TAV To-Ly: NO alla violenza. E NO anche al “lavoro drogato”

E’ un passaggio importantissimo, quello riportato oggi sul sito web di TEMPI, in questo articolo, e quindi lo commento immediatamente, come merita.

Ferdinando Lazzaro, titolare di Italcoge, azienda impegnata in Val di Susa in servizi accessori ai lavori per la TAV Torino-Lione, ha subìto molteplici e gravi attentati, sia alla sua persona che all’azienda, compiuti dagli estremisti NO-TAV, che oggettivamente sono numerosi nell’area. La situazione è giunta a un punto tale di insostenibilità che Lazzaro ha dichiarato che

«Da due anni subisco attacchi alla mia persona e all’azienda. Ormai siamo guardati con sospetto anche in altri ambiti che nulla hanno a che fare con la Tav. Abbiamo perso commissioni. Ora ho deciso di chiudere e di andare a lavorare all’estero».

Come primissima cosa, ancora una volta esprimo la mia solidarietà all’imprenditore per quanto ha subìto, e condanno incondizionatamente gli autori di tali atti. Della vicenda emblematica del “nodo della violenza” in Val di Susa, ho avuto modo di trattare piuttosto a fondo in questa pagina https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/tav-il-nodo-della-violenza-in-val-di-susa-scioglierlo-e-possibile/ del blog “la filosofia della TAV”. Di certo, non è col ricorso alla violenza che situazioni come questa della TAV, che a sua volta è tutt’altro che un fatto isolato, ma è l’esempio illuminante di un sistema, potranno essere risolte. E, come ho già avuto occasione di dire, mi dolgo che tale approccio non sia condiviso nella Valle, dove pure il dissenso alla politica che sottende la TAV è correntemente espresso in manifestazioni pacifiche che vedono coinvolte decine di migliaia di persone. Mi auguro che i tempi maturino, e che la consapevolezza della inammissibilità di ogni tipo di violenza contestatrice, possa arrivare presto. Pur essendo fisicamente lontano da quel contesto, ma avendolo attentamente seguito da molti anni, mi permetto di osservare che sono ben altri gli strumenti, pacifici e civili, a cui ricorrere.

Concludo su questo punto accennando al fatto che, nel testo già linkato sopra, tali strumenti hanno a che fare con quella consapevolezza del nostro sé, e di una capacità di lettura della realtà nella quale viviamo, sulle quali tutti noi siamo chiamati urgentemente a camminare e progredire. Non solo per la TAV, evidentemente, ma per tutto quanto riguarda il nostro vivere come comunità umana, e prima ancora per il nostro vivere tout court.

Detto questo, entriamo nel merito della vicenda TAV, nel senso del senso dell’opera che di così tanti e potenti sponsor dispone. Anzi, praticamente quasi tutti i partiti politici, industriali, sindacati e media sono dalla sua parte. Cosa dice l’imprenditore Lazzaro?… Dice che, siccome, non può lavorare alla TAV, per guadagnarsi la pagnotta se ne andrà al’estero. E con questo, siamo già arrivati al punto della questione!… Il cui nocciolo sta, appunto, nel modello di economia & lavoro, nel modello di progresso, crescita & sviluppo che, per amore o per forza, l’Occidente, e convintamente anche noi in Italia, abbiamo adottato. Su questo, qui, va spesa qualche parola, ma il presente blog è in pratica dedicato ad approfondire il tema in ogni suo aspetto. Quindi per vedere in dettaglio il funzionamento di quei meccanismi rimando alla suddetta pagina sul “nodo della violenza”, e/o anche alla sua pagina principale, che è questa, https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/testo-integrale-de-la-filosofia-della-tav-la-serie-completa-dei-post-fb-su-tempi/, ed anche specialmente alla pagina sulla soluzione del problema del lavoro, secondo quel maestro della Dottrina sociale che è stato Pier Luigi Zampetti, che è questa: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/.

Anticipo fin d’ora che, volendo chiudere la riflessione in positivo, è puntualmente nella suddetta pagina sul lavoro che troviamo – se vogliamo, beninteso – la soluzione ai nostri problemi.

Qui siamo in un post, e quindi devo fare sintesi. Pertanto dico solo, ancora anche sui commenti facebook a TEMPI web, che il modello – catastrofico! – è quello della società dei consumi keynesiana, politicamente di stampo liberalsocialista (Zampetti dixit), il quale eticamente e antropologicamente si richiama al materialismo edonistico. Il quale a sua volta è  il modo di porsi davanti alla realtà, che ne nega l’aspetto definitivo e trascendente. O, per meglio dire, che ne nega l’essenza cristiana, per eventualmente sostituirla, se del caso, con una dimensione spirituale pagana o panteistica, che l’uomo si fa da sé.

In soldoni, cari amici, succede che tale sistema è fondato sulle tre malebestie, questa la definizione di don Sturzo, che portano a fondo lo Stato. Il pro-sindaco di Caltagirone si riferiva allo statalismo, alla partitocrazia, e allo sperpero del denaro pubblico.

E qui siamo arrivati alla TAV!… Specie alla Torino-Lione, che non serve assolutamente a nulla, come dicono perfino queste ragioni liberali: http://www.brunoleonimedia.it/public/BP/IBL_BP_41_TAV.pdf, ma che TUTTI vogliono fare ad ogni costo, beninteso SOLO e SOLTANTO con i soldi pubblici, per averne ricadute finanziarie e/o di consenso elettorale, attraverso la creazione di lavoro drogato, a carico del contribuente.

Così facendo, però, è chiaro ed evidente che lo Stato va in bancarotta, tanto è vero che il debito pubblico avrà raggiunto, a fine anno, la cifra reale di 2.300 MILIARDI DI EURO. Proprio di questo parlavo nel post precedente, a https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/09/09/governo-lettaberlusconi-la-realta-romanzata/. Ciò nonostante, il meccanismo è tale che, a livello politico e mediatico, TEMPI compreso, tutti gli sono sottomessi. Quindi, nessuno è in grado di fermarlo, oppure, per scelta ideologica, come il settimanale diretto da Luigi Amicone, vuole fermarlo. La conclusione è che, a onta di dichiarazioni istituzionali tanto rassicuranti quanto infondate, il default ci attende dietro l’angolo.

Al punto in cui siamo, direi che forse la scelta dell’imprenditore in argomento, quella di espatriare, può avere un fondamento. Nel senso che ormai è evidente, ogni giorno che passa, che il nostro sventurato Paese sta andando a picco. Gli esempi sono innumerevoli, ma oggi non posso non citare il super-paradossale caso ILVA. E quindi all’estero egli potrà forse trovare maggior fortuna.

Keynes

John Maynard Keynes

Di certo, non è garantito che, anche all’estero, egli possa guadagnarsi da vivere, trovando impiego in imprese di stampo keynesiano… lavori inutili pagati con i soldi pubblici. Il modello keynesiano sta infatti arrivando al capolinea un po’ dovunque, logicamente, avendo portato la bancarotta in tutto il mondo, e inserirvisi non è più facile come una volta. Sarà l’imprenditore, secondo la sua professionalità e il suo intuito, a dirigersi dove crederà meglio.

Per intanto, registro, con beneficio di inventario, quindi come cosa da verificare, che in rete, qui http://www.notav.eu/notav/Articoli/2011/09/Sentenza-Italcoge.pdf, c’è una sentenza di fallimento a carico di Italcoge – se è la stessa azienda – risalente al 2011, per diversi milioni di euro di tasse non pagate.

La vicenda è approfondita in questo articolo http://www.notav.eu/article5759.html, che parimenti vi passo con riserva, non avendo seguito i fatti di persona.

Auguro all’imprenditore che ciò non gli sia di pregiudizio nelle sue prossime attività.

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