2 GIUGNO, FESTA DELLA REPUBBLICA. PER IMPARARE DALLA STORIA, LEGGIAMOLA CON RATZINGER

RedipugliaCari Amici, nella circostanza del 2 giugno, festa della Repubblica e delle Forze Armate, vi propongo questo articolo su “La Nuova Bussola quotidiana”, dove Massimo Introvigne (Direttore CESNUR) relazionava a un convegno, il 31 maggio, circa il giudizio di Papa Benedetto XVI sulla Prima Guerra Mondiale, sulle origini del conflitto.

Si tratta di un pezzo, lasciatemi dire, semplicemente eccezionale.   Ne cito una parte, consigliandovi  caldamente di leggerlo tutto:

…La teologia della storia permette anche d’identificare le cause della drammatica crisi dell’Europa, un altro tema caro a Papa Ratzinger. 
Queste cause sono molteplici, ma Benedetto XVI è spesso tornato su un evento fondamentale, la Prima guerra mondiale. Certamente anche in precedenza c’erano state guerre tremende, ma la Grande Guerra del 1914-1918 rappresenta una sinistra novità non solo per il primo uso massiccio di armi di distruzione di massa – tali sono considerati, ancora oggi, i gas asfissianti –, ma anche perché si teorizza e si pratica la separazione fra la guerra e la morale. 
Questa separazione si evidenzia anche nell’attacco – che aveva solo pochi precedenti – ai monumenti storici, chiese comprese, particolarmente alla cattedrale di Reims, un evento senza precedenti che suscitò enorme emozione in tutto il mondo.

Nel primo dei suoi messaggi per le Giornate mondiali della Pace, quello per la XXXIX Giornata celebrata il 1° gennaio 2006, Joseph Ratzinger lega al dramma della Prima guerra mondiale la stessa scelta del nome Benedetto XVI. 
«Il nome stesso di Benedetto, che ho scelto il giorno dell’elezione alla Cattedra di Pietro, sta a indicare il mio convinto impegno in favore della pace. Ho inteso, infatti, riferirmi sia al Santo Patrono d’Europa, ispiratore di una civilizzazione pacificatrice nell’intero Continente, sia al Papa Benedetto XV [1854-1922], che condannò la Prima Guerra Mondiale come “inutile strage” e si adoperò perché da tutti venissero riconosciute le superiori ragioni della pace».

Il riferimento a Benedetto XV è rilevante per il giudizio sulla Prima guerra mondiale. L’Europa è cambiata, e quando le sue due massime autorità tradizionali, il Papa di Roma e l’Imperatore di quanto sopravvive del Sacro Romano Impero, il Carlo Ibeato Carlo I d’Asburgo (1887-1922), cercano di fermare il conflitto facendo notare che tutto quanto le nazioni vogliono con la guerra lo potranno ottenere con la pace, a stento sono trattati con cortesia e comunque non sono presi sul serio. Naturalmente il Papa, il cui padre ha combattuto nella Prima guerra mondiale, non intende certo mancare di rispetto a quello che chiama «il sacrificio degli uomini caduti sul campo di battaglia per amore della loro patria»: ai tanti che in quella guerra, da una parte e dall’altra, hanno fiducia nella bontà della loro causa e si battono con valore. (segue)

Cari Amici, richiamo in modo particolare la vostra attenzione sulla parte in rosso. Ora, questa interpretazione delle cause della Prima Guerra mondiale, non è certamente nuova, nell’ambito di una storiografia obiettiva. Anzi. E però, voi sapete che non è certo questa la versione dei libri di storia, mi riferisco in specie a quelli della scuola.

E’ molto bene che di questo si parli, valutando con la massima consapevolezza le espressioni celebrative spesso improntate, purtroppo, alla retorica. E’ molto bene che si sia consapevoli di questo, perché le forze del male che hanno scatenato le guerre mondiali, sono ancora attivamente all’opera, oggi, in tutto il globo terrestre. E anche nella nostra Europa, apparentemente  – ma solo apparentemente – pacificata. Si tratta di quelle forze che, come scrivevo recentemente in questo post, nei fortilizi delle oligarchie che operano dai vertici delle nostre democrazie rappresentative, nelle quali non esiste sussidiarietà, si adoperano – per scelta ideologica – per distruggere la nostra civiltà fin nelle sue fondamenta.

In questo tempo, ciò avviene primariamente tramite la destrutturazione antropologica e sociale portata avanti con le campagne per la promozione dell’aborto, dell’omosessualità e della disintegrazione della famiglia naturale. Ma, ovviamente, tale azione viene sinergicamente supportata, nelle retrovie, dal predominio oligarchico, oltre che nell’economia, anche nella finanza, e quindi in tutto il mondo del lavoro. Di tutto questo parla questo blog. Poichè anche la TAV non è che un piccolo tassello in questo grande e drammatico scenario. Recentemente, a questo proposito segnalo queste due recenti pagine, sul “nodo della violenza” in Val di Susa e sulla soluzione del problema del lavoro, secondo Pier Luigi Zampetti.

Tutto ciò premesso, è evidente che l’unica soluzione al problema non può essere che quella della consapevolezza, da parte del popolo, di questi fatti, per risolverli definitivamente con gli strumenti improntati al principio di sussidiarietà… onde, la assoluta urgenza e necessità immediata della libertà di educazione, tramite il buono-scuola, in tutti gli ordini e gradi del sistema educativo. 

 

    

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