L’EUROPA: ITALIA IN “AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA”. Con quale coraggio si osa parlare ancora di TAV?…

Come è noto,  l’amministrazione controllata (da un amministratore giudiziario) è una prassi giudiziaria che precede, in mancanza di esito positivo, il fallimento dell’azienda.

Ed è la metafora che viene subito in mente, alla notizia che, come si legge sull’Avvenire del 26 marzo scorso, a pag. 12, circa i “crediti delle aziende, l’Europa frena”. Cito:

DA ROMA Il pagamento dei 40 miliardi di debiti arretrati della pubblica amministrazione prevista dal governo, che secondo le indicazioni porterebbe il deficit 2013 al 2,9%, «renderebbe per l’Italia più difficile la chiusura della procedura per deficit eccessivo aperta a Bruxelles». Dalla Commissione Ue arriva un altolà: la «flessibilità» prevista dal Patto di Stabilità non si applicherebbe all’Italia perché essa si applica solo ai Paesi che non sono ancora sotto procedura. La frenata è arrivata imprevista perché nei giorni scorsi da Bruxelles giungevano semmai segnali di forte apertura e il vicepresidente Ue Antonio Tajani aveva addirittura ventilato la possibilità di aumentare l’entità dei pagamenti”.

Questo vuol dire che ora lo Stato italiano è sotto tutela. Lo Stato NON può fare quello che vuole, nella fattispecie nemmeno far crescere ancora il debito pubblico, nemmeno per pagare i suoi creditori, sebbene molti dei quali annaspino anch’essi sull’orlo del fallimento. Ma di questo all’Europa non importa: è un problema nostro. Della serie: “Se non sapete gestire lo Stato, i rapporti con i creditori sono affari vostri. Arrangiatevi”.

Ma c’è dell’altro:  circa i 40 miliardi di debito dello Stato verso i fornitori, di cui sopra, “Il Manifesto”, lo stesso giorno, a pag. 3, ricorda che sono

…Briciole, se si pensa al totale dei debiti della pubblica amministrazione rispetto a fornitori e imprese che, secondo alcuni calcoli, potrebbero ammontare a 150 miliardi”.

Tecnicamente, per esser più precisi, il “Manifesto” specifica che

…una «fonte riservata» della Commissione Europea, forse un consigliere del commissario agli affari
economici Olli Rehn, gelava gli entusiasmi: il pagamento degli arretrati rischia di incidere sul disavanzo nel
2013 dello 0,5%. Il deficit potrebbe salire al 2,9%, precipitando l’Italia nella «zona incertezza», poco sotto la soglia fatale del 3% oltre la quale scattano le sanzioni per lesa austerità. Se così fosse l’attesa chiusura della procedura per deficit eccessivo contro l’Italia prevista ad aprile, l’unico «successo» del governo Monti, sarebbe rimandata. Per valutare la situazione la Commissione aspetta che Eurostat confermi ad aprile la tenuta del deficit sotto il 3% e che le previsioni economiche di maggio attestino la sostenibilità della correzione sul disavanzo nel 2013 e 2014.

Più chiaro di così. Siamo sull’orlo del fallimento, e la tutela europea è stringente al punto che – paradossalmente! – quelli che ci rimettono in prima battuta sono coloro che hanno fornito beni e servizi allo Stato. 

Ora, sotto Monti, che non ha fatto quello che doveva, come ha detto qualche tempo fa Edward Luttwak,  il debito pubblico ha sfondato il tetto dei 2.000 miliardi, e la rata di interesse – l’ha detto un preoccupatissimo Napolitano a fine 2012 – ammonta a minimo 85 miliardi di euro.

Non contento, Monti, come i suoi predecessori, ha seguitato a manganellare i valsusini per fare la TAV Torino-Lione, che non serve a nulla, come è scritto  qui,  a http://www.cmvss.it/writable/ff229833-de94-102f-b510-9725f24eb290.pdf, e, dice il settimanale “Tempi” nell’editoriale sul n. 48/2012, costerà la bazzecola di 200 miliardi di euro pubblici. In realtà ne costerebbe 20, ma finirebbe probabilmente ad almeno 100 miliardi, questa è la progressione di spesa dell’analoga TAV Firenze-Bologna, già fatta.

La cosa paradossale non è questa. E’ che al settimanale diretto da Luigi Amicone si rallegravano che quella TAV costasse al contribuente dieci volte tanto.  Ha ragione Roberto Ceré, allenatore mentale, quando dice che è molto facile e spensierato spendere i soldi, quando sono degli altri.

Siamo nel campo della più totale astrazione dalla realtà. Siamo praticamente in bancarotta, i creditori dello Stato sono alla canna del gas, anche su mandato europeo. E nonostante questo si insiste ancora, media come “TEMPI”, politici destra-centro-sinistri e sindacati confederali, a tutti i costi, a voler buttare dalla finestra altri 20-100-200, secondo le diverse interpretazioni, miliardi di euro. Per una cosa che non  serve a nulla, illudendo la comunità di fare così progresso & sviluppo.

Così non ci può essere alcun risanamento, anzi si intravede già lo schianto finale. Attenzione, questo non avviene per caso: come scrivo nella pagina principale del blog, a https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/testo-integrale-de-la-filosofia-della-tav-la-serie-completa-dei-post-fb-su-tempi/, questo è l’effetto logicissimo e conseguente del capitalismo liberalsocialista keynesiano.

Allora, dico: con quale coraggio si parla ancora di TAV, non solo in Val di Susa, ma anche a Firenze?!?…  Torniamo alla realtà, per piacere, prima possibile… nell’interesse, in primis, di coloro che sarebbero chiamati a realizzare la “grande opera inutile”: con l’aria che tira, e con i vigilanti cerberi europei, essi sarebbero probabilmente destinati a non  essere pagati da questo Stato insolvente – che si dimostra incapace di pianificare e onorare i suoi impegni finanziari. Sarebbero quindi gli ingordi ma poco lungimiranti scavatori di gallerie con i soldi pubblici, a cadere a loro volta in amministrazione controllata, oppure in concordato preventivo, e poi in  fallimento.

Il bluff è stato scoperto, non c’è più trippa per gatti. Ormai è finita. Non ci sarà più nessuna TAV. C’è solo da raccogliere i cocci fatti da tanti pubblici decisori irresponsabili, ormai, e rimetterli insieme come meglio è possibile.

Come sempre, chiudo in positivo: la soluzione ai  nostri problemi c’è, ma non prevede furbate. E’ qui.

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8 pensieri su “L’EUROPA: ITALIA IN “AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA”. Con quale coraggio si osa parlare ancora di TAV?…

  1. Capisco la rabbia per le prese in giro del momento, ma il problema è il debito pregresso. I (mostruosi) debiti contratti per realizzare le ferrovie veloci negli ultimi vent’anni sono stati messi da parte sotto la voce “project financing”. Ufficialmente sono cose tra privati, ma se il sistema non garantirà i ritorni richiesti torneranno pubblici. In pratica sono debiti privati solo finché si guadagna; quando ci sono perdite diventano pubblici.

    Indovinello: dove stanno per finire questi cumuli di debiti tra privati che gli italiani credono essere esterni al debito pubblico?

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