200 Opere d’arte sparite alla Certosa di Firenze?… non è certo. Quella che è certa, è l’incapacità dello Stato.

La notizia, apparsa in evidenza sui giornali locali pochi giorni fa è quella del titolo, qui e qui: La Certosa di Firenze (si trova in località Galluzzo, Firenze sud), grande complesso monastico risalente al 1300, sarebbe stata depredata di 200 opere d’arte.

Il condizionale è d’obbligo, perché se si va a leggere gli articoli, si viene a sapere che, forse, la realtà è un po’ diversa. Nel senso che il prestigioso complesso, che dopo le storiche vicende delle requisizioni napoleoniche è oggi di proprietà dello Stato, abitato da pochi frati rimasti, è in stato di totale abbandono. E quindi, come potete leggere negli articoli linkati, i frati dicono che molte delle opere teoricamente mancanti potrebbero essere disperse negli immensi locali della Certosa, mancando infatti, da tempo immemorabile, un inventario di quel patrimonio. Comunque, sembra che gran parte delle opere rimaste giaccia in stato di abbandono e degrado, ammonticchiata fra umidità e polvere.

I frati, si legge, avrebbero informato a suo tempo della situazione la Soprintendenza ai Beni culturali, ma nessun provvedimento sarebbe stato preso in merito.

Notizie come questa fanno sempre una grande tristezza. Dispiace veder andare in malora un patrimonio artistico importante, che altre nazioni ci invidiano.

Non ce n’era bisogno, ma è l’ennesima conferma, come l‘affaire TAV, della oggettiva incapacità dello Stato di “essere”, appunto, il tipo di Stato, il tipo di democrazia di cui abbiamo estremo e urgente bisogno.

Nessuna teorica “riforma” istituzionale può risolvere il problema. L’unica soluzione a questa situazione di crisi ormai irreversibile è l’evoluzione dello Stato verso la “società partecipativa“, per mezzo del principio di sussidiarietà. Questa cosa non può, per ovvi motivi, essere calata dall’alto, ma verrà tramite l’educazione del popolo. Quindi, come prima cosa ci vuole il buono-scuola, per la libertà di educazione.

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