Caso marò: Contrordine, “fratelli”! Rispediti in India. Questa è la fine di Monti in politica.

Avevo scritto, non più tardi dell’altro ieri, della incredibile inettitudine di Mario Monti nella gestione del noto caso marò.

Ancora più inqualificabile, ieri, il dietro-front del Governo italiano. Che ringamba sulla sua clamorosa, precedente e azzardata decisione di trattenere i militari in Italia. Tanto che i fucilieri di marina Girone e Latorre sono già stati imbarcati in aereo e rispediti al mittente, secondo gli accordi originari.

Nel primo post  facevo riferimento alla giusta riflessione di Gianandrea Gaiani, direttore di AnalisiDifesa, pubblicata su “La nuova bussola quotidiana”.

In sostanza il ragionamento è questo: l’India, come tutti ben vediamo, è un Paese tendenzialmente autoritario, anche sotto le mentite spoglie della democrazia. Tra l’altro, l’insufficienza della democrazia rappresentativa, che peraltro caratterizza anche le nazioni dell’Occidente, compresa la nostra, è fra i temi primari trattati in questo blog. Se ne può, appunto, leggere in dettaglio nella pagina principale.

E’ cosa arcinota che i regimi tendenzialmente totalitari, come quello indiano, allo scopo di distrarre l’opinione pubblica dai gravi problemi interni, adottano la strategia di “creare”, e dare in pasto al popolo, “nemici esterni”. Senza voler andare troppo indietro nel tempo, è esemplare, in  questo senso, la vicenda dell’Argentina. La quale a suo tempo, sull’onda dello slogan “las Malvinas son argentinas”, riuscì addirittura a far scoppiare una guerra, piccola ma relativamente sanguinosa: quella delle Falkland, della quale è appena ricorso il trentesimo anniversario.

Chiaramente, la vicenda dei marò italiani, in servizio anti-pirateria sulla nave da carico Enrica Lexie,  sequestrati dalle autorità indiane sotto l’accusa di aver sparato e ucciso due pescatori indiani, si pone sulla medesima linea.

Tra l’altro, l’India è un Paese nel quale la vita umana, specie quella della povera gente, non vale nulla. Povertà generalizzata a parte, questo si è ben visto recentemente nei tanti casi di violenza sui cristiani, attuati in odio alla fede. L”Avvenire” ricorda infatti che

Cresce drammaticamente il numero dei cristiani vittime di atti di violenza, persecuzione o discriminazione in India. Sono 2.141 quelli registrati nel 2011 a cui il Rapporto 2011 sulle Persecuzioni in India, pubblicato ieri dal Catholic Secular Forum (Csf), affianca quanti (familiari, contare le loro famiglie, parenti, amici, collaboratori) finiscono per essere vittime indirette della violenza. A soffrire della situazione, dovuta all’azione degli estremisti indù sostenuti da movimenti politici e da interessi economici ma anche incoraggiata dalla scarsa azione di polizia, investigatori e giudici nell’opera di prevenzione e repressione, sono soprattutto bambini e le donne. Come riferisce il Rapporto, fatto pervenire all’agenzia Fides, i più giovani si ritrovano ad essere «osservatori inermi dei crimini» e la mancata istruzione elementare, la denutrizione, la precarietà dei campi profughi, la paura e la povertà, abusi e sfruttamento sul lavoro ne mettono a rischio salute e stabilità. Vulnerabili anche le donne: suore, sorelle, mogli o figlie di pastori o di leader delle comunità, oggetto di stupri e molestie sessuali.

L’elemento importante da evidenziare è dunque il fatto che vessazioni e violenze di vario genere hanno luogo con l’avallo delle autorità, se non con la loro connivenza diretta.

A questo proposito, è davvero centrato questo intervento di Alfredo Mantovano, deputato del PdL. Mantovano osserva che il nocciolo – inspiegabilmente inosservato – della questione, è che se Girone e Latorre si trovavano armati su quella nave, era perché le acque al largo della provincia indiana del Kerala sono, assieme alle somale, fra quelle più infestate al mondo in fatto di pirateria. Esistono, dice Mantovano, trattati internazionali che hanno istituito e disciplinano, per questo motivo, la presenza di militari armati a bordo delle navi da carico. Il deputato del PdL osserva che il problema è appunto questo: che quando è scoppiato il caso-marò l’Italia, inspiegabilmente e codardamente, non ha fatto valere questa circostanza primaria. Tra l’altro, se i pirati operano al largo delle coste indiane, è evidente che è proprio sul territorio indiano che hanno le loro basi, con l’acquiescenza delle relative autorità politiche. Se il Governo Monti avesse espresso una politica estera appena appena decente, avrebbe dovuto subito sbugiardare l’India, che in questa vicenda ha incredibilmente avuto successo nel giocare un bluff diplomatico vergognoso, senza avere nessuna carta in mano.

Nel caso dei marò, a parte la poca o punta affidabilità delle accuse specifiche che sono state  a loro mosse dalle autorità indiane, quello che è risultato assolutamente scandaloso è che la detenzione dei nostri militari sia già durata un anno. E che in questo tempo l’India non si sia ancora nemmeno espressa circa la giurisdizione incaricata della competenza del caso. Arrivando recentemente all’eccesso di  istituire un “tribunale speciale”  per giudicarlo. Non c’è mai stata, in questa vicenda, la minima garanzia che i fucilieri subissero un processo equo, nel rispetto del Diritto.

Ora, fin dall’inizio l’errore capitale del Governo Monti è stato quello di “silenziare” totalmente la vicenda, che avrebbe dovuto essere invece portata con determinazione in tutte le assise internazionali possibili. Per mettere in chiaro i fatti davanti all’opinione pubblica mondiale, e porre l’India davanti alle sue responsabilità. Si era visto immediatamente, infatti, che il “gigante asiatico” cercava un “capro espiatorio diversivo” per i suoi problemi interni, che devono essere davvero rilevanti. E che in questo caso tenere un profilo basso, sia dal punto di vista internazionale che da quello diplomatico, non avrebbe pagato. In questo, ci pare che anche l’opposizione parlamentare  non abbia poi fatto sentire una gran voce.

Sta di fatto che così facendo abbiamo dato spago all’India, che in questo tempo ha recitato in modo ridondante la parte della vittima, proclamando a gran voce al mondo il suo preteso diritto di rivalsa.

Siamo così giunti all’azzardatissima penultima mossa del Governo Monti, l’annuncio che i fucilieri sarebbero stati trattenuti in Italia, a motivo delle inadempienze procedurali indiane. In tal modo si è corso il rischio di gravissime ulteriori ritorsioni e violenze contro i cristiani indiani, presi a ulteriore capro espiatorio della situazione, analogamente a quanto avviene in Medio Oriente. Pur essendovi effettivamente state gravi inadempienze da parte del Governo indiano, il fatto è che, al di là di tutto, i fucilieri erano stati rilasciati dall’India sulla parola che sarebbero stati rimandati indietro.

Questo l’errore gravissimo di Monti. Una parola è una parola, e va mantenuta.

Dispiace davvero che questo non sia stato fatto. Per Monti, in  primis, che ha dimostrato ancora una volta di essere inaffidabile (in merito, rimando agli altri post su questo blog, nella categoria a lui appositamente dedicata). Dispiace ancor di più per l’Italia, che ci fa la solita figura barbina nel consesso internazionale, quando invece aveva tutte le ragioni dalla sua parte, e – per l’incapacità governativa – non le ha fatte valere. Dispiace, ovviamente, per i due militari. Immaginiamo con quale animo abbiano affrontato la partenza, dopo le promesse di libertà che erano state fatte loro. Promesse che però erano insostenibili, come hanno dimostrato le severe restrizioni sanzionate dall’India al nostro ambasciatore, pur in spregio alle norme più elementari del diritto internazionale. D’altronde, era prevedibile che l’India non avrebbe accettato la sconclusionata mossa di Monti, senza provvedere immediatamente ad azioni di ritorsione.

A questo proposito, è evidente che ogni inasprimento sul caso in questione avrebbe dato anche luogo a rappresaglie anche sul piano commerciale, in riferimento al pagamento delle nostre forniture verso l’India, già effettuate. Si immagina che si tratti di cifre rilevanti. Sulla vicenda marò si innesta anche il caso della possibile fornitura all’India degli elicotteri di Finmeccanica, già divenuta un nodo gordiano a causa degli inopinati interventi della magistratura italiana, e ormai irrimediabilmente pregiudicata. A questo punto il pastrocchio è totale. Nemmeno a farlo apposta, si sarebbe potuta causare una crisi internazionale di questa portata.

Sappiamo tutti benissimo quanto sia importante, nei rapporti tra le nazioni, e al di là di ogni considerazione etica, il fattore commercio/denaro/petrolio.

Non solo in Italia, certo: ricordiamo bene la liberazione, da parte del Governo britannico, del terrorista Abdel Baset al Megrahi, l’ex agente dei servizi segreti libici condannato all’ergastolo per l’attentato di Lockerbie del 1988 e liberato il 20 agosto 2009. Tornato in Libia, dove fu accolto come un eroe di guerra. E’ stata una pagina nerissima nel campo del diritto.

Ma, è pur vero che anche noi in Italia abbiamo una lunga tradizione in  questo senso. Ricordo il caso del dirottamento della nave da crociera “Achille Lauro”, nel 1985, da parte di terroristi palestinesi. In quella circostanza fu barbaramente ucciso (era su una sedia a rotelle) il cittadino israeliano Leon Klinghoffer. Ciò nonostante, il “commando” di terroristi fu lasciato libero di sbarcare sul territorio egiziano. Non risulta che il nostro Governo dell’epoca ne abbia chiesto la consegna con la necessaria energia.

Più indietro nel tempo,il 15 ettembre 1973 il controspionaggio del SID (l’Ufficio D, diretto dal generale Gian Adelio MALETTI), grazie alle informazioni fornite dal Mossad, riuscì ad individuare ed intercettare una cellula palestinese, catturando, in un appartamento presso Ostia, cinque presunti terroristi: Ali AL TAYEB AL FERGANI, Ahmed GHASSAN AL HADITHI, Amin EL HINDI (che risulterà essere il numero due dei servizi di sicurezza di Al Fatah e braccio destro di Abu Ayad), Gabriel KHOURI, Mohammed NABIL MAHMOUD AZMI KANJ.

I cinque stavano preparando un attentato con lanciamissili terra-aria STRELA di fabbricazione sovietica, col quale avrebbero dovuto colpire un aereo della compagnia di bandiera israeliana EL AL.

Il 30 ottobre 1973, due di loro, Al Tayeb Al Fergani e Ahmed Ghassan, ottengono, su cauzione, la libertà provvisoria. Vengono ospitati in un appartamento messo a disposizione del SID a Roma e il giorno successivo dopo essere stati accompagnati a Ciampino vengono imbarcati e trasportati segretamente in Libia su un aereo militare, un bimotore Dc3 Dakota ‘Argo 16′, in uso alla struttura segreta Gladio.

Cito da questo interessante articolo a firma di Gabriele Paradisi che ho reperito in rete:

In effetti la politica del governo italiano nei confronti del terrorismo arabo, che in quegli anni insanguinava tutta l’Europa, si prestava ad interpretazioni non tenere.
Abbiamo già visto il trattamento riservato ai palestinesi catturati ad Ostia (per la cronaca i tre ancora in carcere quel 17 dicembre, verranno liberati ed accompagnati a loro volta in Libia da personale dei servizi segreti nel marzo 1974), ma anche in altri episodi criminali si assisté a comportamenti del governo criticabili e criticati.
Le interrogazioni urgenti che seguirono le spiegazioni di Taviani sono una testimonianza a caldo particolarmente interessante.

(…)

Una sintesi perfetta delle domande poste dai due deputati può stralciarsi dall’interrogazione di Costa: “conoscere se corrisponde al vero che esistono accordi segreti fra il Governo italiano e le organizzazioni terroristiche palestinesi che stabilirebbero, per i terroristi, libertà d’azione contro ambasciate o consolati esteri a condizione che vengano risparmiati gli obiettivi italiani; circa i terroristi colti in flagrante in Italia gli stessi accordi stabilirebbero la liberazione senza processo dopo pochi giorni di carcere“.

Le richieste di Preti e Costa nascevano da un recente episodio di un assalto dell’ambasciata siriana a Roma da parte di un commando palestinese e i due deputati si chiedevano, ripercorrendo l’elenco di eventi simili dove s’era evidenziato un trattamento inadeguato alla gravità, quale fosse la responsabilità del governo.

Preti: «Ponevo allora il dubbio che il Governo intendesse porre rapidamente in libertà i tre fedayn palestinesi che avevano assalito l’ambasciata siriana. Il fatto è che vi sono molti precedenti nel nostro paese in questo senso. Più volte questi fedayn, o comunque questi arabi appartenenti ad una determinata organizzazione hanno usufruito, di condizioni di favore, sono stati liberati pur avendo compiuto o tentato, di compiere, delitti. Ciò è avvenuto nel caso degli arabi bloccati mentre stavano per abbattere un aereo israeliano ad Ostia [i cinque arrestati il 5 settembre 1973, ndr]. Si trattava di un atto gravissimo, che è stato sventato a stento, ma i cui responsabili furono poi liberati. Analogamente furono liberati i tre palestinesi bloccati a Fiumicino nell’agosto 1975 poiché trovati in possesso di bombe a mano con cui si apprestavano a compiere un delitto. Lo stesso trattamento sembra che sia stato riservato, ad alcuni di coloro che parteciparono al massacro di Fiumicino del 1974 [1973] nel quale morirono trenta passeggeri di un aereo. Vi fu anche il caso di due giovani che consegnarono un apparecchio mangianastri ad una viaggiatrice diretta a Tel Aviv: il mangianastri era pieno di esplosivo che avrebbe dovuto far saltare l’aereo in volo. Per miracolo tutto questo non è avvenuto.
Una serie di circostanze fa dunque ritenere che il Governo italiano, ovvero certi suoi organi, non si comportino come dovrebbero, cioè non applichino la legge nei confronti di questi terroristi, a dispetto del fatto che la legge dovrebbe essere eguale per tutti

Sta di fatto che, ancora recentemente, l’Italia è diventata la “squadra materasso”, il “punching-ball del mondo”. Tutti ci prendono per i fondelli.

Il Brasile con il rifiuto all’estradizione del brigatista rosso Cesare Battisti.

Gheddafi prima, e ora i “bravi rivoluzionari” islamici, con i sequestri – in acque ufficialmente internazionali – dei nostri pescherecci. Perfino dopo che  abbiamo anche finanziato la “lotta di liberazione libica”, e aiutato i rivoluzionari a buttar giù il dittatore. Che era cattivo, certo. Ma forse non quanto i nuovi arrivati.

E’ più o meno quanto l’Italia sta continuando a fare, assieme a tanta parte della diplomazia d”Occidente,  con la Siria di Assad. Non impariamo mai, come giustamente scrive qui Roberto Casadei.

Ci hanno sbertucciato anche gli inglesi, con il blitz antiterrorismo in Nigeria, nel marzo 2012, senza avvisare preventivamente le nostre autorità. In quella circostanza il nostro concittadino Franco Lamolinara, tecnico che lavorava sul posto ed era stato preso in ostaggio dai terroristi, ci ha rimesso la vita.

E’, infine, tutti si permettono di darci lezioni di politica: non si sono contate, in Europa, le più disinvolte ed esplicite prese di posizione dei media e di alti esponenti di partiti e istituzioni, contro l’ipotesi di un Silvio Berlusconi al governo dell’Italia. Beninteso: non nutro alcuna fiducia sul pensiero politico del Cav., come ho scritto nero su bianco qui e qui, ma in questa sede il punto è un altro. E cioè che in Italia non ci permetteremmo mai di dire, agli altri Paesi, da chi devono o non devono farsi governare. Mentre per gli altri, questa è prassi corrente – solo nei nostri confronti.

Ora, le condizioni del rientro dei marò in India sembrano assolutamente paradossali: il Governo Monti ha affermato che i  militari sono stati riconsegnati sulla base della promessa che “non sarebbero stati condannati a morte”. Non ci sono parole: condannati a morte? Ma se, al 99,9% sono innocenti! E se L’India li condanna all’ergastolo? Dobbiamo supporre che questo per Monti sarebbe tollerabile? In realtà, il comportamento del Governo Monti sembra più che mai improntato allo smarrimento e alla confusione più totali.

E adesso, a marò tornati in India, sebbene custoditi in ambasciata e non carcere, almeno per ora, che pensa di fare Monti, in questo tempo di (non)governo – speriamo poco – che gli resta? Pensa di continuare a far incassare umiliazioni al nostro Paese, seguitando a tacere? Monti ha creato un ginepraio, che nemmeno a farlo apposta. Questo mi pare un fatto emblematico. La tecnocrazia, lungi dal risolvere i  problemi, li complica.

Certo, Monti si è ben inserito nella storica politica estera italiana,  che, come ho appena ricordato con alcuni esempi, da lunghissima pezza ha avuto la consistenza di un’ameba. Con Monti, però, sembra che stiamo davvero toccando il fondo.

Comunque, questa è la fine di Monti in politica.

Dopo l’ostinazione a voler portare avanti la TAV in Val di Susa, contro ogni pur elementare evidenza di buon senso, essendo il Paese sull’orlo della bancarotta. E seguitando a far manganellare e gassare a lacrimogeni i valsusini che ancora domani, 23 marzo 2013, chiedono invano il buon governo della cosa pubblica. Eppure glielo avevano scritto i valsusini, a Monti, che non era il caso. Il Presidente del Consiglio uscente non ha voluto ascoltare.

Dopo l’omofilia e la promozione dell’identità di genere politically correct promossa dalla Ministro Fornero, e dopo la tentata spinta radicale con la proposta di Monti per la Bonino al Quirinale.

Dopo lo strangolamento del mondo non-profit, scuole paritarie incluse, con l’IMU.

Dopo i Monte dei Paschi-junk-bond  per 4 mld di euro, che Monti all’inizio ha cercato di rifilarci con nonchalance – ma ce ne siamo accorti!

Dopo aver dato da intendere che col preservativo si evita l’AIDS, e non è vero,

questo dei marò è l’ultimo atto, certamente quello più inglorioso e vergognoso, di un Governo fallimentare su tutti i fronti. Per andare al fondo della questione, il fallimento è stato provocato dalla sistematica avversione alla verità sull’uomo, che ha ispirato l’azione politica di Monti. Ci rifletta, Monti, su questo. Per il suo proprio bene.

Il prossimo Governo farà meglio?… Certo, è molto difficile fare peggio. Però non si sa ancora se e quando avremo un governo, e che governo sarà. In tempo di Quaresima, non resta altro che far penitenza e pregare.

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7 pensieri su “Caso marò: Contrordine, “fratelli”! Rispediti in India. Questa è la fine di Monti in politica.

  1. RAGAZZI ADESSO BASTA PAGHIAMOLI CON LA STESSA MONETA RISPEDIAMOLI A CASA CON LA FORZA QUESTA E LA NOSTRA ITALIA NON LA LORO, I DUE MARO HANNO FATTO IL LORO DOVERE QUESTA COSA E GIUDICABILE CON UN RISARCIMENTO ALLE VITTIME IN CASO COLPEVOLEZZA , SE I MERO VENGONO GIUDICATI COLPEVOLI E CONDANNATI CON LEGGI LORO E NON QUELLE MONDIALI QUESTO E UN ABUSO VERSO L’ITALIA CHE FA LA FIGURA DA FANTOCCIO E SI CREA UN PRECEDENTE PER L’ITALIA CHE IN TAL CASO OGNI NAZIONE POTREBBE COMPORTARSI COME L’INDIA

    • …capisco lo stato d’animo,però, come ho scritto, il punto è un altro: ora va tenuto il sangue freddo, e bisogna cominciare a far valere il nostro buon diritto sul piano internazionale. Però, per far questo ci vuole un Governo davvero autorevole. Mi sembra che, al momento, purtroppo ne siamo lontani…

  2. OK E ANCHE GIUSTO TROVARE UN ACCORDO , MA IO COME VEDO E INTUISCO STANNO FACENDO ABUSI UNO DIETRO L’ALTRO E IL LORO COMPORTAMENTO NON FA INTENDERE UNA MEDIAZIONE EQUA , MA VOGLIONO TIRARE AL MASSIMO L’ACQUA ALL’ORO MULINO IN OLTRE LORO SANNO BENNE CHE I NOSTRI MILITARI HANNO FATTO IL LORO DOVERE , SPERIAMO CHE INTERVENGA UN’ ALTRA NAZIONE ABBASTANZA AUTORITARIA IN CAPO GEOPOLITICO, A NOSTRO FAVORE E SI RISOLVA TUTTO

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