Monte dei Paschi: 4,071 miliardi € pubblici investiti.Cattolici dormienti, orsù, sveglia sulla “finanza allegra”!…

Bei tempi, quelli di una volta, quando le banche compravano i titoli di stato. Oggi, è lo Stato a dover comprare i titoli di banca.

Mi riferisco, ovviamente, all’emissione di 4,071 mld di euro per i Monti-MPS-junk-bond, come scrivevo qui, da tempi ancora non sospetti, il 19 dicembre 2012. L’emissione, come è  noto, si è  recentemente concretizzata.

Per essere più precisi, Il Sole 24 Ore Radiocor, recitava appunto il 28 febbraio scorso che

 E’ stata completata l’emissione dei Monti bond per un importo pari a 4,071 miliardi di euro. Lo rende noto Banca Mps precisando che dell’ammontare complessivo 1,9 miliardi sono destinati all’integrale sostituzione dei Tremonti Bond gia’ emessi dalla banca senese nel 2009, mentre 171 milioni, con data di godimento 1 luglio 2013, sono stati emessi a titolo di pagamento anticipato al ministero dell’Economia degli interessi maturati sino al 31 dicembre 2012 sui Tremonti Bond, in considerazione del fatto che il risultato di esercizio della banca al 31 dicembre 2012 “non evidenziera’ un dato positivo”.

Il che sembra un eufemismo, se si va a leggere in questo articolo del Giornale di Vicenza.it, nel quale si dice che

Il 28 marzo, il cda di Mps si riunirà per tirare le somme sul danno ereditato dalla gestione targata Giuseppe Mussari. In quell’occasione Profumo e l’ad Fabrizio Viola alzeranno il velo sul risultato di gestione che dovrebbe evidenziare un rosso di oltre 2 miliardi (secondo una stima di Bloomberg), di cui 730 milioni per colpa della finanza allegra della «banda del 5%» e il resto parte per le svalutazioni fatte nei trimestri precedenti”.

Tanto che, seguita il Giornale di Vicenza, se il presidente di Mps Alessandro Profumo in assemblea si era detto fiducioso di rimborsare tutto nel 2015,

a pensarla in modo diverso è Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, da tempo impegnato invano tra Tar e Consiglio di Stato (prossima udienza il 22 marzo) per sospendere l’operazione. Per Lannutti, i Monti bond non sono altro che «un regalo a fondo perduto». Della stessa idea anche il Codacons che ha annunciato di voler impugnare la sottoscrizione da parte del Tesoro di fronte al Tar del Lazio”.

Insomma, intanto lo Stato ha tirato fuori un bel pacco di quattrini, la cui restituzione è quantomai incerta, a fronte di un cespite di valore presumibilmente assai inferiore, come scrivevo in questo post.

Questo è il lapidario commento,  in forma di tweet, di un “consulente politico” che ho reperito in rete.

E pensare che, se uno va in banca a chiedere qualche migliaio di euro, lo rivoltano – giustamente – come un calzino. Bisogna sapere a chi si danno i soldi. Peccato che questa cosa, su grande scala, non funzioni.

Quindi, come scrivevo in quest’altro post, era solo un penoso tentativo di prendere tempo, quello del Presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, quando da Gad Lerner, Z, il 25 gennaio scorso, disse che, quanto ai 3,9 miliardi di Monti-bond al Mps,

per ora nulla è stato sborsato. Se saranno sborsati i soldi, si tratterà di un prestito ad interesse elevato”.

Era solo questione di poche settimane, prima di aprire i cordoni della borsa. Monti, come un pinguino al tavolo del poker, bluffava maldestramente anche sulla capacità della banca di onorare gli interessi sui bond, tanto è vero che il Monte li sta “pagando” con ancora altra “carta”, però non moneta!  In effetti, fin dall’inizio questa manovra dei bond MPS si è tentato di farla passare in sordina, con una certa indifferenza… forse tutti pensavano che i cittadini contribuenti, intorpiditi dalla disinformazione sistematica, non si accorgessero delle implicazioni di quanto si stava per fare con i loro soldi.

Comunque, come scrivevo in questo post pre-elettorale, se la responsabilità del PD è quella che è, se Monti ha acconsentito all’operazione, ha un bel coraggio anche Giulio Tremonti, già ministro delle finanze sotto il Governo Berlusconi, che nel 2009 – invece di scoperchiare il vaso – dette corso all’emissione dei primi 1,9 mld di euro di MPS bond,  quando critica Monti che il 31 gennaio scorso sarebbe andato in Germania a “prendere ordini dalla Merkel”. Grazie a Monti, diceva l’ex-ministro,

noi stiamo pagando i buchi delle banche francesi e tedesche”.

Si vede che, per Tremonti, l’italianità dei disastri finanziari ammortizza il dispiacere del contribuente.

Non si salva nessuno.

Bene, ho un bel pacco di ritagli di giornale sul caso-MPS, che mi riprometto di vedere con più attenzione, per proporvi qualche altra “perla”. Sarebbe interessante parlare anche della particolare posizione di chi, nel passato, deteneva un discreto pacchetto azionario, dell’uso poco decifrabile che ne ha fatto, e che, dopo i noti eventi, nel CdA del Monte è ancora rappresentato: UNICOOP Firenze.

Qui volevo segnalare il fatto che, nel nostro mondo cattolico, sembra non si siano capiti – nella migliore delle ipotesi – i meccanismi finanziari che, ciclicamente, portano a disastri come quello del Monte. Questo dovrebbe “darci la sveglia”, perché viene fuori che non siamo abbastanza consapevoli della situazione, né abbastanza responsabili del bene comune. Faccio un solo esempio, però significativo.

Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha pubblicato, il 24 ottobre 2011, una “Nota” dal titolo “Per una riforma del sistema finanziario internazionale nella prospettiva di un’Autorità pubblica a competenza universale”.  Mi dispiaccio non poco di dover dire che quel documento è criticabile da più di un punto di vista. Non sto a approfondire ora, ma segnalo che al n. 4, la Nota auspica l’eventualità di

Forme di  ricapitalizzazione delle banche anche con fondi pubblici condizionando il sostegno a comportamenti «virtuosi» e finalizzati a sviluppare l’economia reale”.

Gli 1,9 miliardi di Tremonti-bond del 2009 (fondi europei, ma sempre di soldi pubblici si trattava) erano stati dati – incautamente e negligentemente – al Monte giustappunto per quello,  nel quadro di un “piano” per sviluppare l’economia reale. Il Monte li ha impiegati, invece, in operazioni finanziarie spericolate. Il cui esito infausto è ora rimasto sul gobbo del contribuente.

Il Pontificio Consiglio ipotizzava quindi di affidare i denari dei contribuenti alle banche che, come spiego in questo testo (a pag. 27), sulla base della lezione di Pier Luigi Zampetti, si sono fatte strumento delle perverse politiche keynesiane. Tali investimenti pubblici di ricapitalizzazione, secondo il Pontificio Consiglio, dovrebbero essere condizionati a comportamenti «virtuosi», però oggettivamente non facili da contrattualizzare prima dell’affidamento dei capitali, e nemmeno da controllare ex-post. La verifica, comunque, sarebbe successiva all’erogazione dei fondi.

Non è detto, nella Nota, cosa accadrebbe nell’ipotesi che dal controllo risultasse un comportamento inadempiente delle banche, ed esse non fossero in grado di restituire i fondi all’Ente pubblico erogante. Come è successo per il Monte. Anzi, in questo caso le casse pubbliche non solo non  hanno visto tornare indietro gli 1,9 mld già erogati, ma lo Stato italiano, nonostante si sia in presenza di una gestione della banca presumibilmente assai scorretta, ne ha addirittura finanziati altrettanti! Non è possibile andare avanti in questo modo.

Questo invito ad aprire gli occhi, in realtà, è indirizzato a ciascuna persona di buona volontà che tenga alla cosa pubblica. Maggiormente però ai cattolici, in quanto che è solo nel patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa – cioè nella sussidiarietà e nella partecipazione autentica – che è possibile trovare la soluzione globale al problema politico, nel quale rientrano anche episodi come questo del Monte, che non è appropriato considerare in modo separato da quel contesto, come tende invece a fare la “Nota” del Pontificio Consiglio.

Bisogna che, anche in Istituzioni ecclesiali importanti come quella citata, si sia più consapevoli e responsabili di quello che si scrive. Anche in salvaguardia dell’affidabilità e del prestigio del Magistero. E anche per non passare da ingenui sprovveduti.

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