ELEZIONI: ITALIA ANCORA IN ALTO MARE

Dopo il risultato definitivo, sento la necessità, intanto, di alcune prime considerazioni.

Perché sia utile, come spero, poniamo anzitutto la riflessione post-elettorale in una struttura adeguata a contenerla.

Per questo, riporto la conclusione della “Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica”,   datata novembre 2002, a firma dall’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger:

V. Conclusione

9. Gli orientamenti contenuti nella presenta Nota intendono illuminare uno dei più importanti aspetti dell’unità di vita del cristiano: la coerenza tra fede e vita, tra vangelo e cultura, richiamata dal Concilio Vaticano II. Esso esorta i fedeli a «compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare dallo spirito del vangelo. Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano di poter per questo trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno». Siano desiderosi i fedeli «di poter esplicare tutte le loro attività terrene, unificando gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio».

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II nell’Udienza del 21 novembre 2002 ha approvato la presente Nota, decisa nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.

Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 24 novembre 2002, Solennità di N.S. Gesù Cristo Re dell’Universo.

JOSEPH CARD. RATZINGER
Prefetto 

TARCISIO BERTONE, S.D.B.
Arcivescovo emerito di Vercelli
Segretario

Poi, mi hanno colpito, dal “Foglietto” di TEMPI, 27 febbraio 2013, alcune parole dell’On. Alfredo Mantovano (PdL) che, circa i martiri di Otranto, decapitati dai turchi, scrive che

…gli Ottocento Martiri – insieme con coloro che hanno combattuto e sono caduti sulle mura di Otranto per resistere agli Ottomani – avrebbero potuto vivere di più: sarebbe bastato arrendersi e abiurare. Hanno scelto la fede, ritendendola più importante di qualche decennio o di qualche anno di vita terrena, e per questo sono entrati nella Storia”.

Le parti in grassetto ci riportano, ragionevolmente, a quella dimensione così fattuale della vita che eppure – umanamente – tendo a mettere in un cantuccio della coscienza – quella dell’eternità. La mia umanità mi porta infatti ad affezionarmi alla “casetta” terrena, in tutti i sensi: mura e testa attaccata al collo. Quindi, anch’io devo fare mente locale che la politica non è l’assoluto, e che non vi è mai da disperare, qualunque cosa accada. Come, ugualmente, non vi sarebbe da disperare se i prodotti de la “filosofia della TAV” – su questo tema è nato il blog – asfaltassero la cara Firenze, la val di Susa, l’Italia intera, e finissero di bancarottare i conti pubblici. E’ chiaro che ci sono delle prove da superare.

Quindi, rispetto all’eternità “buona” di Cristo, ed alla relazione che noi liberamente creiamo con essa, tutto va rapportato.

D’altronde, siccome la casa di qua e quella di là sono collegate dalla nostra libertà attiva, per mezzo della nostra responsabilità personale, noi cattolici non siamo fatalisti. Anzi, il nostro impegno e la nostra soddisfazione stanno nel provare a modellare la “città dell’uomo” secondo i canoni della “città di Dio”, cioè secondo il diritto naturale, secondo i princìpi del buono e del  bello. Questo ha anche puntualmente a che fare – siccome tutto si tiene – col benessere nostro e delle nostre famiglie, con il lavoro, l’economia, eccetera. Quindi non possiamo disinteressarcene.

In questa tornata elettorale, sembra che in questo senso avremmo potuto fare di meglio. Il Vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi (a mio parere una delle tre migliori teste pensanti della nostra Chiesa italiana, con Negri e Scola), in un suo  intervento sui criteri elettorali, che trovate qui, riferendosi ai noti incontri di Todi, ha detto che

Difficile (…) non parlare di grave inadeguatezza dei cattolici italiani in questa ultima fase della vita politica italiana”.

Ragionando su questo punto, cosa si sarebbe potuto fare, ad esempio, per rendere fecondi gli appuntamenti di Todi, specie in rapporto ai princìpi non negoziabili, dai quali – anche se i più lo negano o non se ne rendono conto – discende tutto il resto della politica?

Forse che a Todi i responsabili delle associazioni e comunità ecclesiali cattoliche ivi convenute avrebbero potuto chiedere ai vari candidati di esprimersi pubblicamente sui PNN, avvisando che, secondo le risposte ricevute, da Todi i movimenti avrebbero indicato compatti alla loro gente i nominativi da votare?…

No. Si sa che questo non va bene, perché i movimenti ecclesiali, per loro stessa natura, non possono entrare, come tali, direttamente nel merito della politica. Sarebbe una indebita commistione di piani. Sono, piuttosto, le singole persone a mettersi in gioco nella politica. Sant’Egidio, col fondatore Andrea Riccardi  che si è esposto fino a impegnarsi in prima persona, rappresenta un’anomalia decisamente spinta.

Si poteva allora, senza dare indicazioni esplicite di voto, far però conoscere al popolo le risposte (o le non risposte) dei candidati, come sopra, e lasciare che fossero gli elettori a trarne le logiche conseguenze?…

Già meglio. Però, fatto è che la cosa sarebbe ancora rimasta su un piano intellettuale, meccanicistico.  Nell’uno e nell’altro caso, si tratta di scorciatoie che non implicano un coinvolgimento profondo del soggetto-elettore, il quale riceverebbe una semplice indicazione da recepire passivamente. Il momento elettorale resterebbe dunque “staccato” dalla vita della persona. La quale, tra l’altro, è largamente manipolata, con ogni mezzo,  dal sistema ferreo, economico e mediatico, della società dei consumi. La persona, in sostanza,  ha poca o punta idea di come ella stessa potrebbe positivamente evolvere, e far contemporaneamente evolvere la società, grazie alla sussidiarietà, alla “società partecipativa” secondo la Dottrina sociale. E’ un fatto che, non essendoci effettiva libertà di educazione (manca la parità effettiva, per la quale ci vuole il buono-scuola), siamo ancora piuttosto indietro in questo percorso evolutivo.

E allora? E allora, il nocciolo della questione, lungi dall’esaurirsi in indicazioni di voto – anche perché il panorama, fra i partiti maggiori, è assai critico, come scrivevo qui, prima del 24 febbraio, consiste appunto nella persona.

Giustamente, Mons. Crepaldi diceva nel suo intervento che, se in questa tornata elettorale siamo arrivati impreparati, da oggi dobbiamo iniziare a prepararci meglio per la prossima.

A questo vuol tendere questo post. Assieme all’ovvio fatto di capire e gestire al meglio, ciascuno di noi nel suo ruolo, la fase politica che comincia oggi – e che i rapporti di forza parlamentari determinati dal voto, assieme alla perdurante crisi strutturale della società dei consumi, di cui parlo nella pagina centrale del blog, e che è fatalmente destinata ad acuirsi, preannunciano tutt’altro che facile.  

Come sapete, la struttura di questo blog è fondata sul pensiero di alcuni maestri della Dottrina sociale. Senza di essi, il mio ragionamento non avrebbe potuto svilupparsi su punti di riferimento sicuri. In questo frangente, a risultati elettorali consolidati, ricorro dunque a un’altra figura, Julian Carròn, Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione (che ritengo un maestro, pur non essendo io personalmente membro di CL), il quale in preparazione al momento elettorale aveva fatto alcune acute considerazioni, di cui questo è il testo integrale. E’ una riflessione in cinque punti, di cui faccio una sintesi:

1) Il nostro bisogno

Partire cioè dal riconoscere la nostra necessità di capire a fondo i termini della questione politica, se sentiamo l’esigenza interiore di crescere, per essere persone adulte. Questa cosa non è scontata per niente, con tutta la disinformazione sparsa a piene mani dai poteri forti.

2) La fede e la sua verifica

Il voto, come tutti gli ambiti della vita, ha a che fare con la fede. La fede in Cristo imprime nella vita, attraverso la matrice della Dottrina sociale, un’idea di politica ben precisa. Così Carròn:

Questo tornante elettorale è di nuovo una possibilità per la verifica della fede, nel senso di vedere in atto che contributo dà la fede, vissuta come esperienza reale, ad affrontare le circostanze della vita”.

L’esperienza cristiana, cioè, se è vera, deve poter generare un soggetto consapevole.

3) La Nota di Comunione e Liberazione

La “nota” di CL per le elezioni, che potete leggere qui, non dava infatti indicazioni di voto, ma lavorava nel senso che abbiamo detto: introdurre la persona alla realtà totale, e quindi anche alla politica. In questo la Compagnia delle Opere, realtà originata da CL che mette a tema il lavoro e la società dal punto di vista operativo, ha da offrire, in proposito, il suo contributo specifico.

4)  La questione dell’unità e della politica

Non c’è, in realtà, una unica opzione politica che, essa soltanto, incarni l’ideale a cui aspiriamo. Però non tutte le opzioni sono ugualmente valide e praticabili. E’ naturale che l’unità si coaguli sui princìpi non negoziabili, e che su questo vi sia tra le persone un confronto vero, non di facciata. A prescindere dalla scelta del simbolo sul quale apporre la crocetta, è questo confronto che ci deve far crescere. Carròn cita un giovane che gli scrive:

Ti ringrazio perché questa circostanza elettorale per niente
limpida, spesso da me considerata come una situazione da sopportare tappandosi il naso, sta diventando occasione di educazione in cui è amata la mia libertà fino all’ultima implicazione, il voto, e in cui a tema veramente c’è la mia esperienza cristiana, c’è la mia fede, ma non la fede come
alibi per disinteressarmi delle cose concrete, bensì l’incontro cristiano come la cosa più concreta per entrare libero e desideroso e affamato. La mattina mi alzo e mi chiedo: oggi cosa aspetto veramente? Cosa cerco? Io aspetto lo sguardo di Cristo che ha a cuore tutta la mia umanità. Solo questo mi rende libero».

5) Scopo dell’educazione

…come sì detto, è quello di formare una persona consapevole. Questo è il punto centrale della questione. Così Carròn:

partire dal nostro bisogno di chiarezza aiuta, in tutte le discussioni, a sfidarci l’un l’altro a un uso non razionalistico della ragione, ponendo domande, dando ragione della nostra scelta, per vedere se è in grado di stare in piedi davanti alle obiezioni di chi − come me − è alla ricerca del bene comune. Allora forse scopriremmo che quello che pensiamo di aver capito non è così evidente, che forse non abbiamo capito, che occorre ripartire dal punto uno, due, tre della Nota. Riempirli di carne, di ragioni, di esperienze. E se incontriamo alcuni che non hanno fatto questo percorso perché pensano che tutto è già risolto, non è che rifacciamo loro la lezione; no, occorre entrare in merito a
quello che dice uno, a quello che dice un altro sfidando con le ragioni, i dati, la loro posizione, per aiutarci insieme a fare chiarezza. Ma se non facciamo noi per primi il percorso, se non prendiamo sul serio le domande (per esempio: «Ma siamo veramente sicuri di sapere come stanno le cose?»,
«Abbiamo avuto presente questo o quel fattore?»), non ci aiutiamo.

Ecco dunque una metodologia appropriata, per tutti noi.  Un approccio corretto. Dovesse ricapitare un incontro come quello di Todi – a prescindere dal fatto che si dovesse andare a rivotare! – i responsabili delle realtà associative cattoliche, non dando niente per scontato, potrebbero proficuamente, loro per primi, confrontarsi proprio su questo. Carròn:

più il soggetto è sostituito da altro, più si deprime, si rattrappisce. Invece, meno viene sostituito, più viene fuori come soggetto”.

Che è esattamente l’idea della “società partecipativa” zampettiana.

La questione è tutt’altro che chiusa, poiché il Paese è spaccato, non tanto in due, ma addirittura piuttosto in quattro! Un quarto degli elettori non ha votato. Dei votanti, un quarto ha votato per Grillo, e PD e PDL si sono spartiti all’incirca a metà quasi tutto il resto dei consensi. Per non dire del fatto che, come è nel tema ricorrente di questo blog, nessuno dei protagonisti maggiori propone la soluzione politica giusta (che esiste!…)  per superare la crisi, che inevitabilmente andrà aggravandosi. Non ci sono scorciatoie. L’Italia è ancora in alto mare.

C’è ancora qualcosa da dire, ma ne parlerò a parte…

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3 pensieri su “ELEZIONI: ITALIA ANCORA IN ALTO MARE

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