Ruby è diventata grande. E noi le facciamo i complimenti!…

A Ruby avevo già espresso a suo tempo la mia solidarietà, qui.

Adesso la ribadisco. Brava, citta, bravissima!!!  Sei dovuta diventar grande… circostanze difficili ti ci hanno costretta, e tu hai saputo fronteggiarle. Come si dice, non tutto il male viene per nuocere. Ho apprezzato specialmente il fatto che tu sia andata lì da sola. E’ così che si fa, se si vuol crescere. Essere responsabili di sé stessi, in prima persona. Mi son commosso, a sentirti parlare. A difendere a spada tratta la dignità tua e dei tuoi, calpestata per interessi di parte.

Ti faccio nuovamente i miei auguri per il tuo futuro, a te, al tuo uomo e a tua figlia. La Madonna vi protegga, e lo Spirito del Signore vi illumini nelle scelte da fare.

Questo il link dall’articolo su TEMPI, dal quale cito:

Trovo sconcertante e ingiusto che nessuno voglia ascoltarmi, soprattutto perché secondo l’ipotesi accusatoria io sarei la parte lesa, secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri sarei la vittima. Eppure nessuno ha interesse ad ascoltare la mia versione dei fatti, cioè l’unica verità possibile. In questo l’unica prova fornita nel processo che dimostrerebbe che io mi prostituivo sono delle fotografie che il capo degli investigatori ha mostrato in aula dopo averle scaricate dal mio profilo facebook: una circostanza ridicola».Ruby afferma anche che «la violenza che più mi ha segnato è stata quella di essere vittima di uno stile investigativo fatto di promesse mai mantenute di aiutarmi a trovare una famiglia e di proseguire gli studi; un metodo fatto di domande incessanti sulla mia intimità, le propensioni sessuali, le frequentazioni amorose, senza mai tenere conto del pudore e del disagio che tutto ciò provoca in una ragazza di 17 anni».Ruby ha fatto riferimento più volte al suo compagno Luca Risso e alla figlia Sofia: «Voglio che mia figlia sia fiera di sua madre» e ha parlato di violenza «che oggi colpisce anche il mio compagno Luca Risso, che è accusato dalla procura di Genova di reati mai commessi».

Ma andiamo fino in fondo a questa ennesima vergogna nazionale:

Ruby ha denunciato di aver subito «una vera e propria tortura psicologica» da parte dei magistrati. «Un atteggiamento investigativo apparentemente amichevole che è progressivamente mutato quando è stato chiaro il fatto che non avrei accusato Silvio Berlusconi. A quel punto sono iniziative le intimidazioni subliminali, gli insulti nei confronti delle persone che mi avevano aiutato… una vera e propria tortura psicologica».«Una volta – ha raccontato – non potendone più sono addirittura scappata dalla comunità di Genova in cui mi trovavo per non dover subire ancora quella pressione e l’unico che si preoccupò e mi convinse a rientrare è stato un amico al quale sono tuttora affezionata. Sono rientrata e di fronte alla pressione incessante dei magistrati ho ceduto: era più facile dire sì e raccontare storie inverosimili piuttosto che farmi angosciare o peggio far accettare la verità che avrei voluto raccontare». «Mi sono resa conto – ha continuato – che a loro non interessava nulla di me. Ho raccontato di aver incontrato persone che conoscevo solo grazie ai rotocalchi, come Cristiano Ronaldo o Brad Pitt e dentro di me mi domandavo come fosse possibile che non si accorgessero che erano frottole. Questa è stata la peggiore delle violenze che ho subito, oltre alle costanti diffamazioni riportate dalla stampa alle quali mi pento di non aver reagito prima».

Comunque, s’era già capito benissimo. E’ successo tutto alla luce del sole, in faccia alla nazione. Val la pena di leggerlo tutto, l’articolo. Così è ridotto questo nostro Paese, nell’indifferenza di quasi tutti, specialmente di quelli che, istituzionalmente, avevano qualche voce in capitolo. Ciascuno si prende la sua responsabilità, in primis verso la sua coscienza. E poi davanti al consesso civile.

Concludo, Signore e Signori, dicendo: non illudiamoci. Non dipende dalle regole da cambiare o dalle riforme da fare. E’ semplicemente una questione di titolarità del potere, e del suo esercizio. Questo status quo – riguardo non solo alla giustizia, ma anche agli altri temi trattati in questo blog, ai quali en passant  aggiungo quello ancora ignoto di Fallimentopoli – potrà evolvere positivamente solo e soltanto nella misura in cui cresceranno la sussidiarietà e la “società partecipativa”.

E come si fa?… semplice, non c’è altra via che l’educazione del popolo. E quindi il primo passo non può essere che la libertà di educazione: il buono-scuola. Impegnarsi da subito per esigere il buono-scuola, che è un diritto delle famiglie, secondo Costituzione.

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