1 MAGGIO: CONCERTONE DEI SINDACATI CONFEDERALI A SAN GIOVANNI. CANTA, MA NON TI PASSA!…

Mentre la crisi si avvita sempre di più, e nebbia fitta avvolge le nazioni, è bene che da questo remoto angolo del web, nel giorno del lavoro  si punti il dito non su qualcuno per dar la colpa a lui, ma su qualcun altro di quei fatti spiacevoli (e, aggiungo io decisamente impopolari),  di cui parlava il poeta.

E’ bene andare dritti al punto della questione.

Così scrivevo in questo testo sulla società partecipativa secondo Pier Luigi Zampetti, editato su web nell’ottobre del 2008, a pag. 25:

***

5. Il ruolo del sindacato

“La nomina di Savino Pezzotta, già segretario della CISL, a portavoce di
quell’evento che è stato il Family Day mi suggerisce qualche considerazione
sul ruolo di quel sindacato che dovrebbe avere qualche debito fondativo nei
confronti della dottrina sociale.

Nella società dove liberal-capitalismo e post-marxismo hanno fatto la parte del leone, anche meticciandosi tra di loro, come si è detto, sostanzialmente fino ad oggi di compartecipazione a pieno titolo del lavoratore all’impresa non si è mai parlato. Mi pare che nessuno fra i lavoratori abbia nemmeno mai pensato di chiederla. Nemmeno, a quanto mi risulta, nel sindacato. Nemmeno in CISL, dove mi pare si privilegino invece la finanza etica e la responsabilità sociale d’impresa. 

Personalmente nutro severe perplessità su queste scelte. Quelli privilegiati dalla CISL sono strumenti che appaiono essere essenzialmente d’impronta materialista e buonista, ove si va ad auspicare da parte delle aziende comportamenti virtuosi politically correct non cattivi in sé, per carità. E che però, se decontestualizzati dalla dimensione trascendente della persona che oggettivamente riscontriamo solo nella visione cristiana, e decontestualizzati anche dalla soggettività del lavoratore che non può che esplicarsi pienamente solo nella effettiva compartecipazione all’impresa, sembrano irrealistici ed inefficaci al fine di un reale cambiamento della società.

Sostanzialmente mi sembra che a tutt’oggi manchi nel mondo del lavoro perfino l’idea, l’immagine della compartecipazione nel senso espresso dalla dottrina sociale. Sappiamo bene che esistono storicamente aziende cooperative. Ma la visione sottesa alla dottrina sociale, che è per i lavoratori di tutte le aziende e non solo per quelli delle cooperative, ha in sé la specificità non scontata della ricchezza dell’integralità della persona-lavoratore in corpo e anima.

Per la verità in campo aziendale, a livello comunitario CEE la direttiva sullo
statuto della società europea (SE) tratta delle possibili forme di partecipazione
dei lavoratori alla gestione dell’impresa. Ma sembra trattarsi prevalentemente
di figure di rappresentanza e informazione dei lavoratori nell’ambito del CdA.
La compartecipazione al capitale è cosa ben diversa. Non si pensa ancora oggi, fra i lavoratori, di avere il diritto naturale a compartecipare a pieno titolo alla gestione dell’azienda.

Non credo però che questi lavoratori siano del tutto inconsapevoli. Sono del
parere che essi si rendano conto di essere massa di manovra nelle mani dei
detentori del capitale e del potere politico. Soltanto, evidentemente non è
ancora stato possibile riuscire a far efficacemente giungere loro il messaggio che nel contesto dell’ ecologia umana conforme all’immagine del Creatore la
realtà – anche quella sociale, politica, economica e professionale potrebbe essere molto diversa da quella attuale.

Può un sindacato che si richiama nel suo operare alla dottrina sociale esimersi
dal fare la sua parte in questo processo evolutivo?

Ancora. Abbiamo visto in occasione della festa del lavoro, primo maggio 2007, pochi giorni prima del Family Day e nella medesima piazza, durante il consueto concerto rock organizzato dai sindacati confederali, un intrattenitore arringare la folla dei giovani con slogan a favore dell’eutanasia e critici verso la Chiesa cattolica. Il pubblico ha risposto esprimendogli consenso.

A questo proposito sono apparse tardive le censure del segretario della CISL
Raffaele Bonanni nei confronti del giovane “artista”, Andrea Rivera, che
infatti era stato sdoganato su quel palco anche dalla CISL medesima.

Questi infatti altro non sembrano essere che i frutti inevitabili di un
allineamento acritico della CISL sulle posizioni della CGIL. Non è questione di suscettibilità o di cadute di stile, ma di contenuti. Al di là dell’episodio contingente, la CGIL ovviamente ha una sua propria visione dell’uomo, della società e della famiglia, del lavoro.

Stringendo, se andiamo a vedere, le posizioni pubbliche della CGIL sono per una visione materialista e dispositiva della persona.
Quindi quella confederazione si è dichiarata totalmente a favore del SI’ nel referendum contro la legge 40, legge che come sappiamo è quanto di meno peggio vi possa essere, al momento, per la difesa della vita umana fin dal suo inizio. La CGIL è anche favorevole all’eutanasia, cioè alla liquidazione della vita dell’uomo nella sua fase finale. E infatti è anche per l’eutanasia che coerentemente si è speso Rivera.

La CGIL è favorevole ai DICO che come ben sappiamo, anche laicamente parlando, deresponsabilizzando le persone e promuovendo collateralmente il riconoscimento pubblico delle unioni di fatto tra omosessuali, andrebbero sicuramente in direzione dello sfascio della società e pure in direzione dell’estinzione della nostra civiltà come la conosciamo nei suoi fondamenti.

Nel campo del lavoro la CGIL, in via della sua radice marxista-radicalstatalista, è avversa alla sussidiarietà. È storicamente portata a identificare il lavoratore come dipendente e a prediligere casomai la via dell’assistenzialismo invece che quella della soggettività del lavoratore-persona. La via del conflitto sociale piuttosto che aver fiducia nel lavoratore compartecipante e corresponsabile come elemento chiave per la buona gestione dell’impresa, con
beneficio per tutti i detentori del capitale e per la società intera. Sono scelte, quelle della CGIL, che mirano anche evidentemente alla conservazione del proprio potere e della propria ascendenza sui lavoratori.

È naturale quindi che la CGIL non veda di buon occhio la sovranità del popolo
delle famiglie (fondate sul matrimonio tra uomo e donna, si capisce!), cioè la
famiglia come primo soggetto sociale, economico e politico.

Nel “rito” del concerto del primo maggio, che si ripete ormai da molti, molti anni, il messaggio che passa ai giovani – al di là della prestazione esuberante del Rivera di turno – è sempre il medesimo: quello di una visione della vita e del lavoro nostalgica marxista-cheguevariana-rivoluzionaria, classista e materialista. Nella quale non c’è posto per il trascendente. E questo non fa
bene ai giovani.

Mi ero augurato che una riflessione sulle implicazioni della collaborazione con
la CGIL potesse rappresentare una occasione preziosa, per la CISL – alla quale
scrissi a suo tempo – per tornare alle proprie radici e rivedere il senso del
proprio essere ed operare. Anche per sottoporre a verifica il senso e i termini
della collaborazione con altre realtà sindacali i cui principi fondanti sono
antitetici a quelli suoi propri.

A tutt’oggi ripensamenti non se ne vedono. Non credo che le famiglie di
questo Paese abbiano alcun interesse al protrarsi di situazioni di ambiguità in
campo sindacale”.

***

Sempre a questo proposito, cari amici, anticipo qui un estratto dal testo sul “nodo della violenza” in Val di Susa, di prossima pubblicazione su questo blog, riferendomi alla situazione di Firenze:

***

“A oggi, l’esito degli sforzi di coloro che hanno tentato di salvare Firenze dalla TAV è incerto. Sono infatti assai  potenti gli interessi particulari che gravitano sul progetto, secondo i canoni più rigorosi dell’economia keynesiana.

I promotori dell’operazione sono disposti a tutto. Le grandi aziende  devono “lavorare”, a qualunque costo, con i soldi pubblici. La locomotiva non può rallentare o fermarsi, pena il collasso del sistema. Nonostante questo il sistema, lo stiamo vedendo tutti, scricchiola paurosamente. Si è detto che anche i sindacati confederali sono della partita. Anch’essi hanno sollecitato energicamente l’avvio dell’operazione, affinché “sia dato lavoro”.

Nemmeno a loro è finora interessato, per evidenti motivi di consenso verso i loro iscritti, che Firenze sia devastata – presumibilmente molto più di quanto è già accaduto a Bologna (è disponibile presso l’Associazione di volontariato Idra il DVD “Questa è la TAV a Bologna… e se succedesse a Firenze?” prodotto nell’aprile 2009), città nella quale da anni sono in corso lavori analoghi. Nel capoluogo toscano l’area interessata dagli scavi è infatti assai più vasta e più centrale che a Bologna.

A oggi, nemmeno i rappresentanti dei lavoratori sembrano preoccuparsi che la severa penalizzazione a cui si starebbe per sottomettere, inutilmente, la Città del fiore, sia pagata a caro prezzo con i soldi dei lavoratori medesimi, in veste di contribuenti. Anche per il sindacato questi sembrano dettagli irrilevanti, ed esso procede senz’altro a farsi dipendente dalla necessità del consenso. Questa subordinazione sindacale ai poteri forti è un altro dei danni collaterali  della mancanza di sussidiarietà”.

***

Cari amici, se ho scritto tutte queste cose spiacevoli, è perché è tutto un mondo ormai decotto che sta venendo giù, e non è bene tacere.

In quest’altro testo  (marzo 2010) dove leggevo il tema della partecipazione, sempre secondo Zampetti, alla luce della critica sul pensiero politico di Giorgio La Pira, citavo ancora il maestro:

***

“Il Ministro dell’Economia (Tremonti, all’epoca – NdR) sembra quindi ignorare che in regime di New Deal è appunto l’economia che strutturalmente detta l’agenda alla politica. Non può essere il contrario. Lo Stato diviene ostaggio del sistema economico. Tremonti comunque sembra non porsi il problema. Egli crede nel New Deal, del quale dice all’Espresso che

«Talvolta si sottovaluta quanto il New Deal sia stato innanzitutto una grande
operazione psicologica di massa. Un impulso forte. Una radicale inversione di tendenza nella società americana e non solo».

Zampetti invece adotta a proposito del New Deal una immagine non illusoria, anzi assolutamente esplicita:

“Un’affermazione è sulla bocca di tutti, quasi è divenuta un ritornello: «occorre diminuire la spesa pubblica!» Nessuno, finora, è riuscito ad indicare la strada. E non ci si riesce perché non si vuole guardare in faccia il mostro che il New Deal ha prodotto e che, se non l’abbatteremo a tempo, finirà con il divorarci tutti.” (La società partecipativa, p. 156)

***

Tornando all’oggi, cari amici, questo è il punto: se non vogliamo che il mostro faccia di noi un sol boccone, smettiamo di cantare e ballare sul ponte della nave in difficoltà, apriamo  gli occhi e diamoci da fare  per tappare la falla. Subito. Non si sa se siamo ancora in tempo, se la campana dell’ultima chiamata ha già suonato. Forza!!!….

Segnalo che, sul tema della auspicabile sinergia tra capitale e lavoro, su questo blog ho inserito da poco questa nuova, ricca pagina!…

 

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Un pensiero su “1 MAGGIO: CONCERTONE DEI SINDACATI CONFEDERALI A SAN GIOVANNI. CANTA, MA NON TI PASSA!…

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