Coopsette ha chiesto il concordato preventivo: è solo la punta dell’iceberg

Alla fine, nemesi inesorabile, Coopsette, vincitrice dell’appalto per i lavori sul nodo TAV di Firenze – progetto altamente lesivo del pubblico interesse, per i motivi che  sono spiegati in dettaglio quiè stata costretta a chiedere al giudice il concordato preventivo.

In questo comunicato stampa trovate il tempestivo commento dell’Associazione di volontariato fiorentina Idra, che da anni si impegna a contrastare il moloch di talune, troppe “grandi opere” che promettono di portare progresso & sviluppo, e invece arrecano danni clamorosi al territorio & al pubblico erario, riuscendo al tempo stesso a peggiorare l’efficienza del sistema dei trasporti. Un vero en plein.

Su questa vicenda, propongo  una mia riflessione personale. Coopsette, dice “Il Resto del Carlino” di Reggio Emilia, dal quale è stata tratta la notizia, sarebbe patrimonializzata in immobili  (300 mln di euro, si suppone in condomini e villette), ma non avrebbe liquidità. Sembra che la Coop, in sostanza, in passato abbia scelto di puntare massicciamente sul settore delle nuove costruzioni immobiliari.

A mio parere essa, come tanti altri hanno fatto e stanno facendo, NON ha voluto riconoscere che siamo alla fine storica del modello di sviluppo della “società dei consumi”, fondato sull’espansione incontrollata del debito pubblico, sull’inflazione programmata come strumento di governo e sulla corruzione dell’anima del popolo, indotta dal materialismo edonistico.

Di questi temi non ragiono da adesso. Anzi, essi sono stati all’origine dell’apertura di questo blog, pochi mesi fa, nel quale ho inteso porgere la lezione di alcuni grandi maestri della Dottrina sociale. Per gli approfondimenti rimando alla pagina principale del blog, nella quale il tema è trattato in modo esteso. In effetti, ne parlavo in dettaglio ancor prima, fin dal 2008, in questo testo dove facevo sintesi del pensiero del maestro dalla cui lezione ho tratto di più, Pier Luigi Zampetti. Zampetti, a sua volta, aveva elaborato la sua analisi fin da tempi decisamente non sospetti: gli anni ’60 del secolo scorso.

Chi vorrà approfondire vedrà che si tratta, in sostanza, del mostro creato dal New Deal, il quale – se non lo riconosciamo e lo neutralizziamo, diceva metaforicamente il grande intellettuale lombardo, “ci divorerà tutti”.

Ecco allora la nemesi che perseguita inesorabilmente coloro che agiscono contro il giusto modo di vivere e lavorare. Ecco i frutti avvelenati del presente modello keynesiano di progresso e sviluppo. I media riferiscono che Coopsette, tra l’altro, sembra coinvolta anche nella mega-indagine penale  per ipotesi di reato gravissime, circa i lavori del nodo TAV di Firenze. E’ notizia recentissima.

Vale a dire, non si può pensare di “lavorare” a tutti i costi e in tutti i modi, mettendosi a servizio di un progetto ontologicamente sbagliato, come è quello attuale della TAV per Firenze, sperando di poter trarre frutti positivi da tale approccio.

Ed è altresì imprudentissimo investire oltre misura nel settore immobiliare, stante la prospettiva per la quale, mediamente, la gente i soldi per comprare immobili non ce li ha più. Poiché il sistema della “società dei consumi”, quello della “crescita infinita”, sta fragorosamente accatastandosi al capolinea.

Per Coopsette, il problema è che il regime di concordato preventivo da essa richiesto ha, logicamente, una scadenza temporale. I creditori – che, per inciso, sono stati anch’essi assai poco prudenti ad aderire a loro volta al pericolosissimo “modello di sviluppo” – potranno resistere un tempo, ma alla fine dovranno essere soddisfatti nei loro crediti, per quanto possibile. Per non dover soccombere a loro volta. Ma se le famose villette e gli appartamenti di Coopsette seguiteranno a restare invenduti, per i motivi anzidetti, che succederà?… Lascio a voi l’amara risposta. “Mal voluto non è mai troppo”, recita il noto adagio.

Mi viene da collegare, non direttamente ma idealmente, la vicenda della Coopsette, purtroppo dolorosa per tanti inconsapevoli lavoratori, al caso Monte dei Paschi, dei cui risvolti pesantissimi siamo informati dai media. E all’altro caso di cui ancora non si parla, circa i suoi veri contenuti, e che potete leggere, in sintesi qui: quello della TAV Torino-Lione. Abbiamo sentito in TV, non più tardi di ieri sera, anche un Pier Ferdinando Casini, oltre al consueto trio Monti-Bersani-Berlusconi, riaffermare la urgente priorità di quest’ultima opera.

Ecco, a confronto della vicenda Coopsette – qualche centinaio di milioni di euro – i casi Monte dei Paschi e TAV sono due macigni, di dimensione spropositata, in bilico sulle nostre teste.

Il Monte, da evento bancario-politico-partitico “privato” ha già virato al “pubblico”, essendo ormai manifesto che l’intenzione politica prevalente è quella di addossare al pubblico erario, per un importo che in prima istanza oscilla tra i 4 e i 5 miliardi di euro, l’onere di una mala gestio che è stata lasciata imperversare per anni e anni.

Per la TAV Torino-Lione, si parla di investimenti pubblici, nell’ennesima “grande opera inutile”, come documentato nel documento di cui al link precedente, e il cui costo è approssimativamente stimabile in ben 20 miliardi di euro, ma potrebbe arrivare ad almeno 100 miliardi. il 500% è infatti la progressione di spesa dell’analoga TAV in galleria Firenze-Bologna, già realizzata.

In realtà, tutti e tre gli episodi sono ispirati dalla medesima filosofia del “New Deal”. Le cronache riportano in continuazione la scoperta di episodi piccoli e grandi di malversazione, omettendo però costantemente di dire che l”unica soluzione a questo stato di cose è l’adozione del principio partecipativo di sussidiarietà, ad ogni livello.

Quanti schianti dovremo ancora vedere, prima del “botto finale”? Ci conviene aprire gli occhi subito, prima che sia troppo tardi!…

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