Crisi. La “boccia di cristallo” della CGIL, e la CISL sotto choc!…

SINDACATILe ultime uscite dei sindacati confederali CGIL e CISL sono davvero spettacolari. Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere più che al cabaret.

La “Palma d’Oro” delle comiche (finali?!?… forse…) la vince di sicuro la CGIL, con le sue previsioni a lunghissima gittata. La Segretaria Susanna Camusso ha infatti dichiarato che, secondo uno studio della CGIL, come potete leggere qui,  cito,

…nell’Ufficio economico di Corso Italia non si sono limitati ad effettuare una rilevazione classica e già di per sé drammatica, ovvero quanti anni saranno necessari, ben 13, per ritornare al livello del Pil nel 2007. Nello studio intitolato «La ripresa dell’anno dopo – Serve un Piano del Lavoro per la crescita e l’occupazione » c’è, appunto, un altro dato, allo stesso tempo sorprendente e terribile: nel nostro Paese saranno necessari addirittura 63 anni per recuperare il terreno perso in questi cinque anni in termini di occupazione.

Ohibò!… 13 anni per tornare ai livelli PIL del 2007?… e perché non 9 anni o 17 anni e otto mesi?  E ben 63 ANNI per recuperare l’occupazione persa negli ultimi cinque anni?… Boh. Di sicuro, c’è che tra 63 anni, saranno in pochi quelli che potranno rinfacciare alla CGIL di aver detto una bischerata.

Per quanto riguarda la CISL, Bonanni ha detto, come leggete qui, che per risollevare il Paese dalla crisi ci vuole uno “choc fiscale”Che è, la patrimoniale?!? Infatti, di questa Bonanni aveva già parlato poco tempo addietro. A leggere, invece, veniamo a sapere che

La “richiesta forte” che il sindacato farà al Governo riguarda le misure necessarie a stimolare la circolazione di denaro nel Paese: “Occorre uno choc fiscale – afferma Bonanni – un provvedimento straordinario per dimezzare le tasse, far ripartire la nostra economia, sollevare i salari e i consumi”. L’altro tema caldo resta la creazione di nuovi posti di lavoro, da “incentivare fiscalmente”, suggerisce Bonanni.

No, secondo me, intendeva la patrimoniale. Voi che dite?… A me, consentitemi, più della dichiarazione di Bonanni mi sembra plausibile che monolitoun monolito viaggi nello spazio e nel tempo, per portare la luce dell’intelligenza agli uomini.

Battute a parte, perché la crisi c’è davvero, la posizione dei confederati è penosa. Non vogliono capire, come d’altronde sembra non volerlo fare nessuno, che la crisi è antropologica. Il commento serio lo recupero da questo testo sulla “Società partecipativa” secondo Pier Luigi Zampetti, una sintesi che avevo realizzato qualche anno fa, nel 2008, ma sempre pienamente valida. Specie in campo sindacale, la “visione corta” non è cambiata per nulla. Copio da pag. 24:

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5. Il ruolo del sindacato

La nomina di Savino Pezzotta, già segretario della CISL, a portavoce di quell’evento che è stato il Family Day mi suggerisce qualche considerazione sul ruolo di quel sindacato che dovrebbe avere qualche debito fondativo nei confronti della dottrina sociale.

Nella società dove liberal-capitalismo e post-marxismo hanno fatto la parte del leone, anche meticciandosi tra di loro, come si è detto, sostanzialmente fino ad oggi di compartecipazione a pieno titolo del lavoratore all’impresa non si è mai parlato. Mi pare che nessuno fra i lavoratori abbia nemmeno mai pensato di chiederla. Nemmeno, a quanto mi risulta, nel sindacato. Nemmeno in CISL, dove mi pare si privilegino invece la finanza etica e la responsabilità sociale d’impresa.

Personalmente nutro severe perplessità su queste scelte. Quelli privilegiati dalla CISL sono strumenti che appaiono essere essenzialmente d’impronta materialista e buonista, ove si va ad auspicare da parte delle aziende comportamenti virtuosi politically correct non cattivi in sé, per carità. E che però, se decontestualizzati dalla dimensione trascendente della persona che oggettivamente riscontriamo solo nella visione cristiana, e decontestualizzati anche dalla soggettività del lavoratore che non può che esplicarsi pienamente solo nella effettiva compartecipazione all’impresa, sembrano irrealistici ed inefficaci al fine di un reale cambiamento della società.

Sostanzialmente mi sembra che a tutt’oggi manchi nel mondo del lavoro perfino l’idea, l’immagine della compartecipazione nel senso espresso dalla dottrina sociale. Sappiamo bene che esistono storicamente aziende cooperative. Ma la visione sottesa alla dottrina sociale, che è per i lavoratori di tutte le aziende e non solo per quelli delle cooperative, ha in sé la specificità non scontata della ricchezza dell’integralità della persona-lavoratore in corpo e anima.

Per la verità in campo aziendale, a livello comunitario CEE la direttiva sullo statuto della società europea (SE) tratta delle possibili forme di partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa. Ma sembra trattarsi prevalentemente di figure di rappresentanza e informazione dei lavoratori nell’ambito del CdA.

La compartecipazione al capitale è cosa ben diversa. Non si pensa ancora oggi, fra i lavoratori, di avere il diritto naturale a compartecipare a pieno titolo alla gestione dell’azienda. Non credo però che questi lavoratori siano del tutto inconsapevoli. Sono del parere che essi si rendano conto di essere massa di manovra nelle mani dei detentori del capitale e del potere politico. Soltanto, evidentemente non è ancora stato possibile riuscire a far efficacemente giungere loro il messaggio che nel contesto dell’ ecologia umana conforme all’immagine del Creatore la realtà – anche quella sociale, politica, economica e professionale potrebbe essere molto diversa da quella attuale.

Può un sindacato che si richiama nel suo operare alla dottrina sociale esimersi dal fare la sua parte in questo processo evolutivo?
Ancora. Abbiamo visto in occasione della festa del lavoro, primo maggio 2007, pochi giorni prima del Family Day e nella medesima piazza, durante il consueto concerto rock organizzato dai sindacati confederali, un intrattenitore arringare la folla dei giovani con slogan a favore dell’eutanasia e critici verso la Chiesa cattolica. Il pubblico ha risposto esprimendogli consenso. A questo proposito sono apparse tardive le censure del segretario della CISL Raffaele Bonanni nei confronti del giovane “artista”, Andrea Rivera, che infatti era stato sdoganato su quel palco anche dalla CISL medesima.
Questi infatti altro non sembrano essere che i frutti inevitabili di un allineamento acritico della CISL sulle posizioni della CGIL.

Non è questione di suscettibilità o di cadute di stile, ma di contenuti. Al di là dell’episodio contingente, La CGIL ovviamente ha una sua propria visione dell’uomo, della società e della famiglia, del lavoro.

Stringendo, se andiamo a vedere, le posizioni pubbliche della CGIL sono per una visione materialista e dispositiva della persona.
Quindi quella confederazione si è dichiarata totalmente a favore del SI’ nel referendum contro la legge 40, legge che come sappiamo è quanto di meno peggio vi possa essere, al momento, per la difesa della vita umana fin dal suo
inizio. La CGIL è anche favorevole all’eutanasia, cioè alla liquidazione della vita dell’uomo nella sua fase finale. E infatti è anche per l’eutanasia che coerentemente si è speso Rivera. La CGIL è favorevole ai DICO che come ben sappiamo, anche laicamente parlando, deresponsabilizzando le persone e promuovendo collateralmente il riconoscimento pubblico delle unioni di fatto tra omosessuali, andrebbero sicuramente in direzione dello sfascio della società e pure in direzione dell’estinzione della nostra civiltà come la conosciamo nei suoi fondamenti. Nel campo del lavoro la CGIL, in via della sua radice marxista-radicalstatalista, è avversa alla sussidiarietà. È storicamente portata a identificare il
lavoratore come dipendente e a prediligere casomai la via dell’assistenzialismo invece che quella della soggettività del lavoratore-persona. La via del conflitto sociale piuttosto che aver fiducia nel lavoratore compartecipante e
corresponsabile come elemento chiave per la buona gestione dell’impresa, con beneficio per tutti i detentori del capitale e per la società intera. Sono scelte, quelle della CGIL, che mirano anche evidentemente alla conservazione del
proprio potere e della propria ascendenza sui lavoratori. È naturale quindi che la CGIL non veda di buon occhio la sovranità del popolo delle famiglie (fondate sul matrimonio tra uomo e donna, si capisce!), cioè la
famiglia come primo soggetto sociale, economico e politico.

Nel “rito” del concerto del primo maggio, che si ripete ormai da molti, molti anni, il messaggio che passa ai giovani – al di là della prestazione esuberante del Rivera di turno – è sempre il medesimo: quello di una visione della vita e del lavoro nostalgica marxista-cheguevariana-rivoluzionaria, classista e materialista. Nella quale non c’è posto per il trascendente. E questo non fa bene ai giovani.

Mi ero augurato che una riflessione sulle implicazioni della collaborazione con la CGIL potesse rappresentare una occasione preziosa, per la CISL – alla quale scrissi a suo tempo – per tornare alle proprie radici e rivedere il senso del proprio essere ed operare. Anche per sottoporre a verifica il senso e i termini della collaborazione con altre realtà sindacali i cui principi fondanti sono
antitetici a quelli suoi propri.
A tutt’oggi ripensamenti non se ne vedono. Non credo che le famiglie di questo Paese abbiano alcun interesse al protrarsi di situazioni di ambiguità in campo sindacale.

*******

Concludo, cari Amici, segnalando questa recente pagina del blog, dedicata appunto al tema del lavoro… dove Pier Luigi Zampetti, maestro della Dottrina sociale della Chiesa, dà al problema la soluzione vera, non quella da fantascienza proposta dai confederati.

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Un pensiero su “Crisi. La “boccia di cristallo” della CGIL, e la CISL sotto choc!…

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