Oggi il Conclave. Ma che c’entra con “la filosofia della TAV”?…

Oggi pomeriggio si chiudono le porte della Cappella Sistina, per l’elezione del nuovo Papa. Ma, cosa ha a che vedere questo fatto con il tema di questo blog, “la filosofia della TAV”? Beh, c’entra al 100%. Nella pagina di presentazione “perché la filosofia della TAV” scrivo infatti che

 …nel blog, troverete interventi di vario genere, non solo strettamente attinenti al tema della TAV. Come ho detto, quello dell’Alta Velocità è infatti solo un tassello dello scenario socio-politico-economico complessivo. Ed è solo in tale ambito che può essere compreso e risolto. Poiché la soluzione del caso-TAV si inserisce necessariamente nella linea del rispetto del diritto naturale e dei princìpi non-negoziabili, che sono la difesa della vita umana, della famiglia naturale (quella fra uomo e donna, oggi bisogna precisarlo), della libertà di educazione, in una ottica di piena sussidiarietà dello Stato alla persona, tutto ciò che attiene a questi valori potrà essere oggetto di trattazione di questo blog. La caratteristica della sussidiarietà è infatti quella di innervare ogni ambito dell’attività del’uomo, al quale, con la famiglia e i “corpi intermedi” – attribuisce il primato sociale, rispetto appunto a quello dello Stato. Questo non limita la nostra trattazione a un ambito tecnico-specialistico, ma ci conferisce una grande libertà.

L’affaire TAV, con le sue conseguenze lesive del bene comune, non può essere compreso appieno come fatto a sé stante, ma va considerato come effetto puntuale di quella politica keynesiana, materialista, consumistica e bancarottiera che ha rappresentato il paradigma del “modello di progresso e sviluppo” mondiale, dal tempo del New Deal rooseveltiano a questa parte. Di questo parlo più approfonditamente nella pagina principale del blog.

Altrimenti detto, è improprio e improduttivo, anche a monte della vicenda TAV, considerare la politica infrastrutturale, la politica tout court, l’economia, la finanza, il lavoro, in un’ottica soltanto tecnico-materialistica – specialistica, e non anche trascendente, che comprenda cioè anche la dimensione spirituale del’uomo. Eppure questo è l’errore fatale che si sta invece correntemente facendo, come è noto, sull’onda lunga della modernità.

Tant’è che Pier Luigi Zampetti, grande intellettuale del ‘900 e innovatore nel campo della “partecipazione” autentica, sosteneva che essa non si dà secondo il materialismo storico proprio della sinistra, né per il materialismo edonistico tipico della tradizione liberale, ma piuttosto tramite lo spiritualismo storico, da lui teorizzato, secondo le linee della Dottrina sociale. Cito dalla nota di copertina del libro di Zampetti “La società partecipativa” (Dino editore), risalente nella prima edizione al lontano 1981:

La società del 2000 è sottesa e animata da una nuova cultura: lo spiritualismo storico. Esso fa germogliare la “società di ruoli o funzioni” in luogo della società di classi, un nuovo capitalismo, il capitalismo popolare in cui tutti i lavoratori diventano capitalisti ed un nuovo Stato, lo Stato partecipativo, che coordina il meccanismo produttivo nella programmazione economica. L’inflazione è definitivamente debellata e nuove prospettive di lavoro si aprono per i giovani.

Lo spiritualismo storico trova il suo fondamento nell’Incarnazione, che riguarda tutti indistintamente gli abitanti del globo e che dimostra come tra partecipazione e cristianesimo vi sia un nesso inscindibile. Ecco perché in un senso del tutto nuovo ciascun uomo, indipendentemente dal sesso, razza, nazione o religione, non può non dirsi cristiano”.

Per venirne fuori, dobbiamo dunque allargare il campo visivo dal tecnicismo e dal materialismo, dal dettaglio contingente al tutto, alzare gli occhi e considerare la realtà tutta intera.  E’ proprio l’approccio materialistico, antropologicamente sbagliato, che sta producendo danni spettacolari – ad ogni livello – nel consesso umano.

A questo proposito, esempi come la TAV e il caso Monte dei Paschi a parte, non finisco mai di stupirmi. Pare non esserci alcun limite, anche in casistiche difficilmente immaginabili.

Ieri l’altro notte, a RAI24News, è passato un servizio sui cosmetici “cruelty-free”. La RAI ha presentato come una conquista di civiltà il fatto che L`11 marzo 2013 entra in vigore il divieto totale, in tutto il territorio comunitario, di testare e commercializzare ingredienti e prodotti cosmetici sperimentati su animali. Quindi i prodotti di bellezza non saranno più “testati” sugli animali, compresi topi e RATTI, appunto per riguardo alla loro “dignità animale”. Che viene così posta non sotto quella umana, ma direttamente anche sopra. Infatti, secondo il pensiero cruelty-free, i cosmetici potranno però essere testati su esseri umani, persone che potranno offrirsi volontariamente a fungere da cavie… quindi, finisce che i RATTI sono più tutelati dell’uomo. Non è uno scherzo!… la TV di Stato propaganda questa posizione. “Gli animali ringraziano!” Questa la chiusa del servizio su RAI24News.

Ma prego, cari RATTI!…  è un piacere per noi testare i cosmetici che, dopotutto – almeno per ora – usiamo solo noi… perché dovremmo sacrificarvi, sarebbe non-etico…

Ah, che bello sarebbe poter chiudere la RAI!… Ma sto scherzando, non è così che si fa. Non è con tali atti utopistici che si risolve il problema. L’unica soluzione è la libertà di educazione del popolo, col buono-scuola, e  la sussidiarietà, cioè mettere lo Stato al servizio del cittadino, invece del contrario, come è adesso.

La modernità ha disintegrato la nostra capacità di giudizio, a tal punto che abbiamo urgente bisogno di una guida. Quindi, ecco il Papa.

Ratzinger, in questo senso, è stato eccezionale nel porgere all’uomo, a ogni uomo, la chiave di accesso alla porta del desiderio di senso e della piena soddisfazione della nostra esistenza, ad ogni età, in ogni circostanza. E per questo lo ringraziamo ancora una volta.

La confusione è tale che, anche nell’ambito cattolico, le infiltrazioni del pensiero consumistico liberal-socialista keynesiano hanno grandemente eroso i mattoni logici del pensiero. L’esempio eclatante è quello del settimanale TEMPI, che ha sposato entusiasticamente la causa della TAV oltre ogni ragionevolezza, oltre ogni argomento di elementare buon senso. Paradossalmente, mentre riusciamo a far uso di ragione per avere conferma dell’esistenza di Dio, non sembriamo essere in grado di esercitare quella medesima funzione umana, per valutare se costruire o meno una ferrovia. Fra RATTI e TAV, siamo ridotti davvero male, anche – e specialmente ! – in Europa.

La speranza è che vogliamo lasciarci guidare, nel retto uso di ragione – come nella fede, i due termini vanno insieme – dal nuovo Papa. L’attesa, sempre densa di vita e di novità nel solco della Tradizione, come sempre nella vita della Chiesa, è grande.

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