Spot del Ministero della Salute: “il preservativo evita l’HIV”. Sicuro?!??… ma anche no!!….e c’è di mezzo anche la solita TAV….

Che c’entra l’uso del preservativo con la TAV?… Coloro che, fra di voi, hanno già avuto modo di seguire questo blog, sanno, come scrivo in questa pagina, che ne “la filosofia della TAV”, per un verso o per l’altro tutto si tiene: politica, economia, finanza, etica, e last but not least, anzi, in posizione preminente, anche il fatto religioso.

Però, l’ipotesi di una possibile relazione tra l’uso del preservativo e la TAV, potrebbe sembrare una forzatura. In realtà, è una cosa estremamente seria.

Cominciamo, innanzitutto, dallo spot di “comunicazione istituzionale” del Governo Monti uscente, sulla prevenzione dell’AIDS (virus HIV), grazie al preservativo. Lo spot è questo:

Ora, la prima cosa da dire è che il contenuto del messaggio trasmesso dal Ministero della Salute – il preservativo evita l’AIDS – è tutt’altro che certo. E’ sufficiente infatti una breve ricerca in rete per trovare immediatamente su vari siti, tra i quali ho scelto questo articolo, il dato che, come cito:

…il preservativo presenta fori 50 volte più grandi del virus dell’AIDS e quindi questo virus può benissimo attraversare la parete di gomma del profilattico.

e, per essere ancora più precisi,

…La maniera migliore per verificare la veridicità di questi dati era testare nella realtà la presunta sicurezza offerta dai preservativi. Questo è appunto ciò che ha fatto la dottoressa Susan C. Weller, che ha studiato la frequenza della trasmissione del virus, usando sempre il preservativo per un anno, tra coppie di marito e moglie nelle quali uno solo dei due partners è sieropositivo. In questo studio è emerso che ben il 30% delle persone sane si è ammalato nell’arco di un anno; ciò a dimostrare che questi soggetti, nonostante l’uso continuato del preservativo, sono stati contagiati dal loro coniuge. Una percentuale strabiliante che, se confermata, inficia del tutto il comune pensare di tanti promotori delle campagne del “sesso sicuro”. Sostenere, come fanno molti messaggi pubblicitari, che l’uso del preservativo garantisca totalmente da rischi di contagio, è del tutto falso. Se il messaggio fosse accolto acriticamente – come purtroppo avviene spesso – dai nostri studenti, in ogni classe 6-7 dei nostri ragazzi (appunto circa il 30 %) rischierebbero pericolosamente di essere sacrificati alle campagne del “sesso sicuro”. Vien da chiedersi quanti genitori sarebbero disposti a sottoscrivere tali campagne.

Emerge quindi, subito, una realtà devastante. E’ possibile che al Ministero della Salute del tecnocratico e “supercompetente” Governo Monti non si sia a conoscenza dei suddetti rischi?… Questo non è credibile. Il promuovere l’esercizio della sessualità come si fa nello spot, dando luogo all’idea che l’uso del condom sia bastevole ad evitare l’AIDS, sarebbe di una irresponsabilità inaudita. D’altronde, su questa intenzione non abbiamo dati oggettivi.  Limitiamoci quindi, al momento, alla gravità del dato di fatto.

Ancora. A prescindere dal rischio-AIDS, lo spot in argomento promuove una visione di sessualità materialista e polivalente: una coppia omosessuale maschile, una coppia omosessuale femminile, una coppia eterosessuale di colori diversi, che fa tanto “politically correct”. Quindi, sul tema del teorico evitamento dell’infezione da AIDS, si innesta anche l’altro tema corrente della equiparazione della omosessualità alla sessualità. In realtà, è noto che in questo tempo le oligarchie stanno promuovendo massicciamente, sia a livello nazionale che mondiale, quel fattore destabilizzante non solo della personalità umana, ma per ovvi motivi anche per la stessa sopravvivenza della società e dello Stato, che è appunto l’omosessualità.

Di questo ha parlato anche Papa Francesco I, in questo suo passato intervento a Baires.

Ovviamente, circa l’omosessualità non mi riferisco alle persone, ma a quello stile di vita antropologicamente distorto e disordinato, portato come valore positivo e artificiosamente equiparato alla sessualità. La quale per sua stessa natura – fin nella radice della parola medesima – implica la complementare alterità e diversità nell’ambito della coppia.

Ma, per andare al fondo della drammatica questione, e a prescindere anche dagli inconvenienti dell’omosessualità, la materializzazione della vita sessuale, implicita nella contraccezione, comporta altri pesanti risvolti negativi. Come diceva il mio vecchio amico Fernando Lamperi, ora tornato alla Casa del Padre (R.I.P.!),

il preservativo, oltre ad avere margini sensibili di inefficacia rispetto allo scopo che si propone,  è una barriera contro il piacere e un velo sottile contro le malattie da infezione”.

Ed è per questo che molte volte gli si preferiscono altri metodi contraccettivi, come la pillola anticoncezionale e la spirale intrauterina. Cosa comporta questo?

La pillola anticoncezionale, assunta dalla donna, ne sconvolge pesantemente, per via ormonale, l’equilibrio endocrino. Il corpo della donna può arrivare a gonfiarsi, fisicamente. E’ saggio pensare che tale prassi non abbia alcuna conseguenza sulla sua salute? Ci preoccupiamo, giustamente, di come sono alimentati gli animali che mangiamo, o che i pesci e le verdure sulla nostra tavola non siano contaminati da elementi chimici o radioattivi. Ma – per averla sempre disponibile – non sembriamo preoccuparci degli effetti che le pillole anticoncezionali hanno, direttamente, sul corpo della donna. E gliele facciamo mandar giù.

La spirale intrauterina è un anticoncezionale abortivo. Impedisce infatti l’annidamento dell’embrione nell’utero materno, dal quale esso viene quindi espulso nelle primissime fasi della gravidanza.

Stesso effetto precocemente abortivo hanno le c.d. “pillole del giorno dopo”, denominate in modo non veritiero come prodotti da “contraccezione di emergenza”. Dove invece il concepimento può ben essersi già verificato. Si tratta, tra l’altro, di prodotti ancor più pericolosi per la salute della donna, diverse delle quali hanno perso la vita in seguito alla sua assunzione. Inoltre, quella della “pillola del giorno dopo” è una metodica dolorosa, che “privatizza” indebitamente l’aborto, lasciando la donna sola, davanti a questo dramma. Questo, un approfondimento.

Logo SOS VitaA questo proposito, per scongiurare questa solitudine, ben volentieri segnalo che esiste un “numero verde”, operativo 24h/24 al quale la donna che si viene a trovare in questi frangenti, può rivolgersi, in qualunque momento: prima, ma anche dopo lo sua scelta, se ne sentisse la necessità. Il numero, per consigliarsi con una voce davvero amica della donna – e dell’uomo! –  è quello nella locandina.

Qual è, dunque, la conclusione?… la conclusione è che lo stile di vita promosso dallo spot del Governo Monti è comunque micidiale.

Tutti i metodi contraccettivi artificiali negano la completa e liberante donazione reciproca nell’ambito della coppia, atto potenzialmente aperto alla procreazione responsabile, possibile ed efficace con i metodi naturali. L’uso del preservativo frustra il piacere ed espone in alta percentuale, come si è detto, al rischio AIDS. Altri metodi meccanici e chimici sono abortivi. Anche questa è una realtà che viene celata dal sistema: uno stile di vita improntato al “libero amore”, comporta un numero sensibile di cripto-aborti a ripetizione. Nessuno, a parte la Chiesa cattolica, dice che si tratta di esseri umani, di figli che vanno effettivamente persi. Il che è, oggettivamente, una tragedia.

Quindi, quella che sembrava una liberazione portata dalla modernità contraccettiva, si rivela invece una maledizione: aderendo allo stile di vita promosso dal Governo Monti, fai l’amore, ma sperimenti il piacere in modo ridotto e gommoso. E, se in aggiunta ti comporti in modo sessualmente promiscuo,  rischi pure la vita, cosa che lo spot di Monti non ti dice!… Oppure, se non dai retta a Monti e non ti neghi il piacere fisico,  in tal caso però sistematicamente generi ed elimini i tuoi figli… rischiando ugualmente, in caso di promiscuità, la vita. Un vero anticipo d’inferno.

Dunque, pare proprio che il preteso “salvatore della Patria”, Mario Monti (per i dettagli rimando agli articoli sul blog nella relativa categoria), abbia “avvelenato i pozzi”, come suol dirsi. D’altronde, così hanno fatto, in modo bi-partizan e sia pure in varia misura, anche i suoi predecessori di vario orientamento: la sinistra piddina, il cui radicalismo etico è ben noto, ma anche il centro-destra berlusconiano.

E anche, direi: date tutte queste premesse, dettate da semplici e concrete ragioni di realismo, c’è ancora qualche persona che, nonostante tutto, insisterebbe a procedere a far l’amore nel modo disinvolto, ispirato dal “Ministero della non-salute” sotto il Governo Monti?!?… francamente, mi stupirei che, ancorché dubbioso, ne avesse ancora voglia!…

Ma, se così è, perbacco, allora converrebbe, al popolo, diffidare dalle indicazioni di Raoul Bova (…caro Raoul, non avevi proprio nulla di meglio da fare?!?) nello spot per conto del Ministero della NON-salute… e investire invece sull’amore vero e sul matrimonio!… 

Sì, l’esercizio della sessualità è bene dedicarlo alla sua sede naturale ed esclusiva, che è il matrimonio. A motivo dell’evidente delicatezza e intimità della materia, che quando è esercitata al di fuori di quell’ambito ne viene inflazionata e sciupata. L’integrità della persona viene sacrificata. In altre parole,

Dio ha creato l’uomo e la donna complementari e ha messo in ambedue la forza di un’attrazione reciproca. Ma ha anche creato il senso del pudore, per custodire l’origine della vita nella sacralità e quindi nel mistero, che si svela appunto solo nel matrimonio”. (Piero Gheddo, in questo articolo)

D’altronde, è anche san Paolo ad affermare ragionevolmente che

[8]Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; [9]ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere. (1Cor, 7)

In effetti, nella modernità non siamo stati e-ducati ad amare davvero. Siamo stati, piuttosto, ducati alla materializzazione e al consumo, pure quello di noi stessi, anche in campo affettivo. E però, non è mai troppo tardi per cambiare strada. Anzi, prima invertiamo la rotta,  meglio è per tutti.

Si è precisato poco sopra che la promozione del “libero amore” contraccettivo, con le sue nefaste conseguenze, è dunque un fatto politico. Una precisa scelta politica, compiuta dalle oligarchie che gestiscono la società dei consumi nell’ambito della democrazia rappresentativa. A proposito di cosa questo comporti, Vi propongo le parole di un testimone. E’ una citazione dal libro Sulle frontiere dell’umano – un prete tra i malati, di padre Vincent Nagle (Rubbettino, 2004), pag. 15:

Alla fine degli anni ’60 avevo circa dieci anni. La nostra famiglia viveva in una zona devastata dall’abuso di droga e dalla promiscuità sessuale. Andai a una festa a casa di vicini, una famiglia di nostri amici che uscì dagli anni ’60 praticamente distrutta. Di sette figli, un paio morirono di droga, uno morì di AIDS, gli altri finirono in prigione. La droga e il sesso entrarono nella loro famiglia e la fecero a pezzi.

L’esempio riguarda gli Stati Uniti, e il tempo nel quale l’imposizione culturale – per via politica – della promiscuità sessuale, alla quale – come recita la suddetta testimonianza – è connessa quantomeno l’idea dell’uso di sostanze stupefacenti, era al suo poderoso inizio. Ma, come si vede, tutto il mondo è paese. Dopo quasi un cinquantennio le cose vanno avanti allo stesso modo. Oggi l’esempio eclatante e manifesto è la Francia di Hollande, ma anche tutta l’Europa (specialmente anche la Croazia, in questo articolo!), oltre che gli USA di Obama, vanno nella medesima direzione. In altre parole, pensiamo di aver liberamente adottato certi comportamenti in campo sessuale, secondo il nostro insindacabile giudizio. E non ci rendiamo conto di come il sistema abbia invece condizionato in modo ferreo, più o meno artatamente, i meno accorti di noi. Inducendoci anche, come fa il “Ministero della NON-salute” italiano, a mettere a repentaglio la nostra stessa vita. A tal punto siamo giunti.  

Conviene che, per umanizzare il tema, per porci sulla via della soluzione del problema – che è indubbiamente esistenziale, per ognuno di noi, che con esso si deve confrontare – io riporti un’altra citazione di Vincent Nagle, dal testo già citato (pag. 50):

Ho qualche ragione di tristezza se guardo alla mia famiglia, così come forse molti altri. Una volta ero a casa, oppresso da quella tristezza così pesante. Era gennaio e c’era un magnifico tramonto in quell’angolo del nord della California. Ero seduto su una panchina del parco, senza saper cosa fare della mia vita, e mi sembrava che la tristezza mi stesse uccidendo. Non potevo sopravvivere. Era una forza fisica, quasi come l’acqua che lava via tutto, distrugge tutto quando precipita a valle, da una montagna, e taglia, spacca tutto. Stavo seduto su quella panchina. Dovevo cenare con  mio fratello, ma non riuscivo a muovermi. Così mi dissi: “Dovrei pregare Maria”.  Avevo appena iniziato a pregare (credo che stesse solo aspettando che mi decidessi a rivolgermi a lei) quando improvvisamente disse: “Affida la tua tristezza a me, sono la Madre dei dolori”.

E tutto cambiò. La tristezza non era svanita, ma improvvisamente veniva diretta verso un luogo di speranza. Lei abbracciava me e il mio sconforto. E il mio dolore, invece di precipitare nella disperazione come un torrente impetuoso in un abisso, diventò un pozzo profondo, come quello di Maria. Ero pieno di quella stessa acqua che viene da quel serbatoio di speranza che è il suo ventre, il ventre in cui lei aveva racchiuso tutta la sua tristezza, il ventre che aveva fatto nascere suo figlio, Gesù. Quando decisi di condividere con lei il mio dolore, esso non diminuì per nulla. Ma quella tristezza che mi stava distruggendo divenne la profondità di chi sono.

Vale a dire, la nostra natura umana, per essere pienamente significata e appagata in tutte le sue sue dimensioni, pur tra le difficoltà e i dolori inevitabilmente connessi alla nostra finitezza umana, ha la necessità vitale di riferirsi alla dimensione del trascendente. Tale desiderio infinito di pienezza, di eternità e di gioia si riflette ovviamente anche nell’esperienza della sessualità, che qui osserviamo quindi come dono divino.  Allora è pertinente Origene, uno dei Padri della Chiesa, quando dice:

A chi chiede le cose spirituali, le materiali vengono date in aggiunta.

Qui, in effetti, si gioca tutta la nostra sincerità. La domanda che viene dal profondo della nostra stessa anima è: “che cosa desideri veramente?… cosa vuoi davvero?…”.  Conviene aspettare un attimo, prima di rispondere.

Tutto ciò premesso, veniamo ora alla relazione tra uso del preservativo, contraccezione e TAV, collegamento che è anch’esso squisitamente politico. Anche tale relazione va ovviamente inquadrata nel contesto della “società dei consumi”, della quale ragiono in dettaglio nella pagina principale del blog.

Così scriveva il mio maestro prediletto, Pier Luigi Zampetti (vedere al capitolo 1 della pagina linkata):

…Era proprio quello che il nuovo capitalismo voleva: ai cittadini i consumi, gli investimenti ai capitalisti privati o allo Stato. Al vecchio capitalismo, che si può denominare liberalcapitalismo, viene sostituito un nuovo capitalismo  che potremo denominare capitalismo liberalsocialista, perché unisce alla proprietà e alla conduzione dei mezzi di produzione dei pochi la redistribuzione del reddito, attraverso l’intervento dello Stato, che riguarda l’intera collettività. Ma il discorso non si ferma qui. Il nuovo capitalismo ha avuto profonde ripercussioni di carattere etico. La redistribuzione del reddito, ottenuta in maniera meccanicistica attraverso esproprio invisibile, ha favorito la nascita del permissivismo che ci conduce ad affermare che la società dei consumi o società dell’inflazione è altresì una società altamente permissiva. Dove cioè nascono e si sviluppano i fenomeni aberranti della violenza, della droga, dell’erotismo, dell’aborto,  della dissacrazione familiare, della criminalità economica e della criminalità organizzata. Il permissivismo è cioè una conseguenza del consumismo e dell’inflazione. (…) Abbiamo in tal maniera una immagine negativa dell’uomo: non più l’uomo persona che è in grado di autodeterminarsi, ma l’uomo robot che compie scelte che altri hanno già deciso diverso tempo prima di lui, o, meglio, sostituendosi a lui… L’uomo è una macchina di consumo. Si diffondono costumi di vita  sempre meno controllati, Il permissivismo si estende gradualmente all’intera società. E con il permissivismo non possono essere più controllati gli istinti deteriori dell’uomo”. (Zampetti, La Dottrina Sociale della Chiesa, Sanpaolo, 2003. estratti da pag. 23 e seguenti).

E dunque, la TAV?…

Come spiego largamente nella suddetta pagina principale del blog, la TAV a sua volta si collega alla deleteria società dei consumi, in quanto è  esempio eclatante della politica keynesiana di “spreco istituzionalizzato della spesa pubblica” (fare buche in terra con i soldi pubblici, e poi riempirle nuovamente, suggeriva Keynes), per fare “progresso & sviluppo” fittizi, a carico del debito pubblico. E creando così anche “lavoro drogato”, per attuare la redistribuzione del reddito di cui alla precedente citazione zampettiana. Ben altra, come dico nella pagina in argomento, sarebbe stata la politica infrastrutturale da perseguire.

E’ una realtà molto spiacevole ma, in fin dei conti, semplice e lineare nella sua essenza. Non è necessario essere specialisti in economia e scienze sociali, per comprendere il funzionamento dei meccanismi descritti.

E così, abbiamo chiuso il cerchio del collegamento tra i preservativi e la TAV. Se li conosci, li eviti tutti e due!…

Che fare, allora?… Beh, direi, intanto consapevolizziamo. Sarebbe già buono.

E poi, propositivamente, la soluzione al problema: la buona notizia è che la soluzione c’è, e sta nel principio di sussidiarietà, secondo la Dottrina sociale della Chiesa. Cito dalla nota di copertina del libro di Zampetti “La società partecipativa” (Dino editore), risalente nella prima edizione al lontano 1981:

La società del 2000 è sottesa e animata da una nuova cultura: lo spiritualismo storico. Esso fa germogliare la “società di ruoli o funzioni” in luogo della società di classi, un nuovo capitalismo, il capitalismo popolare in cui tutti i lavoratori diventano capitalisti ed un nuovo Stato, lo Stato partecipativo, che coordina il meccanismo produttivo nella programmazione economica partecipata. L’inflazione è definitivamente debellata e nuove prospettive di lavoro si aprono per i giovani.

Lo spiritualismo storico trova il suo fondamento nell’Incarnazione, che riguarda tutti indistintamente gli abitanti del globo e che dimostra come tra partecipazione e cristianesimo vi sia un nesso inscindibile. Ecco perché in un senso del tutto nuovo ciascun uomo, indipendentemente dal sesso, razza, nazione o religione, non può non dirsi cristiano”.

Mica poco, mi pare. Se qualcuno è interessato e vuol saperne di più, ne parlo più a fondo in questo testo.

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  8. RIPETERÒ ALL’INFINITO IL PERSERVATIVO NON ANNULLA IL RISCHIO MA LO ABBASSA DAL 100% AL 15% DUNEUE (DA NOTI STUDI UNIVERSITARI) QUELLO È UNO SPOT INGANNEVOLE ANZI DANNOSISSIMO

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