Il jobs act di Renzi: il qui pro quo della partecipazione

RENZIIl tema del lavoro è importante, si sa. Allora, meglio non  far cadere il jobs act del neo-Segretario PD Matteo Renzi, del quale ho colto ieri una battuta a un TG, circa la proposta che i sindacati dei lavoratori entrìno nei CdA delle aziende. Qui, su polisblog, la notizia: http://www.polisblog.it/post/190337/job-act-matteo-renzi-piano-per-il-lavoro.

Ora, coloro fra di voi che seguono questo blog, avranno potuto rendersi conto che esso promuove la “teoria partecipativa” ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa cattolica, in particolare riferimento a quanto elaborato, in materia, da quel grande intellettuale che è stato Pier Luigi Zampetti. Egli, appunto sulla base della Dottrina sociale, aveva preconizzato, nel disegno organico e completo della “società partecipativa”, la com-partecipazione di ciascun lavoratore non solo al capitale, ma anche alla gestione dell’impresa.

Tale proposta si basa sul primato del lavoro rispetto al capitale finanziario, e alla responsabilizzazione di ciascun lavoratore-persona, che solo la soggettività attribuita dalla com-proprietà del capitale d’impresa, secondo il capitale umano – cioè la formazione acquisita – posseduto, e dalla titolarità del potere di scegliere e decidere nell’ambito aziendale, può conferire. Si tratta di un modo di lavorare, e anche di concepire il mercato, totalmente nuovo – molto di più che il discorso cooperativo – in quanto afferisce alla dimensione ontologica della persona. Si tratta, in primis, di un concetto filosofico, dell’idea zampettiana definita dallo studioso nei termini di spiritualismo storico.

Di tutti questo parlo, in maggior dettaglio, in questa pagina del blog.

Attenzione, però: è cosa molto diversa da quanto propone Renzi. La titolarità del capitale d’impresa, come della partecipazione alla gestione, secondo Zampetti, spetta a ciascun lavoratore, in quanto persona, non al sindacato.

Anzi, c’è un problema col sindacato, specialmente inteso nel senso confederale della “triplice” che ben conosciamo. Zampetti aveva infatti individuato la c.d. “monoclasse”, casta dominante nella quale confluivano, trasversalmente, i rappresentanti dei detentori del potere finanziario, politico e… anche di quello sindacale. La monoclasse è parte integrante e strutturale della democrazia rappresentativa, nella quale, sotto apparenza di sovranità popolare, sono le oligarchie a dominare e controllare la società.

Quindi, si tratta di cosa ben diversa da quanto propone Renzi!… Non può piacere, al sindacato confederale, la comproprietà e la soggettività dei lavoratori, se questa NON è mediata dal sindacato medesimo, che in tal modo, semplicemente, perderebbe potere. Tanto vero che, correntemente, il sindacato confederale è culturalmente e politicamente succube ai capitalisti d’impresa, e ai partiti politici, dai quali esige che “sia dato lavoro”. Senza essere peraltro in grado, il sindacato, di far crescere i lavoratori nella loro dimensione umana integrale, in modo che siano loro stessi a elaborare il nuovo modo di lavorare, produrre e consumare – e a monte, di quale senso abbia la loro vita – che è sotteso alla società partecipativa.

Maggiori dettagli in proposito, a http://www.ilcovile.it/scritti/Quaderni%20del%20Covile%20n.8%20-%20LA%20SOCIETA%20PARTECIPATIVA%20secondo%20Pierluigi%20Zampetti.pdf.

Annunci

3 pensieri su “Il jobs act di Renzi: il qui pro quo della partecipazione

  1. Pingback: LEONARDO BECCHETTI e “AVVENIRE”: CRONACHE ECONOMICHE MARZIANE | lafilosofiadellatav

    • domanda ragionevole… la risposta, però, non è riferita alla situazione come la si vede ora… sarebbe illogico.

      in futuro, l’azienda in partecipazione sarà la pìù efficiente, perché le energie di ciascun lavoratore profuse nella partecipazione al capitale – e anche alla gestione! – dell’impresa, in ragione del capitale umano posseduto, ovvero delle proprie capacità professionali, ne moltiplicheranno i risultati, rispetto all’azienda dove c’è il singolo imprenditore, e gli altri sono… dipendenti. C’è meno stimolo, ovvio.
      Però, attenzione: non si tratta di fare tante COOP… è completamente diverso… perché funziona secondo lo “spiritualismo storico”.
      E comunque anche il mercato sarà molto diverso, in via della “programmazione economica partecipata”. E’ tutto un mondo nuovo.

      Rimando, per gli approfondimenti, al testo linkato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...