Parte la “Fondazione TEMPI”: gli auguri da “la filosofia della TAV”

downloadSabato 30 novembre a Milano, la Fondazione Tempi promuove la sua prima iniziativa, “Far ripartire il Nord per far ripartire l’Italia” con un parterre di relatori di alta qualità: Roberto Maroni, Giorgio Squinzi, Maurizio Lupi e Giuseppe De Lucia Lumeno.

Auguri di buon lavoro alla Fondazione. Qualche osservazione, in spirito costruttivo, alla neonata.

1. cito qualche punto dall’articolo linkato sopra. Il primo: “La Fondazione ha una essenziale motivazione: la cultura (cattolica ma anche laica) “della vita”, quella garantista, liberale, occidentale e popolare che hanno largamente circolato in questo settimanale ormai diciottenne, hanno bisogno di confrontarsi con il mondo”.
Ebbene, cattolicesimo e liberalismo sono incompatibili, come dico meglio qui: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/incompatibilita-tra-cattolicesimo-e-liberalismo/. Giusto per, eventualmente, procedere in modo diverso da come si è fatto da lunga, lunga pezza fino ad oggi, con i noti risultati.

2. La sovranità popolare, in regime di democrazia rappresentativa, è un mito, come dico meglio qui:http://www.ilcovile.it/scritti/Quaderni%20del%20Covile%20n.8%20-%20LA%20SOCIETA%20PARTECIPATIVA%20secondo%20Pierluigi%20Zampetti.pdf, e senza sussidiarietà non ci sarà, presumibilmente, nemmeno nessuna riforma della giustizia.

3. La famosa egemonia tedesca. Non è colpa dei tedeschi se abbiamo 2300 miliardi di euro di debito pubblico. E nemmeno è colpa loro se i nostri politici, come si vede ai TG, preferiscono viaggiare su AUDI, BMW (e qualche rara Mercedes, si vede che gli piacciono di meno), piuttosto che su vetture di marca nazionale.

4. Il famoso “allentamento del rigore”. Molti industriali scalpitano, keynesianamente, perché lo Stato allenti i cordoni della borsa, ovvero investa i soldi dei contribuenti per far “lavorare” le loro aziende, visto che, appunto, molti di loro i propri soldi non hanno nessuna intenzione di investirli, specie in progetti spesso fallimentari. Paradossalmente, perfino la storia recente pare insegnare che la cosa non funziona. Non basta Alitalia, c’è anche il caso NTV: in proposito, si è letto che, stavolta non lo Stato, ma la Banca Intesa di Corrado Passera (quindi parrebbe gli stessi cittadini, stavolta in veste di risparmiatori piuttosto che di contribuenti), a suo tempo avrebbe finanziato per un 700 milioni di euro la società di Della Valle, Montezemolo e Punzo, la quale si è ancora letto, nel 2012 avrebbe perso 70 milioni di euro!… Aspettiamo gli inevitabili sviluppi della vicenda, per capire meglio… però, anche questo esempio mi pare suggerisca che sarebbe l’ora di cominciare a fare qualcosa di diverso.

5. Si sa che tutti, nei palazzi del potere, scalpitano per fare la TAV Torino-Lione, per i motivi di cui al punto 4. Il Presidente del Consiglio Letta ha detto più volte che “i conti sono in ordine, bisogna rientrare dal debito”, e per questo si arrampica sugli specchi per liquidare 12 (dodici) miliardi di euro di patrimonio pubblico. Nel frattempo, l’Italia va sott’acqua – vedi l’ultimo caso eclatante della Sardegna – frana, smotta ed è sovente colpita da terremoti, con danni valutabili, seppure all’ingrosso, in svariate centinaia di milioni di euro. Se non qualche miliardo. Al tempo stesso, il medesimo Presidente Letta vuol seguitare a fare la TAV Torino-Lione: altri 50/100/200 (quest’ultima cifra secondo TEMPI) miliardi di euro SOLO pubblici, per una ferrovia che non serve a nulla, come dice qui http://www.brunoleonimedia.it/public/BP/IBL_BP_41_TAV.pdf, quindi al solo scopo evidente di fare un piacere a che la realizza, con i soldi del contribuente. Alla fine dei salmi, tutto questo avviene nel contesto per il quale lo Stato ha, ripeto, 2300 (DUEMILATRECENTO) MILIARDI DI EURO DI DEBITO PUBBLICO, sul quale la rata di interesse annuo è di 1OO (CENTO) MILIARDI DI EURO. Mi pare di essere stato chiaro.

Stante la drammatica situazione – se si seguita in questo modo la bancarotta della nostra sventurata Italia si fa sempre più imminente – mi auguro che il think-tank della nuova Fondazione Tempi riesca davvero a produrre qualche buona novità.

 

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