Da Santoro, Tremonti getta l’amo ai risparmiatori italiani. Abboccheranno?…

Al volo,  un commento su quel che è stato detto ieri notte su LA7 da Santoro, a “Servizio Pubblico”. Ovviamente, il caso-Monte è stato l’argomento della serata. Fra le varie cose dette dagli ospiti, Fassina (PD) e Di Pietro (IdV), hanno detto che “bisogna cambiare il meccanismo” di designazione dei dirigenti delle banche, per renderlo virtuoso, e anzi che sia messa in piedi o rafforzata qualche “grande banca pubblica” (Fassina si è riferito alla Cassa Depositi e Prestiti) dotata di risorse sufficienti – che le banche “private” non avrebbero in dotazione – per far ripartire la famosa crescita.

Si tratta, in realtà, di argomentazioni astratte. Quella delle banche è semplicemente una questione di esercizio del potere, che rientra in quella più generale dell’intreccio tra democrazia rappresentativa e oligarchie economiche. Uno dei temi centrali di questo blog. Ricordavo pochi “post” fa l’economista Stefano Zamagni, quando in un’intervista a “Tempi” (n.26/2010) dichiarava che:

Oggi chi governa la finanza è la massoneria, non è un segreto”.

Quindi, la sola soluzione al problema consiste nella possibilità che si accresca  “la sovranità del popolo delle famiglie” (GPII, Lettera alle famiglie, 1994), tramite il principio di sussidiarietà. Soltanto in questo modo potrà, gradatamente, venire eroso il primato dei “poteri forti”. Naturalmente, la sussidiarietà potrà a sua volta accrescersi, solo grazie al parallelo aumento della consapevolezza di sé da parte di quel popolo, per via della libertà di educazione. Per ora siamo indietro. Ma non disperiamo, solo che la Storia ha tempi lunghi.

Era ospite da Santoro anche l’ex-ministro delle finanze Giulio Tremonti, ora capolista nel Lazio al Senato per la Lega Nord. Tremonti, nel duello a tre, è riuscito a rimanere defilato, non ricevendo (da quanto ho visto) “siluri” sui suoi criticabili Tremonti-MPS-bond del 2009. Mentre Di Pietro, sul caso-Monte, ha “sbranato”  – con toni tribunizi da Colosseo davvero disdicevoli –  il povero Fassina, vittima designata e rassegnata. D’altronde, in questa storia sembra che il PD abbia  davvero esposto il fianco a più di una critica.

L’ex-ministro ha detto che, per risolvere la crisi, bisogna che gli italiani abbiano fiducia, e comprino quote del debito nazionale. Ma, direte voi, c’è da fidarsi? Il timore è fondato.

Infatti, chi di voi avesse avuto occasione di esplorare questo blog, specie nella sua pagina principale che ne richiama il titolo, avrà visto che il tutto ruota appunto sulla critica al  keynesismo. Cioè allo “spreco istituzionalizzato della spesa pubblica” che è costitutivo della società dei consumi. Quindi, se i risparmiatori italiani seguissero il consiglio di Tremonti, problema è che lo Stato riuscirebbe agilmente a bruciare anche queste ulteriori risorse, senza alcun costrutto.

La prova provata? Sta nel fatto che, ancora oggi, Monti, Berlusconi e Bersani vogliono ancora fare a tutti i costi  la inutilissima nuova TAV/TAC Torino-Lione, che verrebbe a costare dai 20 ai 100 miliardi di euro, ovviamente tutti pubblici. Più soldi ci butti, più ne spariscono. Tremonti ha attaccato durissimamente anche il premier tedesco Angela Merkel, come molti oggi fanno, a motivo della sua politica di “rigore”. Ma non è per questo che la crisi imperversa nella UE. La crisi, strutturale, è provocata dagli spasmi finali della società dei consumi, che sta collassando sotto il peso del mega-debito pubblico, dell’inflazione e del degrado dell’anima da essa prodotti. Purtroppo, noi ci siamo dentro.

E  Tremonti è convintamente keynesiano. Incollo qui sotto un lungo inciso che lo riguarda, tratto da questo testo, da me curato a suo tempo,  sul “lapirismo” come paradigma del keynesismo, visto alla luce della lezione di Pier Luigi Zampetti. Chi è interessato può approfondire sulla versione integrale, appena linkata.

…Nonostante le suddette non piccole controindicazioni, il New Deal ha infatti goduto in passato, e gode ancora oggi nella società, di consenso largo e bipartisan. Credo opportuno citare direttamente uno dei suoi più autorevoli estimatori, l’attuale Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti. Il quotidiano economico Il Sole-24 Ore riferiva, in data 13.6.’03, una sua affermazione secondo la quale

“la rivitalizzazione dell’economia europea deve essere fondata sul rilancio degli investimenti pubblici”.
Il superamento della crisi (che ovviamente incombeva anche allora) non è quindi affidato da Tremonti alla rivalutazione dell’uomo-persona e alla sua soggettività globale, né al primato del lavoro sul capitale, secondo quanto suggerito dalla dottrina sociale. Bensì alla consueta politica meccanicistica a carico del pubblico erario. Cosa, come è noto, già vista. Ciò è peraltro coerente con la visione espressa da Tremonti e largamente condivisa nel mondo politico e imprenditoriale, secondo la quale, come affermato dal Ministro in una intervista pubblicata sul settimanale L’Espresso il 4.7.’03,
«È evidente che non possiamo utilizzare il consueto armamentario di tecniche e culture classiche. Serve uno sforzo ideologico nuovo…Il problema è che oggi un modello sociale di riferimento non ce l’abbiamo. Spetta alla politica elaborarlo e indicarlo. La mia idea è che servono investimenti pubblici e opere pubbliche».
Il Ministro accantona dunque totalmente il prezioso patrimonio della dottrina sociale, già a nostra disposizione da lunga pezza, in buona sostanza tutto da applicare. Egli evoca quindi un imprecisato e futuribile modello socio-economico, ancora da inventare. Ribadisce poi la sua fiducia in una politica basata sugli “investimenti pubblici e opere pubbliche”, quindi sul principio dell’aumento della spesa pubblica attraverso il disavanzo di bilancio che Zampetti ci ha limpidamente illustrato in riferimento al New Deal italiano. Infine Tremonti punta a
«…una terza via, che contiene alcuni elementi keynesiani ed altri più puramente di mercato. Neokeynesiana è l’idea centrale, secondo la quale il mercato da solo non basta. L’impulso e l’indicazione degli obiettivi devono andare dalla politica al mercato, e non viceversa».
Il Ministro dell’Economia sembra quindi ignorare che in regime di New Deal è appunto l’economia che strutturalmente detta l’agenda alla politica. Non può essere il contrario. Lo Stato diviene ostaggio del sistema economico. Tremonti comunque sembra non porsi il problema. Egli crede nel New Deal, del quale dice all’Espresso che

«Talvolta si sottovaluta quanto il New Deal sia stato innanzitutto una grande operazione psicologica di massa. Un impulso forte. Una radicale inversione di tendenza nella società americana e non solo».

Zampetti invece adotta a proposito del New Deal una immagine non illusoria, anzi assolutamente esplicita:
“Un’affermazione è sulla bocca di tutti, quasi è divenuta un ritornello: «occorre diminuire la spesa pubblica!» Nessuno, finora, è riuscito ad indicare la strada. E non ci si riesce perché non si vuole guardare in faccia il mostro che il New Deal ha prodotto e che, se non l’abbatteremo a tempo, finirà con il divorarci tutti.” (La società partecipativa, p. 156)
È dunque urgente un’azione immediata. Purtroppo, la politica originata dal New Deal è estesamente condivisa nelle stanze del potere. Credo quindi che ogni uomo di buona volontà debba impegnarsi in ogni modo per portare alla luce la mistificazione keynesiana e smascherarla. E ciò per tutelare l’interesse, già gravemente pregiudicato, del popolo delle famiglie. Il nostro interesse.

Concludendo questa parte, La Pira, focalizzando la sua azione politica esclusivamente sulla piena occupazione senza porsi la domanda se essa sia ottenuta in modo sano o drogato, inconsapevolmente ottiene non solo il risultato paradossale di promuovere grandemente quel liberalcapitalismo che tanto detestava e di istituzionalizzare l’inflazione, ma anche quello di contribuire, attraverso la dottrina keynesiana da lui convintamente approvata, alla corruzione morale del popolo, della società, della politica.  Le buone intenzioni del già Sindaco di Firenze si scontrano con la realtà. E ne escono in frammenti.

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2 pensieri su “Da Santoro, Tremonti getta l’amo ai risparmiatori italiani. Abboccheranno?…

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