Letta, Governo di in-stabilità permanente

imagesNel suo piccolo, è stato interessante, istruttivo e anche un po’ impressionante vedere al TG3 meridiano le notizie circa l’accoglienza alla c.d. legge di Stabilità, varata dal  Governo Letta.

La prima cosa che mi ha colpito – si fa per dire, la musica è sempre la solita – è stata la dichiarazione del compunto e azzimatissimo presidente dei giovani industriali, Jacopo Morelli, al tradizionale convegno confindustriale di inizio autunno, a Capri. Ha detto, in tono stizzito, che

Ci aspettavamo una legge di stabilità coraggiosa e di rottura, che segnasse la fine del rigore depressivo e l’avvio di investimenti per la crescita. Non è stato così» .

Vale a dire, questi giovani industriali non si distinguono in nulla dai vecchi: il loro più grande desiderio è che lo Stato faccia per loro il capitalismo assistito, keynesianamente inteso, allentando il “rigore” (d’obbligo le virgolette) per spendere e spandere i soldi pubblici, come si vorrebbe fare con la TAV inutile Torino-Lione, favorendo gli scavatori di gallerie che non servono a nulla, per “far girare l’economia”. E’ sempre lo Stato che deve investire, mai loro.

In realtà, poi, l’assurdo è che il Governo Letta la TAVinutile la vuole fare lo stesso, anche se il Paese è sull’orlo della bancarotta, con 2300 mld di euro di debito pubblico, come dicevo in dettaglio qui!… E quindi, di che razza di “stabilità” stiam parlando?… Paradossi della politica, oltre che dei giovani e vecchi industriali.

Al TG3 si è però anche sentito che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha difeso la legge di stabilità.

Napolitano, in occasione della cerimonia dei Cavalieri del Lavoro ha ribadito che “dinanzi alla legge di stabilità occorre un atteggiamento critico quanto si voglia, ma che sia sostenibilmente propositivo e consapevole dei vincoli e condizionamenti oggettivi che non si possono aggirare; quella non sarebbe prova di coraggio ma di incoscienza”.

“Possiamo sottovalutare che l’Italia sia uscita da una procedura di infrazione per deficit eccessivo correndo il rischio che ci ricaschi? Il governo dice di no, e penso sia una giusta preoccupazione”

Questo conferma, aggiunge il presidente, “che bisogna spostare l’accento in Italia e in Europa sulla crescita. ma non pensando che non esista più il problema del consolidamento delle finanze pubbliche”. Pur essendo doveroso un taglio della spesa pubblica, ha detto, “non possiamo inventarci coperture fasulle sulle spese dello Stato”.

Capito, cari amici?…

“non possiamo inventarci coperture fasulle sulle spese dello Stato”.

Però, è lo stesso Presidente della Repubblica che, anche lui, difende a spada tratta la TAV Torino-Lione, in quanto opera “strategica”, per non tagliar fuori l’Italia dall’Europa… quando l’attuale linea ferroviaria storica Torino-Lione è utilizzata all’ordine di grandezza di circa appena un quarto della sua potenzialità. Tutti questi tasselli rendono l’idea della gravità della crisi istituzionale.

Al TG3 si è visto anche, in collegamento video con l’assemblea dei giovani industriali, l‘Ing. Carlo De Benedetti, il quale ha fra l’altro detto che, cito per comodità “La Repubblica” di Napoli:

Legge di stabilità. “Due persone che stimo”, dice De Benedetti parlando di Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni. Ma il giudizio sulla legge di stabilità è di delusione: “Ci avevano detto di aspettare, ci avevano detto da mesi che la legge di stabilità sarebbe stata l’occasione per fare tutto, per fare quei provvedimenti necessari a rilanciare la crescita, ad agganciare la ripresa: Leggo ora che avremo 2-3 miliardi di riduzione del cuneo fiscale, un pò di risorse per le infrastrutture… Dov’è la svolta? Dov’è l’ambizione del rilancio della crescita?”

Rivoluzione culturale e generazionale. “Serve una rivoluzione culturale e generazionale – dice De Benedetti – va ribaltata dal profondo questa Italia vecchia. C’è una intera classe dirigente che deve lasciare il posto ai trentenni, solo loro sono fuori dalle incrostazioni, da legami e lacciuoli, che in qualche modo fanno di tutti noi uomini del passato”. Il declino dell’Italia è strutturale, ma non solo in senso economico, anche morale. Un senso di frustrazione e di avvilimento sta contagiando tutti, noi imprenditori, ma anche i giovani. A Shangai, in Brasile, in Cile, il senso del futuro lo vedi nel sorriso della gente. Da troppi anni la nostra classe dirigente è immobile e immutata, clamorosamente incapace di assolvere alla propria funzione. E non ce l’ho solo con la politica, ma anche con il ‘salotto buono’ della finanza, da cui ho sempre cercato di tenermi alla larga”.

Italia vecchia. Dunque “va ribaltata questa Italia vecchia”, dice De Benedetti, “bloccata dalle rendite di posizione, dagli interessi di parte, dal cinismo di chi considera il potere un fatto privato da gestire a scopi privati, dai tanti che cercano solo di restare aggrappati a quel residuo di benessere e di privilegio che viene dal passato. Il grande tema oggi è la classe dirigente da cambiare. Le consorterie da combattere. Le corporazioni da abbattere, così come i poteri di veto sindacali e soprattutto questa orribile politica che si occupa sempre d’altro e mai dei problemi del Paese”.

Belle parole, ma quello sul podio dei giovani industriali è anche lo stesso De Benedetti che, evidentemente solo grazie alla collateralità con certa magistratura, è riuscito a salassare il povero Berlusconi, che pure come sapete politicamente disapprovo, per la somma fantascientifica di oltre 500 milioni di euro, col famoso lodo Mondadori…  ed è il medesimo finanziere che, come si sa, ha, come Attila, fatto terra bruciata dove è passato, come dice, anche a fargli un po’ di cresta, questo articolo sul sito web de “Il Giornale”.

Infine, il TG3 ci ha fatto vedere la manifestazione dei sindacati di base, a Roma. Anche qui, stessa musica.  I sindacati di base hanno proclamato lo sciopero contro le ricette dell’Unione europea “che in nome della stabilità monetaria impongono al nostro paese rovinose politiche sociali”. E, “dopo la legge di stabilità, con cui il governo delle larghe intese ha riaffermato le politiche antipopolari e la logica dell’austerity”, i sindacati chiamano allo sciopero i lavoratori di tutte le categorie del pubblico e del privato, i pensionati, i senza lavoro, i precari, i migranti”, si legge in una nota.

Quindi, il quadro è completo: tutti insieme, appassionatamente, a chiedere al Governo la fine di una supposta, ma in realtà immaginaria, politica di rigore: perché il Governo non taglia dove dovrebbe, cioè sulla TAV, e dando il buono-scuola, che farebbe risparmiare allo Stato un 25% in quel settore, ma taglia malamente, esempio, proprio nella scuola di Stato, cassando le risorse vere ma lasciando rigorosamente intatta la relativa burocrazia statalista e asfissiante!… Per non parlare della scuola paritaria, che rigorosamente resta Cenerentola sotto tutti i governi, in barba al principio costituzionale della libertà di educazione.

VVFF

protesta VVFF, a Pisa

Sui tagli, abbiamo visto al TG3 anche i vigili del fuoco distesi per protesta in terra. Uno di loro, sdraiato, visiera del’elmo abbassata per ovvi motivi, ha detto in poche parole a un microfono, di come anche il loro corpo stia venendo smantellato. I vigili hanno ragione, ma nessuno, anche fra i lavoratori, riesce a rendersi conto che la via per venir fuori dal pantano NON è quella indicata dai sindacati.

E allora, “concretamente, a questo punto che si fa”, direte voi, “ci si butta dalla finestra?…”

No, per nulla, cari amici. La soluzione del nostro problema c’è, e risiede nella Dottrina sociale della Chiesa cattolica. E più precisamente nell’applicazione del principio di sussidiarietà, anzi di quella turbo-sussidiarietà che è l’idea della  ”società partecipativa”  secondo quel grande maestro che è stato Pier Luigi Zampetti. Altrettanto ovviamente, questa cosa non può essere fatta in modo meccanicistico, ma – fatalmente, poiché la storia va in questo senso – avverrà tramite l’educazione del popolo. La quale a sua volta non potrà dispiegarsi e respirare pienamente, a pieni polmoni, se non quando vi sarà la concreta libertà di educazione, col buono-scuola di cui sopra.

Dal buono-scuola al momento siamo ancora lontani, perché il popolo è stato talmente decerebrato dal sistema, che non è in grado di esigerlo. Né, men che meno, di attivarsi in modo organizzato per ottenerlo.

Sussidiarietà e buono-scuola sono  concetti e strumenti politici ai quali il liberalsocialista e statalista Governo Letta-Berlusconi è ontologicamente avverso, con la massima determinazione. Roberto Formigoni , già presidente in Regione Lombardia è stato un caso isolato di promozione di sussidiarietà. L’esempio virtuoso non doveva ripetersi, e per questo certa magistratura e media di sinistra l’hanno silurato. Formigoni è rimasto isolato anche nel suo partito.

E’ dunque questa strutturale avversione al principio di libertà di scelta e di responsabilità e autonomia della persona, l’altro motivo di fondo, oltre al bancarottismo esplicito e alla altrettanto strutturale deriva omofila che si è voluto dare, per cui questo Governo Letta-Berlusconi-a collo torto NON è in grado di portarci da nessuna parte, se non verso il tracollo finale dello Stato.   

Solo allora, quando ci saremo fatti molto male, forse il salutare dolore ci darà una sveglia… forse.

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