NUOVO INQUILINO AL QUIRINALE: INQUIETANTI PRESENZE. E dal fondo spunta un topolino…

Ormai non ci stupiamo più di nulla, circa la politica nel nostro  sventurato Paese. Tutt’al più ci dispiacciamo di quel che ci tocca, ma sembra ci si possa far poco.  Però, almeno, certe cose diciamole.

Ieri notte, a PiazzaPulita, su LA7, non è stata una novità sentire la berlusconiana Mara Carfagna, faccino compunto, prospettare l’ipotesi di una Emma Bonino al Quirinale. Pare che, secondo  il Cav., per lui sarebbe un’ipotesi tollerabile, a confronto di quella di Romano Prodi.

Per me, francamente, sono poco credibili i sondaggi, visti ieri sempre a Piazzapulita, che darebbero la Bonino saldamente in testa al gradimento degli italiani, per la Presidenza della Repubblica.

Comunque, il Presidente non va a voto popolare, lo eleggono i parlamentari di Camera e Senato, più una delegazione di “grandi elettori” delle autonomie locali. Del cui disastro, en passant, parlavo nell’ultimo post.  Da quel che si è capito, pare che un certo consenso, in tutto quel pletorico consesso, l’Emma ce l’abbia.

Siamo ridotti molto male, gente! Perfino nel centro-destra, che secondo alcuni doveva in teoria essere attento a certi valori umani (poco credibile, secondo me) la storica esponente radicale trova chi le fa sponda.

Benché rappresenti il peggio del peggio, l’Emma.  Chi non ricorda la sua foto mentre praticava (o fingeva di praticare, in questo caso è lo stesso) un aborto con una pompa da bicicletta? Purtroppo, la disinformazione ideologica sulla vita umana è ancora talmente imperante che molte persone, pur incredibilmente, non si rendono ancora conto di che cosa significa un aborto. Che è la soppressione del più innocente degli esseri umani, nel grembo materno. Chirurgicamente, o in forza di pillole letali e pericolosissime anche per la madre. Di questa sconfitta epocale di civiltà parlavo in questo post.

Vi sarà ancora qualcuno, in Italia, che non sa quanto il Partito Radicale abbia fatto, in nome di supposti “diritti”, anch’essi letali, per disgregare quanto di più prezioso e sacro è annesso alla vita umana, e cioè, oltre che attraverso l’aborto, lo svilimento della sessualità – che peraltro all’aborto è strettamente connesso –  l’eutanasia, la promozione dell’omosessualità, la diffusione dell’HIV collegata anch’essa al suddetto svilimento della sessualità, lo sfascio della famiglia naturale, la “provetta selvaggia” e quant’altro?… Qui, uno degli approfondimenti disponibili in rete.

Eppure, è un dato di fatto che, nonostante tutto questo,  l’Emma sia in pole position, o giù di lì, per il Quirinale. Certo, non tutti ci cascano,  ma parecchi sì.

E che dire di Romano Prodi, altro candidato tra i più quotati per la corsa al Quirinale?…

Lo ricordiamo come cattocomunista maximo, già ispiratore dell'”Ulivo”,  Presidente del Consiglio per la sinistra, “cattolico adulto” nel senso di fai-da-te, e perciò stesso totalmente inaffidabile circa i princìpi non negoziabili.

Risulta infatti che Prodi, al tempo di altre campagne elettorali, abbia inviato una lettera, datata 1 marzo 2006, a Francesca Polo, Presidente nazionale ArciLesbica e a Sergio Lo Giudice, Presidente nazionale Arcigay: facciamo i Pacs insieme
qui trovate il testo integrale della lettera.

Ma è anche il Prodi fra i principali promotori di quel disastro che si chiama EURO. la moneta unica europea che ben simboleggia il fallimento totale di un’idea europea distorta, avversa alla vita umana, alla famiglia naturale, promotrice dell’omosessualità, avversa alla cristianità che dell’Europa è stata lo storico cemento fondante. Un ‘Europa, quella di stampo prodiano, perdipiù iperburocratica, oligarchica ed infine bancarottiera, come le vicende finanziarie in ambito euro dimostrano quotidianamente.

E, last but not least, è anche il Prodi altavelocista, fra i principali fautori di quel monstre che è stata la TAV italiana. Alla quale collaborò da protagonista con i costosissimi “studi” della sua società Nomisma, fra i quali studi si diceva che… uno dei maggiori vantaggi dell’alta velocità è… la velocità.

Ma anche, è l’ing. Ivan Cicconi, specialista in appalti pubblici e a quel tempo direttore del consorzio ITACA per la trasparenza e la certificazione degli appalti,  che, già nel 1999, illustrava il ruolo di Prodi nella TAV italiana, impresa che Cicconi non aveva tema a definire “una truffa ai danni dello Stato”.

Qui trovate il testo completo di un intervento dell’ing. Cicconi, datato appunto 1o settembre 1999, dal quale, a pro degli interessati al dettaglio dei contenuti, estraggo:

…Nel marzo del ’98, dopo 7 ministri che si sono succeduti, che hanno ripetuto queste bugie, dopo averle ripetute Burlando stesso nel ’96 e nel ’97, è successo che Burlando, in un convegno a Milano indetto da Pininfarina come nuovo garante dell’Alta Velocità, ha detto esplicitamente che il finanziamento privato non c’è mai stato, e – parole testuali – che l’architettura finanziaria dell’AV è una bufala. Presumo che questo sia uno dei motivi fondamentali per i quali l’unico ministro non rinnovato dal governo D’Alema sia stato proprio Burlando (ma è una valutazione strettamente personale).

Questi i dati di fatto.

Su questi dati di fatto Prodi ha avuto un ruolo.

Primo aspetto. Prodi è stato nominato da Necci, con delibera del Consiglio d’amministrazione delle FS del gennaio del ’92, Garante dell’Alta Velocità; insieme veniva nominato un comitato di garanti per i nodi dell’AV. Susanna Agnelli era presidente di questo Comitato dei garanti dei nodi. Romano Prodi da parte sua è stato nominato garante degli aspetti economici e di impatto sulla struttura produttiva del Paese dell’Alta Velocità. Quindi come garante dell’AV Prodi è entrato in contatto, ha avuto la possibilità, aveva il dovere di valutare gli aspetti finanziari e l’architettura finanziaria del progetto di Alta Velocità.

Un altro momento importante del ruolo di Prodi è stata la nomina a presidente del Consiglio dei ministri nel ’96. Anche in questo ruolo sono passate sotto le sue mani due Finanziarie, e quindi Prodi aveva la possibilità di valutare i limiti di questa che io definisco una truffa ai danni dello Stato, per quanto attiene l’architettura contrattuale e finanziaria dell’AV.

In quel momento questa architettura contrattuale ha consentito anche, all’Italia, di rispettare il parametro di Maastricht relativo al rapporto fra deficit pubblico e prodotto interno lordo, il famoso 3%, rispettato per uno scarto di 0,15%. A mio avviso c’è un profilo quanto meno di inganno nei confronti dell’Unione Europea, in relazione al fatto che questo parametro è stato rispettato grazie al fatto che parte dei costi dell’AV sono differiti nel tempo. Nell’architettura contrattuale dell’AV, il famoso 60% di finanziamento privato sono prestiti richiesti dalla TAV alle banche (il primo prestito è stato attivato nel ’94 con la BEI per 5.000 mld), e il prestito delle banche prevede la restituzione del capitale a partire dall’attivazione del servizio (cioè dal 2005 in poi). Mentre gli interessi intercalari, cioè il costo del denaro fino all’avvio del servizio, vengono pagati immediatamente attraverso le Finanziarie che sono state approvate in questi anni. In sostanza quindi l’architettura contrattuale e finanziaria dell’AV prevede che dal 2005 circa, quando si attiverà il servizio, la TAV dovrà restituire il capitale e gli interessi di questo 60% necessario a realizzare l’Alta Velocità. Questo 60% ovviamente è totalmente garantito dallo Stato. Le garanzie sono state firmate non dal presidente della TAV ma dal consigliere delegato delle FS, che coincidevano all’epoca nella stessa persona: ma la firma è stata apposta dal consigliere delegato delle FS, e con la garanzia del socio di maggioranza, socio unico di riferimento della FS Spa, cioè il ministro del Tesoro.

A partire dal 2005 la rata annuale di capitale e interessi che la TAV, e quindi lo Stato italiano, dovrà restituire alle banche, è stimata in circa 5.500-6.000 mld all’anno per 20 anni. Questa cifra ovviamente oggi nel bilancio dello Stato non figura. Quindi in sostanza questa architettura finanziaria ha ipotecato, e sta ipotecando, 20 Finanziarie a partire dall’attivazione del servizio dell’Alta Velocità, databile intorno al 2005, per una quota complessiva della dimensione descritta.

Ovviamente questa operazione, questa architettura, differendo nel tempo questo debito che stiamo attivando oggi, ha consentito di avere quello zero-virgola-qualcosa in meno che ha permesso di rispettare il parametro di Maastricht. Da qui discende la mia valutazione che questa architettura è servita anche per ingannare l’Unione Europea, proprio perché i conti dell’AV oggi non figurano nella contabilità nazionale.

Essendo gestito da una società che, ancorché a capitale totalmente pubblico, quale oggi è la TAV, è di diritto privato, nelle 142 pagine del DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria per il 2000-2003) che ha fatto tanto discutere nel mese di luglio le forze politiche istituzionali di questo Paese voi non trovate non dico un rigo, ma non una parola di riferimento al progetto di Alta Velocità.

Questi i dati di fatto e le valutazioni.

Per quanto riguarda nello specifico il prof. Prodi, a mio avviso c’è solo una alternativa, al di là delle questioni – già da altri sollevate – che attengono ai profili di incompatibilità degli incarichiC’è un problema di affidabilità (al cui accertamento è finalizzato fra l’altro l’esame che, come è noto, il Parlamento Europeo fa ai commissari) del presidente della Commissione europea. Prodi è stato Garante dell’Alta Velocità. Le cose sono due. O Prodi è affidabile sul piano professionale e delle competenze (è un famoso economista), e quindi non si può ritenere che, nominato nel ’92 garante dell’Alta Velocità, egli non sia stato in grado di comprendere che quell’architettura contrattuale e finanziaria era una clamorosa truffa ai danni dello Stato.

L’alternativa è che Prodi non si sia reso conto di questo.

Ma se non si è reso conto di questo, è sicuramente una persona scarsamente affidabile. Se Prodi non è riuscito a valutare un progetto di queste dimensioni, con questo impatto nell’economia del nostro Paese e nella contabilità nazionale, allora la prospettiva di nominarlo presidente della Commissione europea dovrebbe indurre a una riflessione un po’ più attenta di quella che è stata fatta fino ad oggi.

Bonino e Prodi sono fra i candidati dati per vincenti per il Colle. E’ tutto dire. E gli altri?… abbiamo visto passare, con una certa quotazione, anche i nomi di Stefano Rodotà e  Giuliano Amato.

Anche qui, che dire?… Ricordiamo Rodotà come garante della privacy ed editorialista di stampo burocratico-sinistrorso-radicaleggiante.

E Amato, forse a questo punto imprevedibilmente il più “papabile”, per davvero?… Beh, che dire di un “tecnico” già due volte in passato al governo, dopo la miseranda riuscita del “tecnico in-competente” Mario Monti? Che farebbe un Amato, nel nuovo ruolo al Quirinale?

Di Amato ricordiamo ancora benissimo, come potete leggere qui, la notte fra il 9-10 luglio 1992, nella quale il suo governo prelevò il sei per mille da tutti i depositi bancari.

Episodio che torna oggi di grande attualità, dopo Cipro e la Grecia. Anche noi, in effetti, sembriamo in lista di attesa per una cura del genere, nei vari modi di tassa patrimoniale che può essere applicata. Magari più rinforzata, perché il tempo è passato, la crisi finanziaria  dello Stato sta precipitando di giorno in giorno, e non ha ancora toccato il suo apice!

Di Amato, en passant, ricordiamo le polemiche sulla sua pensione d’oro, ma, lo sapete, questi son dettagli, perchè il punto della questione è ben altro, come spiego nella pagina principale di questo blog. Qui non stiamo a far tante polemiche sulla “casta”, ci interessa la sussidiarietà.

Diciamo che, se non abbiamo capito male – poiché in politica le contraddizioni sono all’ordine del giorno – quello che è passabile di Amato è stata la sua posizione critica rispetto all’aborto, come potete leggere qui, quando correva l’anno 1992: “Sono razionalmente convinto che la vita, una volta che si e’ formata, ha titolo ad essere riconosciuta e protetta in quanto tale”.  Mica poco. Speriamo che, se va su lui, si ricordi di quello che aveva detto vent’anni fa. E che si comportasse coerentemente, anche se non più da Presidente del Consiglio, ma da Presidente della Repubblica. E’ un ruolo che conta sempre molto. Il Presidente uscente, su questo punto, si è talvolta posto su posizioni micidialmente infauste.

E sulla TAV?… Beh, pare che, in merito, Amato abbia recentemente ripensato alla sua posizione, che una volta era favorevole. Ne potete leggere qui. Ma, ovviamente, anche in questo il “Dottor sottile” andrebbe messo alla prova dei fatti, oltre che a quella della logica.

D’altronde, se sembra quasi impossibile trovare, nella rosa dei più quotati per la Presidenza della Repubblica, una figura autorevole e che rappresenti in modo significativo tutta la Nazione, la colpa è nostra. Fra i protagonisti della vecchia classe classe politica, liberisti o socialisti, nessuno ha la soluzione della crisi. La soluzione è reperibile solo nella Dottrina sociale. E quei politici che annaspano come pesci fuor d’acqua, farfugliando spaventati circa soluzioni che loro stessi sanno inefficaci, non sono altro che lo specchio di quello che ancora noi NON siamo.

Come ricordo costantemente nelle pagine e negli articoli di questo blog, in Italia come altrove, una vera rappresentanza politica potrà evolvere verso la soluzione dei gravissimi problemi sociali, solo nella misura in cui potranno crescere la sussidiarietà, che significa essere responsabili di sé stessi, e la società partecipativa. Su questo, siamo ancora molto, troppo indietro.

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3 pensieri su “NUOVO INQUILINO AL QUIRINALE: INQUIETANTI PRESENZE. E dal fondo spunta un topolino…

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