“Liberiamo la scuola” di Tabellini e Ichino: l’ennesimo equivoco-o inganno- statalista

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Danton

Commento facebook a questo articolo su TEMPI web, su “istituti autonomi nella gestione delle risorse umane e dell’offerta formativa, ma pagate dal paese. È questa la proposta dell’economista Andrea Ichino, perché «bisogna far funzionare bene le scuole pubbliche».

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Sì, Sandro, ti spieghi perfettamente. Peraltro, la crisi dell’educazione è largamente collegata alle manovre ideologiche della sinistra. “Aspettare un nuovo ministro”, dice Ichino. Non è questione di ministro, è che lo Stato non sussidiario, di sua sponte, gli artigli dalla scuola non li leverà mai. Perché è proprio tramite la manipolazione delle menti dei giovani, nelle sue scuole, di generazione in generazione, che lo Stato mantiene il suo controllo sulle persone. E’ così che lo Stato non-sussidiario mantiene il suo potere. Tutto qui. Danton fin dal 1789, fino a Piero Calamandrei nell’Italia del 1950, lo insegnano. Non è cambiato nulla.

Poi il Direttore Amicone, coerentemente alla sua linea, questa:

“Ma non crede che serviranno a ben poco le proteste se anche questo mondo scolastico, largamente cattolico, non convergerà non nella difesa delle scuole paritarie, ma nella battaglia per una riforma laica, di sistema, liberale come la sua?”

come di consueto, NON riesce a realizzare che la libertà di educazione NON è un fatto liberale. Perché i liberali, a onta del nome di cui si fregiano, sono di loro costituzione oligarchi e statalisti. I liberali, spartendosi il controllo dello Stato rappresentativo non sussidiario, per quanto gli riesce, con la sinistra, non vogliono che la gente pensi con la sua testa. Ma fanno sì che la gente si adegui a quanto già pensato e disposto da loro: l’economia keynesiana. Non siete convinti?… andate a leggervi quello che i liberali dicono di loro stessi, come qui a http://www.rivoluzione-liberale.it/cattolicesimo-e-potere/. Per i liberali la libertà, quindi, è solo la LORO libertà. Non quella del popolo. Prova ne sia il fatto che il campione liberale Silvio, quando era al governo, il buono-scuola a livello nazionale non l’ha mai dato. L’unico a farlo è stato Formigoni in Lombardia, e quando – anche per questo – è stato fatto fuori dalla Presidenza ad opera della magistratura e dei media, il suo PdL l’ha lasciato affondare senza batter ciglio dalla Presidenza regionale che lui aveva gestito in modo sussidiario.

Sì, in teoria, a parole, la libertà di educazione dovrebbe essere un fatto laico, ma in pratica non lo è per nulla. Resta anzi un fatto solo cattolico, e in pratica poco anche di quello, perché noi cattolici siamo da lunga pezza in profondo letargo. Tanto è vero che il buono-scuola ancora non ce l’abbiamo. E chissà quando ce lo avremo.

Comunque, mi pare che la proposta Ichino sia parecchio farraginosa, ad esempio qui:

“Non potranno chiedere rette di iscrizione, ma potranno raccogliere finanziamenti privati, subordinati a un prelievo a favore di un fondo di solidarietà per le scuole che non possano accedere alle stesse risorse”.

Questa è iperburocrazia statalista. Ma anche, Ichino dice che

“Non credo che la soluzione ai problemi della scuola italiana siano le scuole paritarie o private. La soluzione è far funzionare bene le scuole pubbliche, affidandole a gestori capaci”.

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Piero Calamandrei: lo Stato sono loro

Questa è la solita antilingua: Le scuole paritarie sono anch’esse pubbliche, e Ichino, quando dice “pubbliche”, si riferisce in realtà alle scuole statali. Ma le scuole statali, se fossero affidate a gestori capaci non statali, semplicemente non sarebbero più statali!… In realtà, la fantascienza di Ichino lo Stato non si sogna minimamente di prenderla nemmeno lontanamente in considerazione.

Al di là delle farragini di ichino, la soluzione risolutiva, semplice e lineare, è il buono-scuola: il voucher che i genitori, secondo il primato del diritto/dovere di libertà educativa che gli spetta secondo Costituzione disapplicata, art. 33, comma 4, e art. 34, smontato il falso alibi dell’art. 33 circa il “senza oneri per lo Stato”, che si riferisce solo alle scuole NON paritarie, e invece è scandalosamente applicato nei fatti anche alle paritarie, il voucher, dicevo, che i genitori possano spendere nella scuola di loro fiducia, statale o non statale che sia. Senza dover pagare DUE VOLTE: tasse e pure la retta, come è ora, se scegli per i tuoi figli una scuola non statale. Solo questa è libertà.

Ma siccome questa libertà vitale lo Stato si ostina – comprensibilmente dal suo punto di vista oligarchico! – a non volerla riconoscere, e d’altronde il popolo non è ancora abbastanza maturo da esigerla… dovremo imparare la dura lezione attraverso lo schianto finale del sistema, che sta crollando sotto il peso del mega-deficit pubblico e del collasso della società dei consumi, lanciata a tutto gas sul binario morto della sua crisi irreversibile. Chi vuole approfondire, ne parlo in dettaglio qui: http://www.ilcovile.it/scritti/Quaderni%20del%20Covile%20n.8%20-%20LA%20SOCIETA%20PARTECIPATIVA%20secondo%20Pierluigi%20Zampetti.pdf
dove il tema della libertà di educazione è largamente trattato in pagina 53 e seguenti.

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2 pensieri su ““Liberiamo la scuola” di Tabellini e Ichino: l’ennesimo equivoco-o inganno- statalista

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