corredata quindi di preziosa Dottrina sociale – Italia, a livello di rappresentanza partitica o sedicente tale, ed anche a livello di importanti realtà associative come quelle di Todi, si va a rimorchio di Monti, oppure si tende a restare, magari anche per rispettabile ma politicamente discutibile senso di lealtà, sulla pencolante nave del PdL.

Visto che molto probabilmente la sinistra andrà a vincere le elezioni, perché invece non tentare, fra chi crede nei valori non-negoziabili: vita-famiglia-libertà di educazione col buono scuola (ai quali aggiungerei tanto volentieri un “basta TAV- Val di Susa da 100.000 euro pubblici!) , una “santa-ma-anche-laica alleanza”?

Se anche perdesse – ma anche no, hai visto mai! – sarebbe un bel passo coerente per cominciare a costruire un futuro sensato e ragionevole.

Think about it…

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Un pensiero su “Riflessione elettorale/1

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