Irlanda: la lezione, per tutti, della rottamazione del Senato

SenatoUn breve commento su una notizia, apparentemente un po’ bizzarra, colta al volo nei TG della sera: in Irlanda, un referendum popolare appositamente convocato ha detto “NO” all’abolizione del Senato, in quanto istituzione parlamentare.

Sembra che il risultato negativo, ottenuto di misura, abbia influenzato anche il vicino Regno Unito, dove pare si stesse meditando la medesima soluzione, all’identico scopo di risparmiare qualche decina di milioni di euro nella “gestione della democrazia”.

Questa cosa dimostra in modo lampante, non esagero, la completa perdita di senso della civiltà occidentale, la ormai totale incapacità di cogliere il significato e la funzione delle Istituzioni. Ovviamente, a monte di questo vi è il fatto che si era già perso, ancora a livello di civiltà, il concetto di persona, e quello di famiglia, come questi emergevano dalla civiltà giudaico-cristiana. E’ per questo motivo che sta montando, ovunque nel mondo, la marea omofila. In proposito, vi segnalo questo articolo interessantissimo che è appena uscito sulla rassegna stampa del Centro cattolico di documentazione di Marina di Pisa, questo è il link: http://www.rassegnastampa-totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3640. Per la precisione, si tratta di un intervento pubblicato in origine su http://ebraismo.blogspot.com.

Il punto della questione non è la sussistenza o meno del Senato in sé, in quanto organo istituzionale. Tutt’altro: la questione è nel senso che al Senato si dà.

Per quanto riguarda l’Italia, se il presente bicameralismo perfetto è una costruzione illogica e ridondante, sono però senza alcuna base antropologica e filosofica solida le  proposte,  che pure hanno trovato largo consenso, della trasformazione dell’attuale Senato in “Camera delle Regioni”.

La faccio corta: mentre la suddetta proposta non ha una base precisa, è invece una antica tradizione, quella della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, che suggerisce l’evoluzione del Senato in “Camera della programmazione economica”… ma questo è un orizzonte che non può prescindere da una estesa educazione del popolo alla sussidiarietà, alla “società partecipativa”.

Una realtà nuova, nella quale anche il mondo dell’economia, della finanza e del lavoro, sarà fondato su basi partecipative, e i “poteri forti” non avranno più spazio!… 

Di tutto quanto sopra parlo, in dettaglio, in questa pagina del bloghttps://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/

dalla quale cito:

…nella visione personalistica cattolica, l’insufficienza della democrazia rappresentativa viene integrata con la democrazia partecipativa, che è la democrazia della società. Nel piano zampettiano sono previste anche adeguate riforme istituzionali, come la trasformazione del Senato in “camera della programmazione economica”, cioè di fulcro, come vedremo poco oltre, della “programmazione economica partecipata”, punto di forza della “Società partecipativa”. Direi che si tratta dell’evoluzione della proposta originaria di don Luigi Sturzo, quella del Senato elettivo, come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali” , inclusa, assieme ad altre valide ancora oggi, nel famoso “Appello ai liberi e forti” del 1919.

Non un “Senato delle Regioni”, quindi, come da più parti si auspica oggi nel dibattito politico. Tale organo verrebbe verosimilmente a configurarsi come un pericolosissimo “doppione politico” del potere regionale, che storicamente, al di là di rarissime eccezioni virtuose, si è  connotato per clientelismo e irresponsabilità nella gestione della spesa.

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