Il 24 si avvicina. Questo, uno degli uomini che ci danno una bussola sicura.

Un uomo che non ha peli sulla lingua, e ci aiuta concretamente a orientarci senza paure nell’attuale confusione politica, in vista del 24, è S.E. mons. Luigi Negri.

Qui trovate il testo integrale dell’intervista a Riccardo Cascioli, direttore del sito web La Bussola quotidiana”.

Dal testo, estraggo un paio di cose:

Monsignor Negri, la scorsa settimana anche il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del Consiglio Permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha insistito sui valori fondamentali alla base dell’impegno politico.
Si deve essere molto grati sia al magistero di Benedetto XVI sia alla prolusione del cardinal Bagnasco che hanno riproposto in modo esemplare il punto di partenza e insieme il criterio di affronto delle questioni socio-politiche. Il criterio di affronto è in quelli che il papa Benedetto XVI ha chiamato i princìpi non negoziabili, che costituiscono una sintesi elementare della dottrina sociale della Chiesa che è a disposizione di tutti i cristiani. Anzi, che deve essere in qualche modo la risorsa fondamentale di ogni cristiano che vuol essere cristiano nel mondo. Quindi i valori della persona, della vita, della famiglia, dell’educazione, della cultura, della libertà di coscienza. Valori che anche soltanto la disattesa di uno di questi o la riduzione di uno di questi comporta una minaccia: non innanzitutto alla presenza cristiana, ma una minaccia alla possibilità di una autentica e libera vita sociale. Quindi alla possibilità di una autentica democrazia.

(…)

Terzo nodo problematico…
La vita sociale soprattutto negli aspetti legati alla realtà politica, vive una situazione generale di immoralismo, affermato e vissuto come una cosa ovvia. Sembra che sia stupido non approfittare delle situazioni di privilegio economico e di benefici sociali che sono surrettiziamente garantiti dal ruolo istituzionale. E’ stato detto opportunamente da un uomo politico in questi giorni che lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena è molto più grave del grande crac della Banca Romana che alla fine del XIX secolo portò l’Italia al rischio della bancarotta. Ma quella vecchia Italietta ebbe un coraggio che l’Italia di oggi non ha: fu mandato a casa il governo, interamente. Il governo non era presieduto da chissà chi, era presieduto da Giovanni Giolitti: dopo un anno di governo se ne tornò a casa e per tornare in politica dovette lasciar passare dieci anni.

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