Caso Iurato: ancora in azione la “gogna mediatica”

Il caso nazionale di ieri sembra essere quello dell’ex-prefetto dell’Aquila, Giovanna Iurato, che è stata telefonicamente  intercettata a scambiare col suo interlocutore battute apparentemente ciniche e infelici, riferite alla sua visita nei luoghi terremotati. Brevemente, c’è da fare un paio di riflessioni.

Per la prima, intanto, sul reale contenuto della conversazione il condizionale è d’obbligo.

Salvatore Cuffaro, ex-presidente Regione Sicilia. Condannato senza prove.

Salvatore Cuffaro, ex-presidente Regione Sicilia. Condannato senza prove.

Ricordo infatti  bene come si fosse letto sulla rivista “Tempi” che, a suo tempo, l’ex-presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, fosse stato condannato a 7 anni di carcere per “concorso esterno in associazione mafiosa” sulla base di intercettazioni telefoniche tutt’altro che chiare, univoche. E’ una cosa che raccontò tempo addietro il parlamentare Renato Farina, e che, guarda un po’, è rimasta nell’ombra. Per  i dettagli vedere qui:http://www.tempi.it/farina-cuffaro-vive-una-condanna-ingiusta-pressioni-senza-precedenti-sui-magistrati.

Per inciso, in questo Paese abbiamo, tra l’altro, grandi specialisti nel campo del taglia-cuci-incolla-stravolgi le dichiarazioni altrui. E abbiamo anche altrettanto grandi specialisti, nel campo dell’amministrazione della giustizia, a dar largo credito a persone palesemente inaffidabili, come, ad esempio, Massimo Ciancimino.

Detto questo, ragionando pochi giorni fa sul caso “Costa Concordia”, accennavo alle tristi abitudini italiche dello scarica-barile e del “capro-espiatorismo”. Il nuovo caso in esame esemplifica un altro poco invidiabile tratto nazionale: quello della voglia irresistibile di “gogna mediatica”. Nel caso del prefetto Iurato, non voglio, in questa sede, nemmeno entrare nel merito della vicenda. Non mi interessa cioè sapere, in questa sede, se il senso della conversazione intercettata sia effettivamente quello riportato dai media, oppure no.

Mi faccio, invece, una domanda. Chi controlla i controllori? La storia recente della nostra Repubblica è piena zeppa di intercettazioni telefoniche che, a norma di legge, dovevano restare riservate fino al momento del processo. E che invece sono state sistematicamente e illegalmente diffuse sui giornali, nell’acquiescenza e nella strumentale accondiscendenza di molte figure, anche ad alti livelli politici e istituzionali, con gli effetti che ben sappiamo.

Giudico assolutamente censurabile il fatto che la trascrizione – che sia attendibile o meno – della telefonata tra la Iurato e il prefetto Gratteri, sia stata data in pasto all’opinione pubblica. Come si faceva al tempo di Roma, con le persone che venivano esposte nell’arena del Colosseo. Fossi giornalista, mi vergognerei a pubblicarla. Anzi, provo vergogna per quei giornali che l’hanno pubblicata, e per quegli “speaker” dei TG che hanno dato la notizia con quella espressione scandalizzata e compunta che ben si attaglia alla notizia, pronti a cambiare la maschera in un sorriso stereotipato, come ben si addice ai migliori artisti, pochi secondi dopo. Quando viene il turno del festival di Sanremo, che Fabio Fazio dovrà presentare.

Ho sentito, a un TG della sera, dire che bisognerà scegliere con maggior accuratezza i “servitori dello Stato”

In realtà, dal remoto angolo del web che è questo blog, il fulcro del discorso che sto facendo è che l’approccio che sottende la “gogna mediatica”, come altre disfunzioni del nostro vivere associato, è mistificatorio. Tutto si fa, pur di distrarre il popolo dai valori non negoziabili – voi sapete quali sono. Solo la messa in pratica del principio di sussidiarietà, cosi compiutamente espresso dall’idea di “società partecipativa”  elaborata da quel grande intellettuale del ‘900 che è stato Pier Luigi Zampetti, può far evolvere la società verso traguardi di civiltà più umani.

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