“TEMPI”: Cronache economiche marziane

E’ un po’ che Rodolfo Casadei ha preso a fare su “TEMPI” queste lunghe e, mi sia consentito, estenuanti analisi economiche. Che però, spiace dirlo, seguitano a non tornare. Provo a fare sintesi sui punti principali.

1.”le esportazioni tedesche corrono grazie a una moneta che è sottovalutata del 13,2 per cento rispetto al suo valore reale, invece quelle italiane restano al palo a causa di una moneta sopravvalutata del 12,1 per cento”

Ma Casadei ci va mai in autostrada?… Se ci va, vedrà che là è pieno di sfreccianti Audi, Mercedes, BMW e Volkswagen. Gli italiani le comprano, e le vediamo anche nei TG a trasportare tanti nostri politici, non perché costino meno delle auto italiane – anzi!- ma perché sono più belle e lussuose della macchine del gruppo FIAT. E gli italiani vogliono il meglio, anche, in certi casi, a costo di indebitarsi. E’ lo stesso meccanismo per quale a oggi in Italia tutti, potendo, vorrebbero un computer della Apple, anziché un normale PC miserello, anche se con OS Linux e quindi ben funzionante.

2.” perché se è vero che i tassi d’interesse sul debito pubblico italiano sono un po’ diminuiti grazie anche all’austerity del governo Monti (ma in realtà grazie soprattutto alla Bce di Mario Draghi e alla sua decisione di acquistare i titoli del debito pubblico dei paesi in crisi sul mercato secondario “senza limiti”)”

Austerity Monti?… ma stiamo scherzando?… Sotto Monti, che non ha fatto quello che doveva, come ha detto recentemente Luttwak,  il debito pubblico ha sfondato i 2.020 miliardi, e la rata di interesse – l’ha detto un preoccupatissimo Napolitano a fine 2012 – ammonta a minimo 85 miliardi di euro. Non contento, Monti, come i suoi predecessori, seguita a manganellare i valsusini per fare la TAV Torino-Lione, che non serve a nulla, come è scritto  qui,  a http://www.cmvss.it/writable/ff229833-de94-102f-b510-9725f24eb290.pdf, e, dice “Tempi” nell’editoriale sul n. 48/2012,  (cartaceo) costerà la bazzecola di 200 miliardi di euro pubblici. In realtà ne costerebbe 20, ma finirebbe ad almeno 100 miliardi, questa è la progressione di spesa dell’analoga TAV Firenze-Bologna, già fatta. La cosa paradossale non è questa, è che al settimanale diretto da Luigi Amicone si rallegravano che quella TAV costasse al contribuente dieci volte tanto.  Ha ragione Roberto Ceré, allenatore mentale, quando dice che è molto facile e spensierato spendere i soldi, quando sono degli altri.

Quanto al giudizio su Draghi, vedo che il caso MPS seguita a non insegnare assolutamente niente. Lascio a voi giudicare l’attendibilità di acquistare “senza limiti” titoli pubblici di nazioni in crisi.

3. “Münchau scrive e ripete da anni che non sono state le riforme, genericamente intese, a produrre il boom dell’export tedesco, ma la moderazione salariale, che ha generato una riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto”.

Anche qui, ci si chiede su quale pianeta viva chi scrive queste cose. Basta farsi in giretto in rete, per trovare in un secondo, come qui sul Sole24_Ore, a http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2012-02-27/stipendi-italiani-ultimi-europei-152408.shtml?uuid=AamADbyE che

Lo scarto più consistente, in termini assoluti, si registra per lo stipendio lordo medio dei dipendenti dell’industria (escluso costruzioni), in Italia è pari a 22.701 euro. Un valore pari a quasi la metà rispetto al dato medio registrato in Germania (41.100 euro)”

4. “Quando, nel 1996, la Germania ha deciso unilateralmente di imbarcarsi in una politica di tasso di inflazione più vicino a 0 che a 2, e di perseguirla comprimendo i salari e la domanda interna, il destino dell’Eurozona è stato segnato prima ancora che nascesse: l’unione monetaria che stava per costituirsi attorno al comune impegno dei paesi partecipanti a perseguire «un tasso di inflazione inferiore ma prossimo al 2 per cento» (come ancora oggi si può leggere nella homepage della Bce) si sarebbe destabilizzata, era solo questione di tempo”.

Di per sé, a prescindere in questa sede dal senso per cui la manovra deflattiva veniva fatta, e dalla sua riuscita, non sembrerebbe un abominio, da parte della Germania che ancora ben ricorda Weimar, voler tenere un tasso di inflazione basso – piuttosto che nullo. Già però la materia va a incidere sul nocciolo della questione: la oggettiva diversità di condizione economica e politica dei diversi membri dell’Unione, che quindi manifesta l’incongruità del disegno politico di voler far convivere tali differenze  “per decreto”, in modo verticistico.

5. “Uno degli strumenti della strategia tedesca per il raggiungimento della ipercompetitività è stato proprio quello di incoraggiare l’indebitamento pubblico e privato negli altri paesi Ue: anziché reinvestire in Germania il suo attivo della bilancia del commercio con l’estero (che è cresciuto di 10 punti percentuali da quando è stato istituito l’euro!) facendo lievitare i salari, cosa che avrebbe fatto lievitare i consumi e quindi l’inflazione, i tedeschi hanno investito i loro soldi in titoli di Stato e obbligazioni bancarie dei paesi dell’Europa mediterranea, alimentando bolle immobiliari e indebitamento pubblico”.

Anche qui mi domando: su che pianeta siamo? In soldoni, è colpa dei tedeschi se i Paesi dell’Europa mediterranea non sanno gestirsi? Siamo all’asilo? E’ colpa dei tedeschi se, con la sussidiarietà al lumicino, Governi come i nostri in Italia – non “il nostro” ma “i nostri”, anche quelli passati – o quelli della Grecia hanno sistematicamente fatto ricorso alla demagogia, piuttosto che al buon governo? D’altronde, il tema ricorrente del blog https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/sul quale posto questa riflessione, è che questa era comunque una dinamica inevitabile. Evidentemente, non da oggi noi “mediterranei” siamo molto propensi alla tendenze oligarchiche che generano il bancarottismo.

6.  “Il problema dunque l’hanno creato principalmente i tedeschi, e il problema non può essere risolto senza di loro; se non si prende in considerazione la soluzione del default selettivo nei paesi sotto pressione, che avrebbe come conseguenza la fine dell’euro, la via maestra dovrebbe essere quella della mutualizzazione del debito. I tedeschi, cioè, dovrebbero garantire i debiti degli altri paesi dell’Eurozona in cambio degli impegni al risanamento dei conti da parte di questi ultimi”.

Spettacolare, questa soluzione! I tedeschi dovrebbero garantire i debiti degli altri Paesi dell’Eurozona!… Qui, davvero, siamo nel campo della più totale astrazione dalla realtà. L’esempio classico è il caso-Italia: come ho detto al punto 2., ancorché praticamente in bancarotta, si insiste a tutti i costi a voler buttare dalla finestra 20-100-200, secondo le diverse interpretazioni, miliardi di euro. Così non ci può essere alcun risanamento, anzi si intravede già lo schianto finale. Attenzione, non è un caso: come scrivo nella pagina principale del blog, a https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/testo-integrale-de-la-filosofia-della-tav-la-serie-completa-dei-post-fb-su-tempi/, questo è l’effetto logicissimo e conseguente del capitalismo liberalsocialista keynesiano.

Giustamente, Benedetto XVI ha dichiarato parlando alla Plenaria del ‘Cor Unum’:

…Dal capitalismo selvaggio col suo culto del profitto sono conseguite crisi, disuguaglianze e miseria. L’uomo che non è sorretto dalla fede è vittima di tentazioni culturali che, in ogni epoca, hanno finito col renderlo schiavo. In ogni epoca, quando l’uomo non ha cercato tale progetto, è stato vittima di tentazioni culturali che hanno finito col renderlo schiavo.”

Ecco, è proprio questa prospettiva fondamentale che manca nell’intervento di Casadei. Il quale, in buona sostanza, riduce il problema – così fan tutti, d’altronde – a (faccio un passo indietro)

Col bel risultato che i consumi scendono, il Pil si contrae, il gettito fiscale idem e ci ritroviamo più indebitati di prima”.

Non è una questione di consumi ormai impossibili, nel contesto descritto, da far risalire. Il nocciolo del problema sta nella questione antropologica, quella che tutti ignorano.  Essa viene infatti sistematicamente celata al popolo, dai suoi reggitori politici.

Potrei, in realtà, fermarmi qui, ma guardiamo qualche altro importante dettaglio che merita di essere escusso.

7.  “La forza di America e Giappone

… spiega suggestivamente Martin Wolf (britannico di origini austriache), altro editorialista del Financial Times: «La Germania come vuole che sia organizzata l’Eurozona? Questo è quel che capisco della posizione delle autorità politiche e monetarie tedesche: no agli eurobond; no a ulteriori fondi per il Meccanismo di stabilità europeo (non hanno voluto concedergli la licenza bancaria che gli avrebbe permesso di procurarsi altro credito, ndr); no a una vera unione bancaria (l’unione entrerà in funzione fra parecchi anni e non prevederà nessuna tutela comune dei depositi, ma solo una supervisione delle attività delle principali banche, ndr)

Siccome i soldi delle tasse non bastano mai, e gli euroburocrati non sanno come trovare risorse aggiuntive, gli eurobond possono essere un sistema per far pagare ai cittadini europei alcune “grandi infrastrutture” : si emettono appositi “bond” per finanziare le opere, e poi le banche provvedono a infilare i “bond” nei portafogli dei risparmiatori. Il cittadino paga quindi due volte: prima come contribuente, poi come investitore dei propri risparmi. Se mettete insieme questa cosa al discorso che ho fatto al punto 2. sulla TAV, la cosa diventa molto preoccupante.

Per quanto riguarda l’auspicata vera unione bancaria, osservo che le pericolose astrazioni continuano. A distanza oramai di 12 anni, sì è visto che l’artificiosa operazione di “voler unire” l’Europa cominciando non dall’inizio, cioè dal comune sentire dei popoli, secondo le note radici greco-giudaico-cristiane, che sono anzi deliberamente state espunte dalla Carta fondante della UE, ma dal fondo – cioè della moneta unica, è stata una folle e disastrosa operazione oligarchica. Tant’è che, come tratto diffusamente nel blog già citato, i noti valori non-negoziabili sono sistematicamente maltrattati dalla quasi totalità dei governi europei. I pochi che non si adeguano, come la Polonia e l’Ungheria, vengono severamente censurati e condizionati per mezzo di misure economiche e finanziarie.

Se così è, nonostante tale dato di fatto, si vorrebbe procedere ad una “unione bancaria”?… La pericolosissima astrazione continua.

L’Europa al momento non è dunque unita, in nessun modo. Di più: i singoli governi che proclamano a parole la presunta unità, sono in realtà l’un contro l’altro commercialmente armati, poiché devono rispondere alle pretese dei loro elettori. Pensiamo all’export: siccome l’unità è solo di retorica facciata, ciascun Paese non è in sinergia, ma in aspra lotta con tutti gli altri per promuovere le proprie esportazioni sia in area UE che extra-UE.  Per tentare di tenere in piedi la propria bilancia dei pagamenti, contenere in primis la propria disoccupazione,  il proprio debito pubblico e quindi scongiurare possibili agitazioni sociali. Gli altri si arrangino. Poi ci sono quelli che, approfittando irresponsabilmente del fatto che vi è una moneta unica, per restare a galla non si peritano di falsificare i conti pubblici.

La domanda è: poteva mai funzionare una società, una “unità” di questo tipo?…

Circa la “forza di America e Giappone”, che secondo Casadei si avvantaggerebbero delle rivalità interne europee, osservo quindi che il primo problema dell’Europa non sta nella concorrenza mondiale, ma negli squilibri abissali che ho elencato, e che tutti ostentatamente sembrano ignorare.

Poi, se Atene piange, Sparta non ride. E’ infatti tutto il mondo del capitalismo liberalsocialista keynesiano a scricchiolare in modo sinistro. Abbiamo visto gli USA vacillare paurosamente sul baratro del fiscal cliff, e la questione non è risolta, ma solo rimandata. Il Giappone, come potete vedere qui in questa interessante analisi, a https://pagellapolitica.it/dichiarazioni/analisi/561/silvio-berlusconi, ha il poco invidiabile primato del Paese con peggior tasso debito pubblico/PIL, peggiore perfino del nostro, ed  è in crisi nera dell’export.

In sostanza, è tutto il mondo che sta ballando l’ultimo valzer sul ponte del “Titanic”.

La soluzione non può che risiedere nel principio di sussidiarietà, secondo la Dottrina sociale,  interpretato in modo ortodosso e innovativo da Pier Luigi Zampetti, grande intellettuale del ‘900,  con l’idea di “società partecipativa”. Chi vuole approfondire il tema può vedere questa sintesi che ne  ho curato, qui a http://www.ilcovile.it/scritti/Quaderni%20del%20Covile%20n.8%20-%20LA%20SOCIETA%20PARTECIPATIVA%20secondo%20Pierluigi%20Zampetti.pdf.

Però, siccome al momento nessuno sembra voler percorrere tale strada, il futuro che ci attende non pare prospettarsi tranquillissimo…

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2 pensieri su ““TEMPI”: Cronache economiche marziane

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