Vajont: ancora non abbiamo imparato

VajontDopo aver rivisto in TV il lavoro di Marco Paolini sul Vajont, in occasione del cinquantesimo anniversario, qualche riga di commento.

Il Vajont è stato un crimine istituzionale. Tutti sapevano, ma son voluti andare fino in fondo, e provocare la catastrofe, nonostante le evidenze che sarebbe successa. Salvo poi, qualcuno – dopo – versare lacrime di coccodrillo, lamentandosi della “fatalità”. E’ un classico italiano.

Dopo, ha ricordato Paolini, c’è stato anche chi, come Indro Montanelli e pezzi dello Stato, tacciò di “sciacalli”, di turbatori dell’ordine pubblico, i pochi che, come la giornalista Tina Merlin, avevano denunciato quello che sarebbe inevitabilmente accaduto. E ancora non abbiamo imparato.

Vajont2Sul Vajont è capitato di leggere, in questi giorni, più di un commento fuori luogo. Spiace dirlo, anche la “Nuova Bussola quotidiana” ha ricordato l’evento con un commento non pertinente di Franco Battaglia, questo, http://www.lanuovabq.it/it/articoli-vajont-1963se-a-uccideresono-le-rinnovabili-7463.htm, dove si è voluto accostare le perverse dinamiche istituzionali del Vajont ai danni fatti dalle fonti di energia rinnovabile. Che c’entra? Nulla, è depistante.

Altro commento sconsolante è di Maurizio Lupi, questo http://www.mauriziolupi.it/50-anni-dopo-il-disastro-del-vajont/#.UlWxgNK-2Sp, che riassume la questione così:

50 anni dopo il disastro del Vajont: si può lavorare per il progresso di un paese avendo a cura la salvaguardia dell’ambiente. Smettiamola di mettere in contrapposizione sviluppo e ambiente!

che, anche questo, non c’entra nulla col dolo del Vajont, e conclude con

LA SFIDA ATTUALE

C’è allora tutto un lavoro di manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio, di riparazione dei guasti che hanno portato al dissesto idrogeologico del Paese, di prevenzione, che deve andare in parallelo con la dotazione di infrastrutture necessarie al ruolo industriale ed economico dell’Italia.

il che vuol dire, tradotto in chiaro, che per il progresso dell’Italia e la sicurezza del territorio bisogna fare la TAV Torino-Lione. Che però in realtà – questo lo ricordo io – non serve a nulla, come dice qui http://www.brunoleonimedia.it/public/BP/IBL_BP_41_TAV.pdf, e darebbe una buona mano a finire di mandare lo Stato in bancarotta, visto che costerebbe un 100 miliardi di euro, tutti rigorosamente pubblici. Ma Lupi, come Alfano, per conto del Governo Letta/Berlusconi (?!?…), la TAV la vuol fare perchè, keynesiamente, essa sarebbe un inutile buco in terra che però fa molto comodo alle “imprese grandi” del capitalismo assistito, con i soldi del contribuente.

E’ così che funziona. Se tu cittadino ti convinci che la TAV è cosa buona, bene, senno’ son manganelli e lacrimogeni, come in Val di Susa. E’ uno dei limiti della democrazia rappresentativa, senza sussidiarietà. Ne parlo qui: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/tav-il-nodo-della-violenza-in-val-di-susa-scioglierlo-e-possibile/ 

Dunque, cinquant’anni dal Vajont, ma la questione tragica è che NON vogliamo proprio imparare. Come con la Costa Concordia, che aveva preso l’abitudine di fare il pelo agli scogli del Giglio, e tutti lo sapevano, come al Vajont, e c’è mancato uno sputo che diventasse la più grande catastrofe della storia di tutta la marineria, con 4.000 morti, come dicevo a suo tempo qui:  https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/01/13/costa-concordia-tavsistemi-di-potere/Concordia

E la nuova TAV Bologna-Firenze?… 70 km in galleria monotubo, dove le “Freccerosse” si vengono incontro a gran velocità, nella stessa canna, e dove manca pure la galleria di soccorso. Tal che a suo tempo il “collaudatore” della linea, Aurelio Misiti, denunciò il fatto e non volle firmare il collaudo, dice qui http://www.disinformazione.it/tav.htm. Tanto che, successivamente, Misiti venne sostituito con un collaudatore più accondiscendente. Stessa dinamica del Vajont, come ha raccontato Paolini.

Lo “stellone” nazionale qualche volta funziona, come per la Concordia, dove la tragedia è stata infinitamente più piccola di quello che avrebbe potuto essere… altre volte, come per il Vajont, non c’e alcun margine.

TAVPer la TAV Firenze-Bologna, speriamo bene… bisognerebbe sempre pregare.

Ma non è tutto, perché bisogna pregare anche per i 200.000 morti sicuri che sono gli aborti fatti in un anno solo in Italia – questo il senso della crisi, che è antropologica! – e per i nostri governanti, che davvero fanno alcune scelte molto perverse, come Mario Monti quando sdogano’ la pedofilia, come ricordavo qui https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/09/20/decreto-omofobia-ok-della-camera-putroppo-ma/, o l’attuale Governo Letta, con la convinta promozione del Decreto anti-omofobia o il già varato Decreto-filiazione: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/07/15/governo-letta-un-altro-atto-di-disgregazione-dello-stato-il-decreto-filiazione/.

Teniamo duro. Ci vorrebbe il buono-scuola per liberare le coscienze dei giovani. Ma quelle dei vecchi son talmente offuscate che non hanno la lucidità di impegnarsi per conquistarlo, per salvare i loro figli… l’obiettivo finale dovrebbe essere la “società partecipativa”, la turbo-sussidiarietà che responsabilizza e da’ potere ad ogni cittadino, ad ogni lavoratore.

Speriamo che i tempi maturino presto. Siamo arrivati a un punto che lo schianto finale, come accadde per il Vajont a suo tempo, è imminente.

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