Governo Letta/Berlusconi: la realtà romanzata

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28Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? 29Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, 30dicendo: «Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro» (Lc 14).

Bisogna partire dal’Europa, che, come si legge in questo articolo, dice tra l’altro che

Per i Paesi usciti dalla procedura di deficit eccessivo – e quindi anche per l’Italia – arriva una maggiore flessibilità di bilancio, con riferimento al 2014, per effettuare investimenti che consentano di agganciare la ripresa. La Commissione Ue «consentirà deviazioni temporanee dal raggiungimento dell’obiettivo di medio termine» che consentiranno «investimenti pubblici produttivi», cofinanziati dalla Ue.

Approfondiamo ancora, chi vuole può leggersi anche il virgolettato successivo, che ho tratto da quest’altro articolo, oppure passare al paragrafo successivo.

Cos’è e come funziona la procedura sul deficit
Ma cos’è, esattamente, la procedura di infrazione per deficit eccessivo? L’Excessive deficit procedure (EDP) serve a dissuadere i Paesi europei dallo sforare le regole sul bilancio contenute nel patto di stabilità e crescita, uno degli accordi su cui si basa l’Unione europea. Quando uno Stato oltrepassa i limiti di indebitamento, la Commissione europea riporta la violazione al Consiglio Ue, che formula una serie di raccomandazioni, con una scadenza entro la quale lo Stato deve risanare i conti. E, nel caso in cui i Paesi richiamati non prendono i provvedimenti necessari, ricorre a delle sanzioni, che possono essere multe oppure una sospensione della concessione di parte dei finanziamenti europei.

Olli Rehn avverte che i margini di spesa restano molto stretti
L’Unione europea, nel caso dell’Italia, non si è limitata a sospendere la procedura e chiedere di proseguire con le riforme. Il commissario agli affari economici Olli Rehn ha spiegato che “dopo le recenti decisioni del governo italiano su alcuni aspetti della tassazione, è necessario che stabilisca delle rigide clausole di salvaguardia per tenere il deficit sotto controllo”. Del resto, la Commissione aveva già chiesto al governo di prevedere la clausola di salvaguardia qualora il rinvio dell’Imu non trovasse copertura: “Questa era una delle condizioni per chiudere la procedura per deficit eccesivo”, ha chiarito Rehn, sottolineando che l’Italia ha margini ”molto stretti” sui conti anche perché “ha già usato la maggior parte dei margini che aveva per pagare i debiti della pubblica amministrazione”.

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Olli Rehn

Quelli sopra sono articoli di maggio scorso, l’attualità della notizia consiste nel fatto che, dopo il recente G20, il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha ribadito a sua soddisfazione per la sospensione della EDP, con parole assai evocative:

Abbiamo fatto i compiti a casa. Non siamo più sorvegliati speciali. Abbiamo i conti in ordine.

contatoreSul serio?… E’ plausibile questa ultima affermazione di Letta?…. Beh, vediamo un attimo, in  tempo reale, a questo link: http://brunoleoni.it/debito.htm, il contatore del debito pubblico. Al momento in cui sto scrivendo, sta per arrivare a 2.080 miliardi di euro.

A questa considerevole cifra, ci sono però da aggiungere:

  1. i debiti dello Stato ancora da pagare ai fornitori, incredibilmente e mostruosamente non si sa in quanta parte contabilizzati, che CGIA Mestre ha recentemente stimato in 120-130 miliardi. Perché, vi chiederete, “non si sa in quanta parte contabilizzati”? Su questo punto vi risponde uno spettacolare specialista che ho reperito in rete, Ugo Arrigo, in questo post: http://www.leoniblog.it/2013/03/30/la-risma-di-carta-la-portaerei-e-le-strane-regole-ue-di-contabilita-pubblica/comment-page-1/;
  2.  i debiti ancora “nascosti”, perché anch’essi fuori bilancio dello Stato, in quanto facenti capo a società di diritto privato, delle SpA di proprietà pubblica, le c.d. “municipalizzate” e affini. Che non si sa quanti siano, ma mi sa non pochi. Si può ragionevolmente ipotizzare un ordine di grandezza minimo di qualche altra decina di miliardi di euro;
  3. gli interessi sul debito consolidato, che ammontano a circa 100 miliardi di euro l’anno.

In totale, facendo una stima prudentissima, in fondo a quest’anno abbiamo un 2.300 miliardi di debito pubblico reale.

Questo, secondo Letta, sarebbe “avere i conti in ordine”.

D’altronde, sono credibili le parole del Presidente del Consiglio, quando era di poco tempo fa l’affermazione del suo Ministro della Difesa Mario Mauro, qui, dove diceva che

«L’esercito italiano rischia il default. Non abbiamo nemmeno la benzina per far volare gli aerei»

oppure quella di Mauro Moretti, AD di FS, quando diceva, come riportavo in questo post https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/04/04/fs-in-bolletta-stato-e-regioni-non-pagano-moretti-facciamo-un-bond-da-15-miliardi-il-mps-ha-fatto-scuola/, che

lo Stato non paga FS. Via a un bond da 1,5 miliardi.

Avvenire riferisce che l’emissione del bond avviene

per riuscire a continuare a pagare stipendi e fornitori in assenza dei pagamenti dovuti da Stato e Regioni, che ormai hanno toccato i due miliardi. “La difficoltà sta aumentando” ha avvertito ieri Moretti.

oppure ancora, quando in quest’altro recente post, segnalavo come Mediobanca dicesse – appena il 27 giugno scorso! – che

Mancano sei mesi al default dell’Italia

e proponesse perciò, peraltro furbescamente, una patrimoniale da 43 miliardi di euro?….

Certo, una persona di normale intelletto resterebbe esterrefatta, all’apprendere che, stante questa situazione, il Presidente Letta che ha fatto le affermazioni di cui sopra, è la stessa persona a capo di un Governo che, pur non avendo soldi per comprare il kerosene dei suoi jet militari, ma nemmeno la biada da dar da mangiare ai cavalli all’ultima parata militare del due giugno, come dicevo qui, voleva comprare, dagli USA, prima 130, poi ridotti a 90, caccia F-35, al costo di circa 15 miliardi. Snobbando così elegantemente i soldi pubblici già investiti nel progetto Eurofigher Typhoon, che ha dato vita a un aereo da combattimento del quale, esempio, i tedeschi hanno comprato 160 esemplari.

Ed è anche la stessa persona che, mentre lo Stato è moroso per due miliardi verso i fornitori di FS, dirige un Governo che, contro ogni evidenza di minimo buon senso, insiste con determinazione degna di miglior causa a voler spendere altri 100 miliardi di euro di soldi pubblici (200, secondo il settimanale TEMPI, editoriale n. 48/2012) in un keynesiano buco in terra che non serve a nulla, come dicono perfino queste ragioni liberali: http://www.brunoleonimedia.it/public/BP/IBL_BP_41_TAV.pdf.

Beninteso, è chiaro che tali investimenti non sono convintamente prospettati solo da Letta, ma anche dal suo socio di governo – almeno per ora – Silvio Berlusconi.

E così abbiamo la misura completa di quanto, in questa nostra sventurata Italia, abbiano rappresentanza politica i princìpi di buona amministrazione e di bene comune.

Poi, certo, a breve la realtà presenterà duramente il conto, perché, rimando al citato sopra,

…ha chiarito Rehn, sottolineando che l’Italia ha margini ”molto stretti” sui conti anche perché “ha già usato la maggior parte dei margini che aveva per pagare i debiti della pubblica amministrazione”.

Ma gliene sono rimasti ancora tanti, all’Italia, di debiti da pagare!…

ItagliaLa conclusione drammatica di queste note è che in Italia, purtroppo, nell’arco parlamentare, nei partiti, come nei media e nei vari mezzi di comunicazione,  davanti alle affermazioni di Letta, per quanto palesemente implausibili, nessuno sembra avere alcunché da eccepire. Anzi, molti plaudono, apparentemente convinti e collaborativi, al suo disegno politico bancarottiero. sitavDavvero malissima tempora currunt. Ce la siamo voluta. A questo punto, il prossimo default dei conti pubblici si incaricherà, ruvidamente, di darci la sveglia. Farà male. D’altronde, al popolo della Siria è stato misteriosamente assegnato di sopportare prove ben più dure. 

E quindi, “a dar retta a te, concretamente, a questo punto che si fa”, direte voi, “ci si butta dalla finestra?…”

Per nulla, cari amici. La soluzione del nostro problema c’è, e risiede nella Dottrina sociale della Chiesa cattolica. E più precisamente nell’applicazione del principio di sussidiarietà, anzi di quella turbo-sussidiarietà che è l’idea della  “società partecipativa”  secondo quel grande maestro che è stato Pier Luigi Zampetti. Altrettanto ovviamente, questa cosa non può essere fatta in modo meccanicistico, ma – fatalmente, poiché la storia va in questo senso – avverrà tramite l’educazione del popolo. La quale a sua volta non potrà dispiegarsi e respirare pienamente, a pieni polmoni, se non quando vi sarà la concreta libertà di educazione, col buono-scuola. Dal buono-scuola al momento siamo ancora lontani, perché il popolo è stato talmente decerebrato dal sistema, che non è in grado di esigerlo, né men che meno di attivarsi in modo organizzato per ottenerlo.

Sussidiarietà e buono-scuola sono  concetti e strumenti politici ai quali il liberalsocialista e statalista Governo Letta-Berlusconi è ontologicamente avverso, con la massima determinazione. Roberto Formigoni in Lombardia è stato un caso isolato di promozione di sussidiarietà, che non doveva ripetersi, e per questo l’hanno silurato.

E’ dunque questa strutturale avversione al principio di libertà di scelta e di responsabilità e autonomia della persona, l’altro motivo di fondo, oltre al bancarottismo esplicito e alla altrettanto strutturale deriva omofila che si è voluto dare, per il quale questo Governo Letta-Berlusconi NON è in grado di portarci da nessuna parte, se non verso il tracollo finale dello Stato.   

Solo allora, quando ci saremo fatti molto male, forse il salutare dolore ci darà una sveglia… forse.

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