Magdi Allam lascia la Chiesa cattolica. Come vuole. Però, non ha capito.

Ho votato il partito di Magdi Allam, “Io amo l’Italia”, alle ultime politiche – perché secondo me il suo programma era il più vicino ai princìpi non negoziabili, anche se il partito, con pochissime risorse, non aveva molte speranze. Nel mio piccolo gli ho fatto anche un po’ di propaganda.  Allora, giusto due parole sul fatto che Magdi Cristiano ha deciso di lasciare la Chiesa cattolica.

Le motivazioni della sua decisione si possono leggere qui, sul sito del partito. Cito, abbondantemente:

…Credo nel Gesù che ho amato sin da bambino, leggendolo nei Vangeli e vivificato da autentici testimoni – religiosi e laici cristiani – attraverso le loro opere buone, ma non credo più nella Chiesa. La mia conversione al cattolicesimo, avvenuta per mano di Benedetto XVI nella notte della Veglia Pasquale il 22 marzo 2008, la considero conclusa ora in concomitanza con la fine del suo papato. Sono stati 5 anni di passione in cui ho toccato con mano la vicissitudine del vivere da cattolico salvaguardando nella verità e in libertà ciò che sostanzia l’essenza del mio essere persona come depositario di valori non negoziabili, di un’identità certa, di una civiltà di cui inorgoglirsi, di una missione che dà un senso alla vita.

(…) La Papalatria che ha infiammato l’euforia per Francesco I e ha rapidamente archiviato Benedetto XVI, è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso di un quadro complessivo di incertezze e dubbi sulla Chiesa che ho descritto correttamente e schiettamente già nel mio “Grazie Gesù” del 2008 e in “Europa Cristiana Libera” del 2009.

Se proprio Benedetto XVI denunciando la “dittatura del relativismo” mi aveva attratto e affascinato, la verità è che la Chiesa è fisiologicamente relativista. Il suo essere contemporaneamente Magistero universale e Stato secolare, ha fatto sì che la Chiesa da sempre accoglie nel suo seno un’infinità di comunità, congregazioni, ideologie, interessi materiali che si traducono nel mettere insieme tutto e il contrario di tutto. Così come la Chiesa è fisiologicamente globalista fondandosi sulla comunione dei cattolici in tutto il mondo, come emerge chiaramente dal Conclave. Ciò fa sì che la Chiesa assume posizioni ideologicamente contrari alla Nazione come identità e civiltà da preservare, predicando di fatto il superamento delle frontiere nazionali. Come conseguenza la Chiesa è fisiologicamente buonista, mettendo sullo stesso piano, se non addirittura anteponendo, il bene altrui rispetto al bene proprio, compromettendo dalla radice il concetto di bene comune. Infine prendo atto che la Chiesa è fisiologicamente tentata dal male, inteso come violazione della morale pubblica, dal momento che impone dei comportamenti che sono in conflitto con la natura umana, quali il celibato sacerdotale, l’astensione dai rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, l’indissolubilità del matrimonio, in aggiunta alla tentazione del denaro.

Ciò che più di ogni altro fattore mi ha allontanato dalla Chiesa è il relativismo religioso e in particolare la legittimazione dell’islam come vera religione, di Allah come vero Dio, di Maometto come vero profeta, del Corano come testo sacro, delle moschee come luogo di culto. E’ una autentica follia suicida il fatto che Giovanni Paolo II si spinse fino a baciare il Corano il 14 maggio 1999, che Benedetto XVI pose la mano sul Corano pregando in direzione della Mecca all’interno della Moschea Blu di Istanbul il 30 novembre 2006, mentre Francesco I ha esordito esaltando i musulmani che “che adorano Dio unico, vivente e misericordioso”. Sono invece convinto che, pur nel rispetto dei musulmani depositari al pari di tutte le persone dei diritti inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà, l’islam sia un’ideologia intrinsecamente violenta così come è stata storicamente conflittuale al suo interno e bellicoso al suo esterno. Ancor di più sono sempre più convinto che l’Europa finirà per essere sottomessa all’islam, così come è già accaduto a partire dal Settimo secolo alle altre due sponde del Mediterraneo, se non avrà la lucidità e il coraggio di denunciare l’incompatibilità dell’islam con la nostra civiltà e i diritti fondamentali della persona, se non metterà al bando il Corano per apologia dell’odio, della violenza e della morte nei confronti dei non musulmani, se non condannerà la sharia quale crimine contro l’umanità in quanto predica e pratica la violazione della sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà religiosa, infine se non bloccherà la diffusione delle moschee..(…)

Basta e avanza.  Ciascuno, in materia di religione, è libero nelle sue scelte, e nessuna conseguenza di ordine sociale gliene viene, almeno in Occidente. Anzi, qua siamo a un punto di laicismo che se uno lascia la Chiesa cattolica, ci sta che gli facciano i complimenti. E però, essendo Magdi Cristiano una figura pubblica, è anche logico che si esprima un giudizio sugli argomenti che lui porta. Su quelli, ha ben commentato, come al solito, Massimo Introvigne, in questo intervento ne “La bussola quotidiana”. Ne estraggo ampi stralci:

…È del tutto assurdo contrapporre Papa Francesco che saluta i musulmani a un Benedetto XVI presentato come nemico intransigente di ogni dialogo sulla base – paradossalmente – della stessa cattiva interpretazione del discorso di Ratisbona del 12 settembre 2006 proposta dai fondamentalisti islamici. In quel discorso Papa Ratzinger non chiuse affatto la porta al dialogo con chi, nel mondo islamico, fosse disposto a rinunciare alla violenza. Mostrò che la violenza era diventata una tentazione permanente dell’islam a causa della rottura dell’equilibrio fra fede e ragione e della chiusura del dialogo, inizialmente promettente, tra cultura musulmana e filosofia greca. Ma spiegò anche come una nefasta «de-ellenizzazione», una rinuncia al rapporto con la cultura greca, avesse poi colpito anche l’Europa cristiana.

Da ultimo. è nel viaggio in Libano del 14-16 settembre 2012 che Benedetto XVI ha preso le distanze dalle posizioni che considerano il dialogo con i musulmani impossibile e sempre inopportuno. «Fedele all’insegnamento del Concilio Vaticano II – affermava in quell’occasione Papa Ratzinger –, la Chiesa cattolica guarda i musulmani con stima, essi che rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera, l’elemosina e il digiuno, che venerano Gesù come profeta senza riconoscerne tuttavia la divinità, e che onorano Maria, la sua madre verginale».

Rivolgendosi ai ragazzi musulmani – alcuni dei quali venuti, in circostanze drammatiche, dalla Siria – che partecipavano al suo incontro con i giovani, l’attuale Pontefice Emerito così si esprimeva: «Voi siete con i giovani cristiani il futuro di questo meraviglioso Paese e dell’insieme del Medio Oriente. Cercate di costruirlo insieme! E quando sarete adulti, continuate a vivere la concordia nell’unità con i cristiani. Poiché la bellezza del Libano si trova in questa bella simbiosi. Bisogna che l’intero Medio Oriente, guardando voi, comprenda che i musulmani e i cristiani, l’Islam e il Cristianesimo, possono vivere insieme senza odio, nel rispetto del credo di ciascuno, per costruire insieme una società libera e umana».

Benedetto XVI in Libano non era affatto buonista o ingenuo. Sapeva – e lo affermava in modo chiaro e coraggioso con le parole dell’esortazione apostolica «Ecclesia in Medio Oriente» – che l’islam ha generato anche «pratiche di intolleranza, di discriminazione, di emarginazione e persino di persecuzione».
Ma alla fine – come già nel colloquio con Oriana Fallaci (1929-2006), di cui riferì la stessa giornalista – Benedetto XVI si rifiutava d’identificare tutti i musulmani con il fondamentalismo, e anche tutti i musulmani fondamentalisti – le cui idee sono inaccettabili, ma che non sono tutti assassini – con l’ultra-fondamentalismo che organizza il terrorismo e le stragi di cristiani.

E a Oriana Fallaci poneva un problema: se si rifiuta il dialogo, pure difficilissimo, con l’islam qual è l’alternativa? La guerra atomica contro un miliardo e mezzo di musulmani? In Turchia nel 2006 e in Libano nel 2012 Benedetto XVI ha cercato di proporre un altro cammino, pure stretto: l’islam non è un monolito. Tra quel miliardo e mezzo di musulmani – anzi un miliardo e seicento milioni secondo dati 2013 – ci sono variazioni sul tema quasi infinite, e la pazienza della Chiesa sa che, tra mille difficoltà, qualche interlocutore si può trovare. Ed è partendo da questi interlocutori che si può aprire un dialogo, che non porti a confondere religioni inconciliabili ma ad assicurare una coesistenza pacifica e gli elementari diritti delle minoranze e delle donne in tanti Paesi tormentati. Su questi temi Magdi Allam, come Oriana Fallaci, partiva da tante osservazioni giuste e condivisibili, ma alla fine mancava di quella profondità strategica che fa invece parte della sapienza millenaria della Chiesa.

 (…)Magdi Allam scrive che, non solo sull’islam, «la Chiesa è fisiologicamente relativista. Il suo essere contemporaneamente Magistero universale e Stato secolare, ha fatto sì che la Chiesa da sempre accoglie nel suo seno un’infinità di comunità, congregazioni, ideologie, interessi materiali che si traducono nel mettere insieme tutto e il contrario di tutto». Qui però c’è un po’ di confusione sulla nozione di relativismo, di cui Allam accusa la Chiesa «da sempre» e non solo come eventuale deviazione progressista recente. La pluralità di comunità, congregazioni, lingue, nazioni – e, in un mondo non formato da angeli, anche d’inevitabili «interessi materiali» – non è relativismo. L’importante è che in diverse lingue e con diversi stili si annunci la stessa dottrina essenziale.

Allam ha scoperto anche che «la Chiesa è fisiologicamente globalista fondandosi sulla comunione dei cattolici in tutto il mondo, come emerge chiaramente dal Conclave. Ciò fa sì che la Chiesa assume posizioni ideologicamente contrarie alla Nazione come identità e civiltà da preservare, predicando di fatto il superamento delle frontiere nazionali». È una vecchia accusa di tutti i tentativi di costruire nazional-cattolicesimi, che qui ricorda le pagine meno felici di Charles Maurras (1868-1952). Sì, nella Chiesa non ci sono stranieri, e la Chiesa non fa gli interessi di nessuna nazione. Le frontiere nazionali sono «da sempre» già superate dal Vangelo, e la Chiesa è «cattolica», cioè universale. Nello stesso tempo – secondo un grande insegnamento del beato Giovanni Paolo II – la Chiesa ama e custodisce, in quanto compatibile con la legge naturale, l’identità di tutte le nazioni, tanto più di quelle cui è stata la Chiesa stessa – come avviene quasi sempre in Europa e nelle Americhe – a dare forma e contenuto. Chi vuole opporre la nazione alla Chiesa dovrebbe sempre riflettere sul fatto che in tanti Paesi – compreso il nostro – la nazione senza la Chiesa non esisterebbe.

Infine, l’accusa più grave. Allam afferma anche che la Chiesa «compromette alla radice il concetto di bene comune» ed è essenzialmente immorale, peggio «fisiologicamente tentata dal male, inteso come violazione della morale pubblica, dal momento che impone dei comportamenti che sono in conflitto con la natura umana, quali il celibato sacerdotale, l’astensione dai rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, l’indissolubilità del matrimonio, in aggiunta alla tentazione del denaro». Qui sembra che la parabola si sia compiuta, e il Magdi Allam difensore della Chiesa e del Papa che ci piaceva si sia trasformato in un anticlericale da Bar Sport. La Chiesa è accusata insieme di cedere al mondo moderno e di non cedergli, invocando la solita abolizione del celibato sacerdotale e il solito rovesciamento della morale cattolica richiesti da tutti i laicisti e da tutti i progressisti.

L’errore di Magdi Allam – i cui libri hanno certamente fatto del bene, e per cui in questa Settimana Santa assicuriamo preghiere – è proprio quello del relativismo, di cui accusa la Chiesa. Chi non è relativista accetta l’insegnamento della Chiesa, il Catechismo, il Magistero quando gli piace ed eventualmente anche quando non gli piace, si tratti di fede o di morale, di islam o di rapporti prematrimoniali. Invece sia il progressista sia l’ultra-conservatore stanno con il Catechismo, il Magistero, il Papa solo quando questi «riflettono il consenso del Popolo di Dio» o «rispettano la Tradizione», cioè –  detto in altre parole, e poiché senza Magistero è impossibile identificare dove sia e che cosa sia la Tradizione o quale sia il consenso del Popolo di Dio – solo quando coincidono con le loro soggettive opinioni.

Certo, si potrebbe dire che un luogo, o un libro, dov’è contenuta la Tradizione e che esprime il consenso del Popolo di Dio esiste: è il Catechismo. Peccato però che anche del «Catechismo della Chiesa Cattolica» si finisca poi per dire che va seguito solo quando è conforme alla Tradizione o alla presunta opinione prevalente nel Popolo di Dio, cioè solo quando ci piace. Alla fine, è questo il problema del povero Magdi Allam. Non si può scegliere: o ci si converte a tutta la dottrina cattolica, o non ci si converte affatto. Il Catechismo non è il piatto dei formaggi dove scegliere solo quello che ci piace. Preghiamo per Magdi Allam.

E, aggiungo io, alle prossima tornata elettorale – quando sarà, l’aria che tira la sentiamo tutti – ci guarderemo nuovamente intorno.

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