Debito pubblico: tutti gli errori di Gotti-Tedeschi

download (1)Le cronache riferiscono che mezzo mondo, da Oriente a Occidente, è in fiamme. L’altra metà, nella quale – come nella nostra – non si vedono fiamme apparenti, in questo tempo è comunque  soggetta ad una potente e determinata azione dei poteri forti  oligarchici di stampo massonico. I quali sono giunti, attraverso le falle della democrazia rappresentativa, a dirigere le nazioni e i consessi sovranazionali. masonsTali poteri, per loro perversa scelta ideologica, si adoperano alacremente per distruggere fin dalle fondamenta le basi antropologiche dell’uomo, e quindi della società, come essa è stata, sia pure con i noti limiti derivanti dalla condizione umana, sempre universalmente “convenuta”. Fino al momento in cui, nella modernità, i suddetti poteri illuminati hanno deciso di sovvertirla.

In relazione a questo, nell’intenzione di restaurare la compattezza del fronte di chi si oppone a questo disegno, ritengo assolutamente doveroso segnalare il grave errore di prospettiva, l’errore di fondo nel quale è incorso il pur buon intenzionato Ettore Gotti Tedeschi, economista cattolico, già Presidente dello IOR.

Faccio dunque riferimento a questo articolo di Gotti Tedeschi, http://www.lanuovabq.it/it/articoli-avviso-al-governo-non-ce-piu-nulla-da-tassare-8483.htm, pubblicato stamani sulla Nuova Bussola Quotidiana.

La riflessione di Gotti Tedeschi verte sul livello di tassazione insostenibile, applicato nel nostro Paese. Scrive l’economista che

…Anzitutto vorrei premettere che l’espressione “tassare” dovrebbe essere cancellata nel nostro Paese sovratassato. Vorrei spiegare che pensare di tassare ancora qualcosa e qualcuno non serve a nulla, neppure alla Commissione europea. Si abbia il coraggio di chiamare le azioni (sbagliate) con il loro nome: trasferimento. Voglio dire che le tentazione di Bruxelles è di imporre agli italiani il trasferimento del risparmio privato a copertura del debito pubblico. Il contrario esatto di ciò che hanno fatto gli Usa dal 2008 a oggi, che hanno invece trasferito il debito privato al pubblico che lo ha “nazionalizzato”. Riuscendo così ad avviare pian piano la ripresa. Noi no. Noi abbiamo il risparmio che per Bruxelles deve garantire il debito publico ed ora l’Europa vuole che questa garanzia sia trasformata in minor debito per l’euro. Così ci priviamo dell’unica risorsa che avevamo per fare sviluppo economico, unica via per risanare il debito pubblico e crescere l’occupazione, consumi ecc. Bravi noi. Per “risanare” i conti sappiamo fare solo la cosa più facile e stupida: tassare. Ma ormai non c’è più tanto da spremere. È vero, c’è il risparmio: il nostro petrolio. Ma dovete proprio pensare di utilizzarlo per mantenere o persino crescere la spesa (spreco) pubblica gestita da burocrati la cui competenza e lungimiranza ci lascia sempre più dubbiosi?…

contatoreMi riferisco alla parte che ho ingrassettato e messo in rosso. Sono assolutamente d’accordo con Gotti Tedeschi circa quanto da lui sostenuto sul trasferimento all’erario del risparmio privato (questo è peraltro costantemente avvenuto per via inflattiva), per tamponare le enormi falle del debito pubblico, e ciò nonostante lo Stato insista keynesianamente a voler sprecare quantità industriali di soldi in imprese fallimentari. Anzi ne scrivevo il giugno scorso su questo blog, qui: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/06/27/mediobanca-mancano-6-mesi-al-default-dellitalia-e-propone-43-miliardi-di-patrimoniale-troppo-facile-troppo-furbi/.

L’errore capitale dell’ex-Presidente dello IOR è però questo:

ciò che hanno fatto gli Usa dal 2008 a oggi, che hanno invece trasferito il debito privato al pubblico che lo ha “nazionalizzato”. Riuscendo così ad avviare pian piano la ripresa. 

Ovvero, il fatto di “pubblicizzare” i debiti privati NON è per nulla la soluzione del problema. Casomai è un rinviarlo, fino a quando il grande bluff del keynesismo verrà scoperto, e la massa incontrollata del debito pubblico nazionale e mondiale, in espansione inarrestabile, scoppierà in modo fragorosissimo, facendo collassare il sistema insano della società dei consumi. Con noi dentro, purtroppo.

Questa tesi mi pare confermata dal noto fatto che, negli USA, il sistema economico-finanziario privato-pubblico fibrilla in continuazione. Come abbiamo visto, esso regge solo perché ad ogni scadenza del debito pubblico ogni volta viene alzato, per decreto, il relativo “tetto massimo”. Ne parlavo un anno fa, qui: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/02/04/tempi-cronache-economiche-marziane/.

Altrimenti detto, come indicava il grande intellettuale cattolico Pier Luigi Zampetti, questa crisi è la medesima del ’29, mai risolta, ma solo procrastinataLa “ripresa” di Gotti Tedeschi è impossibile, perché la crisi è antropologica, e nulla dei rimedi che la politica oggi ci propone va nella direzione di risolverla in questo senso!…  E’ per questo che anche il nuovo Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che in proposito ragiona esattamente come i suoi predecessori, è destinato a fallire!… Anzi, la politica, fino ad oggi, è quella che ci ha portato, e sempre più velocemente ci sta tuttora portando, verso il baratro. Perché essa è interamente compresa nei parametri della società dei consumi, che lavora in sinergia con la democrazia rappresentativa. Così Zampetti:

…L’oligarchia è prodotta  dalla delega dei poteri che gli elettori conferiscono ai partiti. La democrazia rappresentativa o democrazia delegata consente infatti alle oligarchie di poter gestire la società intera. E le oligarchie partitiche sono in simbiosi con le oligarchie economiche. Tale simbiosi ha creato il capitalismo consumistico. La crisi di tale forma di capitalismo coinvolge anche le oligarchie partitiche. Di qui la crisi del sistema politico occidentale che si accentuerà sempre più nella misura in cui il capitalismo consumistico manifesterà la sua crisi crescente, cessando di essere il modello di sviluppo economico paradigmatico, così come finora è stato”. (Zampetti, “Partecipazione e democrazia completa, la nuova vera via” , Rubbettino, 2002)

E, circa il debito – di questo si sta ragionando – così si esprimeva Zampetti:

Un’affermazione è sulla bocca di tutti, quasi è divenuta un ritornello: «occorre diminuire la spesa pubblica!» Nessuno, finora, è riuscito ad indicare la strada. E non ci si riesce perché non si vuole guardare in faccia il mostro che il New Deal ha prodotto e che, se non l’abbatteremo a tempo, finirà con il divorarci tutti.” (La società partecipativa, Dino Editore, 1982, p. 156)

Dunque, la soluzione del mega-problema sociale va ricercata nella Dottrina sociale, nel principio di sussidiarietà e in quello di partecipazione. Copio dalla nota di copertina del citato libro “La società partecipativa”:

“La società del 2000 è sottesa e animata da una nuova cultura: lo spiritualismo storico. Esso fa germogliare la “società di ruoli o funzioni” in luogo della società di classi, un nuovo capitalismo, il capitalismo popolare in cui tutti i lavoratori diventano capitalisti ed un nuovo Stato, lo Stato partecipativo, che coordina il meccanismo produttivo nella programmazione economica. L’inflazione è definitivamente debellata e nuove prospettive di lavoro si aprono per i giovani. Lo spiritualismo storico trova il suo fondamento nell’Incarnazione, che riguarda tutti indistintamente gli abitanti del globo e che dimostra come tra partecipazione e cristianesimo vi sia un nesso inscindibile. Ecco perché in un senso del tutto nuovo ciascun uomo, indipendentemente dal sesso, razza, nazione o religione, non può non dirsi cristiano”.

downloadQuindi, è tutto un mondo totalmente nuovo, totalmente “altro”, che ci si prospetta!… Tutto il presente blog è dedicato a divulgare questa grandissima opportunità per il consesso umano. C’è qualche passaggio applicativo del pensiero zampettiano  che va ben compreso, ma la sostanza della questione è accessibile a tutti. Non importa essere specialisti. Per i dettagli, rimando ai testi linkati a questa pagina del blog, e a quest’altra pagina, specifica sulla soluzione del problema del lavoro.

Concludo, segnalando il dramma per il quale, nel nostro mondo cattolico, che per primo – in quanto detentore del patrimonio della Dottrina sociale! – dovrebbe saper trovare i modi efficaci per segnalare all’umanità la vera natura della crisi, come anche la possibile soluzione, sembra invece si séguiti a brancolare nel buio.

Keynes

John Maynard Keynes

D’altronde, è proprio sulla Nuova Bussola Quotidiana che non più tardi di ieri era apparso questo articolo, a firma di Maurizio Milano, nel quale l’autore giustamente osservava che il tempo keynesiano della falsa crescita a carico del debito pubblico è finito. Milano non accennava però minimamente alla soluzione del problema, che invece è potentemente indicata da Pier Luigi Zampetti. Noi, di questo abbiamo urgente bisogno.

Gotti Tedeschi, da parte sua, non pare invece aver nemmeno raccolto l’allarme di Milano. Che è poi lo stesso che Zampetti aveva lanciato da tempi non sospetti – gli anni ’60 del secolo scorso! – e che io da tempo ho cercato, finora apparentemente in non-beata solitudine e senza risultato apparente,  di rilanciare. Per i dettagli su questo passaggio, rimando a questa pagina del blog.

Il paradosso con Gotti Tedeschi, è che a suo tempo egli aveva correttamente recensito il libro di Hunter Lewis dal titolo “Tutti gli errori di Keynes”. Ma, come mi era già capitato di notare in passato, l’ex-presidente dello IOR non sembra aver tratto le opportune conseguenze da questa sua prima valutazione. Anzi, sembra muoversi in direzione diametralmente opposta.

Da questa circostanza traggo il titolo di questo post, che necessità di sintesi mi costringe a scrivere provocatorio, e di questo mi scuso con Gotti Tedeschi, l’intenzione è benigna.

downloadCome dicevo, a tutt’oggi – misteriosamente! – è però anche la gran parte del mondo cattolico a non aver compreso per nulla i termini della questione. Tanto che, non più tardi di un paio di settimane fa, ho ritenuto di pubblicare questo articolo, segnalando esplicitamente i paurosi vuoti, in materia, del quotidiano di ispirazione cattolica, l’Avvenire.

Seguiterò a lanciare l’allarme. E a sperare che i tempi della piena comprensione della realtà maturino presto.

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12 pensieri su “Debito pubblico: tutti gli errori di Gotti-Tedeschi

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  3. Trovo sempre interessanti le discussioni sulla gestione di debiti e monete; quello che aggiungo è il ruolo delle risorse materiali. Vero arbitro della partita: la carta priva di corrispettivo fisico svanisce.

    Mi torna in mente la fenomenale dicitura “pagabili a vista al portatore”, abolita con l’arrivo dell’euro. Alle volte basta poco per capire.

    • in realtà, era carta prima, ed è carta anche ora. Magari ti riferisci alla fine della convertibilità del dollaro USA in oro, 1971. Mi pare ci fosse Nixon. E’ un passaggio all’economia dei simboli, di cui parlava anche Zampetti.

  4. ho visto alcune conferenze e letto alcuni articoli di ettore gotti tedeschi. la libertà consente di criticare, però il suo pensiero sull’attuale momento storico non può venir ridotto ad un pezzo di un suo articolo. ha da dire molto di più di questo. ascoltiamolo.

    • Meno male che per ora c’è la libertà di critica.
      La questione assolutamente centrale è se l’economia a debito dello Stato – il keynesismo – possa andare avanti, oppure no. Quindi va chiarita, una volta per tutte.
      Il tema è anche attualissimo, perché in Italia, tutti – anche Renzi, “adesso!”, come dice lui – vorrebbero che l’UE ci autorizzasse lo sfondamento del tetto del 3% del rapporto deficit/PIL. Cioè, l’Italia ha 2300 miliardi di euro di debito pubblico. Ma tutti,in Parlamento e non solo,vorrebbero che spendessimo anche i soldi che non abbiamo, cioè farebbero carte false per fare ancora maggiori mega-debiti. Magari da spendere in investimenti anche illogici e fallimentari, come la TAV Torino-Lione. Basta spendere. Anche male, non importa.
      Ma questo, appunto, non è strano: è semplicemente il keynesismo. Crearsi consenso politico facendo “Crescita & sviluppo” finti, drogati, a carico dello Stato. Siccome è sempre stato fatto in questo modo, è proprio per questo che adesso lo Stato è in bancarotta.
      Gotti Tedeschi a suo tempo, recensendo il libro di Lewis, aveva fatto una giusta critica al modello di sviluppo keynesiano. Ora, come dico in questo post, si contraddice. E NON è la prima volta. Al tempo stesso, la “Nuova Bussola Quotidiana”, che pure io stimo, in questi giorni ha pubblicato l’intervento keynesiano di Gotti Tedeschi, anzi ho visto che lo tiene in evidenza sulla sua home page. E, praticamente insieme, ha pubblicato ben DUE interventi di Maurizio Milano, che – giustamente – sostengono il contrario di quanto teorizzato da Gotti Tedeschi!… Tra parentesi, Milano dice bene, ma non parla della soluzione del problema, che sta nella “Società partecipativa”. Noi, della soluzione abbiamo bisogno.
      Ho avuto cura di segnalarla alla “Bussola”, questa cosa, ma loro tirano diritto.
      Questo, per dire la confusione che c’è, anche fra i migliori nel campo cattolico, in materia di economia.
      E intanto, l’Italia va a picco, con noi dentro.
      Quindi, massimo rispetto per la “Bussola”, per Gotti Tedeschi e le sue buone intenzioni.Ma prima ci chiariamo questa cosa in modo univoco, e meglio è.

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