TEMPI: perché non può funzionare il “Manifesto per l’Europa”

europa-bandiera-borse-jpeg-crop_displayTEMPI, il settimanale diretto da Luigi Amicone, ha lanciato oggi un “Manifesto per l’Europa”. Lo leggete qui. Secondo me questa cosa non può funzionare, per le ragioni che potete leggere di seguito, e che ho postato come commento facebook all’articolo col “Manifesto”:

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L’intento di fondo è lodevole. Temo che sia il metodo ad essere discutibile. Francamente, non mi pare che l’appello di TEMPI abbia la forza di una “Charta ’77” Haveliana. All’epoca, c’era un regime preciso al quale indirizzare il manifesto. Oggi è diverso, in quanto le politiche di “gender” sono bi-partizan, come dico qui:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/12/19/bavaglio-omofilo-di-stato-ai-giornalisti-ringraziare-silvio-mario-enrico/

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il logo di TEMPI

E quindi l’iniziativa mi pare riduttiva. I temi sollevati dal Manifesto di TEMPI sono però certamente centrali, e quindi è giusto andare vedere i dettagli.

1. il punto forte della faccenda è – chiedo scusa se in questa sede mi esprimo in modo un po’ ruvido – che a TEMPI, come peraltro in tanta parte del mondo cattolico, NON si è ancora capito che il nocciolo del problema, politicamente parlando, sta nei limiti della democrazia rappresentativa, non innervata di sussidiarietà e partecipazione autentica. E pure nei limiti strutturali del New Deal, come segnalava a suo tempo il grande e misconosciuto intellettuale cattolico Pier Luigi Zampetti, che cito in questa recente riflessione:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/02/21/bussola-quotidiana-mpv-non-facciamo-i-polli-di-renzo/

risorse

Pier Luigi Zampetti. L’unica foto disponibile (!)

Questo è un tema che va chiarito ex-ante, per evitare di perdere altro tempo e di continuare a girare attorno al problema, come si sta facendo da lunga pezza. Nel link sopra e in quelli seguenti segnalo la soluzione del problema – ancora sulla scorta della lezione di Zampetti – che risiede appunto nel rinnovamento della “democrazia rappresentativa” con la “democrazia partecipativa”, secondo la Dottrina sociale.

2. TEMPI è liberale e keynesiano. Questo approccio, che non solo è bancarottiero, ma anche corruttore dell’anima del popolo, confligge costitutivamente con i princìpi proclamati nel Manifesto. Anche su questo tema bisognerebbe chiarirsi bene – ma bene! – le idee, ex-ante, come dico recentemente qui:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/02/20/debito-pubblico-tutti-gli-errori-di-gotti-tedeschi/

che

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/10/03/politica-lurgenza-di-fare-chiarezza-sulla-vera-natura-dei-liberali/

e, visto che il vaso di Pandora è ormai aperto, anche qui:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/02/16/cosa-ce-dietro-la-maschera-della-rivoluzione-liberale-di-alfano/

3. E’ fallace il seguente assunto del Manifesto: “Nell’ambito economico e del lavoro, sappiamo che solo partendo… dal rovesciamento del dogma dell’austerità senza futuro… si può immaginare una speranza di ripresa su tutto il continente”.

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John Maynard Keynes, l’economista ispiratore del “New Deal”

Questo è catastrofico. E’ l’ennesimo ribadimento dell’errore keynesiano. Applicato alla nostra Italia, significa che, nonostante il paese sia praticamente GIA’ in bancarotta, con 2300 miliardi di euro di debito, che sono un 100 miliardi annui di soli interessi, come dico qui,

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2013/09/09/governo-lettaberlusconi-la-realta-romanzata/

si vorrebbe ribaltare il “dogma dell’austerità”. Quindi, con l’illusione di fare “progresso & sviluppo”, si vuole far contrarre allo Stato ancora maggiori debiti, per investimenti più o meno ragionevoli – per i quali comunque le risorse sono già finite da un pezzo! – accelerando così lo schianto finale. Mentre invece dovremmo ridurre le spese inutili, che ci hanno portati nel bel mezzo della crisi, e innervare lo Stato di sussidiarietà.

immagini4. Infine, il tema primario sul quale a mio parere varrebbe davvero l’impegno di unirsi e attivarsi, è quello di cui parlavo a proposito del nuovo governo Renzi, qui:

https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/02/23/riflessione-semiseria-sul-governo-letta/

la libertà di educazione, il buono-scuola. Tutto parte da lì. Non ci saranno sussidiarietà e partecipazione, senza libertà di educazione. Se fate un Manifesto in questo senso, lo firmo.

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immagini (3)P.S.: a conforto della mia tesi, aggiungo un dettaglio su Hannah Arendt, giustamente più volte citata, in modo pertinente, nel “Manifesto”. Stamani, nel postare il commento su TEMPI, mi era sfuggito. Lo traggo da questa pagina del presente blog:

…la linea di pensiero della Arendt è riassunta, di seguito, dalla studiosa Erica Antonini. La quale ne parla in un suo intervento del 2007, in rete sul sito della Società Italiana di Filosofia Politica:

…Il totalitarismo può apparire oggi un fenomeno storico chiuso, e pertanto non più utile a interpretare il presente, soprattutto in relazione all’universo liberaldemocratico. Al contrario, come Hannah Arendt ci ha ben indicato, il totalitarismo, piuttosto che un’anomalia o un accidente storico, è qualcosa di intrinsecamente connaturato allo sviluppo della società moderna, è una delle possibili risposte a quelle questioni poste dalla modernità a cui le democrazie non sono riuscite a trovare soluzioni…

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4 pensieri su “TEMPI: perché non può funzionare il “Manifesto per l’Europa”

  1. io invece non credo che le due cose non siano disgiunte. l’europa da quando c’è è l’accentramento di potere tra pse e ppe, che si contendono il numero delle poltrone, non la visione accentratrice, sostituendosi sempre più agli stati nazionali, cosa che io approvo solo in modo solidaristico e per cose che uno stato da solo stenta a realizzare, la ceca è il miglior esempio. quindi ridare senso all’identità nazionale, senza velleità di prevaricazione (francia e germania ne sono malate croniche), servirebbe per un’europa meno invasiva e più collaborativa.

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