FS IN BOLLETTA: STATO E REGIONI NON PAGANO. MORETTI: FACCIAMO UN BOND DA 1,5 MILIARDI. IL MPS HA FATTO SCUOLA.

Accade spesso che, oltre al contenuto di un articolo, sia assai significativo il modo in cui la notizia viene presentata.

Nel caso specifico, il 27 marzo scorso a pag. 11, in posizione defilata, l’Avvenire piazza con nonchalance – senza chiose, come fosse una cosa normale – un articoletto di economia, che se però si va a leggerlo è piuttosto esplosivo. Il titolo è:

Moretti: lo Stato non paga FS. Via a un bond da 1,5 miliardi. 

Avvenire riferisce che l’emissione del bond avviene

per riuscire a continuare a pagare stipendi e fornitori in assenza dei pagamenti dovuti da Stato e Regioni, che ormai hanno toccato i due miliardi. “La difficoltà sta aumentando” ha avvertito ieri Moretti.

Non so se mi spiego. Detta così, sembra che lo Stato sia praticamente sull’orlo del collasso. Sembra che si sia in piena emergenza, appena un passo prima dello schianto finale, quando tutto si fermerà non perché non ci sono più soldi nelle casse dell’erario – quelli sono finiti da un  pezzo! – ma perché, magari a motivo dei vigilanti cerberi europei, non possiamo nemmeno fare ulteriori debiti. Il contatore del debito pubblico ci dice infatti che, nonostante l”‘impegno” del sedicente e competente “salvatore della Patria” Mario Monti, anche da molti disinvoltamente accreditato come tale, siamo arrivati a circa 2.040 miliardi di euro.

Peraltro, il quotidiano di ispirazione cattolica – dal quale ci aspetteremmo qualcosa di più in campo economico, appunto in quanto cattolico e quindi, teoricamente, più attento a certi passaggi significativi – non è nuovo a certe sviste.

Infatti, circa i Monte dei Paschi-Monti-junk bond per 3,9 miliardi di euro, vidi passare la notizia della loro emissione sull’Avvenire del 29 novembre 2012. Un trafiletto di spalla a pag. 25, senza il minimo commento. Anzi, il quotidiano in quella occasione diceva che

Serviranno altri 500 milioni di euro di aiuti di Stato per rimettere il Monte dei Paschi in linea con le prescrizioni dell’Europa in termini di patrimonio.

“Rimettere in linea”?…  espressione quanto mai ambigua. 4 miliardi di euro del contribuente a una banca, quando sono le banche che dovrebbero – con i soldi dei risparmiatori, da loro amministrati – essere loro a comprare i titoli di Stato?… Non occorreva essere grandi aquile per capire che qualcosa non tornava, e dare alla notizia il giusto – purtroppo negativo – rilievo.

Su questo blog, già in questo post del 19 dicembre scorso, segnalavo che la cosa puzzava assai, e segnalavo anche che

Le tasse pagate da Marco e dalle altre formichine come lui, bruciate in operazioni come questa, andranno ad accrescere il saldo negativo del mega-debito pubblico.

Concludo osservando che, per tutti, questa sembra una cosa normale. “Avvenire”, che quotidianamente ogni giorno produce minimo quattro editoriali, il 6 dicembre ha dato le notizie nelle pagine economiche interne, senza alcun commento, alcuna chiosa. Non sembrano questi, nemmeno per il “quotidiano di ispirazione cattolica”, eventi le cui conseguenze siano meritevoli di essere comprese fino in fondo.

Lo schianto grosso dei derivati/MPS venne fuori, invece, soltanto il 25 gennaio 2013, e, come scrivevo in quella data,

è un po’ buffo che il Monte riempia solo adesso le prime pagine dei giornali, quando avrebbe dovuto farlo fin dalla fine dello scorso novembre, al momento che saltò fuori la notizia della faccenda dei 3,9 mld di euri dei Monti junk-bond. Anche senza il recente ulteriore gran botto della “mina” dei derivati, era però già lampante che si trattava dell’ennesimo mega-tonfo “pilotato” della finanza italica, da scaricare con eleganza sul groppone del contribuente. Invece, tutti zitti. Sembrava una cosa normale.

Lo ribadisco: questa è una cosa importante. A che serve un quotidiano di ispirazione cattolica, se non è in grado di decodificare questi casi macroscopici ed evidenti di mala gestio della cosa pubblica, ed indicarne perentoriamente e con costante determinazione l’unico rimedio, che consiste nel principio di sussidiarietà?… I discorsi del Papa li possiamo leggere anche sull’Osservatore Romano, oppure in internet.  A partire da quella data, poi su Avvenire si son viste pagine e pagine di dettagliate notizie sulle manovre della “banda del cinque per cento”. Però, appunto, tardivamente. Prima di allora – salvo errori, e ne faccio eventuale ammenda – non ho letto alcun editoriale, alcun commento sul salasso dei conti pubblici connesso all’emissione dei bond.

Stessa cosa, peraltro, caratterizza Avvenire circa la TAV. Non ho memoria di aver letto sul quotidiano ispirazione cattolica qualche pur relativamente semplice e oggettivo argomento serio, tipo questo, comodamente reperibile in rete, che spiega perché la TAV, specialmente quella in Val di Susa, è un progetto insensato, catastrofico per il bene comune.

Ma torniamo ai bond-FS.  La decisione della loro emissione è già stata presa dal CdA delle FS. Moretti ha spiegato, riferisce Avvenire, che

è inoltre partita la ricerca degli advisor che aiuteranno FS a stabilire la percentuale da destinare alla massa degli investitori e a quelli istituzionali.

E’ un altro dettaglio illuminante. Più che le “Ferrovie dello Stato”,  questo  sembra lo “Stato delle Ferrovie”! Quale affidabilità, quale solvibilità potranno avere questi bond, così serenamente e perentoriamente pompati dall’AD di FS? E’ chiaro che il pagatore finale dei bond è comunque lo Stato. E se lo Stato non paga, come sta già facendo ora, non paga.  Fine. Solo qualche giorno fa avevo segnalato, in questo post, come l’Europa abbia praticamente messo il nostro inchiodato Paese in regime di amministrazione controllata. Impedendogli di indebitarsi ulteriormente per poter pagare i suoi malcapitati e impelagati creditori, anche solo parzialmente, su una cifra complessiva – ovviamente incerta, trattandosi appunto dello Stato, che non sa nemmeno fare i suoi conti – che pare comunque avvicinarsi, se non superarlo, allo spaventoso ordine di grandezza di 100 miliardi di euro.

Ci rendiamo conto di cosa vuol dire questo?  Per FS si sta ragionando di un bond da 1,5 miliardi di euro, che sono pur sempre qualcosa di meno di un 3.000 miliardi delle vecchie lire, quindi non  bruscolini. Eppure, sono un niente rispetto al totale del debito pubblico, che ammonta appunto a oltre 2.000 mld di euro… ai quali vi sono da aggiungere, all’ingrosso, gli ulteriori 100 miliardi che lo Stato deve ancora ai suoi creditori, nonché un altro 100 miliardi di interessi annui sul debito. Siamo seduti su un vulcano. Anzi, forse ci siam0 già dentro. E tutti fanno finta di niente.

A leggere Avvenire, sembra che gli FS-bond debbano essere assegnati d’ufficio a qualcuno. Voi li comprereste?… Eppure, leggendo il quotidiano, sembra che verranno appioppati, in parte, alla massa degli investitori, il che evoca il noto parco buoi.  Si può dunque presumere che le banche saranno incaricate di infilarli nei loro fondi di investimento, per poi veicolarli nei portafogli delle famiglie. E quali sarebbero gli investitori istituzionali ai quali toccherà di mettersi in pancia le carte aleatorie emesse da FS?…

La vignetta precedente si riferisce agli USA, ma va bene anche per l’Italia. Ai boiardi di Stato come il Cavaliere del Lavoro Mauro Moretti (ogni commento è superfluo!), che emblematicamente viene dalle fila della CGIL, e questo fa ben capire quanto siano tutelati in Italia gli interessi dei lavoratori-contribuenti-risparmiatori, tutte queste cose sembrano importare ben poco.

L’annuncio dell’emissione dei bond è stato infatti dato in concomitanza con la presentazione del primo Frecciarossa 1000, supertreno che viaggerà a 360 km/h (400 la massima), riducendo le distanze tra Roma e Milano a due ore e 15 minuti.

Ora, anche a prescindere in questa sede dal fatto che l’ottimizzazione della rete ferroviaria sarebbe stata meglio perseguita, con molta minor spesa pubblica, con investimenti altri rispetto a quelli finora effettuati, come è scritto in approfondito dettaglio qui, c’è un ragionamento elementare da fare: pensiamo davvero che se un padre di famiglia è indebitato fino al collo, e non ha un lavoro che gli consenta di onorare i suoi impegni, possa migliorare la situazione sua e dei suoi cari, comprando una Ferrari?… Pensiamo veramente questo?…

E, oltre tutto, a un padre di famiglia una costosa fuoriserie NON SERVE. Fuor di metafora, non più tardi dell’altro ieri, martedì 3 marzo, ho preso a Faenza il regionale 6820 per Firenze, partenza prevista alle 18.23. Tempo del viaggio per coprire la distanza di circa 100 km: 1h e 59 minuti, pari a una velocità commerciale di circa 50 km/h.

Ma il treno è anche partito in ritardo, e quindi sono arrivato a Firenze alle 20.48, anziché alle 20.22 previste. Circa due ore e mezzo per fare 100 chilometri. Quando siamo partiti da Faenza, i treni in ritardo di 35-40 minuti, fra i quali il mio, erano ben quattro: due regionali e due IC.

Ma perché poi, quando il regionale 6820 è arrivato a Santa Maria Novella, in una stazione praticamente vuota di treni, si deve fermare al binario estremo 17, e i passeggeri devono farsi almeno un duecento metri a piedi per arrivare all’uscita principale?…

Tutti questi sono i veri problemi da risolvere. E che ancora ne sussistano alcuni di essi, davvero elementari, è perfino ridicolo.

Nell’Italia delle cento città, la statistica dice che grosso modo l’80% dei viaggi, sia in ferrovia che in auto, viene effettuato su distanze non superiori a 100 chilometri. Questo, per dire quali sono le vere esigenze dell’utenza: non la velocità massima di punta, ma puntualità, frequenza e qualità del servizio, economicità di servizio e di tariffe. Quest’ultimo punto è in particolare relazione alla nota situazione economica odierna, di generalizzato impoverimento del popolo, che si legge quotidianamente sui media. E, come ho detto, anche senza questa TAV, facendo gli investimenti giusti saremmo comunque andati molto veloci, essendo anche puntuali. Il tutto a minor costo.

Ma, di più: è poi così determinante arrivare da Milano a Roma in due ore e un quarto, se poi a Roma – non in una sperduta provincia dell’impero – come ho sperimentato di persona e scritto in questo post, ci abbiamo messo un’ora, pigiati come sardine in barile nel bus numero 64, per andare da piazza Venezia al Vaticano? E lo stesso succede spesso quando, da largo Argentina o da via Nazionale, vorresti prendere un autobus per andare a Termini, e non riesci a salirci, da quanto è pieno?…   

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