CHE FAME DI PADRE C’E’ IN GIRO!….

Domenica scorsa ero anch’io a Roma a San Pietro,  all’incontro del Papa con i movimenti ecclesiali. La dinamica è quella che tutti ben sapete, quella del video qui sopra: c’è questa sana gioia incontenibile – assai diversa, esempio, dall’agitazione scomposta e inconsapevolmente senza scopo dei malcapitati giovani al concertone dei sindacati confederati per il primo maggio, a piazza san Giovanni, del quale parlavo qui.

In realtà, le “fami” sono diverse.

Prima, c’è la fame di eternità. Siamo tutti lì perché tutti, nessuno escluso, non vogliamo morire mai. Vogliamo vivere per sempre. E lì, per l’appunto, c’è la risposta alla nostra domanda. Il Papa, che ora è Francesco, è questo “ponte” umanamente indicibile, però estremamente concreto – è a pochi metri, lo vedi benissimo e lo puoi toccare, qualcuno riesce anche a fargli baciare i bambini – fra la nostra umanità limitata e il Dio Creatore. Francesco, lo ha detto domenica scorsa – secondo me esagerando, anche se sempre largamente sorridente, come è nel suo stile – ovviamente questa cosa non  la fa da sé ma è lì a rappresentare il Cristo di Dio – infatti ha detto “Non dite – viva Francesco! – ma viva Gesù! “.

Secondo, c’è la fame di gioia. Vale a dire, questa eternità che ciascuno di noi desidera, la vogliamo anche infinitamente gioiosa, senno’ a che servirebbe? Anche a questo risponde, come ben sappiamo, l’amore di Cristo.

E però non è cosa scontata, come anche ben sappiamo, poiché Cristo ci chiede che l’amore che Lui ci ha dato per primo sia condiviso con tutti… senno’, non funziona.

Terzo, c’è la fame di padre. Cioè, questo modo di desiderare, che non è scontato per nulla, questo modo di staccarci dalla tetta della mamma (che pure ci vuole, e però a un certo punto si deve smettere) e di aprirci al mondo, a noi chi ce lo insegna, in famiglia?… di chi è questo ruolo?… E’ il ruolo del padre.

Quindi, nello specifico, Francesco assolve appieno il ruolo del padre buono. Che ci fa crescere, ci responsabilizza – non ci tiene nella bambagia! – ci indica la meta giusta. Facendo questo percorso, noi realizziamo pienamente la nostra umanità, quale che sia la nostra personale condizione.

Qui trovate il testo completo dell’omelia del Papa di domenica scorsa, dove ha toccato tre punti: novità, armonia, missione.

Ora, il problema del nostro tempo (ma anche di tutti i tempi) è che, siccome nell’insindacabile disegno divino è stato dato del potere al “principe dei questo mondo”, affinché fossimo messi alla prova, il problema è che abbondano i falsi padri, come scrivevo in questo post. Essi, per la libertà di scelta che il Creatore ha dato sia agli uomini che agli angeli, si son dati la mission di portarci alla rovina. La questione sta tutta qui. Se vogliamo essere felici, dobbiamo saper distinguere tra i buoni padri e i cattivi padri, e ovviamente dar retta ai primi. Anche se l’offerta dei secondi pare talvolta, d’acchito, più allettante.

Dei tre punti del Papa, voglio appena accennare qui a quello della novità: lasciarsi spiazzare dallo Spirito di Dio, ha esortato Francesco. Lasciarsi mettere in discussione dagli avvenimenti che il Creatore mette sulla nostra strada.

Qui, davvero umilmente, vorrei segnalare la necessità assoluta, affinché possa compiersi tutto l’agognato bene che desideriamo, e ciò avviene inevitabilmente anche passando per la politica in senso lato, che diamo urgentemente spazio alla Dottrina sociale. Alla sussidiarietà, alla “società partecipativa”. Di questo, pur in modo largamente imperfetto, parla questo blog.

Spiace dire che, in questo periodo, da questa prospettiva  nel nostro mondo cattolico sembriamo ancora lontani, incredibilmente lontani. Delle volte non ci si capacita di come si possa non capire.

Esempio, il nuovo studio CEI sul lavoro, in sette punti, uscito ora a maggio. L’ho letto su Avvenire del 14 maggio scorso. Non vi metto il link perché in rete non l’ho trovato, sembra che non ce l’abbian messo… ma, insomma, non dice nulla di concreto. E’ scritto nel consueto, ridondante gergo ecclesialese.  Al punto 3, cito: “Va superato il concetto di Pil (prodotto interno lordo) con quello di Bil (benessere interno lordo)”, e cose di questo genere, piuttosto inconsistenti. 

Per non parlare delle severe criticità della prossima “Settimana social(ista)  dei cattolici”, in questo articolo de La Nuova Bussola quotidiana.

Come si fa ad andare avanti così?… speriamo che il soffio dello Spirito risvegli presto i dormienti nella stanze della CEI…

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