La Nuova Bussola Quotidiana: “Quirinale, corre il peggio della Prima Repubblica”

Cari Amici,  Vi giro in tempo reale questo ottimo commento di Riccardo Cascioli de “La Nuova Bussola quotidiana”.

Che conferma, mi pare, quello che scrivevo sulle presidenziali, in questo post.

Così, tra l’altro, Cascioli:

…In ogni caso, scorrendo i nomi che si sono fatti e continuano a farsi in questi giorni, due dati appaiono evidenti: il primo è che comunque sarà un nome pescato nel centrosinistra. Il centro e il centro-destra chiedono garanzie, ma non sono stati capaci di indicare un solo nome spendibile, un personaggio autorevole che si imponesse per il suo profilo istituzionale, per la sua serietà. Poteva forse essere fatto il nome dell’ex presidente del Senato Marcello Pera, ma a ben vedere nel centro-destra c’è il deserto assoluto.

Non che i nomi che si stanno facendo in queste ore siano entusiasmanti, tutt’altro: si può solo sperare nel meno peggio. Ma che il compito di proporre un nome sia lasciato solo a sinistra e grillini, con un Berlusconi che quasi quasi tra tutti preferirebbe D’Alema, la dice lunga sul deserto culturale – prima ancora che politico – che regna nel centro-destra. La verità è che in questi venti anni di Seconda Repubblica il centro-destra ha governato una buona parte, ma non ha costruito nulla se oggi, pensando a un possibile capo di Stato, non viene in mente un solo nome da giocare. Se solo si pensa a quali uomini di stato la Dc – e non solo – ha prodotto fino alla fine degli anni ’80 si capisce il disastro culturale e politico degli ultimi anni.

Lo stesso dicasi per il mondo cattolico, che da tempo ormai non è in grado di esprimere personaggi dall’alto profilo istituzionale. Quelli che ancora in questi giorni vengono presentati come cattolici – vedi Marini e Prodi – non sono altro che residuati di un’altra epoca, peraltro appartenenti alla schiera degli “adulti”, ovvero di quelli che la fede è una cosa privata, in politica pensiamo come gli altri. Anche questo è il segno di un deserto culturale, che dovrebbe far sorgere qualche domanda a chi guida la Chiesa italiana: non si tratta di studiare un progetto politico o di riproporre le famigerate scuole di politica (che hanno avuto risultati devastanti), ma di riannunciare e testimoniare la fede come un evento che abbraccia tutta la vita, che c’entra con ogni aspetto della realtà, che incide nella comunità in cui viviamo. Vale a dire che genera una cultura. Il resto, anche dei nuovi politici, viene come conseguenza.

Mi permetto di esprimere un solo amichevole dissenso col Direttore de LNBQ, dove lui dice, in senso positivo

Se solo si pensa a quali uomini di stato la Dc – e non solo – ha prodotto fino alla fine degli anni ’80

Su questo punto sono in disaccordo. Il nostro problema è appunto quello che l’idea di Sturzo ha perso, e hanno vinto quelle di La Pira, Fanfani, Andreotti e Moro. E’ su quelle macerie che, cazzuola in una mano e spada nell’altra, c’è da ricostruire, con i mattoni della sussidiarietà.

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