“Un po’” di Bersani

Avrebbe fatto tenerezza Bersani l’altro ieri notte, a vederlo a “Piazza pulita” su LA7. L’occhio era un po’ sbarrato, e ne aveva ben donde,  poiché aveva davanti il direttore de “Il Giornale”, Vittorio Feltri. E , si sa, la lingua batte dove il  “Monte” duole.

Però, però,  quello che secondo me è spettacolare di Bersani è quel suo “un po’”. Sì, lo so che è voluto. Ma quando lo dice, due, tre volte, è davvero troppo forte.

“Un po’” di lavoro, dice, dobbiamo inventare “un po’” di lavoro. Se vince, l’azione del partito sarà tutta incentrata sul lavoro. Come? Poveretto, dall’espressione smarrita e titubante con la quale lo dice, si capisce che – per davvero – non lo sa neanche lui. Meglio dare risposte il più possibile generiche, e sperare che passi ‘a nuttata. D’altronde, si sa che le ricette della sinistra in campo economico sono massimamente improntate a quello statalismo che è la strada maestra per andar giù più velocemente per la china della crisi.

Ma, come dicevo, è proprio lo stile che mi fa sorridere. Come non ricordare Romano Prodi, il quale, a suo tempo, quando presentò il programma elettorale dell’Ulivo promise – con un sorriso sornione – un pochino di felicità per tutti, facendo il quadratino con il pollice e l’indice della mano destra? Si riferiva alla Costituzione americana, certo. E’ però un’imitazione ideologica che resta inesorabilmente provinciale.

Avrebbe fatto tenerezza, dicevo, Bersani. Il condizionale è d’obbligo, perché, nei fatti, la sua agenda, dove sono ben evidenziati col fluorescente – tra l’altro – i dirompenti esplosivi sociali che sono la parità di genere e le unioni civili per gli omosessuali, è quanto di peggio ci possa essere.

Specie poi se mixata con l’altra agenda che sembra voglia rilegarci insieme, quella di Monti: altro acerrimo nemico della sussidiarietà, e – tra l’altro – determinato affossatore delle scuole pubbliche paritarie, con l’IMU.

I due condividono anche l’idea di dismettere “un po’” del patrimonio pubblico per abbattere il debito pubblico, come proclama a gran voce di fare anche Oscar Giannino. Solo che, a fronte di una montagna di debito di oltre 2.000 mld di euro, e di una rata annuale di interessi di 85 mld, sembra che il massimo del patrimonio pubblico immobiliare che si può realizzare, nella migliore delle ipotesi teoriche, oscilli tra i 55 e 72 miliardi.

Comunque, ieri l’altro notte, Feltri, sul Monte dei Paschi,  ha stranamente “graziato” Bersani.  Sarebbe bastato chiedere al segretario del PD quale sarebbe stata, secondo lui, la soluzione migliore per risolvere il caso: statalizzare le macro-perdite, oppure mettere l’Istituto davanti alle sue responsabilità.

Oppure ancora, chiedergli se è vero, e cosa pensasse lui, del fatto che – come è scritto su “Libero” – Giuseppe Mussari, l’ex presidente del Monte dei Paschi, tra il 27 febbraio 2002 e il 6 febbraio 2012, avrebbe versato al Partito democratico la somma di 683.500 euro, diventando tra i principali (se non il principale) finanziatore del Pd a Siena.  Ma Feltri se l’è presa con la Banca d’Italia. Mistero.

E’ vero, anche Berlusconi le spara di grossissime. E anche lui, quando è stato il suo turno, da Santoro, ha sparato la “panzana pazzesca” della dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato, come panacea per la soluzione del dramma del debito pubblico. E’ pure vero, però, che anche nel “poco bono” c’è una classifica, e che Berlusconi può almeno vantare di avere tra le sue file una persona che la sussidiarietà l’ha fatta per davvero, fino a quando, appunto per questo, hanno fatto fuori lui: Roberto Formigoni.

Ma è anche vero che anche Berlusconi, come la massimamente poco raccomandabile  “strana coppia” appena citata, è kyenesiano e bancarottariamente, totalitariamente altavelocista. E quindi il fatto che abbia un Formigoni tra le sue file non sarà sufficiente perché io lo voti…

C’è ancora tempo per vedere se, anche minoritariamente, si presentasse qualche partito che si richiamasse in modo credibile alla Dottrina sociale, alla sussidiarietà… in ogni caso credo che, per dare un segnale del fatto che non mi sento rappresentato, esprimerò una qualche forma di voto di protesta… con juicio, si capisce.

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2 pensieri su ““Un po’” di Bersani

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