“Avvenire”: tra il detto – male – e il non detto del quotidiano di ispirazione cattolica

downloadDa cattolico, è bene che io faccia una segnalazione sull’approccio alle notizie di carattere economico-finanziario, tenuto dal quotidiano di ispirazione cattolica, l’Avvenire. Testata il cui editore è la CEI, la Conferenza Episcopale Italiana.

Data l’importanza del tema, questo testo sarà presente sul blog sia nella forma di post, che in quella di questa pagina fissa.

Dunque, in pochi giorni scorsi, queste sono le evidenze, che riferisco brevemente.

1. Le disattenzioni dell’Avvenire in materia di economia e finanza

a) Il 24 gennaio 2014, il quotidiano, versione in carta, presenta a pag. 7 un articolo che titola “Privatizzazioni, al via con Poste per sei miliardi”. L’articolo in rete non c’è, ma c’è questo, del 25 gennaio http://www.avvenire.it/Politica/Pagine/PosteEnav%20privatizzazione%20al%20via.aspx, del medesimo tenore dell’altro.

Accade, in sostanza, che nulla riferisce l’Avvenire circa le severe problematiche sottostanti all’operazione, delle quali davo recentemente conto in questo post, https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/01/28/poste-e-enav-le-finte-privatizzazioni-da-leoni-blog/, sulla scorta di argomentati interventi su Leoni blog, sito web collegato a quel noto think-tank politico-economico italiano che è l’Istituto Bruno Leoni. Sintetizzo qui le citazioni di Andrea Giuricin:

images(…) La posizione dominante dei sindacati, come per Alitalia, hanno fatto (di PI, NdR) una “frittata” molto grossa, sia nei confronti del cittadino contribuente che nei confronti del cittadino risparmiatore (…).

e di Oscar Giannino,  che anch’egli su questo punto ha detto cose ragionevoli:

(…) Innanzitutto, queste “non” sono privatizzazioni. Lo ricorda anche Massimo Riva su Repubblica, anche se dal suo punto di vista non è detto che sia un male. Privatizzare significa cedere il controllo proprietario. Il governo ha deciso di procedere mantenendo il controllo delle società il cui capitale “apre” ai privati, nel caso di Poste quotandola, nel caso di Enav vedremo se aprendo a fondi d’investimento o soggetti specializzati nel settore aereo. Lo Stato non “cede” un bel nulla, ma chiede capitale a privati che non comanderanno né gestiranno.

Come aspetto positivo, c’è senza dubbio il fatto che l’ingresso in elevata quota del capitale di privati aumenta la disciplina finanziaria e l’efficienza. Tuttavia un’ enorme letteratura consolidata nel tempo attesta che i benefici veri si ottengono nei casi in cui si privatizza, non quando si chiede capitale privato ma si continua a gestire. Quando è lo Stato a nominare i manager, ed è lo Stato italiano in mano ai partiti, decenni di esperienza italiana dovrebbero averci stradimostrato a sufficienza i mali che si ingenerano e perpetuano. (…)

b) Domenica 26 gennaio, a pag 9, un’importante intervista, questa, http://www.corradopassera.it/papa-francesco-davos/ a Corrado Passera, ex ministro alle infrastrutture sotto Monti ed ex AD di Banca Intesa. Nell’intervista Passera commenta il messaggio che Papa Francesco ha scritto al Forum economico-finanziario di Davos, questo: http://www.linkiesta.it/papa-francesco-wef-davos. Passera afferma che

La società è più dell’economia. Io preparo un progetto Paese.

Ponendosi il banchiere prestato alla politica, nell’intervista al cui testo integrale sopra linkato rimando, nei termini di un illuminato fautore dei migliori valori culturali e sociali che caratterizzano l’Italia. Accade però che:

  • download (1)E’ d’altronde il medesimo Corrado Passera che, al tempo in cui era AD di Banca Intesa, ha dato un 700 milioni di Euro a NTV, società di Andrea Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo e Gianni Punzo, praticamente finanziando la banca, salvo pochi spiccioli, la totalità dell’operazione Italo Treno. Ebbene, NTV, nel 2012, ha segnato il risultato economico di… una perdita di esercizio di 70 milioni di euro. Per i dettagli rimando a questo post https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/10/30/ntv-ha-perso-70-mln-nel-2012-che-diranno-gli-azionisti-di-banca-intesa/, che mi era stato ispirato proprio da Avvenire, del quale già segnalavo l’approccio molto superficiale alla vicenda. Il mondo dei media, Avvenire compreso, pare aver steso una cortina di silenzio sulla dinamica di questi fatti. Sembra cosa normale che una banca si metta a “fare impresa” in un settore che non è il suo, e per di più con la riuscita finanziariamente disastrosa alla quale ho accennato.

c) Gli esempi di questo genere di approccio alla notizia, da parte del quotidiano di ispirazione cattolica, sono molteplici: si va dal caso Monte dei Paschi, come scrivevo a suo tempo in  questo post https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2012/12/19/le-tasse-di-marco-e-i-montijunk-nibond-del-monte-dei-paschi/, alla circostanza che sfuggano al quotidiano diretto da Marco Tarquinio le gravissime implicazioni croniche e strutturali del caso “Fallimentopoli” https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/01/02/fallimentopoli-romana-e-fiorentina-unica-soluzione-la-sussidiarieta/, come pure certi non secondari risvolti della vicenda “terra dei fuochi”  https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/01/15/lo-stato-manda-lesercito-nella-terra-dei-fuochi-ma-che-fara-per-le-terre-avvelenate-prodotte-legalmente-dalle-grandi-opere/, sulla quale, pure l’Avvenire ha meritoriamente realizzato un dossier. Ma, costantemente, al quotidiano sembra sfuggire il filo rosso che lega tutti questi eventi.

2. Avvenire: ambiguità, equivoci e non-detti sulla Dottrina sociale, a livello pre-politico

Accenno ora brevemente a come l’Avvenire si pone rispetto ai temi, diciamo, più pre-politici e culturali, legati in vario modo alla Dottrina sociale, che dovrebbero innervare un proficuo dibattito nella società.

images

Alexis De Tocqueville, pensatore liberale

Il 23 gennaio, a pag. 24, rileggiamo ancora, sul quotidiano di ispirazione cattolica, il Prof. Flavio Felice, pensatore liberale e docente di Dottrina sociale alla Pontificia Università Lateranense, stavolta in un intervento dal titolo “Qual è il mercato buono”. Questo pezzo in rete non c’è, ma al Prof. Felice mi ero già largamente riferito in questo testo https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/incompatibilita-tra-cattolicesimo-e-liberalismo/, nel quale davo dettagliata ragione dell’incompatibilità tra cattolicesimo e liberalismo – oltre ad accennare, beninteso, all’incompatibilità, oggettivamente meglio nota, tra cattolicesimo e post-marxismo. La sinergia tra liberalismo e cattolicesimo, anzi la fruttuosa filiazione del primo dal cristianesimo, era  invece rivendicata dal pensatore liberale.

Immediatamente sotto all’intervento del Prof. Felice, ancora a pag. 24, un’analisi di Luca Miele, che recensisce un libro del filosofo Franco Riva. Titolo del pezzo, che non posso fornirvi perché anch’esso assente in rete, Post-democrazia: imperfetta ma anche “risorgente”.

Mi riferisco poi alla lunga serie di interventi di due importanti firme di Avvenire: Luigino Bruni e Leonardo Becchetti. Ma gli esempi sarebbero innumerevoli.

Ebbene, in questa sede non posso che far sintesi. Segnalando, più che quello che c’è, quello che invece, in tutta questa pubblicistica, inesorabilmente manca. Lo dico non a cuor leggero, e però non si può tacere.  Al di là dei fiumi di parole e del profluvio di buone intenzioni, ciò che manca sulle pagine di Avvenire, da troppo lunga pezza, al di là delle denunce dei tanti mali di varia natura che affliggono la società, e che tutti si riassumono nella crisi antropologica che investe l’uomo nella modernità, è ancora una parola precisa e puntuale sullo strumento principe che ci può trarre dalle sabbie mobili della crisi: la partecipazione autentica, in spirito di sussidiarietà, secondo la Dottrina sociale della Chiesa cattolica.

Su come l’applicazione dell’idea partecipativa possa rinnovare in modo risolutivo la nostra società in grave decadenza, non è questa la sede per entrare in dettaglio. Rimando, in merito, ad alcuni documenti in rete: questa pagina del blog, dove presento il maestro forse più importante della partecipazione, Pier Luigi Zampetti: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/i-maestri-2/pier-luigi-zampetti/. A quella pagina ne è linkata un’altra, contenente due testi più analitici.

Ed anche, rimando a questa pagina del blog sulla possibile soluzione del problema del lavoro, con gli strumenti partecipativi, sempre secondo Zampetti: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/.

3. Le conseguenze delle distrazioni di Avvenire

download (2)Nel primo punto ho esemplificato come, in pratica, gli interventi del quotidiano di ispirazione cattolica in tema di economia e finanza, a motivo della carenza di spirito critico, della superficialità e dell’appiattimento sulle versioni istituzionali dei fatti, si sostanzino in una subordinazione ai poteri forti che da troppo tempo curano il loro particulare, con la conseguenza di portare alla bancarotta il Paese.

Si potrà non esser d’accordo con tale tesi, certamente spiacevole. Resta il dato che la realtà oggettiva ci dice che, in conseguenza di tale prassi, l’Italia è arrivata ad avere un debito pubblico reale di 2.300 miliardi di euro, come specificavo in questo post: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/09/09/governo-lettaberlusconi-la-realta-romanzata/. E’ qualcosa in più di 35.ooo euro a cittadino, vecchi e lattanti inclusi. La bancarotta dello Stato, che poi è anche la nostra, è alle porte. 

Non a caso in apertura mi sono specificamente riferito, circa l’Avvenire, all’approccio alla notizia di carattere economico-finanziario. Senza voler entrare, in questa sede, in eccessivo dettaglio, volentieri riconosco che il quotidiano di ispirazione cattolica si esprime generalmente in termini corretti per quanto attiene, esempio, alla difesa della vita umana e della famiglia.

Peraltro, l’affidabile agenzia informativa “La Nuova Bussola quotidiana” ha giustamente segnalato, in merito, qualche passo falso dell’Avvenire, come qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-educazione-sessuale-quando-la-disinformazione-e-cattolica-7678.htm, e anche qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-vocazione-al-compromesso-del-prof-dagostino-8182.htm, e qui http://www.lanuovabq.it/it/articoli-lanti-catechismodi-enzo-bianchi-5456.htm.

Epperò, in sintesi, la nota attuale penalizzazione dei princìpi non negoziabili è strettamente connessa alle distorsioni della dimensione economica e alla mancata applicazione del principio di sussidiarietà. Cioè, la mancata tutela delle vita e della famiglia, piuttosto che la effettiva libertà di educazione negata dallo Stato, sono eventi legati alla mala gestio della politica e all’economia, alla mancata soggettività della persona, della famiglia e dei corpi intermedi della società, in favore del primato pratico dei poteri forti che, fisiologicamente, controllano il consesso civile in regime di democrazia rappresentativa. Converrà citare Pier Luigi Zampetti:

L’oligarchia è prodotta  dalla delega dei poteri che gli elettori conferiscono ai partiti. La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera. E le oligarchie partitiche sono in simbiosi con le oligarchie economiche. Tale simbiosi ha creato il capitalismo consumistico. La crisi di tale forma di capitalismo coinvolge anche le oligarchie partitiche. Di qui la crisi del sistema politico occidentale che si accentuerà sempre più nella misura in cui il capitalismo consumistico manifesterà la sua crisi crescente, cessando di essere il modello di sviluppo economico paradigmatico, così come finora è stato”. (Zampetti, “Partecipazione e democrazia completa, la nuova vera via” , Rubbettino, 2002)

Questo è dunque un importante “fatto spiacevole”, direbbe il poeta, che approfondisco in questo testo, basato sulla lezione di Zampetti. Ed è anche un tasto certamente scomodissimo, che Avvenire non tocca mai. Però è ineludibile. Sta di fatto che non ci sono scorciatoie. Se noi distogliamo lo sguardo da questo punto, inevitabilmente, i princìpi non negoziabili, la tutela della vita umana, la promozione della famiglia, la libertà di educazione, ne escono severamente penalizzati. E’ quello che vediamo accadere tutti  i giorni. Come d’altronde sono penalizzati il lavoro, l’economia, la crescita vera – quella che c’è stata era fittizia! – il fattore demografico  e quant’altro. Questo è ovvio: la crisi è globale, antropologica. Come vadano le cose nelle suddette materie, nella nostra Italia di oggi, è sotto gli occhi di tutti.

Detto questo, non ci è dunque lecito – e nemmeno è logico – lamentarci, esempio, del fatto che nel nostro Paese si facciano aborti nella misura di un 200.000 all’anno. Piuttosto che del fatto che in Parlamento potrebbe essere varata a breve una legge anti-omofobia di carattere totalitario. Le lamentazioni sono sterili, se poi noi, sul versante dell’economia e della finanza, sul versante della mancata soggettività politica ed economica del popolo delle famiglie (Giovanni Paolo II, lettera alle famiglie, 1994), da realizzarsi con gli strumenti della sussidiarietà, restiamo inefficaci, silenti o ambigui.

Di come, dal punto di vista pre-politico e culturale, al quotidiano di ispirazione cattolica si insista, in modo estenuante, a  nascondersi dietro un dito, a ingenerare equivoci di sinergia tra Dottrina sociale e  keynesismo di stampo sia liberale che post-marxista (l’ideologia sottesa alla società dei consumi è infatti bi-partizan),  di quanto si seguiti ad essere quanto mai vaghi sulla soluzione del problema – il principio partecipativo – ho detto al precedente punto 2.

4. Guardiamoci negli occhi

E dunque?… Sto forse auspicando che l’Avvenire viri in una sorta di barricadero “Fatto quotidiano” cattolico, una sorta di gabanelliano “Report” in carta anziché in video, in un giornale strillato d’assalto e d’inchiesta, che punta il dito in una sventagliata di j’accuse contro tutti?… Che non dà voce ai “cattivi” come Passera, e che irride alle veline istituzionali che illustrano la bontà di certe operazioni governative?…  Siamo seri. Intervisti, l’Avvenire, chi meglio crede risponda alle esigenze informative, che sono la sua mission. Riferisca, l’Avvenire, le notizie nel modo che, secondo il suo Direttore, più si avvicina a verità, per quanto è imperfettamente dato all’uomo. Non sono io il Direttore del quotidiano di ispirazione cattolica, né tanto meno l’editore.

Cristo risortoNon è questo il punto. Il punto è che, cominciando noi cattolici, ci guardiamo in faccia, ci guardiamo negli occhi, e ci diciamo, rispetto alla realtà nei confronti della quale Cristo amorevolmente, per tramite del Suo sacrificio, ci chiama a giudicare e a operare, ci diciamo chi vogliamo essere. E cosa vogliamo fare.

Sono del parere che la Storia suggerisca  che il tempo dei silenzi, degli equivoci e delle ambiguità è spirato. E’ il momento di fare chiarezza. In passato ho già avuto occasione di segnalare queste problematiche all’editore, la Presidenza della CEI. Lo stesso ho avuto cura di fare nei confronti dei Direttori della testata, prima Dino Boffo e poi Marco Tarquinio. Oggi credo sia opportuno procedere nuovamente in questo senso, inviando questo testo al Presidente della CEI, S.E. Mons. Angelo Bagnasco, e per conoscenza al Direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. E’ bene che tutti siano nuovamente informati. Le responsabilità sono rilevanti.

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4 pensieri su ““Avvenire”: tra il detto – male – e il non detto del quotidiano di ispirazione cattolica

    • Davvero grazie, Luigi, per la tua attenzione, per la tua pronta e cortese risposta.

      Ti dirò… francamente sono – sono, al singolare, perché sono l’unico responsabile di questo blog, non ce ne sono altri – sono un po’ in imbarazzo. Mi rendevo ben conto, pubblicando questo post, che è poi una “lettera aperta”, di poter facilmente passare, diciamo, per un tipo sopra le righe. Dal momento che, verso la casa del quotidiano di ispirazione cattolica, ho mosso critiche – usando anche termini pesanti, pur se in spirito fraterno – in più direzioni. Ho comunque ritenuto di procedere, in considerazione della drammatica situazione in cui, come consesso civile, ci troviamo.

      Per rispondere alla tua domanda, Luigi, devo fare un riepilogo di ciò che ho scritto.

      1. Premetto che quello che scrivo l’ho elaborato dalle lezioni dei miei maestri: Toniolo, Sturzo e Zampetti. Da essi, in vario modo, ho appreso quella che, come ho scritto nel post, è certamente una realtà spiacevolissima, assolutamente “politically scorrect”. Non a caso ho voluto citare le parole di Pier Luigi Zampetti, al punto 3, per evidenziare che non è affermazione di stampo anarchico, che mi invento io. Il concetto esposto da Zampetti, merita ripetere le sue parole, è questo:

      “L’oligarchia è prodotta dalla delega dei poteri che gli elettori conferiscono ai partiti. La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera. E le oligarchie partitiche sono in simbiosi con le oligarchie economiche. Tale simbiosi ha creato il capitalismo consumistico. La crisi di tale forma di capitalismo coinvolge anche le oligarchie partitiche. Di qui la crisi del sistema politico occidentale che si accentuerà sempre più nella misura in cui il capitalismo consumistico manifesterà la sua crisi crescente, cessando di essere il modello di sviluppo economico paradigmatico, così come finora è stato”. (Zampetti, “Partecipazione e democrazia completa, la nuova vera via” , Rubbettino, 2002)

      Ovvero, in soldoni, detto rudemente ma chiaramente, la democrazia rappresentativa è una “democrazia finta”.

      In tale regime la sovranità popolare è solo uno slogan. Dal momento che, in democrazia rappresentativa, in pratica il cittadino, dopo che ha espresso il voto, circa la cosa pubblica, nulla decide e nulla controlla. E questo, mi pare, lo vediamo bene tutti.

      Questo accade perché, spiega Zampetti, nella rappresentanza il cittadino-elettore-lavoratore resta in posizione passiva.

      Al tempo stesso i partiti politici sono fisiologicamente colonizzati da poteri forti, che operano in sinergia con la dimensione economica e quella finanziaria. Altra notazione importante, la dimensione politica si lega, sul versante economico, con la micidiale filosofia del “materialismo edonistico”, la quale a sua volta ha espresso la “società dei consumi”. Tutta questa struttura, diceva Zampetti, è profondamente insana e distorta, ed è condannata all’implosione. Mi pare che sia quello che sta verificandosi proprio in questo momento storico. La crisi infatti è antropologica: si tratta della medesima crisi del 1929, solo apparentemente risolta, all’epoca, con New Deal, ma in realtà solo procrastinata. Anzi, il Toniolo, che cito in questo testo

      http://www.ilcovile.it/scritti/Quaderni%20del%20Covile%20n.11%20-%20Giorgio%20La%20Pira%20-%20Una%20riflessione%20critica.pdf,

      giustamente ricorda che, in nuce, l’origine della crisi viene ancora da più lontano, dal Rinascimento.

      Non solo l’Italia, ma in tutto l’Occidente – e non solo! – nei nostri sistemi socio-economici sta montando la bolla esplosiva dei mega-debiti pubblici, poiché, keynesianamente, progresso & sviluppo erano stati montati artificiosamente, a carico dell’erario: in Italia il debito ammonta alla cifra astronomica di 2300 mld euro. Più di 35.000 euro a persona. Come dicevo nel post, la bancarotta è alle porte.

      Ora, data questa situazione, stante che la soluzione – pacificissima! – brevemente detto, è una sola, cioè la sussidiarietà secondo la Dottrina sociale, molto ben espressa, come disegno pratico, da quella “turbo-sussidiarietà” che è l’idea di “Società partecipativa”… l’unico modo per far evolvere positivamente la società non può che essere che… l’educazione del popolo. L’educazione del popolo alla soggettività della persona, alla sussidiarietà. Quindi la libertà effettiva di educazione, a parità economica, quindi il buono-scuola.

      Attenzione però: tutto questo, è ovvio, non si può fare meccanicisticamente, né con un approccio razional-materialista. Non a caso si parla di Dottrina sociale della Chiesa cattolica. Zampetti fonda la sua idea di rinascita sull’uomo-persona, unione integrale tra corpo e spirito. Lo studioso afferma che l’uomo-persona troverà, giustappunto nel suo spirito del quale l’educazione lo renderà consapevole, quelle “centrali energetiche” inesauribili, nelle quali pescherà le risorse per rinnovare sempre più compiutamente la società.

      Cioè, c’è sempre la centralità di Cristo.

      In riferimento a quanto sopra, Zampetti definisce quindi il concetto filosofico di “spiritualismo storico”, in alternativa all’ormai esaurito “materialismo edonistico” occidentale, e al “materialismo scientifico” di stampo marxista.

      Per quanto concerne il versante del lavoro, la questione verte sempre sul momento partecipativo: compartecipazione di ciascun lavoratore al capitale e alla gestione d’impresa. Anche qui, massima attenzione, però: quindi non con approccio marxista, tutt’altro. Com-partecipazione nella misura del capitale umano posseduto, e sempre nella prospettiva dell’uomo-persona. Uomo-soggetto, non più passivo, non più manovrato e condizionato dal sistema, come è stato fino ad ora.

      Tutti i concetti che ho espresso sono approfonditi, in questo blog, nelle varie pagine dedicate, quelle in alto a destra. Esempio, questa è quella sul lavoro:

      https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/.

      Ma anche, segnalo che nella pagina di presentazione di Pier Luigi Zampetti, questa https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/i-maestri-2/pier-luigi-zampetti/, si può trovare una sintesi di quanto sto dicendo, certamente più ordinata di queste note che sto buttando giù all’impronta.

      2. Caro Luigi, fatta questa indispensabile premessa, sorge ineluttabile la domanda… che porta alla conclusione della “lettera aperta”, dove infatti chiudevo dicendo “guardiamoci negli occhi”!

      Guardiamoci in faccia noi cattolici, per primi, perché si suppone che noi, in forza di Dottrina sociale, si sia alternativi al sistema edonistico-materialistico/consumistico-keynesiano-bancarottiero vigente, il quale proprio in questo momento storico ha – tra l’altro – notoriamente anche lanciato una pesantissima offensiva, in stile coercitivo/totalitario, contro la vita umana, la famiglia naturale fondata sul matrimonio, e contro la libertà di educazione.

      Ebbene, a questo punto, quando il nostro sguardo reciproco ci ha fatti intimamente interrogare in verità, cosa vogliamo decidere?… Ci sta bene, questo sistema, oppure no?…

      Se ci sta bene, OK, ciascuno fa le sue scelte, e si prende la sua responsabilità. Se non ci sta bene, credo che si dovrà cominciare a fare qualcosa di diverso da quello che si è fatto fino adesso.

      3. E qui vengo all’Avvenire. Lo so, c’è a chi piace, anche molto, il quotidiano di ispirazione cattolica, e c’è chi si accontenta.

      Da parte mia, nella “lettera aperta”, rivolta in primis ai fratelli nella fede, ho voluto dire principalmente due cose, che – avendo gettato il sasso nello stagno! – ho anche doverosamente cercato di approfondire e argomentare, chi fosse interessato, con abbondanza di link a vari documenti esplicativi.

      a) La prima cosa, che ho trattato al punto 1., è che in sostanza, a mio parere, oggi l’Avvenire non sembra interessato a mettere in discussione lo status quo esistente. A mio parere, francamente, oggi lo stile di Avvenire è il “quieto vivere”. Non disturbare il manovratore, non farsi troppe domande, anche se i fatti clamorosamente – come ho esemplificato – indurrebbero a porsele.

      Pubblicare i discorsi di Papa Francesco e del Magistero, giustamente e certamente. E però, specie nei temi economici e finanziari, anche accontentarsi delle veline di palazzo, senza farsi domande sui contenuti. Non importerebbe, per far questo, essere tuttologi. Basterebbe farsi qualche giro in internet, confrontare gli argomenti portati dalle diverse campane. E poi fare discernimento. Ripeto, in questo post ho portato diversi esempi concreti. Così facendo, però, il quotidiano di ispirazione cattolica non adempie in modo soddisfacente la sua mission informativa. E nemmeno tutela il bene comune.

      Punto di attenzione: Non ho detto che mi piacerebbe che l’Avvenire diventasse una sorta di “Fatto quotidiano” cattolico. Il “Fatto quotidiano” fa denunce anche giuste, ma il suo problema, come per tanti, è che non ha la soluzione. Oppure, peggio ancora, propone quella sbagliata. Per noi la questione è un’altra, e attiene allo sguardo reciproco, nel quale ci confrontiamo.

      Insomma, secondo me al momento l’Avvenire non vuole andare davvero al fondo delle questioni. Perché, se lo facesse, infine, dovrebbe confrontarsi col fatto spiacevole che, Zampetti dixit, “La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera”. E mo’?… E dopo, che si fa?…

      D’altronde, io questo lo posso anche capire. Magari questo per L’Avvenire, oggi, è troppo. Magari il quotidiano di ispirazione cattolica non è ancora pronto. Però, succede che la realtà, spietata, incalza. E quello che non abbiamo fatto ieri, perché non ce la sentivamo, forse ci toccherà farlo domani, per forza?… Staremo a vedere cosa ci propone la Storia.

      b) La seconda cosa, caro Luigi, l’altro corno della questione, riguarda la soluzione della crisi, la positiva soluzione globale del problema sociale, che, come ho detto, si traduce in sussidiarietà e partecipazione, secondo Dottrina sociale.

      Ora, qui, per praticità, incollo quanto ho scritto nella pagina di presentazione di Zampetti:

      “…In effetti, si possono avere perplessità circa il pensiero di Zampetti, circa la fattibilità della società partecipativa, ed anche, a monte di questa, dell’economia partecipativa. Tali perplessità, in sostanza, ruotano attorno ad un unico tema. Vale a dire, ci si può chiedere: è possibile che, con la compartecipazione di ogni lavoratore al capitale e alla gestione d’impresa, ogni uomo sia effettivamente libero e responsabile della propria sorte, di quella della società e, in ultima analisi, di quella dell’umanità intera, oppure questa è pura utopia?… E sarebbe invece l’uomo, per il buon funzionamento della società, quindi inesorabilmente destinato a dipendere da qualcuno che pensi per lui, che disponga di lui, che gli ordini quello che deve fare?… Infatti, esempio, nel Paese che conta cinquanta milioni di potenziali allenatori della nazionale di calcio, ciascuno con una sua idea, parrebbe che un’azienda nella quale ciascun lavoratore abbia voce in capitolo, sia pure nel suo settore, sia inesorabilmente condannata all’anarchia, al caos organizzativo e quindi al fallimento. Questa è la sfida, la verifica da fare, che Zampetti ci ha lasciato. Non dimentichiamo però, a questo proposito, che peraltro la visione zampettiana è sottesa dallo spiritualismo storico, cioè ad una consapevolezza interiore di sé e della realtà che l’uomo, fino ad oggi, come comunità non ha ancora mai sperimentato. E d’altronde ancora, lo stato dell’arte del mondo di oggi, da ogni punto di vista, finanziario, economico, sociale, morale, ecc., è quello del fallimento conclamato sia del socialismo che del liberalismo. Deve quindi essere assolutamente trovata un’alternativa. Ci troviamo in mezzo a un guado. Per arrivare all’altra riva, la teoria zampettiana deve comunque essere almeno dibattuta, cosa che ancora non si fa, e, da chi ci crederà e se la sentirà, anche esperita nella pratica economica e politica. In ogni caso, la lezione di Zampetti è talmente importante che, nonostante le distrazioni in buona fede da una parte, e i deliberati tentativi di cancellarla dall’altra, è inesorabilmente destinata a emergere con potenza dalle sabbie della Storia”.

      Insomma, la Storia ci chiama ad andare al fondo della questione. Ma anche, Zampetti a parte, pur ragionando a livello intellettuale, come si fa sulle pagine di un quotidiano, secondo me dobbiamo essere più concreti nel nostro approccio ai temi. Sennò non ne verremo mai a capo. A leggere la pagina sul lavoro, questa,

      https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/fiatpomigliano-darcomelfi-come-mettere-a-frutto-la-lezione-di-pier-luigi-zampetti-per-risolvere-il-conflitto-tra-capitale-e-lavoro/

      Zampetti dà indicazioni molto concrete, su come procedere. E questo è solo il riassunto di un suo libro!… Leggete i suoi libri, ve lo consiglio caldamente!… Certo, è ovvio che le indicazioni non solo di Zampetti, ma di chicchessia, non possono, né devono essere assunte in modo acritico e meccanico. E’ un fatto culturale. Una decisione libera e consapevole. Quello che dico io è: almeno ragioniamone.

      Siamo al punto che dobbiamo ancora perfino chiarire, in modo univoco, se Dottrina sociale e liberalismo (anche Dottrina sociale e socialismo, certo!) sono compatibili e possono essere sinergici tra loro, oppure no. Perché da questo discernimento discendono conseguenze importanti. Molto importanti.

      Da parte mia, sulla scorta della lezione dei maestri, sono arrivato ad una conclusione negativa, e lo argomento qui

      https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/incompatibilita-tra-cattolicesimo-e-liberalismo/

      A leggere il prof. Flavio Felice su Avvenire, non chiosato, si capisce invece che, circa il liberalismo, ciò sia possibile e fruttifero.
      Ecco, questo è il dibattito che avrei caro di veder risolto, non solo su Avvenire, ma nel nostro mondo cattolico, in modo chiaro, univoco, non ambiguo. Per il bene di tutti. Confrontiamoci, ma anche decidiamoci. Come dicevo, decidiamo una buona volta “chi vogliamo essere e cosa vogliamo fare”.

      Caro Luigi, tu su Avvenire non hai scritto nulla di censurabile.

      La seconda questione verteva però, in effetti, sul “non detto”.

      Come segnalavo in apertura, mi sento in imbarazzo, e chiedo scusa se in qualche modo posso aver urtato gli interlocutori ai quali mi sono rivolto. Ma, come avrete capito, a furia di leggere l’Avvenire, sono arrivato alla conclusione che era giunto il momento di un dibattito pubblico, magari anche aspro, e però costruttivo.

      La parte censurabile l’ho già segnalata, con doveroso dettaglio da parte mia, e non è a tuo carico, Luigi.

      Per il resto, ripeto quello che ho scritto:

      “Ebbene, in questa sede non posso che far sintesi. Segnalando, più che quello che c’è, quello che invece, in tutta questa pubblicistica, inesorabilmente manca. Lo dico non a cuor leggero, e però non si può tacere. Al di là dei fiumi di parole e del profluvio di buone intenzioni, ciò che manca sulle pagine di Avvenire, da troppo lunga pezza, al di là delle denunce dei tanti mali di varia natura che affliggono la società, e che tutti si riassumono nella crisi antropologica che investe l’uomo nella modernità, è ancora una parola precisa e puntuale sullo strumento principe che ci può trarre dalle sabbie mobili della crisi: la partecipazione autentica, in spirito di sussidiarietà, secondo la Dottrina sociale della Chiesa cattolica”.

      Una parola precisa e puntuale. Concludendo, quando ci si pone davanti al tema della soluzione del problema, cioè la sussidiarietà, a mio parere il tempo della genericità, dell’ecclesialese, del parlarsi in codice, è spirato. Facciamo proposte concrete.

      In proposito, la prima la faccio io.

      Come primo passo, è indispensabile, che veda uniti tutti gli uomini di buona volontà, un’azione pubblica, pacifica, unitaria, costante, metodica, politica e non politica, per ottenere la prima cosa di cui il popolo delle famiglie ha bisogno come l’aria, e che gli spetta di diritto: la libertà effettiva di educazione. Quindi il buono-scuola.

      Però, un’azione non una volta ogni sette anni, tanti ne son passati dall’ultimo family day, e in mezzo solo a sprazzi!… Un’azione sistematica, quotidiana, determinata, fino al raggiungimento dell’obiettivo. Son cinquant’anni che si aspetta. E non ci venga a dire lo Stato che mancano le risorse, quando quel medesimo Stato, pur sull’orlo della bancarotta, si ostina a voler sperperare i soldi di noi contribuenti, nelle maniere più ignobili!

      Questo può essere il primo passo verso la Società partecipativa, verso una società a misura d’uomo.

      Avvenire, se vorrà, potrà certo fare la sua parte, come ha già lodevolmente dimostrato con l’ottima iniziativa quotidiana a favore di Asia Bibi. Giusti complimenti, quando ci vuole ci vuole!…

      E i nostri Pastori ci guideranno, come sempre. Tanto è vero che un’azione in questo senso l’hanno già preventivata a breve. Si tratterebbe di dargli maggior continuità.

      Caro Luigi, un cordiale saluto e un abbraccio a te e al Direttore e alla Redazione dell’Avvenire. Avremo modo di risentirci.

      E’ stato un piacere.

      Pier Luigi Tossani

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