IL “BOTTO” DEL DEBITO: SFONDATO IL MURO DEI 2.000 MILIARDI!…

Un’affermazione è sulla bocca di tutti, quasi è divenuta un ritornello: «occorre diminuire la spesa pubblica!» Nessuno, finora, è riuscito ad indicare la strada. E non ci si riesce perché non si vuole guardare in faccia il mostro che il New Deal ha prodotto e che, se non l’abbatteremo a tempo, finirà con il divorarci tutti.” (Pier Luigi Zampetti, La società partecipativa, Dino editore, p. 156)

Sia pure in leggero ritardo al momento effettivo del “botto”, abbastanza silenziato dai media, dello sfondamento della simbolica soglia “ufficiale” dei 2.000 miliardi di euro, questo blog non poteva non darne notizia. C’è una piccola variante tra le interpretazioni. Pochi giorni fa il TG3, come scrivevo in questo post, ha dato la cifra di già 2.020 miliardi di euro. Invece il contatore del debito dell’Istituto Bruno Leoni, nel momento in cui scrivo, si sta avvicinando ai  2.003 miliardi.

Si tratta comunque, come dicevo, di un dato apparente: mancano infatti all’appello i debiti delle SpA di proprietà pubblica non quotate in borsa, che non entrano direttamente nel bilancio dello Stato in quanto società di diritto privato. Esse figurano quindi per il solo capitale sociale, ma si può presumere che l’importo dei debiti che hanno “in pancia” ammonti a diverse decine di miliardi. Anche su questo punto, stiamo aspettando, invano, chiarezza e trasparenza.

Quello del debito pubblico incontenibile e incontrollabile è uno dei punti centrali del keynesismo, che ha dato appunto origine al “New Deal”, alla società dei consumi. Illuminante quindi la profetica premessa zampettiana che ho messo in apertura di questo post. Che viene da tempi non sospetti: il libro è del 1982.

Qui, faccio solo un breve cenno a come i protagonisti della nostra politica si permettano di approfittare, senza freni, della condizione di inanità intellettuale nella quale hanno ridotto il popolo.

Come sapete, sia Monti che Berlusconi sono fieri fautori della TAV in generale, e di quella della Val di Susa in particolare: dai 20 ai 100 (questo lo standard dell’incremento, in corso d’opera, dei prezzi TAV) ulteriori  miliardi di euro pubblici per un un buco in terra che non serve a nulla, come è approfondito in dettaglio qui.

Eppure, nella sua “Agenda”, Monti ha scritto che “Non si può più pensare di fare crescita gravando sul debito pubblico”.

Berlusconi, da parte sua, quando è andato da Santoro non ha avuto remore, giustamente intuendo che nessuno l’avrebbe contraddetto, a sparare una “panzana pazzesca” sulla possibilità di ridimensionare, con uno schiocco di dita, la montagna del debito.

La sinistra, essendo anch’essa ontologicamente statalista e keynesiana, procede allineata e coperta, sia sulla TAV che sulla gestione del debito, ai due “campioni” appena citati. Ancora circa la sinistra, pensiamo al mega-debito che essa ha storicamente, massicciamente e inarrestabilmente prodotto nella gestione degli Enti locali da lei amministrati, come il Comune di Napoli e la Regione Campania.

Certo, mi corre l’obbligo di riferirmi, questo è il senso della presenza di questo blog, alla positività della realtà: man mano che, inevitabilmente, il principio di sussidiarietà, così compiutamente espresso nell’idea della “società partecipativa”  zampettiana, potrà essere messo in pratica, anche il problema del debito potrà essere risolto.

Però, visto che per ora sembra che politicamente (come scrivevo nell’altro post odierno) non vi sia alcuna intenzione non solo di procedere in questo senso, ma nemmeno di ragionarne seriamente,  il “tirannosauro” del “New Deal” si appresta a fare di noi un sol boccone.

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