Giochi politici sulla pelle dei migranti

apo2Beh, pare che i cavalieri dell’apocalisse della guerra (anche civile), dell’anarchia, della bancarotta e dello sfascio pianificato dei princìpi non negoziabili stiano imperversando a tutte le latitudini, sia su fronti esterni che “interni”, come quello italiano, anche, ad esempio – è bene precisarlo, per far capire a che  punto siamo – ad opera delle forze governative, con il tentativo di far passare il totalitario Decreto anti-omofobia, che – il PD Scalfarotto dixit ha il compito di spianare la strada al matrimonio gay, in Italia.

Non praevalebunt, certo, ma intanto ci sono molti caduti, e per senso di responsabilità, dobbiamo capire dove sta veramente il nocciolo del problema, anche a proposito della  tragedia dei migranti. Su questa sta speculando la sinistra di governo, che, nella ormai totale indifferenza e impotenza del PDL,  con la Kyenge sta premendo il piede sul pedale per quella cosa irragionevole, come si diceva qui, che è lo “ius soli”. Sul quale, peraltro, ieri notte a “Porta a porta” si è detta d’accordo anche quella pericolosa figura, quantomai ambigua e per niente “moderata”, che è Pier Ferdinando Casini.

Per un approfondimento sulle implicazioni politiche dell’ultimo disastroso naufragio dei migranti, Vi rimando a questi due validi interventi sulla “Nuova Bussola quotidiana”, che è bene restino agli atti di questo blog:

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-lampedusa-strage-annunciata-di-immigratisi-temono-oltre-300-morti-7428.htm

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-migrazionialle-radicidella-colpa-7433.htm

In sostanza, il nocciolo della questione non è dare la colpa all’Italia presunta inospitale, o voler ideologicamente rimediare con un irresponsabile “ius soli” incondizionato, ma piuttosto andare a vedere le radici della tragedia, che risiedono prevalentemente, da una parte, nei regimi islamici che rendono invivibili tanta parte dell’Africa e del Medio, fino all’Estremo, Oriente, e dall’altra parte in una politica estera cinica e/o impotente dell’Occidente, Italia compresa, verso quelle sfortunate aree del mondo. Cito dal secondo articolo:

Il colpo di grazia alla politica mediterranea è arrivato con la guerra civile libica del 2011 e il successivo intervento della Nato per rovesciare il regime di Gheddafi. Un’azione militare a cui l’Italia, per espressa volontà del presidente Napolitano, ha partecipato attivamente. Una volta ucciso Gheddafi, il governo Monti ha cercato, in modo molto riservato, di rinnovare la stessa politica assieme alla Libia post-Gheddafi. Il 3 aprile 2012 un nuovo accordo era stato firmato dal ministro Cancellieri con l’allora ministro dell’Interno libico Fawzi Al Taher Abdulali. Amnesty International tornò a condannare il governo italiano (c’era Monti, allora, non più Berlusconi), esprimendo preoccupazione soprattutto su un punto dell’accordo: l’istituzione di un centro a Kufra, «per garantire i servizi sanitari di primo soccorso a favore dell’immigrazione illegale». La cittadina del Sud libico è uno dei principali punti di approdo dei migranti e dei rifugiati provenienti da Egitto, Sudan e Ciad e diretti verso l’Europa. Secondo Amnesty, «Kufra non è mai stato un centro sanitario, né tantomeno un centro di accoglienza, ma un centro di detenzione durissimo e disumano. I cosiddetti centri di accoglienza di cui si sollecita il ripristino, chiedendo collaborazione alla Commissione europea hanno a loro volta funzionato come centri di detenzione, veri e propri luoghi di tortura. Ciò, nella situazione attuale, significa che l’Italia offre collaborazione a mettere a rischio la vita delle persone che si trovano in Libia».

Domandiamoci chi, a questo punto, trasforma i centri di accoglienza in luoghi di persecuzione: sono le milizie islamiche, che dominano il territorio libico dopo la caduta di Gheddafi. E chi ha gettato la Libia in questo caos, in cui i miliziani spadroneggiano? Anche il nostro governo, con un intervento armato “umanitario” seguito dal nulla, dal completo abbandono di un Paese nel suo difficile dopoguerra. E adesso la Libia è terra di nessuno, dove libici, migranti e persino i diplomatici (giusto ieri è stata colpita duramente l’ambasciata russa), rischiano la pelle tutti i giorni.

Ma la radice del problema non è neppure in Libia. È più profonda, nell’Africa sub-sahariana. I naufraghi di Lampedusa venivano principalmente da Eritrea e Somalia. Fuggendo, non cercavano di vivere meglio in Europa. Cercavano di sopravvivere. Perché rimanere in Eritrea e Somalia, per molti di loro, significa: morire. L’Eritrea è una dittatura retta, da 22 anni, da Isaias Afewerki. Secondo l’analisi dell’autorevole Freedom House, è uno dei 17 Paesi meno liberi del mondo. Nei suoi confini ogni libertà (politica, religiosa, civile e di espressione) viene sistematicamente repressa. Tutti i cittadini sono sottoposti a un duro servizio militare obbligatorio, che è la prima causa della fuga di massa dei giovani. Quanto alla Somalia, il suo governo controlla solo la capitale, Mogadiscio, e poco altro. Il resto è nelle mani delle milizie islamiche Shebaab (autrici del recente massacro di Nairobi) e di altri movimenti armati. Ed è così dal 1991: 22 anni di guerra civile. I responsabili di questa tragedia delle migrazioni si chiamano dunque Afewerki, milizie Shebaab e un governo somalo, provvisorio, traballante e più volte accusato di corruzione.

shabaabUna responsabilità indiretta ricade anche sull’Italia, con politiche di cooperazione e sviluppo che ottengono risultati controproducenti. Per quanto riguarda l’Eritrea, lo scorso decreto di rifinanziamento delle missioni all’estero includeva anche la cessione di materiale ferroviario al regime di Afewerki. È solo un esempio, ma è significativo: spendiamo soldi per fornire infrastrutture a regimi repressivi che non puntano affatto allo sviluppo dei loro popoli. E ci scaricano addosso una valanga di fuggitivi. Per quanto riguarda la Somalia, il quadro è ancora più “grottesco”. I Paesi donatori, fra cui l’Italia, hanno regalato al governo provvisorio circa 3 miliardi e mezzo di euro in aiuti umanitari, dal 2008 ad oggi. Per ottenere cosa? La guerra civile continua, l’ordine non è affatto ristabilito, gli Shebaab appaiono più forti che mai. Dove siano finiti quei 3 miliardi e mezzo, possiamo solo immaginarlo.

 

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Un pensiero su “Giochi politici sulla pelle dei migranti

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