A Forlì, una mostra da non perdere,su Jérôme Lejeune: “Che cos’è l’uomo, perché te ne ricordi?”

Cari amici, sono da poco tornato, entusiasta, e per questo ve la consiglio, dalla mostra su Jérôme Lejeune che è in corso a Forlì, a Palazzo Albertini, al civico 50 della centralissima Piazza Saffi. La mostra durerà fino a lunedì 15 aprile, orario 8–12.30 / 15.oo-19.30, ed è a ingresso libero.

Lejeune, scomparso il 3 aprile 1994, fu, come potete leggere nella biografia su wikipedia,  genetista, pediatra e attivista francese, scopritore della causa della sindrome di Down. È stato dichiarato servo di Dio dalla Chiesa Cattolica. Segnalo che esiste una Fondazione a suo nome, che si propone di proseguire la sua azione a favore delle persone con malattie mentali. Un’azione basata sulla ricerca scientifica, sulla cura e sulla difesa della persona malata, e volta a dimostrare come la paziente assistenza e la massima dedizione siano caratteristiche fondamentali per una medicina che punti al vero progresso dell’umanità. La Fondazione ha ovviamente  un sito internet, nelle lingue francese e inglese.

Ma, diciamo innanzitutto, come mai questa segnalazione sul blog “la filosofia della TAV”, che tratta principalmente di tutt’altro?… Coloro fra di voi che abbiano già avuto occasione di entrare in contatto con questo angolo del web, sanno che il tema infrastrutturale vi è trattato dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa cattolica. L’unico dal quale la vicenda in argomento può essere compresa fino in fondo, e dal cui patrimonio possiamo prelevare gli strumenti, legati al principio di sussidiarietà, per risolverla positivamente. In tale ottica, lungi dal considerare la vicenda come un fatto a sé stante, se ne dà una lettura secondo la lezione di alcuni maestri della Dottrina sociale, in special modo Pier Luigi Zampetti. La si inquadra così, a pieno titolo, nel contesto della società dei consumi e dell’economia keynesiana, della cui crisi – diceva Zampetti – stiamo attraversando la fase finale e irreversibile. Al contempo, la crisi economica, che è mondiale, si accompagna alla crisi della democrazia rappresentativa, che a sua volta necessita urgentemente di essere integrata con la democrazia  partecipativa. Si tratta quindi di una crisi integrale dell’uomo, di natura principalmente antropologica. Cioè, la crisi ha a che fare, in primis, col modo col quale l’uomo guarda a sé stesso. Da questo sguardo, da come questa visione si sviluppa, discendono tutte le attività dell’uomo, l’economia, le relazioni nella società, la politica. Ed è per questo che, come potete leggere nella pagina principale del blog, già al capitolo 1, certa politica infrastrutturale è strettamente collegata al decadimento morale indotto appunto dal consumismo. Ecco perché – ogni tanto è bene ricordarlo – in questo blog non si parla solo strettamente di ferrovie, ma si possono includere, in quanto pertinenti, tutti quegli eventi significativi che alla vicenda umana sono, pur a a vario titolo, collegati. Ecco il perché, poco tempo fa, di questo post, sull’apparentemente strana relazione tra l’uso del profilattico e la TAV.

Ed ecco quindi la relazione con Jérôme Lejeune, che può ben essere definito uno tra i grandi del novecento. La mostra di Forlì è una mostra di tipo didattico, con i cartelloni. Proviene direttamente dal Meeting dell’Amicizia tra i popoli, il noto evento riminese.

Ma, a esserci, è stato un evento molto emozionante. Eravamo tutti commossi, perfino la nostra guida. Siamo rimasti più spiazzati di quanto pensassimo. Segno, magari imprevisto, che lo sguardo sull’origine della vita, sul riconoscimento del suo valore assoluto e quindi dell’opportunità e necessità della sua difesa, anche nelle condizioni più difficili, risulta all’ anima ancora più potente di un’opera d’arte creata dall’uomo, per quanto splendida possa essere.

E’ quindi una occasione imperdibile per chi sta a Forlì e zone limitrofe. Per chi viene da fuori, mi permetto di consigliare la programmazione di una gita a Forlì il prossimo weekend, per Lejeune, magari – chi può – in sinergia con la bella e grande (anche nel senso di sterminata) mostra sul Novecento, nella nuova sede espositiva dei Musei San Domenico. Meglio prenotare. Tenete presente che, per apprezzare il tutto al meglio, è bene che vi prendiate del tempo.

Sarà una gita che vi ricorderete per un pezzo.

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