Aumento capitale MPS: in italia seguita inarrestato il sacrificio del bene comune

bancarotta-mps1Cari amici, sta passando l’ennesimo annus horribilis, nel quale abbiamo visto che tutto il baraccone della società dei consumi, come preconizzava in tempi non sospetti il grande intellettuale cattolico Pier Luigi Zampetti, sta strutturalmente grippando. Abbiamo anche visto che i concetti di “crescita” e “lavoro”, di cui si parla a ogni piè sospinto nel dibattito politico, si vanno sempre più sgranando nel nulla. In tale contesto, come non postare un commento sugli ultimi sviluppi della vicenda Monte dei Paschi?…

Abbiamo visto che

(…) Anche le ultime vicende, configurano un dominio del partito degli ex comunisti (ai quali si sono ora aggiunti i nuovi democristiani) sulla banca. Lo scontro in atto tra Alessandro Profumo, presidente del Monte dei Paschi, e Antonella Mansi, presidente della Fondazione Monte dei Paschi e vice-presidente di Confindustria, è uno scontro tra cordate di potere: economico, finanziario e, quindi, anche politico. Tecnicamente si è consumato sulla questione della ri-capitalizzazione di 3 miliardi di euro, chiesta dal Consiglio di Amministrazione con urgenza, entro il 31 gennaio – per non perdere la disponibilità di un consorzio di 15 banche, che avrebbero dovuto raccogliere sul mercato finanziario il denaro occorrente – alla quale si sono opposti i vertici della Fondazione, che detiene il 33,5% delle azioni della banca, proponendo di rinviarla a giugno, data in cui anche loro dovranno essere rinnovati. Convergenti sono state le valutazioni espresse prima dell’assemblea che si è svolta sabato dal Sindaco di Siena, il renziano Bruno Valentini – “Bisogna evitare che Mps vada in mano a capitali stranieri non affidabili” e quelle svolte in Assemblea dalla Presidente della Fondazione: “L’accelerazione avrebbe compromesso la possibilità di farci carico di quelle utilità sociali che sono l’essenza della nostra natura fondazionale”. In altre parole, più chiare: la sorte della banca, in questo momento, va in secondo piano, rispetto alla necessità di continuare, com’è accaduto nel passato, di disporre delle “utilità sociali” che da essa derivano. Quali sono le “utilità sociali”? Il controllo della città, dell’ampio territorio che le sta attorno e degli sconfinati interessi che il Monte dei Paschi per sua “natura” rappresenta. Meglio, quindi, la nazionalizzazione della banca – se proprio si dovesse giungere a questo – piuttosto che perderne il controllo, con l’acquisizione di nuovi capitali. E Profumo che fine farà? L’ha già detto il Sindaco di Siena, qualche giorno fa: “Morto un Sindaco, se ne fa un altro”. (suppongo sia da intendere un Presidente, NdR) Potere per il potere.

Così l’ha riassunta Danilo Quinto, in questo articolo odierno sulla Nuova Bussola quotidiana, e questo è il link alla versione completa. L’ho scelto per voi tra le varie analisi disponibili, assieme a questa di Oscar Giannino, sulle cui posizioni mi trovo spesso in disaccordo, ma stavolta mi pare dica cose ragionevoli, su Leoniblog. Cito:

(…) La Fondazione è indebitata con le banche per 339 milioni su un patrimonio residuo di poco superiore ai 500. Non solo non ha i denari per partecipare all’aumento di capitale e difendere il suo 31%. Se non trova acquirenti per un bel po’ delle sue attuali quote non è in grado di rimborsare le banche, e a quel punto le perdite sul patrimonio residuo salirebbero oltre la soglia di legge. In altre parole la fondazione senese finirebbe fallita. Proprio quella tra tutte le fondazioni che più ha sfidato nei decenni la legge istitutiva. Nella condiscendenza generale della politica e dei regolatori. Create all’inizio degli anni 90 per “accompagnare” le ex banche pubbliche al mercato, le fondazioni dovevano per la legge Ciampi dismettere nel tempo il controllo degli istituti di credito e concentrarsi sulla restituzione al sociale e ai territori (a cui dovevano il patrimonio, formatosi nei decenni delle banche pubbliche) di flussi crescenti di un capitale sobriamente impegnato in asset non speculativi.

La fondazione senese – espressione del Comune e Provincia di Siena, e della Regione Toscana, cioè del Pd – è rimasta invece ben oltre il 50% del capitale MPS, fino all’esplosione di quest’ultima. E quando fu necessario un primo aumento di capitale nel 2011, a fronte ormai dell’evidenza del prezzo folle pagato da Mps a fine 2007 per acquisire Banca Antonveneta – 10 miliardi al Santander, che se l’era aggiudicato per 3 in meno pochi mesi prima – pur di non scendere sotto il 50% la Fondazione si indebitò ulteriormente, concentrando una quota elevatissima del proprio patrimonio solo sulla scommessa del controllo dell’istituto, autorizzata allora dal Tesoro (che vigila sulle fondazioni) e dal governo di centrodestra. A riprova che se MPS era del Pd, a tutta la politica andava “l’attenzione” della banca. Oltre a “conti d’attenzione” per esponenti dei partiti, MPS comprava forsennatamente BtP.

L’aumento di capitale 2011 per altro non bastò a reggere patrimonialmente la banca, tanto che fu necessario l’intervento dello Stato con 4 miliardi di Tremonti bonds, su cui grava un interesse elevato, il 9% e in crescita di mezzo punto l’anno, e la clausola che in caso di mancata restituzione possano trasformarsi in capitale della banca, cioè in nazionalizzazione.

Quando, alla fine del 2012, sono esplose le indagini giudiziarie ed è venuto al pettine anche il nodo dei derivati per centinaia di milioni contratti da Mps per alleggerire le perdite e truccare i conti, non scrivendoli in bilancio per anni, la banca ha cambiato guida, con l’avvento di Profumo e Viola. Il sindaco di Siena ad aprile è cambiato anch’esso, dal dalemiano Ceccuzzi al renziano Valentini. E infine è cambiato il vertice della fondazione: il Pd era fuori causa, e ha affidato la guida all’imprenditrice Mansi, vicepresidente nazionale di Confindustria. Sembrava cambiato tutto, e la lezione “basta con la politica nelle banche” finalmente appresa. Invece, macché.

A Profumo e Viola sono toccati mesi durissimi: due successive versioni di piano industriale lacrime e sangue, alla base del recupero di credibilità necessario a poter lanciare un nuovo aumento di capitale. Quando a ottobre tutto era pronto, a fronte della presenza del sostegno pubblico coi Tremonti bonds l’Unione Europea ha chiesto che l’aumento di capitale passasse da 2,5 a 3 miliardi, e un indurimento ulteriore del piano industriale.

La montagna da scalare del recupero di efficienza di una banca disastrata da decenni di controllo politico è tutta in salita: tagli al personale per 8 mila unità, 3.400  in più dei 4.640 già previsti, chiusura di 550 filiali invece delle 400 del vecchio piano. Ritorno a 500 milioni di utile nel 2015, ma subito restituzione al Tesoro di buona parte dei Tremonti bonds oltre al pagamento degli ingenti interessi intanto dovuti, e di quelli sulla parte non restituita. Vincoli stretti sullo stipendio ai manager, per l’ad scende da 1,3 milioni a 500 mila euro al massimo. Discesa a non più di 17 miliardi dei BtP in pancia alla banca, che obbligano a tener fermo capitale che l’istituto non ha e che deve usare per gli impieghi, non per “tenersi buona” la politica (a metà 2012, MPS era arrivata a detenerne 32 miliardi).

Questo è il quadro. Profumo e Viola l’aumento di capitale l’hanno dovuto contrattare alla luce del sole con Bruxelles, con Tesoro e Bankitalia a fianco. Oltretutto l’Italia è la prima a dire che vuole più Unione Bancaria rispetto ai neghittosi tedeschi, e ora da Siena arriva il no. Il consorzio di garanzia internazionale per il collocamento era vincolato alla data, scade il 31 gennaio. Chi si fiderà a collocare l’inoptato, per un nuovo aumento dopo sei mesi? Profumo e Viola sono decapitati nella credibilità davanti ai mercati mondiali. Il titolo lunedì scenderà vedremo di quanto, rispetto alla già risibile soglia di 17-18 centesimi. E tutto questo per cosa? Perché l’Italia resta consociativa.

E poi, nel prosieguo Giannino articola per punti i motivi del suo ragionamento. Da parte mia, aggiungo:

imagesDettaglio n. 1 – i berlusconiani Tremonti-bond di cui parla Oscar non sono 4, ma 1,9, e risalgono non al 2011, ma al 2009, quando nei palazzi del potere già comunque doveva essere ben nota – anche per il solo fatto che un Istituto di credito i soldi li chiedeva in prestito allo Stato, invece di essere lui a prestare i capitali ricevuti dai risparmiatori, normalmente, alla clientela! – la condizione di inaffidabilità in cui decenni di gestione distorta aveva portato la banca più antica del mondo. In ogni caso, differenze di spiccioli a parte, la cosa dimostra che, se in questa gestione disastrosa di MPS il PD ha la parte maggiore, le responsabilità – che a suo tempo Mario Monti, con il suo MPS bond da 3,9 mld  ha cercato di far passare inosservate – sono condivise in tutto l’arco politico. 

Dettaglio n. 2: Oscar accenna al mistero per il quale il Monte di Mussari volle comprare Antonveneta, da Santander, al prezzo folle di 9 miliardi di euro. Mentre, come scrivevo qui, https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/07/30/litalia-e-un-grande-monte-dei-paschi/ a suo tempo si era letta la incredibile cifra finale di 20 miliardi di euro, per quella scatola vuota che era ormai Antonveneta. Perché l’abbia fatto, probabilmente non lo sapremo mai.

Le suddette puntualizzazioni non cambiano di molto la realtà dei fatti, per cui in MPS lo Stato prima ci ha messo 3,9 miliardi di euro, e , fra qualche mese, si appresta a mettercene altri 3. Perché, chi sarà mai l’investitore che vorrà mettere i suoi soldi in quel Monte sul quale il PD ha detto chiaro e tondo che non vuole mollare le grinfie, per seguitare a farsi i propri interessi, e la politica nazionale glielo lascia fare, col consenso dei media di regime?… Quattro e tre sette, è una cifra dell’ordine di 13.000 miliardi delle vecchie lire!… Ci si domanda: ma come fa una banca a perdere tanti soldi?!?… Cari amici, la politica, quando non è innervata dalla sussidiarietà, non si pone di questi limiti. Anzi, riesce a battere ogni record. Pensiamo anche che questo è il PD di Governo, di quel Presidente del Consiglio che seguita a dire che “i conti sono in ordine”, anche se lo Stato ha 2300 miliardi di debito pubblico. E’ lo stesso partito che alle prossime politiche si candida, con Renzi, alla guida, in solitario, del nostro Paese. Sarà bene preparare le scialuppe di salvataggio.

Ma anche, ci suggerisce una ulteriore osservazione quanto affermato prima da Oscar Giannino. dove dice

un aumento di capitale di 3 miliardi da realizzare subito, essendo già stato richiesto e contrattato nei dettagli con l’Unione Europea grazie all’assistenza di Tesoro e Bankitalia, ed avendolo già annunciato i manager ai mercati mondiali, chiudendo anche un accordo internazionale con primarie banche per il consorzio di garanzia necessario al buon successo del collocamento. 

Voglio dire, se anche la decisione della Fondazione fosse stata di assenso immediato all’aumento di capitale, stante la situazione, perché mai primarie banche mondiali avrebbero voluto coinvolgersi anch’esse in questa operazione disastrosa del Monte? Forse per un patto di fratellanza tra amici con grembiulino & compasso, con l’intenzione di rifilare poi i MPS-junk-bond nei portafogli dei loro clienti, che si sarebbero visti addossare, per l’ennesima volta, i costi di questo genere di manovra? Ricordo, in proposito, i già visti eclatanti casi Cirio e Parmalat,download e segnalo anche, nella circostanza, i 700 milioni investiti dalla Banca Intesa di Corrado Passera in quella operazione, per ora largamente deficitaria, che è stata la NTV dei grandi imprenditori, paladini dell’italianità, che sono Montezemolo, Della Valle e Punzo. Maggiori dettagli qui.

Oscar, nel suo approfondimento, dice altre cose interessanti:

(…) Primo. la fondazione sostiene di non poter dissipare il proprio patrimonio. In realtà, anche se la Mansi prima non c’era, come primo azionista per anni ha determinato le scelte della banca, comprese quelle sciagurate, ha sfidato la legge restando oltre la soglia del 50%, e ha irresponsabilmente concentrato troppo patrimonio sulla banca. Chi sbaglia paga, dovrebbe essere la legge. Troppo comodo credere i mercati internazionali facciano da bancomat, mettano i soldi dopo i guai di Siena, ma in assemblea continui a comandare chi i guai li ha fatti.

Secondo. La fondazione non è sola a sostenere questo. C’è dietro l’intero mondo dell’Acri, l’associazione delle fondazioni bancarie italiane guidata da Guzzetti. Che ha spiegato alla politica che far pagare così duramente una fondazione è un errore verso l’intero sistema. Alcune delle primarie fondazioni sono pronte ad assumere parte delle quote della sorella senese, e ad aiutarla a reinvestire il ricavato in un quota che resti quella più elevata nell’azionariato futuro di Mps. Per questo serve tempo, un aumento di capitale a fine 2014. Per continuare a ripetere la storia che le fondazioni bancarie sono un presidio di italianità e stabilità delle banche, quando avrebbero dovuto dismetterne il controllo da anni e anni.

(…) Quarto. Che gli industriali si prestino a far da controfigura presentabile del Pd in questa partita, è purtroppo singolare solo per chi si stupisce del consociativismo italiano. La Mansi sarà in buona fede, ma il conflitto d’interesse tra la solidità patrimoniale della Fondazione e quello della banca è di un’evidenza oggettiva: doveva saperlo bene, visto che di bilanci non è sprovveduta, allorché poche settimane fa assunse la presidenza della fondazione. E che Tesoro e Bankitalia siano rimasti a guardare mentre l’accordo con l’Europa saltava, la dice lunga su quanto, di fronte al controllo bancario e al peso del Pd, non c’è Europa e rigore che tenga.

E così, il cerchio consociativo finanza-politica-industria assistita, si chiude. Nel nostro Paese la penalizzazione del bene comune prosegue inarrestata. Mentre noi cattolici, che pure nella Dottrina sociale avremmo la soluzione integrale del problema, come dico nel blog, a esempio, qui:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/

si continua nel nostro profondo letargo. Speriamo arrivi presto la primavera…

  

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