Gli USA ci spiano. In Italia già si sapeva. Ma gli volevamo comprare lo stesso gli F-35.

spionaggio2La realtà politica, questa triste realtà politica, supera ogni peggiore fantasia. Vi segnalo, cari amici, questo recente intervento di Gianandrea Gaiani , http://www.lanuovabq.it/it/articoli-spionaggio-usaipocrisie-europee-7584.htm sulla “Nuova Bussola quotidiana”,  circa lo scandalo (di facciata) delle intercettazioni USA nei confronti dell’Europa. Italia compresa. Lo scandalo  è di facciata, perché si è sempre saputo che, dopo i malestri che abbiamo combinato in Europa con la II Guerra Mondiale, ai quali gli americani hanno dato una mano risolutiva a porre rimedio, la tutela USA sulla vecchia Europa, Italia specialmente compresa in quanto fra i perdenti, è rimasta. Senza contare il fatto che, più modernamente, solo gli americani dispongono di una struttura tecnologica tale da intervenire efficacemente, a livello mondiale, sulla minaccia terroristica islamica. Onde, la tolleranza di fatto sulle intrusioni di cui sopra.

Ora, però, vi sono due elementi di grandissima portata che rendono il quadro suddetto ormai insostenibile, ed anche pericoloso.

Il primo, è che – incredibile realtà, ma sotto gli occhi di tutti –  gli USA di Obama, così ci informa in dettaglio Stefano Magni, ancora sulla “Bussola”, in quest’altro articolo http://www.lanuovabq.it/it/articoli-obama-pro-islamma-ci-e-o-ci-fa-7527.htm, nella politica estera concreta sostengono il terrorismo quaedista. Vedi il caso Siria, dove gli USA, in prima battuta in accordo con Francia e Gran Bretagna, volevano buttar giù di brutto il pur non pulito Assad, per favorire al suo posto i terroristi e tagliagole islamici venuti da fuori. Questo avveniva  per interessi comuni economici e finanziari con l’Arabia Saudita e il Quatar, che in quei paesi occidentali hanno investito parecchio. La complessa manovra si inserisce, come è noto, nello storico conflitto tra sciiti e sunniti, nell’ambito del mondo islamico.

Ma non è tutto. Un altro problema, infatti, è che tale situazione ha potuto prendere campo, a motivo di pesanti infiltrazioni islamiche nell’amministrazione Obama medesima. Così, infatti, la “Bussola”:

…assistiamo anche a una vera penetrazione dei Fratelli Musulmani nelle istituzioni americane. A settembre è stato riconfermato e promosso al dipartimento della Homeland Security (sicurezza interna) un convinto sostenitore della Fratellanza, Mohamed Elibiary. I suoi numerosi tweet contengono continue apologie della Fratellanza, continue accuse ai cristiani copti (i perseguitati), ai media egiziani, all’amministrazione Bush, a Israele. Mentre le chiese cristiane bruciavano tutti i giorni, in Egitto, lui dall’America scriveva: «Per decenni, sin dall’11 settembre, attivisti estremisti copti americani hanno nutrito sentimenti anti-musulmani». In occasione di manifestazioni di protesta dei copti americani, in difesa dei loro fratelli egiziani, lui lanciava l’allarme “islamofobia” sulla sua pagina Twitter. Ebbene, dalla sua posizione nell’amministrazione, Eilbiary ha accesso ai database più sensibili della lotta al terrorismo in America. Come li usa? Secondo Pajamas Media, avrebbe approfittato delle informazioni riservate che ha a disposizione peraccusare di “islamofobia” il governo (repubblicano) del Texas. Da questo mese, Eilbiary è promosso a “senior fellow”, per volontà dell’amministrazione Obama.

Dalia Mogahed, consigliera dell’amministrazione, co-autrice del famoso discorso di Obama al Cairo, si è anche lei distinta per i suoi commenti sulla rivolta dei Fratelli Musulmani e sulle loro violenze contro i cristiani locali. Tutto un complotto dei media egiziani, a suo dire: «I media egiziani hanno approfittato dei copti per ottenere molti vantaggi politici e personali». La Mogahed, nel 2009, era diventata famosa per aver partecipato, in Inghilterra, a una trasmissione televisiva, assieme a estremisti musulmani, sul tema “La libertà della donna sotto la sharia”. Lei appariva perfettamente a suo agio in mezzo a personaggi che chiedevano l’imposizione della sharia e si opponevano a l’emancipazione della donna. Lei, a sua, volta, nella stessa trasmissione ammetteva che la “promiscuità” fosse uno degli aspetti dell’Occidente meno apprezzati nel mondo musulmano. E che la legge coranica fosse “incompresa” nelle nostre democrazie. La cosa aveva fatto scandalo per qualche settimana, poi non se ne era parlato più. La Mogahed è tuttora una figura di rilievo, in America.

Pare fantapolitica, ma è realtà. Stessa cosa in Egitto. E’ ancora la “Bussola” a dirci infatti che

morsi obamaGli egiziani, che ormai hanno il dente avvelenatissimo contro Obama, ritengono che la sua amministrazione sia profondamente penetrata da elementi dei Fratelli Musulmani, molto più di quanto non si creda. La rivista Rose el Youssef pubblica nomi e cognomi di sei personaggi di rilievo direttamente collegati alla Fratellanza. I personaggi in questione, oltre al già citato Mohamed Elibiary, sarebbero Arif Alikhan (Sicurezza Interna), Rashad Hussain (inviato Usa all’Organizzazione per la Conferenza Islamica), Salam al Marayati (Muslim Public Affairs Council), Mohamed Magid (Islamic Society of North America), Eboo Patel (Advisory Council on Faith-Based Neighborhood Partnerships). Queste posizioni fanno sì che, ogni qualvolta il presidente debba sentire un “parere dei musulmani” o “sui musulmani”, automaticamente ascolta solo la voce dei Fratelli Musulmani. Magari sono solo gli egiziani ad avere il dente avvelenato contro Obama. Ma a giudicare dalle sue politiche mediorientali, dalle Primavere Arabe in poi…

Tornando alle intercettazioni, il secondo corno del problema è che l’ascolto nascosto degli USA verso gli alleati ha anche un carattere di spionaggio industriale. Dice Gaiani:

 ….negli ambiti politici ed economici gli alleati della Nato sono concorrenti sui mercati internazionali, competitor commerciali. Inutile illudersi che le capacità di Prism di esplorare e-mail, chat, banche dati informatiche, conversazioni e archivi fotografici in rete sia stata utilizzata solo per trovare qaedisti. Il vero valore aggiunto dello spionaggio degli “alleati” concerne infatti il mondo degli affari, dei brevetti e dei segreti industriali, delle commesse internazionali miliardarie nelle quali avere il vantaggio di conoscere i dettagli delle offerte dei concorrenti consente di attuare contromisure preventive e sbaragliare gli avversari. Il controllo capillare delle ambasciate negli USA punta più a carpire le informazioni gestite dagli addetti commerciali che da quelli militari e non certo da oggi.

Già negli anni scorsi alcune aziende europee del settore aerospaziale e difesa fecero sapere di nutrire forti sospetti circa la capacità dei concorrenti statunitensi di conoscere e anticipare le loro mosse nei confronti di clienti internazionali. Perché  allora stupirsi di ciò che già ben conosciamo? Forse perché l’unica alternativa a “pretendere spiegazioni” che Washington non darà è staccarsi dal cordone ombelicale che ci lega agli Stati Uniti in un’alleanza che oggi forse ci procura più guai di quanti ne risolva. Ma questo vorrebbe dire per i Paesi europei attrezzarsi per giocare a tutto campo per i nostri interessi utilizzando anche le armi sporche dello spionaggio, investendo in tecnologie sia per difenderci dalle intrusioni sia per condurre noi incursioni a casa altrui.

Peraltro, si sa che lo spionaggio tra alleati, e però concorrenti economici su certi mercati,  è comunque un classico per tutti quelli che riescono a farlo (non certo la sgangherata Italia). Giustamente Gaiani osserva che

Il presidente Hollande, scandalizzato per aver scoperto che 70 milioni di telefonate francesi sono state intercettate dagli americani, si indigna o finge di indignarsi con Washington. Eppure all’Eliseo sanno da tempo che tra amici ci si spia come tra nemici, senza dimenticare che anche l’intelligence francese utilizza un sistema simile per ascoltare le telefonate e il traffico internet e non è certo che setacci solo quello interno al paese, ovviamente solo per garantire la sicurezza nazionale.

E dunque, cari amici, se questo  – piaccia o non piaccia – al momento è lo stato dell’arte, per quale ignoto motivo il presente Governo Letta, ma anche il precedente Monti, e anche Berlusconi, consuete giravolte a parte, alla fine era d’accordo, come dice qui, volevano fortissimamente comprare gli “strategici”, prima 120 e poi almeno 90 caccia F-35 dagli americani?… mettendoci strategicamente nelle mani di coloro che ci spiano, anche per i loro interessi? 

sitavGià, “strategico”... è un aggettivo decisamente abusato specie da alcuni nostri politici, come Maurizio Lupi, ministro alla Infrastrutture, ad esempio sulla TAV Torino-Lione, benché l’opera non serva a nulla, come dicono anche queste ragioni liberali http://www.brunoleonimedia.it/public/BP/IBL_BP_41_TAV.pdf, e anche per Alitalia, alitalia che secondo Lupi non sarebbe salvata con i soldi dello Stato, mentre il Leoni Blog http://www.leoniblog.it/2013/10/12/caro-governosu-alitalia-nun-ce-sta-a-cogliona/ e la “Bussola” http://www.lanuovabq.it/it/articoli-poste-e-alitalia-un-affare-molto-privato-7501.htm dicono che, come tutti si era peraltro già capito, questo NON è vero….

Del caso F-35 avevo già parlato in due post, qui e qui, segnalando le patetiche dichiarazioni del Ministro alla Difesa, Mario Mauro, assieme al fatto che, così procedendo, si vanificavano gli investimenti già fatti dallo Stato nel progetto Eurofighter Typhoon. 

Così diceva giustamente in proposito, a suo tempo, Gaiani, qui, ben prima che saltasse fuori il finto scandalo delle intercettazioni:

F35Nessuno in Parlamento discute del fatto che con l’F-35 ci metteremo tecnologicamente nelle mani degli Stati Uniti per i prossimi 50 anni. Rinunceremo alla capacità industriale e strategica acquisita con i programmi europei Tornado e Typhoon costati migliaia di miliardi di lire al contribuente e trasformeremo la nostra industria da progettatore, produttore ed esportatore di aerei da combattimento in sub contraente dell’americana Lockheed Martin. Inoltre gli Stati Uniti avranno il controllo diretto sui nostri F-35, aspetto potenzialmente pericoloso per la sovranità nazionale tenuto conto che gli interessi di Italia ed Europa non sembrano coincidere sempre con quelli di Washington. Un tema sul quale i politici dovrebbero invece dibattere considerato che della parola “Europa” si riempiono la bocca ogni giorno.

Nessun intervento alla Camera neppure sulla valutazione che i costi di gestione del nuovo aereo saranno più salati rispetto ai modelli oggi in servizio e insopportabili per gli scarni bilanci militari italiani. Come se comprassimo una Ferrari ma non avessimo i soldi neppure per fargli pieno e il bollo. I tedeschi, che spendono più del doppio degli italiani per la Difesa, avranno una flotta da combattimento su un solo tipo di aereo (160 Typhoon) con costi logistici molto inferiori all’Italia che avrà in linea circa 150 velivoli suddivisi tra Typhoon e F-35, molti dei quali destinati a restare negli hangar per carenza di fondi.

Quindi, cari amici, malissima tempora currunt. E’ mai possibile che, in Italia, nessuno, nemmeno noi cattolici dormienti, si riesca a fare questo collegamento elementare, e si seguiti a tacere su tutti questi disastri politici e finanziari?….

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Un pensiero su “Gli USA ci spiano. In Italia già si sapeva. Ma gli volevamo comprare lo stesso gli F-35.

  1. Pingback: F-35. SONO UN AFFARE, COME SI LEGGE SU “TEMPI”, O NO?… | lafilosofiadellatav

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