Renato Brunetta: Sì-TAV a tutta forza.”Poteri forti”?… No, fortissimi. Ma… la goccia scava la roccia.

Capita che da questo angolo del web ogni tanto si commenti un’apparente non-notizia, nascosta tra le pieghe dei media.

Però, come si è visto in questo post precedente, può accadere talvolta che eventi a prima vista insignificanti, ai quali i media hanno dato poco o punto rilievo, celino contenuti importanti. Che magari verranno fuori dopo poco tempo, come è successo col caso MPS, partito in sordina con l’emissione dei Monti-MPS-junk-bond, che a molti media sembrava una cosa normale, e poi clamorosamente deflagrato in tutta la sua devastante portata un paio di mesi dopo. Chissà, ci sta che anche con i FS-bond dei quali ragionavo in quel post, succeda qualcosa di simile. Magari a livello di amministrazione centrale dello Stato.

Ebbene, stavolta la non-notizia ce la dà una battuta del già Ministro della PA Renato Brunetta nell’ultimo Governo Berlusconi, che ho colto al volo nel “Porta a Porta” di Bruno Vespa nella notte di giovedì scorso, 4 marzo.

Brunetta, rivolgendosi all’esponente del PD che aveva davanti, ha rilanciato la proposta di un “governissimo” PD-PdL, per fare insieme le cose importanti per salvare il Paese. Tra queste, ha sollecitato il suo interlocutore a dar corso prontamente alla TAV, si intende la Torino-Lione.

Qui non c’è nessun bond di mezzo.  Almeno per ora. Ma visti i precedenti potete star sicuri che, se pur in linea del tutto ipotetica l’auspicio di Brunetta sulla TAV To-Ly dovesse andare avanti, di nuovi “chiodi” da piantare nelle casse dell’erario ce ne sarebbero a iosa! Questo non accadrà, per i consueti motivi che sottolineavo in questo post

Però la cosa ci è molto utile per fare il punto sulla situazione della politica in generale, oltre che sulla TAV, e attualizzare ancora una volta la riflessione sui perché della crisi, e come uscirneLo dovremo fare ancora molte volte, perché è duro competere con la strapotenza dei media, gestiti dai “poteri forti” che hanno plasmato sistematicamente le coscienze delle persone. Ma non c’è altra scelta. Perseverare è l’unica strada.

In altre parole, è necessario, con pazienza, far cadere goccia dopo goccia d’acqua sulla dura roccia del regime consumistico nel quale siamo immersi. E’ vero, ci vogliono costanza e fatica – alle quali non siamo più abituati – nel considerare gli argomenti che si affrontano, nell’approfondirli.  E’ come smettere di fumare: riesce a farlo solo chi pensa che ne valga la pena. Questo avviene nel tempo in cui imperversa la cultura del tweet e delle notizie “flash”, sulle quali, dopo il lampo che le mette in evidenza, cadono immediatamente il buio e l’oblìo.

Dunque, il ragionamento è questo, ben volentieri lo sintetizziamo un’altra volta: lo Stato ha circa 2050 mld di debito, piu’ forse un altro 120-130 mld da pagare ancora ai fornitori (secondo CGIA Mestre), che sono ancora fuori contabilità (ogni commento è superfluo!…). Più ci sono i debiti ancora “nascosti”, perché anch’essi fuori bilancio dello Stato, in quanto facenti capo a società di diritto privato, delle SpA di proprietà pubblica. Che non si sa quanti siano, ma mi sa non pochi. Si può ragionevolmente ipotizzare un ordine di grandezza minimo di qualche altra decina di miliardi di euro. Più, c’è da pagare un 80-100 mld di interessi l’anno sul debito pregresso.

Allora, in tale contesto, come fa una persona come Brunetta, temperamento spigoloso ma tutt’altro che sdotato di intelletto, a tornare alla carica ancora una volta su questa cosa ormai evidentemente del tutto improponibile come la TAV, sia per utilità pubblica, che per costo pubblico, stimabile realisticamente in un altro 100 miliardi di euro?…

Semplice, cari amici. Lo fa perché è un liberale. Come spiego in dettaglio nella pagina principale del blog, secondo la lezione di alcuni maestri della Dottrina sociale, il pensiero liberale, a dispetto della parola, oltre a essere tendenzialmente oligarchico, è materialista e perciò corruttore dell’anima del popolo, ed è anche costitutivamente bancarottiero. Poiché, per il raggiungimento dei suoi fini, si impossessa dello Stato per spremerlo come un limone. Questo lo diceva anche Sturzo, nel famoso Appello ai liberi e forti (1919):

…Ci presentiamo nella vita politica con la nostra bandiera morale e sociale, inspirandoci ai saldi principi del Cristianesimo che consacrò la grande missione civilizzatrice dell’Italia; missione che anche oggi, nel nuovo assetto dei popoli, deve rifulgere di fronte ai tentativi di nuovi imperialismi di fronte a sconvolgimenti anarchici di grandi Imperi caduti, di fronte a democrazie socialiste che tentano la materializzazione di ogni identità, di fronte a vecchi liberalismi settari, che nella forza dell’organismo statale centralizzato resistono alle nuove correnti affrancatrici.

La spremitura avveniva, e avviene tuttora, come la cronaca riporta quotidianamente, attraverso le tre famose malebestie sturziane: lo spreco istituzionalizzato della cosa pubblica, lo statalismo e la partitocrazia.

So che è una realtà spiacevole, a vederla scritta così. Per questo, è necessaria la pazienza e la buona volontà di approfondire l’argomento, ad esempio nella pagina web di cui sopra, nella quale ho fatto una sintesi della questione.

Questo atteggiamento, l’approccio che ho descritto portando l’esempio di Brunetta, non è questione di intelligenza. E’ questione di scelta interiore, personale. Salvo un miracolo, pur sempre possibile, l’evidenza palmare delle cifre, che ho sopra riportato, non è sufficiente a far recedere il liberale dal suo proposito. Egli lo manterrà – per questioni di esercizio del potere – fino alle estreme conseguenze. Viene da pensare, per fare un esempio in altro contesto storico, al liberale “Corriere della Sera” che, come ricordava uno dei suoi ex-direttori, Paolo Mieli, sponsorizzò energicamente quella catastrofe che fu, per l’Italia, l’entrata nella prima guerra mondiale. E’ così che funziona.

Tale posizione è bi-partizan: è infatti totalmente condivisa anche dalla sinistra. Il segretario del PD Pierluigi Bersani ha scritto la prefazione al libro TAV-Sì di Esposito e Foietta, anch’essi membri del partito. Ho dato una scorsa al libro, fino a pag. 20. Per ora, propaganda pura. Questo, lo ricordo, è il partito che ha avuto la maggiore responsabilità (non la sola, però la maggiore) nella mega-débacle della banca più antica del mondo, nominando i responsabili della sua peggiore gestione, che ha imperversato per anni. E’ lo stesso partito che ora si candida  alla guida del Paese. Vedere i numerosi articoli sul blog nella categoria dedicata al Monte, dove si parla abbondantemente anche del tecnocrate Monti, che ha cercato fin dall’inizio di celare la pratica-bond dietro una cortina fumogena, e pure del ruolo che il centro-destra berlusconiano ha avuto esplicitamente fin dal 2009, finanziando l’Istituto con quantità industriali di fondi pubblici, ancorché europei, senza aver verificato l’affidabilità e la solvibilità della banca senese, già allora in severo pregiudizio. Non si salva nessuno.

Ma, appunto, Silvio Berlusconi. Nell’ambito del tema “grandi opere”, come non ricordare – nell’ultima campagna elettorale –  la riesumata promessa del Grande Persuasore, una volta eletto, di realizzare il Ponte sullo Stretto?… A volte, ritornano. Ma, per essere ancora più precisi, segnalo dal pregevole sito web “Pagella Politica” solo un paio, qui e qui, delle “panzane pazzesche” che il vecchio campione liberale e altavelocista ha abilmente mischiato a verità sparse. Questa, la raffinata tecnica della disinformazione. Direi che è particolarmente interessante la prima pagella, dove si dimostra, come ricordavo a suo tempo in questo post, che era un bluff colossale l’affermazione del Cav. per la quale, a fronte del nostro massiccio debito pubblico, quando andò da Santoro, lui disse che vi sarebbe però stato un “attivo patrimoniale” statale di 7.000 miliardi di euro. “Pagella politica” si riferisce ad una sua precedente analoga affermazione, quando, non contraddetto, sparò la cifra di ben 8.600 miliardi. Tutti,  evidentemente interessati (…o inconsapevoli? mah!…), si sono ben guardati dall’andare a vedergli le carte.

E arrivo ora al nocciolo del discorso. Un’altra figura che abbiamo recentemente sentito esprimersi per una urgente realizzazione della TAV Torino-Lione, nonostante quella ferrovia non serva assolutamente a nulla e lo Stato sia praticamente in bancarotta, è il pidiellino Maurizio Lupi. Non è certo uno scandalo che Lupi militi nel centro-destra liberale, come peraltro fa il pur bravo ex-presidente della Lombardia – forse unica regione italiana con i conti in ordine – Roberto Formigoni. Se uno sta con i liberali, tentando di ritagliare qualche spazio alla sussidiarietà, come ha fatto Formigoni (pur essendo anche lui un po’ altavelocista), ben venga. Prendiamo volentieri la realtà per quella che concretamente è, e lavoriamoci sopra.

Ma il punto è questo: come fa una persona intelligente e per altri versi acuta come Lupi, perdipiù cattolico ed anche ciellino (massima stima per il Movimento, a scanso di equivoci! Le scelte sono personali) a rimuovere totalmente la realtà delle cose, ed esprimersi in modo così determinatamente altavelocista?… Per non parlare del settimanale TEMPI, anch’esso vicino a CL, dove il Direttore Luigi Amicone e tutta la redazione mantengono anch’essi indefettibilmente, da tempo immemorabile e contro ogni palese evidenza, una posizione sfegatatamente altavelocista, al di là di ogni elementare argomento di ragionevolezza. Intendiamoci, ciascuno è libero di fare le sue scelte, e se ne prende la piena responsabilità. Che, nella fattispecie, è oggettivamente quella di aver messo un mattoncino per contribuire a portare il Paese in fallimento.

In questa sede, quella della “filosofia della TAV”, si sta però ragionando, per capirli, dei processi logici che portano a determinate scelte.

La posta in gioco è davvero alta, la sopravvivenza di questo Paese. E, in questo dibattito, rischiamo tutti, io compreso, di diventare disumani. Leggo dopo la pubblicazione di questo post, su una rivista, un titolo: “Ma chi sono io per ridurre l’altro ai suoi errori”?  Si riferisce a una lettera, che racconta di due ragazze alla scuola superiore, che avevano litigato e avevano smesso di parlarsi. Solo il rivolgersi a Cristo, dopo un lungo periodo di ostilità tra le due, ha permesso a una di esse di chiamare al telefono l’altra e, piangendo, chiedere la riconciliazione. In politica è identico. Non sto qua a mettermi in cattedra, e non intendo giudicare le persone – anche se sono effettivamente tentato di farlo, e devo quindi essere richiamato anch’io alla realtà da Qualcuno che è una presenza altra da me. Quello che mi sento di fare, e che credo sia doveroso per ciascuno, è di dare un giudizio motivato sulla pericolosità di certe scelte politiche.

E’ per questo che mi sento di arrivare in fondo alla questione, con la maggior serenità che mi è possibile, per ribadire che questo vasto indebolimento dell’ideale personalista cattolico accade, come approfondisco nella pagina principale del blog, a motivo della pesantissima CONTAMINAZIONE che il pensiero liberale ha abilmente operato, da lunga pezza, nel pensiero politico cattolico e nella relativa prassi politica. Vedi gli auspici di una “rivoluzione liberale” che si alzano da tante parti del mondo cattolico, al posto di quelli per la società partecipativa.

Per questa contaminazione, Lupi e TEMPI (ma per esempio anche l’MCL, come accenno in questo articolo, e tante altre realtà di matrice cattolica), vorrebbero tenere insieme sussidiarietà e liberalismo, princìpi non negoziabili e keynesismo. Crescita & sviluppo e però finti, drogati, che come si vede portano dritto alla bancarotta. E’ come voler tenere insieme il diavolo e l’acqua santa!… O, altrimenti detto, l’errore di tanto mondo cattolico  – che deve essere evidenziato, però in spirito costruttivo! – è stato quello di adeguarsi entusiasticamente alla materializzazione dell’economia, del lavoro, della politica – in una parola, della persona – operata dal liberalismo.  Abbiamo pagato a caro prezzo, e ancora pagheremo, questa catastrofica illusione. Almeno, per quanto possibile, ragioniamone.

Quindi, per disintossicarci dalla contaminazione, a mio parere il primo passo è FARE CHIAREZZA nella relazione tra pensiero cattolico e liberalismo. Per la verità, il Magistero si è già espresso in modo chiaro su questo punto. Però, evidentemente, fino ad ora non è stato sufficientemente attenzionato. Ci vuole tempo, certo. Ma la crisi morde. Esprimo il caldo auspicio che, su questo punto vi sia ancora movimento, sia da parte del Magistero verso il popolo, che in senso inverso.

Avremo occasione di riparlarne.

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2 pensieri su “Renato Brunetta: Sì-TAV a tutta forza.”Poteri forti”?… No, fortissimi. Ma… la goccia scava la roccia.

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