25 aprile 2013: come mai non ci sentiamo ancora liberi?!?…

25 aprile, ancora una volta, ma mi sa che non ci sentiamo ancora liberi, nel senso corrente del termine… già, ma perché?…

Partiamo subito in quarta, andando dritti al nocciolo della questione. Parafrasando Ponzio Pilato, quando chiedeva al Cristo “Ma cos’è la verità?…”, domandiamoci: “Cos’è la libertà?”

Copio dal post di prossima pubblicazione su questo blog, a proposito del “Nodo della violenza” in Val di Susa (devo fare ammenda, saranno cinque mesi che dico che è di prossima pubblicazione), quanto segue:

E’ noto che il famoso marchese De Sade, nel suo pamphlet dal titolo  “Francesi, ancora uno sforzo se volete essere Repubblicani” (1795), portando alle estreme conseguenze  il cosiddetto Illuminismo radicale,  esplicitamente anticristiano e iper-materialista, esortava appunto i rivoluzionari alle peggiori perversioni sessuali –  ovviamente anche a spese altrui. Il suggerimento politico era quello di liberarsi dai vincoli morali, poiché tali vincoli, secondo il marchese rivoluzionario, sarebbero stati imposti all’uomo dalla Chiesa cattolica, che l’avrebbe così imprigionato. E’ noto però che tali vincoli sono, in realtà, costitutivi della natura stessa dell’uomo.

Vediamo dunque che l’incoraggiamento al libero amore è sempre stato uno degli strumenti privilegiati dai sovvertitori del diritto naturale.

Come leggerete più approfonditamente in quel prossimo post, i fatti dimostrano – come nella odierna Francia di Hollande,  per fare un solo ma attuale ed eclatante esempio, che il mondo è gestito da poteri forti oligarchici, che si muovono sotto lo schermo buonista della democrazia rappresentativa. Di questo potete leggere, già ora, nella pagina principale di questo blog.

Tali élites, avverse ai valori umani secondo il diritto naturale, e  forti del loro potere oligarchico, promuovono, con determinazione e dovizia di mezzi, disvalori umani e sociali quali la promozione dell’omosessualità in tutti i modi possibili, anche coercitivi,  e poi l’aborto, l’eutanasia, la c.d. identità di genere e l’esercizio consumistico della sessualità al di fuori dalla sua sede naturale ed esclusiva che è il matrimonio. Il motivo di quest’ultimo punto, lo ricordo, è l’evidente delicatezza e intimità della materia, che quando è esercitata al di fuori di quell’ambito ne viene inflazionata e sciupata. L’integrità della persona ne viene quindi sacrificata.

Ne parlavo non molto tempo fa, anche in questo post.

D’altronde, questo è il fatto: questa è la “società dei consumi”, sul funzionamento dei cui meccanismi entro in dettaglio nella suddetta pagina principale del blog.

In questo senso, oggi i poteri forti si muovono esattamente come nel 1795.  Essi ci esortano ossessivamente al consumo per il consumo, ovviamente anche nella sfera sessuale. Tentando in specie di plagiare sistematicamente, a questo fine, le nuove generazioni. Nulla è cambiato, se non il fatto che oggi le tecniche di persuasione sono assai più sofisticate che al tempo della Rivoluzione.

Nella suddetta pagina principale entro in ampio dettaglio sul mito della “crescita” infinita, slogan che tutti vociano affannosamente ad ogni piè sospinto, trattandosi invece di un tragico gioco illusionistico. Al termine del quale – se non invertiamo immediatamente la rotta – ci attende il fragoroso schianto del sistema. 

In Italia, come scrivo continuamente su questo blog, rimandando per una sintesi a questo post, ma potete scorrazzare a piacimento nella categoria “politica”, tale visione antropologica – perché di questo in ultima analisi si tratta – è sostanzialmente condivisa, pur in varia misura, dagli esponenti più autorevoli dei maggiori partiti, ed anche dalla più parte di quelli minori.

Quindi, a dispetto del marchese De Sade, se vogliamo davvero essere liberi, dobbiamo, prima, consapevolizzare questa mega-mistificazione politico-ideologica che i poteri forti (i cui massimi esponenti sono i montiani, massoneggianti club Bilderberg e Trilateral) storicamente hanno strutturato in danno del popolo. Mentre si consapevolizza e si elabora interiormente questa realtà, c’è da mettere in pratica quanto elaborato, muovendoci con la sussidiarietà verso la società partecipativa.

In questo, siamo totalmente supportati dalla Tradizione millenaria della Chiesa cattolica (…già. C’è di mezzo Cristo, come sempre!… mannaggia, è dappertutto!), che ci viene donata, modernamente, attraverso la Dottrina sociale. Il sostanza, a questo è dedicato il blog.

Un ultimo dettaglio, visto che questo è il blog de “la filosofia della TAV”: ho esordito col “nodo della violenza” in val di Susa.

Dunque, non so cosa vorrà fare questo nuovo Governo Letta, sul quale pesa purtroppo – non potrebbe essere diversamente, viste le matrici culturali della nostra classe politica – la pesante ipoteca ideologica della fallimentare “società dei consumi” keynesiana, e della falsa idea di “crescita” infinita. Qui, per esser chiari, non si tratta di virare verso la “decrescita”, più o meno felice. Ma di superare la crisi mettendo in pratica la sussidiarietà e la partecipazione autentica, che alla sussidiarietà è appunto collegata.

Abbiamo visto come – nell’esempio Hollande – la struttura della moderna democrazia rappresentativa, con la sua maggioranza parlamentare e le sue forze di polizia, sia stata messa a servizio della distruzione pianificata della società, tramite l’istituzione del matrimonio omosessuale.

Analogamente, il medesimo procedimento politico si è adottato in passato in Italia, con la tentata coercizione ideologica e politica di imporre la TAV in Val di Susa. Mentre a Firenze non è nemmeno stata necessaria la benché minima forza, poiché, come altrove, si è preventivamente, accuratamente disinnescata la consapevolezza del popolo. In ambedue i casi si è fomentato il crack del pubblico erario, a pro di interessi privati.

Vedremo cosa vorrà fare questo Governo.

Intanto, da “la filosofia della TAV”, una proposta concreta:

Subito il buono-scuola per la libertà di educazione, e per far risparmiare il 30% allo Stato nelle spese per l’istruzione, e subito BASTA TAV in Val di Susa e a Firenze, per evitare il peggioramento dei trasporti  (vedi qui e qui) e per evitare – FORSE – la bancarotta dello Stato.

P.S.: un’oretta dopo la pubblicazione di questo post, leggo qui, su “la Nuova Bussola quotidiana”, un articolo sul Letta giovane, dal quale cito:

…In seguito, insieme a tutto quel che resta della sinistra democristiana, migra verso il PCI che frattanto cambia più volte nome fino ad assumere quello attuale di Partito Democratico. Qui come noto l’antica sinistra democristiana costituisce la seconda componente per importanza dopo quella di origine comunista. E dell’antica sinistra democristiana conserva il tipico carattere: una fedeltà talvolta solo affermata ma talvolta anche autentica per un cristianesimo inteso soprattutto come morale, e pertanto vissuto per lo più in modo moralistico, però paradossalmente collocato all’interno di una visione del mondo secolarizzata e del tutto subalterna al progressismo “laico”. Sono i cosiddetti cattolici “scomodi”, in realtà comodissimi per i loro compagni di viaggio perché sempre molto disponibili a lavorare seriamente senza porre i proverbiali paletti, e sempre pronti a sacrificare per il bene della causa le questioni di principio.

E’ questa tra l’altro l’area da cui proviene pure Matteo Renzi, anche se per motivi anagrafici non direttamente. Chiamato giovanissimo da Mino Andreatta a far parte della sua segreteria, Enrico Letta si affaccia ben presto alla ribalta della politica nazionale sino a diventare il più giovane ministro nella storia della Repubblica Italiana. Frattanto sviluppa relazioni internazionali ben qualificate con circoli esclusivi del mondo nord-atlantico tanto che oggi ha un ruolo di rilievo nella sezione italiana della Trilateral Commission ed è membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia, sezione italiana di un club molto elitario basato negli Usa che si pone come obiettivo quello di “incoraggiare le leadership illuminate, le idee e i valori senza tempo”. Sono gli stessi club e lo stesso ambiente cui appartengono, per fare qualche esempio, tanto Giulio Tremonti quanto l’attuale premier Mario Monti.

Non ho fatto in tempo a dirlo… si stava in pensiero!!! Un altro uomo giusto al posto giusto!…

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2 pensieri su “25 aprile 2013: come mai non ci sentiamo ancora liberi?!?…

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