“Costi del non fare” in Italia: 900 miliardi, per i bocconiani. Ma il problema vero sono “i costi del fare male”

download900 miliardi il “costo del non fare”!… Questi i dati contenuti nell’ottava edizione del rapporto annuale dell’Osservatorio “I costi del non fare”, diretto da Andrea Gilardoni, docente dell’Università Bocconi di Milano, uno “studio” che monitora le realizzazioni infrastrutturali prioritarie per lo sviluppo e la competitività del nostro Paese.

TEMPI riporta la notizia in questo articolohttp://www.tempi.it/se-costruire-costa-non-fare-nulla-costa-ancora-di-piu-900-miliardi-di-euro-il-prezzo-delle-mancate-opere-in-italia#.UqQ9nN-1lIc

Certamente, sono stati, in passato, ancora più alti i costi del “fare male” quello che NON doveva essere fatto, mentre NON è stato fatto quello che si doveva.

Esempio classico, la galleria TAV Firenze-Bologna, al costo di oltre 10.000 miliardi delle vecchie lire. Mentre esisteva un progetto di potenziamento AL RADDOPPIO DI CAPACITA’ della linea Direttissima storica Bologna-Prato-Firenze (ing. Ivan Beltramba di Bologna), che avrebbe consentito il passaggio di fino a 400 treni al giorno, di ogni categoria, aumentando al tempo stesso la velocità media di percorrenza dei convogli. Il progetto era basato su princìpi di sana amministrazione e sulla logica: cioè su investimenti (relativamente modesti) in moderni apparati tecnologici di gestione computerizzata del traffico, e sul rinnovo-potenziamento della stazione a San Benedetto Val di Sambro, in zona appenninica, che sarebbe divenuta il “nodo scambiatore” dei convogli.

Costo del progetto Beltramba, all’epoca (1996): meno di 200 miliardi delle vecchie lire. L’ordine di grandezza della cifra è di appena UN CINQUANTESIMO di quanto si è effettivamente mal speso con la soluzione TAV. Accennando appena al fatto che l’attuale linea TAV Firenze-Bologna NON è sicura, perché i treni corrono, a velocità più elevata che nella vecchia DD, in galleria monotubo di circa 70 km, e mancano le gallerie laterali di soccorso. I promotori della TAV il progetto Beltramba l’hanno scartato perché costava troppo poco. Non ci si faceva abbastanza “cresta” sopra.

A questo link, http://www.leoniblog.it/2011/10/24/abbiamo-risparmiato-un-minuto-%E2%80%93-ivan-beltramba/, un recente puntuale intervento tecnico dell’ing. Beltramba su LeoniBlog, a proposito del risparmio effettivo di tempo, totalmente risibile (UN MINUTO!) , consentito dalla nuova galleria TAV  appenninica, rispetto alla DD storica.

Questo, l’esempio eclatante del passato. D’altronde, è proprio il concetto del “costo del NON FARE”, che, ovviamente, viene interpretato in modo distorto dai bocconiani-keynesiani, bancarottieri di montiana memoria. Ricordate Keynes?… “se il cavallo non beve, se l’economia non tira, è meglio fare buche in terra inutili con in soldi dello Stato, e poi riempirle nuovamente…” L’idea era quella di creare un volano pubblico degli investimenti, per poi attrarre i capitali privati. Però, in realtà, i grandi capitalisti, nelle grandi opere i loro soldi si sono sempre ben guardati dal metterceli, preferendo guadagnare facendo investire, a perdere, lo Stato.

Quello che è successo in Sardegna l’abbiamo visto tutti.  Prendiamolo, in questa sede, come un fatto oggettivo, senza metterci a indagare sulle cause dell’evento: clima impazzito, politica di costruire dove il buon senso diceva di non farlo, eccetera. Limitiamoci al fatto nudo e crudo: L’Italia sta franando, tra alluvioni, dissesti vari e terremoti. L’80% dei Comuni è a rischio idrogeologico. In più c’è il dissesto finanziario, col debito pubblico fuori controllo. Ebbene, nonostante questo il Governo Letta insiste a voler fare a tutti i costi la TAV Torino-Lione, l’”opera grande” più inutile del mondo, come dice qui http://www.brunoleonimedia.it/public/BP/IBL_BP_41_TAV.pdf, e rifinanziare l’altro pozzo senza fondo che è Alitalia. In più, il Ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi  ha voluto fare uno sconto indebito di 15 milioni di euro sulla concessione FS a NTV, 100 milioni, dopo che l’opera è costata al contribuente una novantina di miliardi di euro.

Paradossalmente, che questo approccio sia fallimentare, è dimostrato proprio dal caso NTV: 700 milioni di investimenti da parte non dello Stato, stavolta, ma da parte dei cittadini in veste di risparmiatori, piuttosto che di contribuenti: questa la cifra, si è letto sui media, conferita  a suo tempo dalla Banca Intesa di Corrado Passera, alla società di Della Valle, Montezemolo e Punzo. L’altra notizia è che, nonostante la concessione per le linee pagata da NTV alle FS a prezzo di favore, rispetto a quanto sono costate all’erario, nel 2012 NTV ha perso 70 mln di euro!… Qui, i dettagli. Questa è una storia che i media addomesticati tengono in secondo piano, ma che ancora deve venir fuori massicciamente, per le sue conseguenze – i debiti di esercizio che devono essere ripianati, è da vedere chi sarà disposto a farlo – in tutta la sua enorme portata. Promette di diventare un nuovo caso-MPS. Scommettiamo che tra un po’ qualche governante e qualche economista illuminato verranno a proporci, anzi a infilare d’ufficio nei portafogli delle famiglie, un bel pacco di NTV-bond?…

Ebbene, proprio per questo tipo di approccio agli investimenti, oggi lo Stato si ritrova sull’orlo della bancarotta conclamata: 2.300 miliardi di debito pubblico reale, come dico qui: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/09/09/governo-lettaberlusconi-la-realta-romanzata/

Allora, come detto altre volte, il problema vero è nello Stato. Lo Stato è il primo bancarottiere: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/11/20/tav-mentre-litalia-frana-lo-stato-seguita-a-sragionare/.

E d’altronde lo Stato è anche il primo cattivo pagatore, il primo a non mantenere la parola data, avendo da lunga pezza, come dico qui,  https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/09/09/governo-lettaberlusconi-la-realta-romanzata/, ancora una cifra dell’ordine di ben 100 miliardi di euro da pagare ai fornitori.

Lo Stato è anche il  “primo avvelenatore”, e perdipù istituzionalehttps://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/10/23/le-terre-sporche-della-tav-a-firenze-ma-il-marcio-e-ben-piu-esteso/. Infatti, come si può ragionevolmente sperare che si estingua l’incendio nella “terra dei fuochi”, se è proprio lo Stato, col decreto legge 1612/2012, ad aver derubricato per legge le “terre avvelenate”, scavate dalle opere grandi, a “NON-RIFIUTO”, smaltibile senza costi e senza lavorazioni aggiuntive, in totale spregio alla salute dei cittadini e della salvaguardia del territorio?… E non temendo di contraddire palesemente, in ciò, la normativa europea?

Quindi, il problema non risiede nel “non fare”, ma casomai nel “fare le cose giuste al costo giusto”.

E qui, siamo arrivati al nocciolo duro della questione: qual è il motivo per cui le cose giuste, al giusto prezzo, non vengono mai fatte?… semplicissimo: la praticamente totale mancanza di sussidiarietà nella politica, specie a livello dell’amministrazione centrale dello Stato. E perché questo accade?… Altrettanto semplice: in tempi non sospetti, il grande intellettuale cattolico Pier Luigi Zampetti scriveva:

L’oligarchia è prodotta  dalla delega dei poteri che gli elettori conferiscono ai partiti. La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera. E le oligarchie partitiche sono in simbiosi con le oligarchie economiche. Tale simbiosi ha creato il capitalismo consumistico. La crisi di tale forma di capitalismo coinvolge anche le oligarchie partitiche. Di qui la crisi del sistema politico occidentale che si accentuerà sempre più nella misura in cui il capitalismo consumistico manifesterà la sua crisi crescente, cessando di essere il modello di sviluppo economico paradigmatico, così come finora è stato”. (Zampetti, “Partecipazione e democrazia completa, la nuova vera via” , Rubbettino, 2002)

La crisi, in prima istanza, è dunque crisi della democrazia rappresentativa. Ed è anche crisi squisitamente antropologica. La crisi della democrazia dipende dalla concezione materialistica dell’uomo, tipica della sinistra, come pure del liberalismo.

Allora, la soluzione del nostro problema non risiede, oggi, nello spendere 900 miliardi di euro che non abbiamo. Ma piuttosto nel far virare il timone della grande nave in tempesta, nella direzione delle acque calme, e ricche di risorse, della sussidiarietà e della partecipazione popolare al potere, secondo la Dottrina sociale. Quindi, verso la “società partecipativa” che è meglio spiegata qui: http://www.ilcovile.it/scritti/Quaderni%20del%20Covile%20n.8%20-%20LA%20SOCIETA%20PARTECIPATIVA%20secondo%20Pierluigi%20Zampetti.pdf.

E a questo come ci si arriva?… ma con l’educazione del popolo, naturalmente!… con la libertà di educazione che solo il buono-scuola può garantire, facendo al tempo stesso risparmiare allo Stato un 20-25% nella spesa per la pubblica istruzione.

Ci sarà qualcuno che vorrà adoperarsi per promuovere questo risparmio?…

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4 pensieri su ““Costi del non fare” in Italia: 900 miliardi, per i bocconiani. Ma il problema vero sono “i costi del fare male”

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