ANDREOTTI: “IL POTERE LOGORA CHI NON CE L’HA”. SI SBAGLIAVA.

Nel giorno del transito di Giulio Andreotti nell’eternità, è bene che mi assuma il compito di un bilancio non buonista della vicenda politica del divo. 

Due cose, innanzitutto: la prima, nessuno è perfetto e – come spero si faccia per me, quando sarà il mio turno – raccomando  al Creatore l’anima del nostro fratello Giulio.

La seconda, in ordine di importanza, è l’uso strumentale del potere giudiziario che è stato fatto a suo danno, per motivi di lotta politica. Sui manovratori delle accuse di collusione con la mafia mosse a Andreotti, a mio parere pende l’ipotesi di tradimento dello Stato. Conoscendo la figura di Andreotti, è semplicemente  fantascientifica,  a questo proposito, l’ipotesi del bacio con Totò Riina. Ma purtroppo, in questo sventurato Paese, siamo ormai adusi ad aver visto dar credito a palesi millantatori come Massimo Ciancimino, a danno di galantuomini servitori dello Stato come Bruno Contrada, Maurizio Mori e Sergio Di Caprio. I giustizialisti politici non  si sono peritati, per conseguire i loro fini, a smantellare lo Stato. Ad Andreotti, sul livello politico – e non solo a lui, tutt’altro! –  è capitato lo stesso.

Detto doverosissimamente questo, il giudizio prettamente politico sull’azione politica di Andreotti, è sconsolatamente negativo. Ne parlavo, qualche tempo addietro, in questo post.

Non c’è da farla tanto lunga: in questo blog, che ha il suo fulcro nella necessità vitale della sussidiarietà e della “società partecipativa”, ho ricordato molte volte che storicamente l’idea di sussidiarietà, l’istanza portata avanti da Luigi Sturzo e Pier Luigi Zampetti, grandi intellettuali del ‘900, ha perso. Al loro posto, ha prevalso – come scrivevo nel post di cui sopra – il programma dei “La Pira, Fanfani, Andreotti e Moro”.

Vale a dire, al posto della soggettività della persona, dei corpi intermedi  della società, ha stravinto la prassi dello statalismo, dell’assistenzialismo, del disastroso preteso meticciamento della Dottrina sociale, sia con il post-socialismo, che con il liberalismo. In una parola, con la società dei consumi di stampo keynesiano e liberalsocialista, bancarottiera e corruttrice dell’anima del popolo. 

Per chi vuole approfondire queste spiacevoli affermazioni, ne parlo in dettaglio qui e qui. 

Non c’è molto altro da dire, qui, se non – chi è interessato ad andare a fondo negli argomenti, a fare la fatica di andare al di là di un tweet o di un commento facebook – approfondire nei testi che ho linkato.

La dimostrazione del fallimento della politica di Andreotti, è la sua firma di Presidente del Consiglio, posta a ratificare, il 18 maggio 1978, la legge sull’aborto. Certo, la fallimentare impostazione rinunciataria, materialista e compromissoria della vecchia DC aveva portato il logico frutto di quella sconfitta culturale, ancor prima che politica. Ma, a quel punto, nessun dottore aveva ordinato ad Andreotti di prendersi anche quella responsabilità! Meglio sarebbe stato dimettersi, e lasciare ai promotori dell’incubo-aborto, che infatti ontologicamente ci sta portando dritti alla catastrofe, come scrivevo in chiusura di questo post, tutta la loro responsabilità.

E come non citare, in questa circostanza, l’infelicissima uscita del senatore a vita, quando ebbe a dire, come ricorda qui, un quotidiano per tutti, Repubblica, il 9 settembre 2010:

ROMA – “Se l’andava cercando”. Per questo commento su Giorgio Ambrosoli, il liquidatore della banca privata italiana di Michele Sindona assassinato nel 1979, il senatore a vita Giulio Andreotti è nella bufera. Ha parlato di Ambrosoli e Sindona durante l’intervista a Giovanni Minoli per una puntata di “La storia siamo noi”, in onda stasera su Raidue. “Non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici – risponde il senatore a vita alla domanda sul perché Ambrosoli fu ucciso -. Certo è una persona che in termini romaneschi se l’andava cercando”.

E’ d’altronde lo stesso Andreotti che, in sette riprese di Presidenza del Consiglio, è riuscito a non dare alle famiglie ciò di cui più avevano bisogno: la libertà di educazione col buono-scuola. E i frutti oggi si vedono, e come si vedono!…

La tragedia è che, oggi, in quanto a princìpi non negoziabili, siamo messi come allora, se non peggio.

Per questo, è ormai lettera inutile e polverosa il famoso sarcasmo del divo Giulio, dal quale ripeschiamo la sua più celebre battuta, “il potere logora chi non  ce l’ha”. Le ultime vicende della nostra sventurata Repubblica dimostrano l’esatto contrario: e cioè che il potere, se malamente esercitato, logora anche chi ce l’ha!…

D’altronde, non potrebbe essere diversamente, se si va a guardare la concretissima e incontrovertibile realtà metafisica, per la quale

 Infatti, che giova all’uomo l’aver guadagnato tutto il mondo, se poi ha perduto o rovinato se stesso? (Luca, 9, 25)

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