MPS: grilli buoni e Grilli… “sparlanti”

A questo punto della vicenda MPS, la domanda che più interpella il cittadino contribuente é:  “ma insomma, quanto vale quello che è rimasto del Monte”?…

Mica facile saperlo. Dopo una laboriosa ricerca in rete, vi propongo il meglio – peraltro interessante – che ho trovato.

Dal “Giornale.sm”, qui trovate un bell’articolo completo, dal quale cito:

Lo sfogo messo nero su bianco è di Nicola Scocca, direttore finanziario della Fondazione Mps fatto fuori all’indomani di una memoria di 8 pagine dove – di fatto – evidenziava un «sistema» anomalo quanto a erogazioni esagerate saccheggiando il patrimonio. Il documento è agli atti dei pm di Siena, che hanno interrogato l’ex direttore finanziario ripetutamente ottenendo informazioni straordinarie sul sistema Siena-Banca-Partito. In soldoni, per quel che ha scritto nel documento e per quanto riferito ai pm, anno dopo anno Scocca avrebbe segnalato ai vertici della Fondazione l’assurdità di spendere più di quanto si aveva in cassa. Propose invano di vendere azioni di Banca Intesa, per rientrare delle perdite. Niente. Quella denuncia, di fatto, lo portò a essere mandato via da Mps col risultato che – come ha ricordato Scocca agli inquirenti – dai 13 miliardi di patrimonio del 2005 si è arrivati al miliardo e mezzo di oggi. Una debacle”.

Sembra che, intanto, se quello che riporta il “Giornale” è attendibile, a questo signor Scocca ci siano da fare dei complimenti. A leggere l’articolo, sembra che i responsabili della débàcle del Monte abbiano trattato chi cercava di salvare la banca, come il “grillo parlante” di Pinocchio: spiaccicato sul muro con una martellata. Ma chi lavora con coscienza, come Scocca, alla fine ne esce sempre a testa alta.

Poi, su Rainews24, ho trovato questo articolo, che val la pena anch’esso di esser letto, dal quale estraggo:

Solidità ignota
“Ancora oggi non sappiamo quant’e’ la solidita’ patrimoniale di Mps, il passaggio dal semplice prestito alla nazionalizzazione deve scontare una valutazione di bilancio che ancora non siamo in grado di fare”.

Cosi’ il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, intervenuto a Radio24, risponde ad una domanda su un’ipotesi di nazionalizzazione di Mps: “Alcune carte sono state occultate, non si capisce quante sono le perdite non contabilizzate. Dobbiamo prima fare un’opera di pulizia all’interno della banca vedere quant’e’ il patrimonio effettivo della banca stessa. Sulla base di questo poi si potra’ ragionare: se il patrimonio e’ del tutto insufficiente, allora si puo’ pensare probabilmente anche un’ipotesi di nazionalizzazione alla svedese, cioe’ quando c’e’ stata la prima crisi bancaria in Svezia lo Stato intervenne nel capitale della aziende, le risano’ e poi le rimise sul mercato. Questa puo’ essere un’opzione – conclude Polillo – pero’ la premessa di tutto cio’, e’ capire esattamente come stanno le cose dentro Mps”.

In sintesi, da una fonte interna al Monte si viene a sapere che della banca, dopo anni di gestione inqualificabile che l’ha portata a picco come peggio non si sarebbe potuto, nemmeno a farlo apposta, sarebbe rimasta la miseria  di 1.5 miliardi di euro.

Dalla parte istituzionale, è il sottosegretario del Governo Monti, Gianfranco Polillo,  a dire che non si sa quanto ci sia rimasto del Monte, e che si dovranno esperire accertamenti approfonditi.

Detto questo, e se su quanto dice Scocca formalmente ancora non abbiamo riscontri, le parole di Polillo sono però scritte nero su bianco, quindi lascio giudicare a voi la credibilità del Ministro dell’economia Vittorio Grilli. Il quale ieri ha riferito in Parlamento che, nel caso del Monte,

l’intervento dello Stato non si configura come un salvataggio di una banca insolvente, ma come un rafforzamento del capitale (…) indispensabile non insinuare dubbi sulla solidità del nostro sistema…”

Sì, ci vuole coraggio a fare affermazioni di questo tenore. Come ci è voluto un bel coraggio a impiantare l’operazione MPS Monti-bond. Impegnando, a rigore, 4 (ora forse  5) miliardi di euro del contribuente, su un cespite di patrimonialità notoriamente da tempo criticissima, tant’è che sembra ne sia rimasta ormai solo poche briciole.  E anzi senza nemmeno sapere, Polillo dixit, come stavano esattamente le cose.

Certo, Grilli a questo punto non aveva alternativa. Ormai la frittata, con le uova dell’erario, era già stata messa in padella dal Presidente del Consiglio, Mario Monti. Ho criticato l’azione di Monti fin dagli albori di questo blog, il 17 dicembre scorso, e ho segnalato il disastro dell’operazione MPS Monti-bond fin dal 19 dicembre, quando la buriana, inspiegabilmente, non era ancora scoppiata. Forse si aspettava che la campagna elettorale entrasse ancor più nel vivo? Non so. Comunque oggi, come suol dirsi, il morto è sulla bara: Monti, credibilità zero.

Paradossali le affermazioni di Grilli, riportate ieri al TG2 della sera, dove il Ministro ha vantato la cosa a suo giudizio ben fatta, per cui il Monte in questa operazione pagherà interessi fino al 15%. E che poi, anche se non dovesse pagare, la banca se la prenderà lo Stato. Bell’affare, non c’è che dire!… Il Monte, ridotto com’è, non sembra in grado di onorare né capitale né interessi, e, se rispondono a verità le affermazioni  di Scocca, lo Stato va a indebitarsi per ancora non si sa se 4 o 5 miliardi (c’è il buco aggiuntivo dei derivati), per parteciparsi in una azienda che ne vale un terzo. Più che di “partecipare”, qui sembra si tratti di “precipitare”, nel baratro.

Ma, in effetti, ce n’è per tutti: su chi, in Comune e in Provincia di Siena, ha espresso, tramite la Fondazione, la classe dirigente che, a quanto è dato sapere,    sembra  si sia superata nel ridurre in braghe di tela la banca più antica del mondo, non vale la pena di spendere parole. Il giudizio politico – e speriamo venga presto fatta piena luce sulla questione, nell’interesse di tutti – al momento non può che essere impietoso.

Val la pena di accennare al giudizio di Grilli su Bankitalia, che, ha detto in Parlamento il Ministro, avrebbe svolto

una intensa attivita’ di vigilanza che ha consentito di individuare e interrompere comportamenti anomali”

Da parte sua, Bankitalia ha detto, per bocca del Governatore Visco, che non ci sono in vista ipotesi di commissariamento per il Monte.

Penoso. Al di là dei discorsi di circostanza, il fardello del Monte rimarrà al 99% sul groppone del contribuente. Nessuno, come sempre, si prende le proprie responsabilità.

Giusto, per par condicio, spendere qualche parola su quel Governo Berlusconi che, consenziente il Ministro Tremonti, nel 2009 – cioè, a detta dei media, quando il momento forte della mala gestio del Monte era in auge ormai da molti anni – varò la prima operazione di finanziamento del Monte, i noti Tremonti-bond per 1,9 mld di euro. Questo rimane ancora un mistero. Comunque, avessero scoperchiato la pentola allora, ci avrebbero fatto risparmiare questi ultimi 2-3 miliardi di euro. E non ci vengano a dire che la cosa avveniva nel quadro di una iniziativa salva-banche europea… Europa o no, i soldi a un gestore irresponsabile non si danno. Casomai, prima si azzera il management, e poi se ne riparla. Sappiamo com’è andata. Che dire, ancora?… non si salva nessuno, è questo d’altronde è logico, nel regime di democrazia rappresentativa, dove i maestri insegnano che, senza sussidiarietà, il sistema vira fatalmente verso l’oligarchia. Non resta, forse, che fare una gruaduatoria del meno peggio, occhieggiando per qualche interstizio nel quale provare a infilare qualche zeppettina autenticamente partecipativa.

La morale della vicenda è che tante importanti realtà socio-economiche-finanziarie, come il Monte – penso specialmente anche a certe altre banche, a certe Casse di Risparmio e a certi Istituti in campo sociale e sanitario – nate storicamente da matrice cattolica per sovvenire le necessità del popolo e promuovere l’economia, tramite il principio di sussidiarietà (cosa che per molto tempo hanno fatto con successo), sono, nei secoli, finite preda di poteri statalistici e oligarchici di stampo liberalsocialista, diremmo oggi post-illuministico radicaleggiante. Abbiamo visto gli esiti nefasti di questo processo.

Noi cattolici dovremmo meditare su questo.

Concludendo, è evidente che tali episodi non potranno che seguitare a ripetersi – il crack della Cassa dei Risparmi e Depositi di Prato,  1988, non ha insegnato nulla – finché non prenderà faticosamente campo, tra mille ostacoli frapposti dai poteri forti, il suddetto principio di sussidiarietà. Tra l’altro, così ben interpretato dall’idea della “società partecipativa” sviluppata da quel grande intellettuale del ‘900 che è stato Pier Luigi Zampetti.

Nel frattempo, noi restiamo in attesa del prossimo sCOOP!….

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2 pensieri su “MPS: grilli buoni e Grilli… “sparlanti”

  1. Pingback: Il punto sul Monte dei Paschi (la storia continua!…) | lafilosofiadellatav

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