Istanbul (e non solo): cose turche.

taksim1Poco più di un mese fa avevo editato questa pagina del blog, dedicata ai molteplici risvolti del “nodo della violenza” in Val di Susa, circa la vicenda TAV. Tra l’altro, al punto 8., vi scrivevo che

Credo che l’interposizione fisica pacifica, ove praticabile, resti un fattore primario del diritto di resistenza. Pensiamo solo alla potenza che ha un gruppo di cittadini, che in silenzio, compostamente, consapevolmente, presidia – col suo solo sguardo e la sua presenza – una qualsivoglia realtà istituzionale, o un’area di cantiere della TAV.

E’ successo in Francia nell’ambito della Manif pour tous. La sola vista di un gruppo tali cittadini, che silenziosamente  avevano posto un presidio contro l’insano progetto del “mariage pour tous”, era talmente intollerabile al potere, che quei cittadini sono stati sgomberati a forza, e perfino imprigionati.

Ma torneranno. Sempre più, in Francia, diversi settori della società civile, che magari fino a ieri  non dialogavano l’uno con l’altro, hanno preso coscienza dell’iniquità di quanto legiferato dal Governo Hollande. Hanno cominciato a parlarsi, a riscontrare quanto li unisse il fattore della semplice comune umanità, a cercare sinergie sempre più efficienti per raggiungere il loro obiettivo: il ristabilimento del diritto e della giustizia.

Ebbene, non potevo certo immaginare che, a distanza di così poco tempo, avrei visto attuarsi quella forma di protesta pacifica. Non è successo in Val di Susa, è successo in Turchia. A piazza Taksim, Istanbul, si sono viste molte persone in piedi, in silenzio, ad esprimere il loro dissenso dalla politica del Governo Erdogan, con la loro sola presenza.

Le vicende turche sono note, e non è questa la sede per riepilogarle. Qui, vorrei solo osservare che, pur essendo formalmente una repubblica, con tanto di Parlamento e tutto il resto, in  sostanza la Turchia è un regime autoritario. Lo stesso accade, per esempio, in Russia. Questa casistica, al mondo, è piuttosto numerosa.

Ciò premesso, volevo ricordare come, tempo addietro, si erano levate molte voci favorevoli all’ingresso della Turchia nella UE. Fra tali voci, rammento quella di Romano Prodi. Potete infatti leggere in questo articolo del Sole-24 Ore come, nel 2007, l’allora  Presidente del Consiglio Romano Prodi, al termine di un colloquio con il primo ministro turco (il medesimo Recep Tayip Erdogan di oggi), spiegasse che il lavoro per l’adesione di Ankara nella Ue andasse portato avanti «con costanza e pazienza».

Ci si domanda: ma perché non indirizzare le pregevoli virtù della costanza e della pazienza verso una miglior causa?… Che ci azzecca la Turchia con l’Europa?… Anche qui, non è certo il caso di riepilogare lezioni di storia, poiché sono ben note a tutti, ormai, le vicende – esempio – del genocidio armeno, che nella coscienza del popolo e del governo turco sono tuttora pesantemente irrisolte. D’altronde, andando ancora più indietro nel tempo, tutti sappiamo della lotta secolare dell’Impero ottomano contro l’Occidente cristiano. Come non riandare alla memoria della battaglia di Lepanto (1572) e all’assedio di Vienna (1683), nella cui circostanza il Beato Marco d’Aviano, dall’altura prospicente la città, impetrò fervorosamente l’intercessione divina, affinché la città-baluardo dell’Occidente non avesse a cadere nelle mani del Sultano Solimano il Magnifico, che ne avrebbe fatto polpette?

A monte di questa storia, è evidente che fra il sistema culturale e politico turco e quello – storico – dell’Occidente cristiano, c’è una distanza radicale. D’altronde, sono ben note, oggi, le circostanze per le quali l’Occidente ha stretto più di un accordo con la Turchia, secondo le linee di una realpolitik che intendeva appoggiarvisi per contrastare le minacce dei regimi medio-orientali più oltranzisti.

Ma, detto questo, sia nell’ambito più prettamente politico, sia in quello economico, è evidente che gli accordi già instaurati, piuttosto che quelli ancora da perfezionare, potessero procedere comunque, anzi meglio – perché con maggior chiarezza culturale, ancor prima che politica – senza dover passare dall’associazione della Turchia alla UE.

Quindi, si diceva, Romano Prodi. Val la pena, qui, di accennare alle diverse disgrazie che ci ha portato il “cattolico adulto”, già Presidente del Consiglio per la sinistra.

Oltre che al “pacchetto Turchia”, Prodi è stato uno dei principali fautori dell’Euro, quindi del “carro davanti ai buoi” della moneta unica europea. La quale ben simboleggia – dopo una prova ormai quindicennale – il prevedibilissimo fallimento dell’iniziativa, di stampo prettamente oligarchico, di voler procedere alla istituzione di una moneta unica europea senza prima aver realizzato, sia formalmente che sostanzialmente, l’unità politica. D’altronde questa Europa di oggi, a livello degli organi comunitari che la dirigono, è quanto di peggio si possa immaginare a livello antropologico. Questo, sia dal punto di vista dei princìpi non negoziabili, nel momento in cui vediamo gli assalti sistematici dei vertici europei alla vita e alla famiglia, sia dal punto di vista economico-finanziario. Si è visto infatti come la UE si sia rivelata una società sgangheratissima, con economie disomogenee, non coordinate tra di loro. Alcune già decisamente decotte e – non ultimo – dove alcuni soci hanno fatto carte false nei loro bilanci, nella improvvida speranza di poter lucrare qualche vantaggio dalla confusione societaria. E’ andata male, come abbiamo già visto abbondantemente.

E, se fra i tratti antropologici peggiori di questa UE c’è la promozione dell’omosessualità come valore, e di quell’altra bomba a tempo mirata all’implosione della nostra  società, che è l’identità di genere, ricordiamo il Prodi che, in questa lettera del 2006, cercava il consenso del mondo omosessuale – facendo promesse – a fini elettorali.

Infine, ricordiamo il Prodi altavelocista, sia per quanto negli interessi diretti collegati all’infelice progetto, che Prodi vi ebbe, agli albori, con la sua società Nomisma, che nella veste di Presidente del Consiglio. In questo intervento, l’Ing. Ivan Cicconi, specialista di appalti pubblici, dice infatti di Prodi che

“Un momento importante del ruolo di Prodi è stata la nomina a presidente del Consiglio dei ministri nel ’96. Anche in questo ruolo sono passate sotto le sue mani due Finanziarie. In quel momento questa architettura contrattuale ha consentito anche, all’Italia, di rispettare il parametro di Maastricht relativo al rapporto fra deficit pubblico e prodotto interno lordo, il famoso 3%, rispettato per uno scarto di 0,15%. A mio avviso c’è un profilo quanto meno di inganno nei confronti dell’Unione Europea, in relazione al fatto che questo parametro è stato rispettato grazie al fatto che parte dei costi dell’AV sono differiti nel tempo. Nell’architettura contrattuale dell’AV, il famoso 60% di finanziamento privato sono prestiti richiesti dalla TAV alle banche (il primo prestito è stato attivato nel ’94 con la BEI per 5.000 mld), e il prestito delle banche prevede la restituzione del capitale a partire dall’attivazione del servizio (cioè dal 2005 in poi). Mentre gli interessi intercalari, cioè il costo del denaro fino all’avvio del servizio, vengono pagati immediatamente attraverso le Finanziarie che sono state approvate in questi anni. In sostanza quindi l’architettura contrattuale e finanziaria dell’AV prevede che dal 2005 circa, quando si attiverà il servizio, la TAV dovrà restituire il capitale e gli interessi di questo 60% necessario a realizzare l’Alta Velocità. Questo 60% ovviamente è totalmente garantito dallo Stato. Le garanzie sono state firmate non dal presidente della TAV ma dal consigliere delegato delle FS, che coincidevano all’epoca nella stessa persona: ma la firma è stata apposta dal consigliere delegato delle FS, e con la garanzia del socio di maggioranza, socio unico di riferimento della FS Spa, cioè il ministro del Tesoro.

A partire dal 2005 la rata annuale di capitale e interessi che la TAV, e quindi lo Stato italiano, dovrà restituire alle banche, è stimata in circa 5.500-6.000 mld all’anno per 20 anni. Questa cifra ovviamente oggi nel bilancio dello Stato non figura. Quindi in sostanza questa architettura finanziaria ha ipotecato, e sta ipotecando, 20 Finanziarie a partire dall’attivazione del servizio dell’Alta Velocità, databile intorno al 2005, per una quota complessiva della dimensione descritta.

Ovviamente questa operazione, questa architettura, differendo nel tempo questo debito che stiamo attivando oggi, ha istA consentito di avere quello zero-virgola-qualcosa in meno che ha permesso di rispettare il parametro di Maastricht. Da qui discende la mia valutazione che questa architettura è servita anche per ingannare l’Unione Europea, proprio perché i conti dell’AV oggi non figurano nella contabilità nazionale.

Per quanto riguarda nello specifico il prof. Prodi, a mio avviso c’è solo una alternativa, al di là delle questioni – già da altri sollevate – che attengono ai profili di incompatibilità degli incarichi. C’è un problema di affidabilità del presidente della Commissione europea. Prodi è stato Garante dell’Alta Velocità. Le cose sono due. O Prodi è affidabile sul piano professionale e delle competenze (è un famoso economista), e quindi non si può ritenere che, nominato nel ’92 garante dell’Alta Velocità, egli non sia stato in grado di comprendere che quell’architettura contrattuale e finanziaria era una clamorosa truffa ai danni dello Stato. L’alternativa è che Prodi non si sia reso conto di questo. Ma se non si è reso conto di questo, è sicuramente una persona scarsamente affidabile. Se Prodi non è riuscito a valutare un progetto di queste dimensioni, con questo impatto nell’economia del nostro Paese e nella contabilità nazionale, allora la prospettiva di nominarlo presidente della Commissione europea dovrebbe indurre a una riflessione un po’ più attenta di quella che è stata fatta fino ad oggi.”

Dunque, disastro prodiano su tutta la linea.

Tornando alla Turchia, c’è una cosa che resta ancora molto oscura. Se, infatti, è assurdo e improvvido l’approccio di voler far entrare la Turchia nella UE, quello proprio non torna è che la Turchia ci volesse entrare. Infatti, dopo quasi un quindicennio dell’esperienza fallimentare dell’Euro, perchè mai non solo la Turchia, a livello di desiderio, ma anche quelle nazioni che recentemente hanno concretizzato il passo di entrare nella UE, hanno fatto questa scelta? La cosa non torna, perché ogni elementare buon senso sconsiglierebbe tale opzione. E’ chiaro che, vista la mala parata,  da ogni punto di vista, assai più sicuro sarebbe stato, per le nazioni extra-UE già candidate all’ingresso nell’Unione,  ringambare e – con qualche scusa – defilarsi elegantemente, tenendosi le monete nazionali e la sovranità, minacciata sistematicamente in sede europea dalle oligarchie dirigiste antipopolari e bancarottiere.

Sì, certo, a favore c’è il vantaggio del grande mercato comune, ma, a parte che non sta andando benissimo, non mi pare un argomento bastante. Credo piuttosto che tali passaggi siano avvenuti , in parte, poichè le oligarchie anti-vita sono al potere anche in alcune delle new entries, come la Croazia. Però altrettanto non si può dire, ad esempio, per la Slovacchia e per l’Ungheria. Pertanto, la cosa resta misteriosa.

Torniamo al punto di partenza, e concludiamo.

taksim 2Dicevo appunto della impressionante protesta pacifica a piazza Taksim. Come si diceva, la Turchia è un regime praticamente totalitario, e quindi al momento, per la libertà del popolo turco, non vi sono molte speranze.

Ma, facevo anche il parallelo tra la protesta in Turchia e quella pacifica (c’è anche quella non pacifica, purtroppo) contro la TAV in Val di Susa. Esagero? Le ragioni di Taksim sono affini a quelle della Valle?…150 ragioni

Tutto questo blog è praticamente dedicato alla segnalazione dei pesantissimi limiti delle nostre democrazie rappresentative occidentali. Limiti che, però, potremmo superare pacificamente e felicemente grazie a quella turbo-sussidiarietà secondo la Dottrina sociale, che, nella lezione di Pier Luigi Zampetti, si esplica nell’idea della Società partecipativa.

Lascio il giudizio finale a voi, dopo aver citato, ancora una volta, il grande studioso lombardo:

L’oligarchia è prodotta  dalla delega dei poteri che gli elettori conferiscono ai partiti. La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera. E le oligarchie partitiche sono in simbiosi con le oligarchie economiche. Tale simbiosi ha creato il capitalismo consumistico. La crisi di tale forma di capitalismo coinvolge anche le oligarchie partitiche. Di qui la crisi del sistema politico occidentale che si accentuerà sempre più nella misura in cui il capitalismo consumistico manifesterà la sua crisi crescente, cessando di essere il modello di sviluppo economico paradigmatico, così come finora è stato (Pier Luigi Zampetti, “Partecipazione e democrazia completa, la nuova vera via” , Rubbettino, 2002).

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2 pensieri su “Istanbul (e non solo): cose turche.

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