Monti: l'”agenda” di Pinocchio

Peccato che, nel nostro bellissimo Paese, dove abbiamo tutto – un territorio meraviglioso, una splendida tradizione culturale, arte, cibo, ricchezza di ingegni, si debba essere sistematicamente preda dell’imbonitore di turno. Non è questione di tale o tal’altra figura, o di questo o di quel partito politico, che in questo senso bi-partizanamente si equivalgono. Ma è, questo il punto centrale dell’annosa vicenda, l’inevitabile conseguenza della mancanza di educazione alla sussidiarietà. Non siamo stati educati ad esercitare la nostra soggettività, per cui non sappiamo trovare alternativa al metterci nelle mani di “prestigiatori politici”, pur di modesto livello, che però ben conoscono il nostro tallone d’Achille, che essi stessi hanno contribuito a creare, e si approfittano della nostra condizione di impotenza.

Detto questo, ho sentito ieri a un TG meridiano che Monti ha detto che ridurrà il debito pubblico, tramite la dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato.

Basta fare il “conto della serva” per vedere che si tratta di un bluff. Il debito pubblico ufficiale ammonta a circa 2.ooo miliardi di euro, sui quali maturano annualmente, minimo – così ha detto il Presidente della Repubblica Napolitano nel suo messaggio di fine anno, 85 miliardi di interessi. A fronte di questo, Monti, peraltro in perfetta linea linea con i suoi predecessori, ha militarizzato, con i soldi del contribuente, la Val di Susa per provare a fare la TAV Torino-Lione, benchè istituzioni della Valle si siano premurate di fargli sapere che non serve a nulla. La “grande opera inutile” costerebbe una cifra spropositata di soldi pubblici, dai 20 ai 100 miliardi di euro. La forbice è data dal presumibile aumento del prezzo in corso d’opera, secondo l’analoga esperienza della TAV in galleria Bologna-Firenze: minimo CINQUE VOLTE il preventivo iniziale.

A quanto ammonterebbe il patrimonio pubblico da liquidare? Cito l’interessante sito “pagella politica”, che ha già acutamente smascherato anche il bluff di Berlusconi da Santoro, quando il Presidente del PdL ha detto che si poteva compensare l’ammontare del debito con un attivo statale di 7.000 miliardi di euro… fantasma. Così riferisce il sito, circa l’entità del patrimonio immobiliare pubblico:

ed ancora più difficile credere che l’Italia possegga un gruzzolo equivalente a oltre il 300% del Pil quando l’intero valore degli immobili di proprietà dell’Agenzia del Demanio è stimato tra i 55 ed i 72 miliardi (a seconda che si voglia credere ai dati dell’Agenzia stessa o della Cassa dei Depositi e dei Prestiti)”.

La cifra suddetta si riferisce al patrimonio immobiliare teoricamente vendibile, che è circa il 10% di quello complessivo. Il resto del patrimonio è impegnato in uso allo Stato, e quindi non può essere venduto. A meno che non si volesse venderlo (a prezzo di saldo, si suppone) per fare cassa, per poi tornarci in affitto, si immagina a caro prezzo! Si tratterebbe, ovviamente, di una soluzione finanziariamente disastrosa, della quale però si è già sentito vociferare. Non ci stupiamo più di nulla.

Dunque, la pur teorica completa alienazione del patrimonio immobiliare pubblico non  riuscirebbe nemmeno a coprire gli interessi annuali sul debito. Senza contare che, grazie allo storico “spreco istituzionalizzato della spesa pubblica” vanamente denunciato a suo tempo da Luigi Sturzo ed evidentemente mai cessato, una volta liquidato quel che resta dei “gioielli di famiglia”, le casse dell’erario si troverebbero sempre in “rosso profondo”, e senza più alcuna scorta patrimoniale.

Quindi, l”agenda” Monti è l’agenda di Pinocchio. Beninteso, a scanso di equivoci, che quella di Bersani non è meglio, ed è appena un po’ meno peggio quella di Berlusconi… anche loro sono, infatti, keynesiani come Monti…  questo è il grosso problema. Seguite gli altri “post” del blog, durante la campagna elettorale…

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3 pensieri su “Monti: l'”agenda” di Pinocchio

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