F-35 STORY: L’ENNESIMO FALLIMENTO ITALIANO E EUROPEO

F35

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Cari amici, è davvero imperdibile questo articolo sulla “Nuova Bussola Quotidiana”, firmato dal Direttore di Analisi/Difesa, Gianandrea Gaiani, sul tormentone italico del famoso pacchetto di 90 caccia americani F-35.

Sono i jet che il nostro Paese, finanziariamente devastato all’interno da forze perverse che nessuna difesa aerea ha potuto contrastare, dovrebbe (forse) comprare per rinnovare il parco-aerei dell’Aeronautica militare. 

Gaiani presenta il caso con argomenti che non ho visto passare per nulla sulla stampa, ma che sono davvero rilevanti, e per questo li condivido con voi. Mentre, per la consigliabile lettura integrale dell’articolo, vi rimando al link di cui sopra, cito:

Alla fine la montagna ha partorito un topolino, o per meglio dire la politica italiana non ha perso l’occasione per coprirsi di ridicolo dimostrando non solo di non sapere risolvere i problemi ma di non essere in grado neppure di dibatterli. Nonostante la grancassa mediatica, il dibattito alla Camera sull’acquisizione italiana dei cacciabombardieri F-35 Lightning, noto anche come Joint Strike Fighter, si è concluso con l’approvazione di una mozione della maggioranza (381 si contro 149 no) che salva forse il governo dalla spaccatura ma di fatto non influisce minimamente sull’impegno nazionale nel programma.

Non lo rafforza giustificandolo sul piano militare ed economico e non lo demolisce motivando le ragioni di un ripensamento sull’acquisto del velivolo più costoso della storia militare. La maggioranza si impegna quindi a “non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione senza che il Parlamento si sia espresso nel merito”. Un esito insignificante perché gli ordinativi annuali di F-35 era già previsto venissero autorizzati dal Parlamento. Nel silenzio degli organismi militari e politici della Difesa finora abbiamo ordinato e pagato 6 velivoli più altri 8 in pre-ordine spendendo in totale quasi un miliardo di euro.

Un elemento fortemente critico è che

L’altra bugia, sostenuta dalla maggioranza di governo e dalle forze armate, recita che almeno 90 F-35 sono indispensabili per sostituire i 250 vecchi Tornado, Amx e Harrier in servizio. In realtà i jet di questi tre tipi da rimpiazzare sono oggi circa 130 e gli unici F-35 realmente indispensabili sono i 15 previsti per la Marina, come ha ricordato recentemente il sottosegretario alla Difesa, Roberta Pinotti. Si tratta di aerei della versione B a decollo corto e atterraggio verticale (stovl) destinati all’imbarco sulla portaerei Cavour che non può imbarcare velivoli diversi da questi.

Ma la cosa davvero assurda è che

Per i 75 velivoli F-35 destinati all’Aeronautica c’è invece un’alternativa e per di più è già in servizio: si chiama Eurofighter Typhoon. Prodotto europeo nel quale l’ìndustria italiana è protagonista, che non è solo un caccia ma anche un aereo da attacco. Compito per il quale viene impiegato dai britannici (che lo hanno usato in Libia) e dai tedeschi (Berlino infatti non acquisirà l’F-35) ma non dalla nostra Aeronautica che vuole giustificare così la necessità degli F-35. Invece di puntare sul nostro prodotto, concorrenziale con gli aerei americani, l’Italia rinuncia a parte dei Typhoon previsti (da 121 l’ordine è sceso a 96), non li impiega per le loro capacità di attacco e cerca di svendere i primi 24 esemplari sul mercato dell’usato. Uno spreco di cui nessuno (stranamente) parla per aerei con appena sette o otto anni di vita.

Sembra dunque non esservi alcun limite alla perversione della nostra classe politica e, in questo caso, anche militare, perché:

Nessuno in Parlamento discute del fatto che con l’F-35 ci metteremo tecnologicamente nelle mani degli Stati Uniti per i prossimi 50 anni. Rinunceremo alla capacità industriale e strategica acquisita con i programmi europei Tornado e Typhoon costati migliaia di miliardi di lire al contribuente e trasformeremo la nostra industria da progettatore, produttore ed esportatore di aerei da combattimento in sub contraente dell’americana Lockheed Martin. Inoltre gli Stati Uniti avranno il controllo diretto sui nostri F-35, aspetto potenzialmente pericoloso per la sovranità nazionale tenuto conto che gli interessi di Italia ed Europa non sembrano coincidere sempre con quelli di Washington. Un tema sul quale i politici dovrebbero invece dibattere considerato che della parola “Europa” si riempiono la bocca ogni giorno.

Nessun intervento alla Camera neppure sulla valutazione che i costi di gestione del nuovo aereo saranno più salati rispetto ai modelli oggi in servizio e insopportabili per gli scarni bilanci militari italiani. Come se comprassimo una Ferrari ma non avessimo i soldi neppure per fargli pieno e il bollo. I tedeschi, che spendono più del doppio degli italiani per la Difesa, avranno una flotta da combattimento su un solo tipo di aereo (160 Typhoon) con costi logistici molto inferiori all’Italia che avrà in linea circa 150 velivoli suddivisi tra Typhoon e F-35, molti dei quali destinati a restare negli hangar per carenza di fondi.

La difesa dei posti di lavoro connessi con la partecipazione italiana al programma F-35 rappresenta poi “l’ultima trincea” dei difensori del velivolo americano, il cui sviluppo procede a rilento, con evidenti carenze tecniche e con costi in continua crescita. Fino a pochi mesi or sono la Difesa parlava di 10 mila posti di lavoro in Italia ma oggi quel dato appare anacronistico anche ai fans del Joint Strike Fighter. Considerando anche le piccole medie imprese coinvolte si può ottimisticamente pensare a 2 mila maestranze impegnate, inclusi i 700 dipendenti di Alenia Aermacchi che opereranno nello stabilimento di Cameri, costruito ad hoc per produrre ali e assemblare i velivoli e costato allo Stato oltre 800 milioni di euro. Anche in questo caso non si tratta però di nuovi posti di lavoro ma di personale dirottato dalla linea produttiva del Typhoon a quella dell’F-35.

Insomma, argomenti seri dei quali discutere ce ne sarebbero tanti. Peccato che i parlamentari non li conoscano.

Typhon

EUROFIGHTER TYPHOON, il caccia europeo snobbato dall’Italia

Come si fa ad andare avanti in questo modo? Non si può che andare verso quella bancarotta italiana prossima ventura di cui parla Mediobanca,  e alla quale mi riferivo in questo post.  Ma è chiaro che il fallimento, ancor prima di essere finanziario, è politico. Evidentemente, sotto questa operazione vi sono degli interessi forti, non solo in Parlamento, ma anche nella nostra Aeronautica militare, ai vertici della quale i dettagli tecnici di cui sopra non possono certo sfuggire.

Questa follia, che ha motivi razionalmente del tutto incomprensibili, non è solo italiana, ma anche europea: leggo infatti, a pagina 6 dell’Avvenire del 26 giugno scorso, che questi famosi F-35 – che tra l’altro sembra abbiano qualche difetto tecnico – verrebbero comprati in grandi quantità anche a livello europeo: oltre ai nostri 90 (però il Governo del Letta temporeggiatore ha procrastinato di sei mesi la decisione dell’acquisto), ne prenderebbero 138  il Regno Unito, 85 l’Olanda, la Danimarca 48. Ma che se ne fa la Danimarca di 48 F-35? Boh.

La Germania, dice però Gaiani, si è dotata di 160 Typhoon, facendosi così un parco-aerei monomarca e risparmioso. Come mai noi dobbiamo sempre seguire gli esempi peggiori, come con la TAV?…

Su questo scandalo – come peraltro fa quasi totalmente sulla TAV – mi risulta che anche l’Avvenire taccia. Nessun accenno infatti, alla ragionevole opzione europea Typhoon, nemmeno sul quotidiano di ispirazione cattolica, nel pur ampissimo articolo di cui sopra. Nemmeno una ricerca in rete, a proposito di Avvenire, ha dato risultati recenti sulla conveniente opzione Typhoon-Eurofighter. Niente di strano, siamo abituati a certe sviste.

Concludo con una osservazione complessiva,  critica, sulla materia. Ho più di una perplessità dove Gaiani, nell’articolo sulla “Nuova Bussola Quotidiana”, dice che

Il dibattito ha rappresentato quindi un’ulteriore occasione sprecata per approfondire la questione dei nuovi cacciabombardieri limitandosi a contrapporre i due approcci puramente ideologici e basati su falsità. Da un lato la sinistra pacifista contesta la spesa (oltre 14 miliardi di euro per acquisire 90 aerei) in quanto “militare”, sottolineando quanti asili o ospedali si potrebbero costruire con quel denaro. Un approccio da “pasdaran della pace” che sembra dimenticare che tra le funzioni di uno Stato non ci sono solo Scuola e Sanità ma anche la Difesa. Tema che dovrebbe stare a cuore a ogni “patriota” specie ora che il Mediterraneo si sta rivelando una delle aree più conflittuali del globo.

Mi pare invece, cari amici, che il problema, ancor prima e assai più di essere strettamente militare, resti di natura squisitamente politica. A prescindere da quale marca siano tutti questi numerosissimi sofisticati aerei da combattimento, mi chiedo, a che servono, e soprattutto in così grande quantità?

Ormai la guerra fredda è finita. L’unico pericolo sostanziale poteva essere, in  passato, l’Unione Sovietica. Ma, ormai, non mi pare ci sia un pericolo concreto che Russia voglia invaderci militarmente, quando ci sta tenendo abbastanza per le briglie vendendoci il suo gas.

Non credo che simili rischi possano venire dall’unica altra grande potenza mondiale, la Cina. La quale a sua volta ci ha conquistati finanziariamente, comprando quote importanti del debito pubblico italiano e americano, e anche commercialmente, invadendo noi e tutto il resto del mondo con le sue merci spedite via mare (alla faccia della TAV), prodotte a basso prezzo da tanti lavoratori ridotti in condizione di  semi-schiavitù, se non di schiavitù totale nei Lao-gai. Tra l’altro, la Cina ci ha già invaso, noi Italia, con la massiccia emigrazione clandestina. Ancora caratterizzata dallo schiavismo, e che tanto tessuto economico ha fatto saltare anche nella nostra Toscana, nell’indifferenza politica e istituzionale. In questa guerra, nessun sofisticato jet militare poteva avere alcun ruolo.

E dunque, quest decine, queste centinaia di jet?… Forse contro l’Iran degli Ayatollah, per sventarne la minaccia atomica?… Ma, a parte che l’Iran post-khomeinista sta implodendo, in questo caso – senza voler entrare nel merito politico –  si utilizzerebbero eventualmente i missili balistici, non certo, massicciamente, gli F-35 o i Typhoon.

Dove altro?… In Afghanistan, in Siria eventualmente(?!?), in Irak, o, soprattutto ancora una volta, in Libia?…

Mi sembra, cari amici, che su tutti questi terreni abbiamo, noi Occidente, già perso abbondantemente. Nonostante disponessimo di una tecnologia avanzatissima, nemmeno lontanamente paragonabile a quella dei Paesi citati. Ma nessun aereo che vola alto nei cieli riesce a domare la rabbia di gente incattivita e/o indottrinata, che agisce sul terreno con metodi “sporchissimi”, mischiata ai civili e facendosi scudo di essi.  

Le vicende belliche, legati ai conflitti medio-orientali e alla “guerra al terrorismo”, nella quale anche il nostro Paese è coinvolto, sono sotto gli occhi di tutti ormai da tempo immemorabile. Non mi metto neppur lontanamente a riepilogarle in questa sede, a puntualizzare i loro esiti infaustissimi rispetto alle “buone intenzioni” di partenza, perché non ve ne è alcuna necessità. Non posso però non fare un cenno alla vicenda siriana, dove ben si è visto che, con l’appoggio ai ribelli che sono peggio di Assad, l’Occidente sembra davvero non voler mai imparare dagli errori del passato. 

Indico, soltanto, il tallone d’Achille dell’Italia e dell’intero Occidente: con quale coraggio andiamo a proporre, ai pur sventurati Paesi di cui sopra, l’esempio delle nostre democrazie rappresentative, che stiamo facendo andare a male con la massima determinazione, promuovendo sistematicamente, con una determinazione degna di miglior causa, l’auto-distruzione dello Stato con la promozione dell’omosessualità e dell’identità di genere, fino ai massimi livelli istituzionali?… E mentre stiamo auto-distruggendo le nostre economie col keynesismo liberal-socialista,  totalmente bancarottiero e sinergico con la democrazia rappresentativa e con la società dei consumi, disgregatrice dell’anima e della coscienza del popolo?…

Anche in questo caso, i jet non servono a nulla, perché, come scrivevo in questo post, il nemico è già dentro la città. 

A quei sfortunati Paesi gli consigliassimo piuttosto, rispettosamente, la sussidiarietà e la Dottrina sociale!… Anzi, meglio ancora, la facessimo noi per primi, la “società partecipativa”, per il nostro vero bene, e dessimo l’esempio.

 

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2 pensieri su “F-35 STORY: L’ENNESIMO FALLIMENTO ITALIANO E EUROPEO

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